venerdì, 26 Febbraio 2021
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Covid e Commercio: la Toscana non riesce a ripartire

di Lorenzo Maria Pacini

Sono stati resi noti i dati sul commercio da parte delle associazioni di categoria e i numeri non sono affatto confortanti. Nel terzo trimestre del 2020 le esportazioni toscane erano scese del -8,7% rispetto al primo trimestre, che già era in discesa del -14,2% e del secondo a quota -48,7%. Un calo impressionante ma soprattutto drammatico, con una perdita di fatturato di 11,5 miliardi di euro, che ha coinvolto tutta la Regione indistintamente, fatta eccezione delle due piccole città di Lucca e Pistoia, mantenutesi grazie alla Nautica di Viareggio, all’olio e al florovivaismo, e la provincia di Siena che ha retto il colpo grazie a il turismo camperistico in Val d’Elsa.

Per ciò che riguarda moda e artigianato, comparto più rilevante in termini di esportazioni, i numeri sono disastrosi, con un -38,8% e nel primo trimestre -15,2%, numeri dovuti in particolare alle chiusure dei negozi e alle restrizioni ancora presenti, con unico dato positivo inerente allo shopping online.

Anche il distretto della pelletteria e delle calzature, di cui Firenze con la sua provincia è leader del mercato, ha visto la crescita delle esportazioni verso la Cina con un +89%, mentre per il prodotto interno un -47,8% in primavera e -8,7% nel terzo trimestre, per non parlare del drastico calo nel bacino della concia con un -30% nell’ultimo periodo dell’anno.

Il mercato orafo di Arezzo risente, invece, non solo delle misure restrittive ma anche delle quotazioni dei preziosi, arrivate ai massimi storici, in quanto l’oro resta sempre il bene di rifugio più sicuro ed amato in tutto il mondo. Vero è che i consumi risentono della chiusura dei canali distributivi, che non possono essere facilmente sostituiti dalle vendite via internet, specie quando si tratta di gioielli da indossare, e dei periodi dell’anno in cui di solito ci sono più cerimonie e quindi più occasioni per acquistare regali preziosi. Un -76% nel secondo trimestre e -24% durante l’estate, per poi risalire lievemente grazie all’export verso Nord Europa e Centro America. Grande assente il mercato estero verso Emirati Arabi e Hong Kong, storicamente grandi acquirenti.

Unica consolazione per la Toscana è il settore agroalimentare, che si conferma resistente alla crisi, vuoi anche per l’aumento di prezzi in generale dovuto alle accise di mercato e alla pessima gestione finanziaria del Governo durante l’emergenza sanitaria. Olio toscano +13,2% nel complessivo del 2020, mentre per piante e fiori Pistoia ha rilanciato l’esportazione al +33,4%, non essendovi più richiesta interna. Anche il vino si è visto accompagnare fuori dal nostro mercato regionale, dopo il -11% di fine 2020, fra chiusura dei locali e turismo enogastronomico quasi del tutto impossibilitato a causa delle norme Covid.

L’industria toscana resta piuttosto stabile sul fronte nautico e metalmeccanico, grazie alle vendite all’estero, mentre per l’interno siamo a -44,8% a Prato per il tessile e -12% sull’industria della carta. Anche il Marmo di Carrara è calato del -9,4% nel terzo trimestre, reggendo meglio rispetto al marmo grezzo sceso del -16%. L’esportazione cresce anche nel mercato del Mobile di Quarrata con +18,2% e nel settore farmaceutico con +34,4% complessivo, mentre il biomedicale fiorentino cala -13,5%.

Sommariamente, dunque, la compravendita interna risulta ridotta a minimi storici e le aziende riescono a tenere solo grazie alle esportazioni. Dati preoccupanti e sintomatici di una malattia, la povertà, per la quale dal Governo non sono previsti vaccini di sorta.

Foto: archivio Il Corriere delle Regioni

Del 28 gennaio 2021

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