lunedì, 27 Settembre 2021
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Disobbedienza civile di Rodolfo Palermo

L’iniziativa “Io apro”? Io c’ero! E ho dato con tutto me stesso il mio contributo materiale e morale di Rodolfo Palermo

Sabato scorso, insieme ad altri amici, mi sono recato a cena nell’unico ristorante coraggiosamente aperto della mia città di Lanciano. È stato un gesto consapevole e ben ponderato di disobbedienza civile a queste “leggi capestro, liberticide e dissonanti” che ci stanno vessando da un bel po’. Si può andare a pranzo al ristorante, ma non a cena; come se il virus decidesse di divenire più aggressivo e virulento dopo una cert’ora. Insomma ci stanno piegando e fiaccando nella mente e nello spirito, con un’operazione plateale e sfacciata di palese incongruenza e di inaccettabile ingiustizia. È la tecnica della dissonanza cognitiva che ti disorienta e ti porta ad un tale stato di confusione mentale che non sei più in grado di discernere il vero dal falso, e confondi l’uno con l’altro. Così la tecnica della cosiddetta finestra di Overton, dove pian piano, attraverso 6 fasi, si rende accettabile l’inaccettabile e l’impensabile. E noi, grazie a questi sottili e bel collaudati stratagemmi psicologici e cognitivi, stiamo accettando che un virus possa essere fermato da mascherine di carta e di pezza, che possa prediligere degli orari in cui divenire più aggressivo, che serva il coprifuoco notturno per contenerlo, e così via. Di follia in follia senza alcuna ratio.

Quindi, tornando a noi, sabato scorso, il 23 gennaio 2021, ci siamo recati presso questo ristorante aperto di sera, situato in una zona centralissima e molto bella di Lanciano. Ci siamo accomodati ad un unico tavolo in 15 o 20 commensali, proprio per respirare tra noi quel clima di fratellanza e di coesione che tanto dà fastidio al potere. Io ero con 4 amici, e lì c’erano altre persone sconosciute con le quali abbiamo prontamente socializzato. La comunione di intenti e di vedute è un carburante potente che fa immediatamente cadere ogni barriera ed affratella gli uomini e le donne sotto il calore di una fiamma comune. Il gestore del ristorante, che io conoscevo solo di nome e di fama, soprannominato affettuosamente Max, si è rivelato subito un uomo coraggioso, fermo, deciso ed estremamente ospitale. Tanto che, nel mezzo della cena, ha voluto offrire alla tavolata una bottiglia di buon rosso Montepulciano d’Abruzzo, non appena erano terminate quelle che avevamo precedentemente ordinato.

La cosa che mi ha incuriosito all’inizio della serata è stato trovare uno stampato sul tavolo dove erano raccolte alcune frasi di grandi pensatori sul concetto di libertà, di legge ingiusta e di conseguente dovere alla disobbedienza civile. La cosa mi ha talmente colpito che poi, qualche giorno dopo, ho fatto un video dove ho raccolto anche io una più ampia rassegna di frasi di uomini (e donne) celebri aventi come tema la libertà, l’ingiustizia di certe leggi e la disobbedienza civile. Chi ha intenzione di vederlo clicchi su questo link:

Per cena abbiamo preso piatti tipici abruzzesi rivisitati in chiave gourmet, come le superlative “pallotte cacio e ovo” arricchite da salse particolari create da loro. E tutto è andato liscio fin quando non si sono presentate due pattuglie delle forze dell’ordine, una di Carabinieri e una della Polizia di Stato, per sanzionarci. I poliziotti hanno preso i documenti a tutti noi, devo dire in maniera assai garbata, e ci hanno registrati dicendo che ci avrebbero notificato il verbale in un secondo momento. Una multa, insomma, per aver disobbedito a delle leggi liberticide ed in totale contrasto con la nostra carta costituzionale. Appena gli agenti sono andati via abbiamo ripreso tutti a mangiare abbastanza tranquillamente; mentre i bambini, ovvero i figli di tre delle coppie che erano con noi, non hanno smesso mai di giocare e di scorrazzare anche in presenza dei poliziotti e dei carabinieri. Alcuni dei miei commensali, già amici e sostenitori di Max, erano al loro terzo verbale e ci hanno consigliato il da farsi e la prassi per contestare più in là la sanzione. Ma devo dire che nessuno di noi si è disperato o pentito per aver deciso di “contravvenire la legge”. Eravamo in quel locale per una ragione ben precisa, ovvero per attuare una protesta di civile disobbedienza alle assurde leggi che vietano la cena nei ristoranti e mille altre cose naturali e di vita comune. Eravamo lì per dire NO a queste folli leggi che ci limitano nella socializzazione, nella libertà di impresa per quanto riguarda i ristoratori, e soprattutto nella libertà individuale di movimento per ogni essere umano: un valore imprescindibile e sacrale! Abbiamo aderito all’iniziativa “IO APRO” ed eravamo consapevoli che poteva andare com’è andata. Non era quella una semplice cena al ristorante, ma una ribellione ponderata e voluta, una decisione di stare con la “resistenza”.

Oggi, 29 gennaio, sono venuti a casa mia due poliziotti a notificarmi il verbale di sabato 23. Questa multa, che chiaramente contesterò, per me è una medaglia al merito, al valore. Ci vuole coraggio per fare ciò che io e pochi altri abbiamo fatto, ed io riconosco a me stesso di averne avuto. Ma mai quanto quel grande uomo del ristoratore, Max, che ha già diversi verbali sulle spalle, e non cede. Per lui è una battaglia per la vita. Un giorno gli altri pavidi suoi colleghi (alcuni dei quali lo segnalano addirittura alla polizia anziché aprire i battenti anche loro) lo ringrazieranno. E se per caso scamperanno alla MORTE PER FAME che incombe su centinaia di migliaia di partite IVA, lo dovranno agli eroi come lui.

Io c’ero! E ho dato con tutto me stesso il mio contributo materiale e morale.

Del 29 Gennaio 2021

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