giovedì, 4 Marzo 2021
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Se l’alieno è un dèmone, perché Roncalli gli parlava? di Francesco Lamendola

Quel pomeriggio di luglio del 1961 a Castel Gandolfo, quando Giovanni XXIII e monsignor Loris Capovilla furono visitati da un alieno, che parlò 20 minuti con il papa “buono” di Francesco Lamendola  

Che cosa pensereste se qualcuno vi dicesse che Giovanni XXIII aveva familiarità con gli alieni, che era visitato da essi e che comunicava con essi; e che di questo fatto esistono le prove, in particolare la testimonianza di un personaggio decisamente al di sopra di qualunque sospetto: monsignor Loris Francesco Capovilla (1915-2016), il suo segretario particolare, fatto poi cardinale da Bergoglio nel 2014, alla bella età di novantotto anni, due prima della morte? Probabilmente pensereste che è uno scherzo, per giunta di dubbio gusto; uno scherzo talmente grossolano da screditarsi da se stesso, al punto che nessuno lo potrebbe prendere minimamente sul serio. E invece non è affatto uno scherzo: monsignor Capovilla ne ha fatto parola, sia pure a molta distanza dal fatto, avvenuto nell’estate del 1961, probabilmente perché lo stesso Giovanni XXIII gli aveva chiesto di non farne parola, e lui, da bravo segretario, aveva rispettato la consegna del silenzio, almeno finché, a distanza di anni dalla morte del pontefice, qualcosa era trapelato fino alla stampa, e lui si era sentito sciolto da quella promessa. Potete stropicciarvi gli occhi, se credete di aver letto male; però vi invitiamo a digitare su Google le parole chiave Giovanni XXIIImonsignor Capovillaalieni, e resterete sbalorditi dalla scoperta che in rete esistono decine di articoli, tratti dalle normali agenzie d’informazione e dalla stampa italiana e internazionale, che riportano l’evento in forma debolmente dubitativa, in pratica dandone per assodata la veridicità. Di più: resterete stupiti dal tono dimesso, quasi di normalità, con cui un fatto tanto eccezionale viene registrato da quegli stessi organi di stampa che, normalmente, su queste tematiche sono più che prudenti, per non dire che sono scettici a oltranza e pronti a denigrare, screditare e ridicolizzare i testimoni degli “incontri ravvicinati” con velivoli spaziali o creature extraterrestri. E penserete, a ragione, che tutto questo è strano, molto strano; sarebbe logico che avvenisse il contrario, se proprio non si vuole escludere in partenza che gli alieni esistano, o che possano entrare in contatto con le creature umane. Ci si aspetterebbe infatti una certa attenzione alle segnalazioni fatte da persone comuni, magari venata di bonaria ironia, ma un rifiuto categorico di prendere sul serio un fatto del genere, se coinvolge in prima persona un personaggio del calibro di Giovanni XXIII. Qui, invece, si nota un atteggiamento diametralmente opposto: scarsa fiducia a testimoni “storici”, come i coniugi Barney e Betty Hill (sempre nell’estate 1961!) o il metronotte Pier Fortunato Zanfretta (nel 1952); ma una impassibile registrazione del fatto, senza neppure un batter di ciglia, quando il testimone si chiama Loris Capovilla, e il “contattato” si chiama Angelo Giuseppe Roncalli. Da quando in qua si adopera la misura stretta, in fatto di attendibilità, per degli eventi al limite del credibile che coinvolgono persone qualunque, e la misura larga laddove gli stessi fatti, altrettanto inverosimili, toccano il vicario di Cristo sulla terra? Non ci resta perciò che prendere buona nota di una tale stranezza, e andare avanti.

E c’è dell’altro. Abbiamo visto, in alcuni precedenti articoli, che esiste una scuola di pensiero, comprendente uno stimato sacerdote nonché celeberrimo esorcista, don Gabriele Amorth, secondo la quale i cosiddetti extraterrestri sono, in realtà, sia loro che i loro “velivoli”, nient’altro che personificazioni del demonio e degli spiriti maligni, aventi come sempre lo scopo d’impadronirsi, mentalmente e fisicamente, o comunque di suggestionare spiritualmente, in senso tutt’altro che positivo, gli esseri umani. Abbiamo anche visto che c’è, non da oggi né da ieri, ma da molto tempo, chi pratica rituali di magia enochiana volti ad aprire un “portale” per consentire il passaggio nella nostra dimensione di entità non umane provenienti dal mondo di “fuori”, sia questo da intendersi in senso fisico, cioè in riferimento a pianeti extrasolari, oppure in senso figurato, vale a dire da un’altra dimensione dello spazio-tempo che esiste parallelamente alla nostra (ipotesi, quest’ultima, che spiegherebbe la comparsa e la scomparsa, talvolta veramente subitanee, nonché le evoluzioni rapidissime e fisicamente inspiegabili, di tali oggetti). E infine abbiamo visto che esiste una connessione misteriosa, ma organica, comprensibile e a suo modo perfino logica, fra tali cerimonie di evocazione, certe credenze occultiste, spiritiste e neopagane, certi ambienti scientifici e certi servizi segreti ai vertici del potere politico di alcuni stati e più ancora al vertice della grande finanza internazionale, e di questa col satanismo, la messa nera e i sacrifici umani (cfr. spec. Chi c’è dietro i “bolscevichi” della globalizzazione?; e Forse “loro” stanno tornando; o erano già qui?, pubblicati sul sito dell’Accademia Nuova Italia, rispettivamente il 27/01/21 e il 30/01/21). E questa chiave di lettura getta una luce particolarmente inquietante sull’evento che coinvolse Giovanni XXIII l 1961, nei giardini della residenza di Castel Gandolfo,  nel luglio 1961.

Ecco come questo incredibile episodio è stato rievocato dal giornalista Giancarlo Cocco (da non confondersi con l’omonimo imprenditore e docente), accreditato da molti anni presso la Sala stampa vaticana, l’Ufficio stampa europeo e quello del ministero degli Esteri, perciò non certo un novellino, sul sito Eurocomunicazione (https://www.eurocomunicazione.com/author/giancarlo/):

«Camminavamo – racconta Capovilla – il lago a pochi passi, uno accanto all’altro, come due amici, come avevamo fatto tante volte in quegli splendidi pomeriggi d’estate. Come persone qualsiasi che hanno voglia di starsene un po’ in disparte, fuori dalla routine quotidiana. A un tratto, sopra le nostre teste apparvero luci colorate, arancio, ambra, azzurro e poi accadde l’imponderabile che è difficile da raccontare: le luci si fermano per qualche minuto sulle nostre due figure che camminano fianco a fianco, poi il contatto. Una delle astronavi si stacca dallo stormo e atterra nel lato sud del giardino. Il portellone si apre e dalla carlinga esce fuori qualcosa». È «assolutamente umano» riferirà Capovilla, solo che ha una luce intorno che lo avvolge. Caddero in ginocchio i due, poi Roncalli si alzò e senza esitare andò verso “l’uomo”, quell’essere assolutamente umano avvolto da una luce tenue, penetrante.

Parlarono per circa venti minuti ma non si potevano sentire quelle voci: «non sentii nulla» ma parlavano tra di loro, gesticolavano. Per ben venti minuti poi l’Uomo voltò le spalle e se ne ritornò sull’astronave che ripartì. «Roncalli mi guardò e pianse. Quando ritornò verso di me – prosegue – mi disse: “I figli di Dio sono dappertutto. Anche se a volte abbiamo difficoltà a riconoscere i nostri stessi fratelli”».

Sembra la relazione di una scena da romanzo di fantascienza; meglio ancora, di un romanzo surrealista. È surreale l’arrivo non di un singolo “disco volante”, ma di un’intera flotta di astronavi scintillanti di luci, in una sera di fine luglio del 1961, nella residenza estiva del Santo Padre, oltretutto senza che nessun altro li veda, ne oda il rumore o si renda minimamente conto di ciò che sta accadendo. È surreale che  uno dei velivoli si stacchi dagli altri e che si posi al suolo proprio davanti al papa e al suo segretario particolare, intenti chiacchierare quasi come vecchi amici nel corso della loro solita passeggiatina, a margine degli impegni ufficiali. È surreale che dall’astronave esca una creatura umanoide e che i due uomini, dopo essere caduti in ginocchio (?), invece di restare bloccati dal timore, o fuggire, come di solito avviene in simili casi, trovino abbastanza coraggio da restare tranquillamente sul posto, anzi che il papa si diriga con decisone verso l’alieno. È surreale che i due, l’extraterrestre e l’umano, si intrattengano a conversare, oltretutto aiutandosi a gesti, in non si sa quale lingua, visto che è difficile immaginare un alieno che conosca l’italiano, o il francese, l’altra lingua ben conosciuta da Roncalli, che era stato per anni nunzio apostolico a Parigi, e ciò per la bellezza non di un minuto o due, ma di venti minuti. E infine è surreale che il papa sia tornato indietro da quel, colloquio, commosso anziché turbato, e abbia ripreso la sua passeggiata con Capovilla, senza più parlare della cosa, tranne un brevissimo commento; e che Capovilla non abbia domandato nulla, né abbia parlato con alcuno, insomma che l’evento assolutamente straordinario si sia concluso in un apparente e quasi immediato oblio, come se nulla fosse mai accaduto. In breve, è tutto talmente surreale, improbabile, incredibile, che verrebbe voglia di cancellarlo dalla mente e non pensarci più; invece non è possibile, perché monsignor Capovilla aveva fama di persona molto seria e attendibile, e mai si sarebbe sognato d’inventarsi una simile storia per il puro gusto del sensazionalismo, e meno ancora di coinvolgervi la figura del Santo Padre; e d’altra parte, se si fosse trattato di una voce nata chi sa come, al di fuori della sua volontà, si sarebbe affrettato a smentirla con la massima decisione, non solo per tutelare la propria immagine ma anche e soprattutto per tutelare la memoria di Giovanni XXIII, al quale era sinceramente devoto.

E ancora: è normale, e sia pure in un contesto così altamente anormale, che due uomini, o meglio due sacerdoti, sorpresi dall’atterraggio subitaneo di un UFO, si gettino in ginocchio? Gettarsi in ginocchio è un atto di adorazione, non di stupore: non conosciamo alcun altro caso, nella ricca casistica di testimoni di simili apparizioni, nel quale vi sia stato un comportamento analogo. Davanti a un UFO si fugge o si resta paralizzati dalla paura; non si cade in ginocchio, specie se si tratta di preti, perché quello è un atto riservato a Dio. Ma soprattutto: cosa si dissero, Roncalli e l’alieno? O meglio: cosa aveva da dire l’alieno, al pontefice regnante, in quel particolare momento storico?
Proviamo a mettere in fila due fatti. Eletto al pontificato il 28 ottobre 1958, l’anziano Roncalli (aveva 77 anni ed era gravemente malato), che avrebbe dovuto essere un papa “di transizione” ma intanto aveva scelto, chi sa perché, il nome di un antipapa del XV secolo, già il 25 gennaio 1959 annunciava, fra lo stupore generale, la convocazione di un concilio ecumenico, per il quale non esisteva alcuna motivazione dogmatica o dottrinale, e che mai era stato ventilato durante il pontificato di Pio XII o dei suoi predecessori. Quel concilio avrebbe deciso lo stravolgimento della sacra liturgia, la sovversione della pastorale con l’introduzione del nuovo ed ambiguo concetto di “dialogo”, e introdotto novità radicali, dal principio della libertà (si badi: non della tolleranza) religiosa, a quello del perdurare della Promessa divina al popolo ebreo, equivalente alla inutilità della conversione di esso a quel Gesù Cristo che il Sinedrio aveva condannato a morte. Il tutto in vista di novità ancor più sconvolgenti, che sarebbero imperversate negli anni successivi ad opera di teologi fuori controllo e di un clero sempre più orientato in senso radicalmente progressista. Né si dimentichi l’Accordo di Metz del 13 agosto 1962, con il quale la Santa Sede si impegnava a non condannare ufficialmente il comunismo in cambio della partecipazione di alcuni “osservatori” ortodossi al Concilio, proprio mentre le autorità comuniste perseguitavano milioni di cattolici nei Paesi d’Oltrecortina. Ebbene: ora si faccia mente locale su quel pomeriggio di luglio del 1961, a Castel Gandolfo. Se quell’alieno non fosse stato proprio un alieno, ma una creatura di tutt’altra natura; se fosse stato, diciamo, quel che padre Amorth pensava degli alieni in generale, può essere stato un caso che abbia voluto contattare e istruire proprio allora Giovanni XXIII, un papa che tutti, al momento della sua elezione, avevano creduto destinato a durare il tempo di una semplice  parentesi; e che questi non abbia mostrato alcun segno di paura, come se quell’incontro, in fondo, non gli riuscisse poi tanto misterioso?

Vediamo di chiarire alcune possibili ambiguità. Chi ci segue da anni nel nostro percorso di ricerca potrebbe essere sconcertato dalla piega che sta prendendo. Alle sue comprensibili obiezioni rispondiamo che qui non è questione se noi crediamo a un fatto così improbabile come quello che sarebbe avvenuto a Giovanni XXIII, ma che lui abbia avuto quello strano incontro in presenza di un ingombrante testimone, il quale alla fine lo ha reso noto a tutti. Non importa se l’incontro ci sia stato davvero; importa che si sia svolto in maniera assai poco riservata o che il papa abbia permesso che il pubblico ne venisse a conoscenza, sia pure a distanza di anni. I casi sono due: o si è trattato di una trovata pubblicitaria, o d’un evento reale. Nel primo caso il messaggio voleva essere che il papa del Concilio era così aperto, e soprattutto così dialogante e inclusivo, da non arretrare neppure davanti a un contatto extraterrestre; e se il vicario di Cristo si confrontava serenamente perfino con un alieno, perché i cattolici non avrebbero potuto gettare ponti verso protestanti, ebrei, musulmani e atei? Nel secondo caso, bisogna capire se la creatura che si mise in contatto con Giovanni XXIII era davvero un alieno o non piuttosto uno spirito in forma di alieno: nel qual caso, vi sono pochissimi dubbi sulla natura di un tale spirito. Sappiamo che talvolta il Diavolo appare ai Santi nelle vesti dei loro superiori religiosi, o della Madonna, o di Gesù stesso: può assumere qualsiasi forma, per meglio ingannare le anime. Ma i Santi fanno presto a capire che colui che li sta visitando non è chi dice di essere. Perciò se Giovanni XXIII si lasciò ingannare, forse lui stesso non era chi pretendeva di essere. Oppure non si lasciò affatto ingannare, ma sapeva bene chi fosse la creatura che gli stava innanzi? Se è così, forse il papa buono non era così buono come si diceva, e come da allora si ripete.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 31 Gennaio 2021

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