giovedì, 25 Febbraio 2021
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Natura aliena e fede cattolica: “Gli alieni sono buoni o malvagi? E la fede cosa dice?” di Francesco Lamendola

Oltre ai falsi alieni, che in realtà sarebbero dèmoni esistono anche gli alieni “veri” cioè degli esseri che provengono da altri mondi, oppure da altre dimensioni? di Francesco Lamendola 

La vasta e immediata eco che ha suscitato i nostri ultimi articoli: Forse “loro” stanno tornando; o erano già qui?, e soprattutto Se l’alieno è un dèmone, perché Roncalli gli parlava? (pubblicati sul sito dell’Accademia Nuova Italia rispettivamente il 30/01/21 e il 31/01/12 e ripubblicati subito dopo sul sito di Gloria.tv, con alte visualizzazioni e numerosi commenti), ci ha stimolati a dire ancora qualcosa su un argomento così affascinante, benché inizialmente intendessimo restare entro i limiti di ciò che esso implica dal punto di vista della fede cristiana. Pure, ci accorgiamo – e ne abbiano avuto conferma da alcuni spunti quanto mai interessanti emersi dal vivace dibattito innescato da quei contributi – che è indispensabile chiarire almeno un punto essenziale, senza di che qualsiasi discorso in proposito rischia di essere viziato da una inevitabile ambiguità di fondo: e cioè cosa si debba pensare, a livello etico, di tali supposte creature e dei loro eventuali contatti con gli abitanti del nostro pianeta. Abbiamo riferito l’autorevole opinione in proposito di padre Gabriele Amorth, che i supposti alieni siano in realtà degli spiriti malvagi, fraudolenti e ingannatori, i quali assumono la forma di creature extraterrestri per meglio circuire le creature umane e giungere al loro scopo – la confusione e la sofferenza delle anime, presupposto logico e necessario per staccarle dall’unione di grazia con Dio e condurle a sé – facendo in modo di non svelare la propria autentica natura, ma anzi dando a credere di essere ben altro da ciò che realmente sono. Abbiamo anche ipotizzato che questo potrebbe essere stato il caso dello stranissimo evento accaduto a Castel Gandolfo nel luglio del 1961, e che ebbe per protagonista Giovanni XXIII e per testimone diretto il suo segretario, monsignor Loris Capovilla; e ciò alla luce delle nefaste conseguenze che il Concilio, che si sarebbe riunito di lì a un anno, ma che era già stato deciso da due, avrebbero avuto per la fedele trasmissione della dottrina e per la sacra liturgia: al punto che ora il signor Bergoglio, rovesciando la verità e la prassi, ne fa un evento dirimente e afferma che chi non accetta pienamente il Vaticano II è fuori della Chiesa (mentre i concili dovrebbero confermare i dogmi, la dottrina e la fede e non certo espellere chi intende rimanere fedele ai dogmi, alla dottrina e alla fede).

Ciò non significa che gli alieni, se esistono e se visitano il nostro pianeta (ma noi siamo del parere che lo stiano facendo già da molto tempo e che anzi siano mescolati fra noi, apparentemente indistinguibili dagli esseri umani: cfr. l’articolo E se gli alieni fossero già qui, in mezzo a noi?, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 13/11/08 e ripubblicato su quello dell’Accademia Nuova Italia il 07/11/17), debbano essere per forza tutti di una tale natura; ma che, qualora lo vogliano, possono assumere quella forma, per le ragioni su accennate. Pertanto rimane impregiudicata la questione se, oltre ai falsi alieni, che in realtà sarebbero dèmoni, esistano anche gli alieni “veri”, cioè degli esseri che provengono da altri mondi, oppure da altre dimensioni della realtà: nel primo caso creature extraterrestri, fornite di appositi mezzi di trasporto, nel secondo creature extra-dimensionali, le quali talvolta, o per caso o per una precisa volontà, “entrano” nella nostra dimensione, posto che le dimensioni del reale sono moltissime oltre alle tre dello spazio (altezza, lunghezza e profondità) e alla quarta del tempo.

Ora, quel che sappiamo degli alieni, in base alle testimonianze di quanti li hanno visti da vicino e, in non pochi casi, sostengono di essere stati da essi rapiti e portati a bordo delle loro astronavi (testimoni che sarebbe erroneo liquidare come visionari o millantatori, perché si tratta di persone serie e attendibili le quali nulla hanno da guadagnare e anzi molto da perdere da quella  indesiderata notorietà), sono classificabili in varie razze, e in particolare: i grigi, i rettiliani e i nordici. Sempre, beninteso, che la loro natura sia quella che a noi appare e che non si tratti di un “travestimento” che assumono quando vogliono entrare in contatto con noi. Alcuni testimoni, ad esempio, riferiscono di aver visto coi propri occhi la subitanea trasformazione dei rettiliani in esseri umani, o tali almeno in apparenza, e viceversa: sarebbero perciò dei mutanti, dotati della capacità di assumere l’aspetto umano allo scopo di mimetizzarsi perfettamente tra noi, in conformità agli scopi che si prefiggono. Quei testimoni asseriscono anzi che a tale specie di mutanti appartengono alcuni fra gli uomini più noti del mondo della politica e della grande finanza e i membri di alcune prestigiose dinastie tuttora regnanti. E sempre che, beninteso, non si tratti di creature demoniache le quali, in quanto puri spiriti, assumono un corpo fisico al solo scopo d’ingannarci, nel qual caso possono assumere qualsiasi aspetto e recitare, volta a volta, la parte dei “buoni” o dei “cattivi”, fermo restando che di una recita si tratta perché la loro natura è intrinsecamente malvagia e quindi le loro intenzioni non possono essere altro che pessime. Fra parentesi, le testimonianze di questo tipo non sono solo recenti; ce n’è anche una, famosa, nella Storia segreta di Procopio di Cesarea, a proposito dell’imperatore Giustiniano, di cui si dice che in certi momenti cambiava il suo aspetto e rivelava la sua natura demoniaca.

Comunque, stando a quel che appare e a quel che si può rilevare dal loro comportamento, gli alieni “buoni” parrebbero essere i nordici, negli incontri ravvicinati dei quali non si crea paura, ma un’atmosfera distesa e si manifesta la volontà d’istruire gli esseri umani per il loro bene, mettendoli in guardia dall’uso negativo del progresso tecnologico, in particolare degli ordigni atomici. I rettiliani parrebbero i più ostili, o quantomeno i più insensibili agli effetti traumatici delle loro apparizioni e delle loro manipolazioni sulle cavie umane; sono anche quelli che paiono più scopertamene interessati al prelievo di energia dagli esseri umani, energia negativa perché creata dalla paura e da altri sentimenti legati allo smarrimento e alla sofferenza morale. I grigi si mostrano in vesti ambivalenti: talvolta come ostili, talvolta, se non proprio come amici, almeno disposti a certe forme di collaborazione. È a proposito di essi che si vocifera l’esistenza di un accordo segreto con agenzie governative, in particolare degli Stati Uniti, basato sullo scambio di tecnologia sofisticata contro il permesso di rapire un certo numero di umani a scopo sperimentale. E sempre di loro si dice che siano in atto delle forme d’ibridazione, col tacito consenso delle autorità militari. Dei grigi formavano l’equipaggio dell’UFO schiantatosi a Roswell nel 1947, e i grigi sarebbero stati protagonisti d’un vero e proprio scontro armato verificatosi nel 1979 nella base sotterranea di Dulce, New Mexico, dovuto allo scarso rispetto degli accordi da parte degli alieni; scontro risoltosi in una tragica sconfitta per i militari americani, le cui armi sono risultate penosamente impari. Le mutilazioni di bestiame avrebbero anch’esse a che fare con esperimenti di tipo riproduttivo da parte degli extraterrestri (le parti sezionate sono sempre quelle sessuali); mentre i misteriosi cerchi nel grano, dei quali ormai quasi non si parla più, sarebbero, secondo molti seguaci della cultura New Age, dei messaggi provenienti da intelligenze benevole, destinati a stimolare la creatività e l’autocoscienza degli umani.

Per quello che riguarda la bontà, o la malvagità, di simili creature, c’è un’osservazione preliminare da fare. Noi siamo soliti parlare del bene e del male stando all’interno delle categorie umane e considerando solo il punto di vista umano. Non ci domandiamo, generalmente, se l’allevamento e l’uccisione finale dei maiali da parte dell’uomo sia un bene o un male, tranne che dal punto di vista dell’uomo stesso; se lo facessimo, ci accorgeremmo immediatamente che quel che per noi è ”bene”, ad esempio gustare una braciola ben cotta,  sicuramente non lo è per la creatura destinata a finire sulle nostre mense. Questa scoperta, se così la vogliamo chiamare, per noi personalmente è stata molto importante, ed è stata la ragione che venti anni fa ci ha indotti a divenire vegetariani, senza eccezione alcuna, vale a dire escludendo dalla nostra tavola non solo la carne dei mammiferi, ma anche il pesce, i molluschi, insomma di qualsiasi creatura vivente (ma non ci ha resi fanatici, né ci autorizza a colpevolizzare chi non ha fatto una simile scelta e anzi, a dirla tutta, da quando il vegetarianismo si è sposato con l’ambientalismo e talora sembra dare più valore alla vita animale che a quella umana, è la nostra scelta a crearci qualche imbarazzo). Ora, se trasferiamo queste riflessioni sul piano dei rapporti fra umani e alieni, è logico che dobbiamo rivedere il nostro concetto di bontà e cattiveria. Se l’allevatore di manzi non si può definire un uomo “cattivo” perché alleva i manzi allo scopo di ucciderli e squartarne i corpi onde metterli in commercio, né è “cattiva” la massaia che tira il collo alla gallina per cucinarla, allora bisogna estendere il ragionamento e ammettere che un alieno non è di per sé malvagio allorquando agisce in maniera da provocare paura e danni fisici agli umani, i quali, per lui, altro non sono che creature inferiori, dal corpo debole e dalla mente limitata e contraddittoria, delle quali è logico disporre come di animali da esperimento o come riserva di energie psichiche alle quali attingere per le proprie necessità o il proprio benessere. Naturalmente ciò non conduce alla conclusione che tali alieni non vadano più considerati come ostili, perché per noi vale sempre il criterio che è amico chi ci vuol fare del bene, e nemico chi ci fa del male, qualunque sia la sua intenzione. Però, siamo onesti: come agiremmo noi verso di loro, se fossimo più forti fisicamente e tecnologicamente? La risposta si trova nelle pagine dei libri di storia: ogni volta che dei gruppi progrediti sono entrati in contatto con delle comunità più arretrate e indifese, ne hanno approfittato per prendersi tutto ciò che volevano e ridurre le seconde in soggezione, se non per far loro anche di peggio.

E veniamo alla fede cattolica. Nelle Scritture non si trovano riferimenti espliciti alla questione della pluralità dei mondi abitati e delle relative forme di vita. L’affermazione di Gesù che nella casa del Padre ci sono molte dimore (Gv 14,2) viene da taluni interpretata come un’allusione in tal senso, ma ovviamente potrebbe significare semplicemente che ci sono molti posti in Paradiso destinati ai beati; e infatti il senso complessivo del discorso verte intorno al fatto che Gesù ritorna al Padre suo per preparare il posto a quanti hanno  creduto in Lui. D’altra parte, nelle Scritture non vi è neppure alcunché che escluda quella possibilità; né esiste una ragione di ordine teologico per sostenere che la credenza nella pluralità dei mondi e delle forme di vita nell’universo sia inconciliabile con la dottrina cattolica. Qualcuno ritiene che se Dio ha posto l’uomo su pianeta Terra, i viaggi spaziali sono di per sé sbagliati, o quantomeno imprudenti, perché violerebbero o ignorerebbero un limite preciso stabilito dall’Onnipotente; ma se ciò fosse vero, bisognerebbe disapprovare anche i viaggi marittimi e terrestri che, nei secoli passati, hanno portato gli europei a scoprire e colonizzare gli altri continenti, il che sarebbe manifestamente assurdo. E tuttavia è innegabile che da quei viaggi sono derivate situazioni di grave ingiustizia e sofferenza, per le ragioni accennate prima: gli uomini più forti e progrediti ritengono naturale asservire e sfruttare tutti gli altri, in nome d’una loro pretesa superiorità morale. Il punto, però, è proprio questo: se un essere umano, o un gruppo umano, sono spiritualmente evoluti, aborriscono da ogni inutile violenza e cercano di stabilire relazioni umane, non solo coi lontani, ma anche coi vicini, che riflettano la loro saggezza e la loro mitezza, non la loro avidità e la loro aggressività. In altre parole, gira e rigira, si torna sempre allo stesso punto: stabilire in che cosa consista il vero progresso e cosa sia la vera civiltà. Se il progresso è solo qualcosa di materiale e la civiltà è solo quella creata dalla tecnologia, è chiaro che esiste un diritto del più forte ai danni del più debole: io ho navi più grandi e più veloci di te, ho missili più potenti dei tuoi, dunque sono migliore e tu devi inchinarti davanti a me e rassegnarti a essere mio servo. Se invece il progresso è qualcosa di essenzialmente spirituale e se la civiltà consiste nella capacità di unire le opere dell’intelligenza agli atti dell’amore, e perciò di provare rispetto e devozione per la propria famiglia, la propria terra e i propri dèi, e compassione di fronte a chi soffre, fosse pure un estraneo e perfino un nemico, allora una razza civile si riconosce da come sa amare, sa perdonare e sa compassionare i sofferenti. In questo senso, il vero progresso consiste nel superare il proprio egoismo, la propria parte più bassa, e nel sapersi immedesimare nell’altro, anche nella sua paura e nel suo smarrimento.

Non può essere “buona” una creatura che provoca inutili sofferenze ad altri esseri viventi, come non può essere cattiva una che sappia amare, perdonare e aiutare, non solo i suoi simili, ma, all’evenienza, anche i diversi. Pur tuttavia, è innegabile che quanto più la diversità è grande, tanto più aumentano la diffidenza e il senso di minaccia che si prova in presenza dell’altro. Lo vediamo anche qui, sulla terra: in teoria non c’è niente di sbagliato nel volersi rifare una vita lontano dalla propria casa, in mezzo a gente di altra stirpe e altra cultura; in pratica, se si tratta di grandi masse umane sorgono incomprensioni e contrasti pressoché insormontabili, ed è una gran fortuna se ciò non avviene anche nel caso dei singoli. In un matrimonio misto, ad esempio: come verranno educati i figli? In quale lingua, in quale cultura, in quale religione, in quali valori? Perciò è sulla base del buon senso e dell’esperienza, non di ciechi pregiudizi, che bisognerebbe costruire la propria vita là dove si può esprimere pienamente le proprie potenzialità migliori: cioè fra le persone care, nella propria terra, e al cospetto del proprio dio. Che è, per i cristiani, il Signore Gesù Cristo. Che c’entrano con Lui quelli che non lo conoscono, né lo amano, né lo ascoltano, ma lo combattono?

Del 02 Febbraio 2021

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