lunedì, 20 Settembre 2021
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Draghi, pentito e convertito di Marco Della Luna

Draghi è stato mandato a gestire questa fase della tonnara, una fase che ben si è visto che i dilettanti e gli statisti improvvisati non sanno cavalcare. Mi aspetto che, almeno all’inizio di questa fase, Draghi stabilizzerà la situazione e procurerà ossigeno e illusorie speranze al Paese; quindi consiglio di approfittare di tale periodo per monetizzare ed emigrare di Marco Della Luna

Già dall’autunno si preannunciava che, in gennaio, Renzi avrebbe fatto cadere Conte per farlo sostituire con Draghi, di cui Cossiga diceva: “E’ un vile affarista, non può essere premier, svenderebbe l’Italia”: http://it.youtube.com/watch?v=ZBSErn2Uab0   e http://www.disinformazione.it/svendita_italia2.htm (http://www.disinformazione.it/svendita_italia2.htm) Quindi, se il prossimo step prevede la svendita dell’Italia, chi potevano mandare, migliore di lui?

Salvini in passato ha definito Draghi come un agente europeista contro gli interessi italiani, ma ieri a Otto e Mezza con Lilli Gruber ha detto che oggi è invece possibilista verso di lui, perché le persone nel tempo cambiano quindi può essere cambiato anche Draghi. Non penso affatto che Salvini creda in ciò che ha affermato, lo ha affermato perché altrimenti si sarebbe tagliato fuori dal coro quasi completo dei consensi per Draghi e dal gioco del Recovery Fund. Non è possibile che lo creda, poiché i grandi malfattori che si pentono dei loro misfatti  innanzitutto li confessano e li condannano pubblicamente, e poi cercano di rimediare ai danni e in ogni caso, a un ex criminale, per quanto sinceramente si penta e si converta, non è che si possa affidare la cura delle sue stesse vittime.

Draghi avrebbe quindi  dovuto dichiararsi  pentito dell’avere imposto, nel 2008, alla Banca d’Italia, come suo governatore e contro il parere dell’ufficio di sorveglianza, di autorizzare l’acquisizione senza due diligence di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi di Siena:  un colpo da 18 miliardi che rovinò MPS e danneggiò tutto il Paese. Draghi avrebbe dovuto spiegare per conto di chi intervenne, fare  nomi e fornire le prove di chi si arricchì in quell’operazione, onde consentire il risarcimento dei danni.

Avrebbe inoltre dovuto chiarire qual era la sua missione come vice direttore del Ministero del Tesoro a bordo del panfilo  Britannia il 2 giugno del 1992, in quell’incontro segreto in cui, tra esponenti della partitocrazia italiana e della grande finanza internazionale, fu decisa l’operazione di destabilizzazione finanziaria dell’Italia e conseguente privatizzazione e svendita dei suoi migliori asset pubblici, indirettamente includenti il pacchetto di maggioranza della Banca d’Italia, a capitalisti stranieri. La destabilizzazione seguì nel settembre del medesimo anno, con la svalutazione della Lira ritardata di qualche settimana al prezzo di 70.000 miliardi, di cui si calcola che metà divenne profitto per gli amici del palazzo.

Draghi avrebbe altresì dovuto fare luce sulla vicenda del papello della Banca Centrale Europea con cui, poco prima del suo insediamento come presidente della BCE, si avviò il colpo di stato del 2011 per sostituire Berlusconi con Monti, il quale subito dopo vigorosamente colpì l’economia italiana soprattutto nel settore immobiliare con nuove tasse per 54 miliardi, da girare poi ai banchieri predoni francesi e tedeschi onde garantire i loro illeciti profitti nei prestiti fraudolenti erogati a Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda.

E altre cose avrebbe dovuto spiegare, Mario Draghi, sulla sua presidenza del Financial Stability Board e della BCE, con particolare riguardo al perché mai affidò a BlackRock, il massimo investitore internazionale nel settore bancario, la conduzione degli stress tests delle banche comunitarie (un conflitto di interessi mostruoso); e altresì al Quantitative Easing e ai suoi asimmetrici vantaggi per le imprese tedesche, e al trattamento delle banche tedesche decotte ma lasciate continuare a operare.

Draghi, nel suo discorso di accettazione dell’incarico di formare il governo, ha detto che si propone di rilanciare l’Italia. Egli sa bene che ciò è  impossibile perché l’Italia da 29 anni circa è in declino costante e non ha mai, in alcun periodo, nonostante i cambi di governo, di legge elettorale, di moneta, messo in atto riforme che abbiano invertito il declino; e ciò dimostra conclusivamente che essa è un paese finito. Le ragioni profonde di ciò stanno nella sua disfunzionale  composizione, fatta con aree storico-geografiche  disparate e che non hanno mai legato, una unione prodotta mediante conquiste militari e che non ha mai attecchito, lasciando un paese diviso sempre più profondamente, nonostante le enormi risorse profuse per colmare la divisione, risorse  il cui effetto è stato controproducente, come illustrato dal saggio Morire di Aiuti di due economisti meridionali (Accetturo e De Blasio), i quali hanno portato le prove di come gli aiuti al Meridione sono andati a consolidare e finanziare una classe dirigente parassitaria e ampiamente  criminale. Nel dopoguerra in Italia si è affermata la società signorile di massa, analizzata  da Luca Ricolfi nel suo recente omonimo saggio, una società che aspira, ritenendolo sostenibile, sostanzialmente a un reddito sicuro, indipendente dalla produttività; e questa generale aspirazione e convinzione, di cui è impregnata la mentalità nazionale, vincola la politica a promettere  ciò che non può essere realizzato, o può esserlo solo al prezzo di sabotare il futuro.

Questa Italia invalida è entrata in un organismo, l’Unione Europea, progettato e gestito sostanzialmente da finanzieri  predoni di area renana, in cui il Belpaese si trova come il socio debole che scioccamente si è messo in affari con soci molto più forti, quali sono la Francia e la Germania, Paesi nei quali perdipiù è prevalente il razzismo discriminatorio verso l’Italia, congiunto a diffidenza e a rancore per i tradimenti italiani nelle due Guerre Mondiali. Questi paesi più efficienti da sempre usano le strutture di potere comunitarie per avvantaggiarsi sull’Italia ed estrarne risorse e toglierle mercati. E, dopo tutto ,un paese finito, quale è l’Italia, è logico che venga liquidato a beneficio dei paesi vitali.

In questa logica, appunto, il prestito di 140 miliardi del Recovery Fund è  legato a condizionalità quali la riforma del catasto ( cioè un ulteriore aumento della tassazione degli immobili) e la riforma delle pensioni (cioè  l’innalzamento dell’età pensionabile). Perciò quel fondo, messo nelle mani di una partitocrazia incompetente e  ladra che applaude e sostiene un Draghi col passato che ha e che non ha mai rinnegato, è la situazione perfetta per la macellazione finale dell’Italia, perché il prestito verrà usato in modo improprio, clientelare, improduttivo, e tale da non aumentare apprezzabilmente l’efficienza del sistema-paese e il suo reddito; sicché, quando ci sarà da rimborsare il prestito stesso, bisognerà  ricorrere a ulteriori svendite del patrimonio nazionale e ad ulteriori aumenti della pressione fiscale. E allora sarà la fine: quella che viene spacciata come una fune di salvataggio si rivelerà una corda per impiccarsi.

Ritengo che Draghi sia stato mandato (non certo da Mattarella) a gestire questa fase della tonnara, una fase che ben si è visto che i dilettanti e gli statisti improvvisati non sanno cavalcare. Mi aspetto che, almeno all’inizio di questa fase, Draghi stabilizzerà la situazione e procurerà ossigeno e illusorie speranze al Paese; quindi consiglio di approfittare di tale periodo per monetizzare ed emigrare.

Vedi anche il Blog dell’avvocato Marco Della Luna : http://marcodellaluna.info/sito/

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 05 Febbraio 2021

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