sabato, 18 Settembre 2021
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Tempo di desolazione, tempo di avvento di Francesco Lamendola

Il privilegio di vivere ai tempi di Bergoglio: tra “idoli pagani” gente con la mascherina “ipnotizzata” dalla narrazione mediatica e il solito bollettino di guerra fatto di dati taroccati di Francesco Lamendola

Siamo immersi in una notte buia che dura ormai da troppo tempo e che sembra non voler mai finire, sembra non voler mai allentare la stretta che ci tiene prigionieri nelle catene dell’angoscia e dello scoraggiamento. Stiamo vivendo un’esperienza durissima, qualcosa di molto simile a un incubo dal quale ci si vorrebbe, ma invano, risvegliare. Non riconosciamo più le pubbliche autorità, sia civili che religiose: sono diventate nostre nemiche, perseguono non si sa quali fini e intanto ci opprimono, ci ignorano, non si curano dei danni gravissimi che ci stanno infliggendo, sia dal lato materiale che da quello spirituale. Ma non riconosciamo più nemmeno gli amici, i parenti, le persone più care: ipnotizzate dalla narrazione mediatica, spaventate fino al limite del ridicolo, o del grottesco, non ragionano più, non sono più in grado di fare due più due. Sono prigioniere della bolla ipnotica e reagiscono con stizza o con rabbia a qualsiasi tentativo di riportarle alla ragione e al buon senso. Si va al bar per stare un po’ tranquilli, fra amici, e si vede solo gente triste, con la mascherina, niente giornali da leggere per carità, che sta appesa al televisore ad ascoltare i sermoni quotidiani che da un anno, con assurda monotonia, come fosse il papa o un vescovo, il governatore regionale elargisce agli ascoltatori preoccupati e adoranti. Si vede che si sente un supereroe, un salvatore della patria, e sa che la gente è convinta che non c’è nessuno più bravo di lui: anche se si limita a sciorinare il solito bollettino di guerra fatto di dati taroccati, e a far le solite raccomandazioni insulse, insistenti, ossessive: no assembramenti, sì mascherina, e così via. E promette vaccini e raccomanda tamponi a tutti quanti. E riprende come discoli incoscienti quelli che pretendono di far come se niente fosse, e mettono in pericolo l’intera società: li dipinge come egoisti e incivili che se ne fregano del mondo intero. Neanche una parola per chi ha perso il lavoro, per chi non ce la fa a pagare le tasse con il locale chiuso e senza incassi ormai da mesi. Né una parola per le famiglie che non hanno potuto dare neanche l’estremo saluto a un parente ricoverato in ospedale, e che si son viste recapitare a casa le ceneri del caro estinto, così, d’autorità. Ma con quale autorità? Nessuno lo sa esattamente. E nessun dirigente scolastico, nessun sindaco fa sentire la sua voce contro le assurde norme imposte agli studenti e agli insegnanti, le lezioni a distanza, la mascherina sul viso per tutto il giorno, doposcuola compreso, a dei bambini di sei anni: anche se per i bambini non c’è alcun pericolo, anche se nessun bambino si è mai ammalato né è morto di Covid. Nessun medico ha speso una parola per la loro salute, e ha spiegato che la mascherina in classe non serve a nulla e che fa solo male, perché significa respirare anidride carbonica per molte ore al giorno e inalare minuscole particelle cancerogene.

E così, cosa più grave di tutte, i bambini, i nostri bambini, i nostri figli e nipoti, probabilmente non riconoscono più noi: stiamo imponendo loro delle norme assurde, dei comportamenti innaturali, e lo facciamo con la seriosità di chi è convinto di obbedire a un cerimoniale giusto e necessario, anzi indispensabile, per tutelare la vita di tutti, la propria e l’altrui. In altre parole, mentiamo a noi stessi e mentiamo ai bambini: ma i bambini riconoscono le menzogne lontano un chilometro, perciò pensano che noi siamo impazziti e non si fidano più di noi. E cosa può esserci di più brutto, di più pernicioso di questo: rompere la relazione di fiducia di un bambino verso i suoi genitori e i suoi parenti, che rende serena l’infanzia e le dà quel prezioso senso di sicurezza? Stiamo preparando una generazione di sradicati, di insicuri, di caratteriali: una generazione che avrà molti problemi nella vita e che ne darà molti agli altri. Al tempo stesso, stiamo insegnando ai bambini la dissimulazione e l’ipocrisia. Molti di noi sanno benissimo che quanto pretendiamo che essi facciano – non toccare gli amichetti, non prestarsi gli oggetti, non sedere sulla stessa sedia – sono assurde e del tutto ingiustificate sul piano igienico-sanitario: però esigiamo ugualmente che si adeguino e obbediscano, e se non lo facciamo noi lo farà la maestra, o il bidello, o qualcun altro. Non c’è scampo: ovunque vada, il bambino è inseguito e perseguitato dalla nostra pazzia. Ne porterà i segni a lungo. Ma quel che è peggio, abbiamo perso la sua stima. Ci vede per quel che in realtà siamo: delle persone deboli, inconsistenti, fifone, contraddittorie, simulatrici, vittimiste. È un quadro impietoso e desolante della nostra società, ma è purtroppo un quadro veritiero. In fondo è un bene che i bambini ci vedano per quello che siamo. Si può soltanto sperare che alcuni di essi almeno abbiano ricevuto delle buone basi affettive e che perciò, resi edotti della nostra debolezza, imparino a nuotare da soli: come del resto è giusto che sia per chiunque vuol diventare adulto e non restare un eterno bamboccione. In questo caso, però, dovranno fare tutto praticamene da soli: come un principiante che si trovi in parete per una semplice esercitazione e che invece debba procedere verso la vetta senza più la guida dell’istruttore che gli mostri come fare. Sarà dura, maledettamente dura; dovrà imparare a contare quasi solo su se stesso – e, se avrà capito qualcosa della vita, su Dio.

Quanto a Dio, non siamo certo noi che, parlando in generale, abbiamo insegnato qualcosa di buono a quel bambino. Il clero di oggi è praticamente “andato”: non è più serio, non è più cattolico, non è un vero clero ma un’armata Brancaleone di narcisisti, di esibizionisti, di forsennati pauperisti, di mancati rivoluzionari, di artistoidi falliti, di predicatori da strapazzo, di pervertiti che si nascondono dietro la veste sacerdotale per meglio compiere le loro sozzure, per meglio adescare le ragazze o i bambini. Domandiamo scusa a quei preti, a quei frati e a quelle suore che non corrispondono a questo ritratto; ce ne sono, lo sappiamo: ma sono così pochi che, come direbbe Dante, per vestirli basta poco panno. Così, nel momento del massimo smarrimento sociale e della massima angoscia esistenziale, uno entra in chiesa in cerca di conforto, in cerca della Verità, e cosa trova? Trova la Pachamama e le danze etniche davanti al Santissimo, trova il prete che gioca con la carta igienica e lo scopino del cesso e il vescovo che adorna il sacro edificio con delle rane crocifisse; trova dei “missionari” che spiegano quanto sia stato brutto e cattivo il cattolicesimo presso i popoli indigeni e quanto ce ne si debba vergognare, trova la signora Bonino che tiene conferenze su temi sociali e la Comunità di Sant’Egidio che allestisce pranzi e dormitori; trova il prete che nel bel mezzo della santa Messa si proclama gay e annuncia di volersi sposare con un uomo, o quell’altro che spara l’acqua santa del Battesimo sul neonato con la pistola di plastica, o quell’altro ancora che invita i fedeli a frequentare i corsi di affettività per fidanzati gay presso il monastero delle suore di clausura. E trova che il magistero è cambiato, che i divorziati risposati o pubblicamente conviventi possono fare tranquilli la santa Comunione; che la liturgia è cambiata e che sono cambiate perfino le parole del Padre Nostro; e trova sacerdoti impauriti che si nascondono dietro la mascherina, o magari due o tre mascherine indossate l’una sopra l’altra per maggiore sicurezza, i quali offrono il Corpo di Cristo con i guanti e le pinzette, e le depongono sulla mano dei fedeli, avendo così trovato il modo d’imporre questa pessima usanza al posto di quella di deporre l’Ostia sulla lingua dei fedeli, come da sempre ha fatto la vera Chiesa cattolica. Oppure quel fedele vorrebbe confessarsi, o vorrebbe che il sacerdote si recasse all’ospedale per impartire l’Estrema Unzione a suo padre o a sua madre che stanno morendo, magari non di Covid-19 (strano a dirsi, ma forse c’è ancora qualcuno che muore d’influenza normale, e perfino di cancro, d’infarto e di leucemia); e si sente rispondere che non è possibile, che ora è troppo rischioso, che bisogna aspettare tempi migliori. Purtroppo non stiamo inventando nulla: ciascuna delle situazioni che abbiamo qui evocato è realmente accaduta e talvolta accade regolarmente; magari avessimo inventato qualcosa, magari ci fossimo presi la libertà di dipingere un quadro diverso e più cupo della situazione. Preferiremmo mille volte passare per dei bugiardi, per degli squilibrati che scambiano le proprie fantasticherie, o i propri incubi, per la realtà: invece è tutto vero, e c’è perfino di peggio. Ci sono i vescovi massoni e i cardinali satanisti; c’è una nota chiesa di Roma ove essi adorano indisturbati, la notte,  il Principe dell’Inferno; e c’è un papa che predica la chiesa dei poveri dalla mattina alla sera, e intanto aderisce pubblicamente e ostentatamente a un club di banchieri ultramiliardari e spietati speculatori, gli stessi che stanno attuando il progetto del Great Reset e che, sfruttando il terrore della pandemia, da loro stessi suscitato nella popolazione e alimentato grazie al controllo pressoché totale dell’informazione pubblica, si apprestano ad allungare le mani su quanto della ricchezza mondiale, specie sotto forma di sudato risparmio privato e di sudati beni immobili di proprietà familiare, ancora esiste e sopravvive, nonostante tutto. Gli stessi che sponsorizzano eutanasia, aborto fino all’ottavo mese di gravidanza, unioni omosessuali e utero in affitto; gli stessi che odiano Gesù Cristo, loro e i loro antenati, da un paio di migliaia d’anni, e che hanno giurato di sradicare fin l’ultima traccia di presenza cristiana dalla società e dalla vita delle persone. Gli stessi che odiano l’uomo come creatura di Dio, fatto a sua immagine e somiglianza, e hanno giurato di abbrutirlo, di ridurlo a cavia da esperimenti, a schiavo marchiato con il segno della Bestia, ad animale istupidito, perennemente affamato e terrorizzato, o ad essere semiartificiale, dotato di un circuito elettronico per controllarne a distanza i pensieri e perfino le emozioni.

Questo il quadro, questa la situazione. Per chi non sia adegua e non si sottomette, come cittadino o come credente, sono già pronte le misure repressive: le sanzioni di legge e la scomunica; per i casi più gravi c’è il trattamento sanitario obbligatorio. Cioè prendono il ribelle con la forza, gli mettono la camicia di forza se fa resistenza, lo portano in ospedale e lo riempiono di calmanti e di bromuro, magari gli fanno anche il vaccino anti-Covid, così impara a fare il negazionista. Possono anche, volendo, togliergli la patria potestà e disperdere la sua famiglia, affidando i suoi bambini a chi sa quali soggetti, dove fra le altre cose faranno loro un bellissimo indottrinamento ideologico, in modo che non saranno mai più quelli di prima. Forse, chissà, i bambini saranno invogliati a chiedere e ottenere il cambiamento di sesso: questo infatti è il massimo traguardo di libertà consentito nella nostra società, ai nostri giorni. Non si può andar fuori dopo le dieci di sera; non si può tenere aperto un bar o un ristorante oltre le sei (ma un parrucchiere o un estetista sì, chi lo sa il perché); non si può entrare in qualsiasi locale senza la mascherina; non si può neanche andare alla scuola superiore o alle lezioni universitarie, però se si è uomini si può diventare donne, e se donne, uomini: il tutto a spese della sanità pubblica. Oppure, se si preferisce un cambiamento meno drastico, ma pur sempre ufficialmente riconosciuto, ci si può rivolgere all’ufficio anagrafe del Comune e chiedere che Mario diventi Maria, o che Carla diventi Carlo; e se qualcuno non ne prende atto, se insiste a chiamare quella persona con il suo “vecchio” nome, guai in vista per quel razzista, per quell’omofobo, per quel cavernicolo, fascista e oscurantista. Che meravigliose conquiste in fatto di diritti umani. E poi a ciò si aggiunge l’attenzione per l’ambiente, i provvedimenti contro la plastica, le tranquillizzanti prediche maltusiane di Greta Thunberg, e il veganismo sempre più diffuso, che fa pure tanto chic, si può infine tirare un sospiro di sollievo; dopo tante chiacchiere, stiamo diventando effettivamente  una società evoluta, solidale, inclusiva ed ecosostenibile. E come cattolici abbiamo finalmente compreso il vero senso del Vangelo, che è dialogo e fratellanza universale, mentre i cattolici dei tempi passati non avevano capito nulla, poverini, erano imbottiti di pregiudizi, figuratevi che credevano persino al diavolo, alla tentazione, al peccato, al Giudizio finale e alla realtà dell’Inferno. Non avevano ancora ascoltato padre Sosa Abascal, né letto i documenti del Sinodo dell’Amazzonia; non conoscevano ancora la fulgida dottrina di Amoris laetitia, di Laudato si’ e di Fratelli tutti. Poveretti, che sfortunati; bisogna compatirli, più che disprezzarli. Mica tutti possono avere il privilegio di vivere ai tempi di Bergoglio.

E adesso siamo qui. Il momento è questo; la situazione è  questa. Draghi presidente del Consiglio, vale a dire l’uomo che farà a pezzi quel che rimane dell’economia italiana: col sostegno di tutte o quasi tutte le forze politiche, e col consenso o l’indifferenza dei cittadini; e Bergoglio sul soglio di San Pietro, con l’entusiastica collaborazione dei vescovi, dei superiori degli ordini religiosi e di tutta la stampa (ex) cattolica, oltre a quella massonica e mondialista, e fra i mugugni d’una piccola minoranza di fedeli. Tutti o quasi tutti pronti a farsi vaccinare; tutti o quasi tutti rassegnati a far sempre e comunque buon viso a cattivo gioco. A perdere l’azienda, a perdere il lavoro, a perdere i risparmi, perché ce lo chiede l’Europa; e a perdere la fede, a tradire Gesù Cristo, ad adorare gli idoli pagani, perché lo dice papa Francesco. L’Europa ci ha messo sulla groppa il fardello del Peccato originale economico, ossia il debito pubblico, e ci ricatta dicendo che se non lo paghiamo noi, lo dovranno pagare i nostri figli e i figli dei nostri figli. Il papa ci ricatta dicendo che Dio non ci chiederà conto dei milioni di nascituri legalmente soppressi nell’indifferenza generale, ma delle nostre seconde case che non abbiamo ceduto spontaneamente ai clandestini giunti dall’Africa e tanto bisognosi di comprensione, solidarietà e accoglienza. Ebbene: forse è giunta l’ora di rompere l’ipnosi e reagire. Come cittadini, contro i banchieri usurai; come credenti, contro Satana e i suoi servi.

Dell’11 Febbraio 2021

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