lunedì, 20 Settembre 2021
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La famiglia, luogo decisivo dell’attacco anti-umano

La famiglia è il punto debole individuato dal Maligno, ma è dalla famiglia che tutto può ricominciare, proprio perché da lei ha avuto inizio “lo sfaldamento della società” di Francesco Lamendola 

Il Diavolo è scatenato e si serve di forze potentissime, sia umane che non umane, per arrecare il maggior danno possibile all’umanità. Non ha il potere di sovvertire l’ordine della creazione, ma ha quello di vibrare i suoi colpi di maglio nel punto più sensibile e più bello di essa: il libero arbitrio dell’uomo. L’uomo, la più perfetta delle creature, fatta ad immagine e somiglianza di Dio, possiede il dono inestimabile della libertà: e la libertà è tale, per definizione, solamente se contempla la possibilità di dire di no, e sia pure andando contro la verità e la giustizia. Questo, dunque, è il punto debole individuato dal Maligno per sferrare i suoi assalti; e il terreno da lui scelto per scardinare, attraverso il libero arbitrio male adoperato, l’armonia della creazione, è la famiglia. La famiglia naturale, infatti, e specificamente la famiglia cristiana, è il luogo della santificazione per eccellenza: è in essa che nascono le vocazioni, perché è da essa che parte l’esempio quotidiano per i bambini della vita buona e in grazia di Dio; è lì che i genitori gettano i semi destinati a fruttificare nella vita morale dell’individuo. Oppure, beninteso, è lì che nascono le peggiori storture e le deviazioni irreparabili. Non già nella Chiesa; ma prima che nella Chiesa, nella famiglia, la quale non è altro che una piccola chiesa domestica. È la famiglia il primo vivaio dei futuri santi. Certo, nella storia della Chiesa vi sono anche dei santi che sono divenuti tali in opposizione alle loro famiglie e lottando contro la volontà di queste: si pensi solo a san Francesco d’Assisi, o a santa Chiara, o a san Tommaso d’Aquino – tanto per citare alcuni dei più conosciuti. La regola, tuttavia, è diversa: la regola è che le famiglie sante producono i santi, mentre il contrario è l’eccezione. Si capisce perciò per quale ragione il Diavolo, e tutti i suoi accoliti, vedano nella famiglia naturale cristiana il maggiore ostacolo al raggiungimento dei loro fini, che passano, appunto, per la scristianizzazione del mondo, come tappa necessaria sulla via della distruzione della dignità e della libertà dell’uomo e il suo totale asservimento; e perché concentrino i loro assalti rabbiosi contro di essa. La famiglia dà loro fastidio; è d’ostacolo ai loro piani; è la smentita vivente dei loro distorti ideali e delle loro deliranti aspirazioni; è la pietra d’inciampo sulla quale cadono le loro pretese di asservire l’umanità e strumentalizzare ogni singola persona, riducendola a un manichino impersonale, smarrito, sradicato, impazzito, che non sa neppure chi sia lui stesso e che perciò si rimette al volere dei suoi dominatori occulti, i Padroni Universali.

Come sempre, essi agiscono in maniera subdola e vile: raramente si lasciano scappare di bocca le loro vere intenzioni e i loro obiettivi finali; in genere si nascondono dietro belle parole e concetti ingannevolmente condivisibili, come la tolleranza, la libertà e l’inclusione; e subito dopo passano a fare l’elogio della diversità, del pluralismo, della varietà dei modelli sociali e delle situazioni esistenziali. Proclamano con molta enfasi che ogni persona ha il diritto di essere se stessa, fino in fondo, senza residui; che non deve nulla ad alcuno, quando si tratta di realizzare le proprie intime aspirazioni e la propria natura più profonda; che non deve vergognarsi, o inibirsi, o reprimersi in alcun modo, ma anzi ha il diritto di pretendere che tutti gli altri s’inchinino alla sua volontà, riconoscano la legittimità delle sue richieste e vengano puniti se, per caso, si rifiutano di riconoscere che ciò che dice di essere potrebbe anche non corrispondere affatto a quel che effettivamente è. Se un cane pretende di essere un gatto, o se un coniglio pretende di essere chiamato e riconosciuto come uno scoiattolo – sono esempi tratti dalla “pedagogia” di questi signori, specialmente quando vanno negli asili e nelle scuole primarie a far propaganda, per mezzo di fiabe, ai nuovi modelli di sessualità e, ovviamente, ai nuovi modelli di famiglia, ebbene tutti quanti sono tenuti a prendere atto di tale volontà soggettiva e hanno l’obbligo di considerarla alla stregua di una realtà oggettiva, pena l’accusa di razzismo, intolleranza, omofobia, ecc., e così incorrere nelle apposite sanzioni di legge, per non parlare del biasimo sociale e morale che si abbatterebbe sul malcapitato. Tale atteggiamento è ormai assunto sovente anche dal clero (ex) cattolico, come si vede da cento e cento esempi che si possono fare in proposito. Né si tratta di casi estemporanei, ascrivibili a ingenuità o impreparazione di questo o quel sacerdote, ma di una strategia ben precisa che parte dal vertice della Chiesa stessa e si attua per mezzo dei più alti istituti preposti a salvaguardia, in teoria beninteso, della famiglia cristiana e del modo di vita cristiano, ma che poi, nella pratica e sovente anche nei documenti ufficiali, si pronunciano in senso diametralmente opposto, strizzando l’occhio a ben altri modelli di “famiglia” e proclamando senza pudore che il peccato non è più peccato e che Dio vuole che ciascuno segua liberamente i propri istinti.

Che la vera famiglia sarebbe stata minacciata, la Vergine Maria l’aveva predetto, in un certo senso, nel corso delle sue apparizioni a Ghiaie di Bonate, delle quali abbiamo già fatto cenno un un’altra occasione (cfr. l’articolo: La famiglia è sotto attacco, e chi dovrebbe difenderla nega il pericolo, già pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 05/01/18). Nel maggio del 1944, in un piccolo paese della provincia di Bergamo, Ghiaie di Bonate, una bambina di appena sette anni, Adelaide Roncalli, ebbe una serie di apparizioni mariane – tredici in tutto, finora non riconosciute ufficialmente dalla Chiesa – nel corso delle quali la Madonna le si manifestò accanto a San Giuseppe, che teneva in braccio il Bambino Gesù, come a sottolineare l’importanza e la santità della famiglia per la salvezza dell’uomo e per la pace nel mondo, e le affidò dei messaggi nei quali parlava anche della santificazione delle anime attraverso la vita familiare. E ciò in stridente contrasto con un vastissimo filone della cultura moderna – musica, letteratura, cinema – che tende a presentare la famiglia, sulla scia delle teorie freudiane a torto spacciate per verità scientifica, come un luogo di corruzione e di abiezione, di violenza e di follia, d’incesto e di nevrosi, nonché di menzogna e suprema ipocrisia; o nel migliore dei casi come un luogo di noia, d’indifferenza e di apatia, negatore dell’istinto di libertà dei figli e odiosamente dominato da una figura paterna sempre più sgradevole e tuttavia sempre più dispotica e arrogante. Si pensi, in particolare, ai romanzi di Alberto Moravia, al teatro di Luigi Pirandello, al cinema di Pier Paolo Pasolini: tre cattivi maestri, anzi pessimi, anche se ovviamente ciascuno di essi occupa un posto ben differente sul piano artistico – il geniale Pirandello non ha proprio nulla da spartire con il pornografo Moravia – accomunati dalla volontà di rappresentare la famiglia come una camera della tortura, un luogo di abusi sessuali e degenerazioni d’ogni tipo. Tornando a Ghiaie di Bonate, particolarmente nella nona apparizione, quella di domenica 21 maggio 1944 (e si era nella fase più crudele e sanguinosa della Seconda guerra mondiale e della guerra civile italiana), la Vergine Santissima ha posto particolarmente l’accento sulla necessità, per la famiglia cristiana, di svolgere il proprio ruolo di focolare domestico, luogo di veri affetti e di piena condivisione, nonché di piccola chiesa domestica sul modello della Sacra Famiglia.

Angelo Maria Tentori nel suo libro La Madonna a Ghiaie di Bonate?, dopo aver esposto i contenuti della nona visione, svolge le seguenti riflessioni (Ed. Paoline, 1999, pp. 286; 290; 293-94):

È soprattutto in questa apparizione che viene rivelato il messaggio centrale che la Madonna o, meglio ancora, la Santa Famiglia è venuta a proporre alle Ghiaie: il messaggio che riguarda la famiglia. Sono due infatti gli elementi specifici che lo veicolano:  le dure colombine che aprono la visione, colombine che poi si vedranno tra le mani di Maria Santissima vicine al suo cuore anche se di colore diverso; e la visione degli animali che pregano in una chiesa.

Questi due elementi sono tipici e unici di questa apparizione e ne confermano quindi lo scopo principale: il richiamo al valore della famiglia e al modo di salvare questo valore. (…)

La famiglia deve essere luogo di preghiera, e di preghiera assieme. È il Signore che rende possibile l’incontro, l’accoglienza, l’aiuto vicendevole, la misericordia e il perdono reciproco, nonché la fedeltà, la dolcezza e la pazienza. Senza queste virtù non può esistere una famiglia, perché sprofonda nel più gretto egoismo individuale e nello sfruttamento reciproco, muovendosi in uno spazio di superficialità e di vuoto che toglie ogni senso alla vita stessa. (…)

Ma c’è un altro elemento da mettere in risalto e che la stessa Adelaide, ancora bambina, ha percepito. Infatti, dopo aver enumerato come virtù familiari la pazienza,  la fedeltà e la mitezza, aggiunge anche il silenzio, che chiama “silenzio familiare”.

Non è certamente il silenzio della chiusura in se stessi, dell’indifferenza o della incomunicabilità. Ma un silenzio esigito [sic] dalla pazienza, dall’attesa, dall’umiltà dell’amore. È l’atteggiamento che evita le urlate e le scenate anche per cose da nulla, che a lungo andare rendono i componenti sempre più nevrotici e incidono soprattutto sui bambini, disaffezionandoli dai genitori.

Per non parlare del troppo chiasso che è entrato sistematicamente nelle famiglie attraverso i mezzi di comunicazione che sostituiscono il “parlare familiare”: per ironia delle cose umane, infatti, da mezzi di comunicazione giungono a essere mezzi di incomunicabilità. E con il chiasso si cerca di mascherare quella solitudine interiore  che fa venire i brividi di paura.

Occorrerà allora ricuperare la capacità di silenzio interiore ed esteriore, perché sia possibile ristabilire una vera comunicazione con Dio, l’ascolto di lui e l’ascolto degli altri, cominciando dagli altri. Senza un certo tipo di silenzio non riusciamo più neppure a riconoscere noi stessi, a percepire i gemiti che provengono dal nostro intimo e tanto meno quelli degli altri, che pur ci vivono accanto e fanno parte della nostra famiglia. Non si avvertono più le insorgenti crisi dell’altro, non si odono più le implorazioni silenziose e struggenti dei propri cari, specialmente dei più giovani e degli anzianiOgnuno si ovatta nel proprio rumore che diventa anestetico e sostitutivo.

L’Autore, come è giusto, si concentra sui fattori morali che rendono fragile la famiglia moderna, già minata sul piano culturale oltre che su quello economico: la necessità materiale di avere due stipendi per mantenerla, obbliga la donna a una minore presenza in casa e accanto ai figli, tenendola impegnata all’esterno per gran parte della giornata, ai nostri dì anche la domenica e negli altri giorni festivi, e indebolisce il legame col marito. Certo non si poteva prevedere, nel 1944, che l’attacco alla famiglia sarebbe venuto anche dall’equiparazione ad essa di una “famiglia” che non è tale, e il cui logico corollario sono l’aborto e l’eutanasia, frutto entrambi di uno stesso egoismo e uno stesso rifiuto nei confronti della vita, così come Dio la pone, dal concepimento al suo termine naturale. Ma se la Madonna insisteva così tanto sulla santificazione della famiglia nelle sue apparizioni ad una bambina di appena sette anni, la quale peraltro non sarebbe stata creduta dall’autorità ecclesiastica e che avrebbe conosciuto il lungo calvario di una grande esperienza spirituale ferocemente avversata, una ragione doveva ben esserci. Oggi, con il senno di poi, possiamo dire che le prove tremende della guerra esterna e della guerra civile erano pur sempre tali da poter essere affrontate, sul piano spirituale, dalle buone famiglie cattoliche di allora, in gran parte di estrazione contadina o artigiana.

Generazioni di credenti e di validi sacerdoti avevano fornito alla società di allora gli strumenti per ricomporre le lacerazioni e ricostituire il tessuto morale delle comunità; si può anzi affermare, fuori da ogni retorica, che in molti casi le prove stesse della guerra, dei bombardamenti aerei che toglievano la casa a tante famiglie, dei razionamenti alimentari, dei lutti, si trasformavano in elementi di solidarietà e spontanea benevolenza verso i parenti, gli amici e i vicini che venivano a trovarsi in condizioni peggiori delle proprie, suscitando delle commoventi forme di emulazione nel soccorso ai bisognosi. Oggi, invece, la guerra non dichiarata e non palese e che si svolge in maniera non convenzionale, da parte del grande potere finanziario contro i popoli e le nazioni, facendo leva su un terrore sanitario diffuso ad arte, tende a isolare ulteriormente le persone e dividere le famiglie, col riemergere d’istinti primordiali di sopravvivenza egoistica che spingono ciascuno a diffidare dell’altro, compresi i coniugi fra di loro e i genitori nei confronti dei loro figli, come pure viceversa. Non si poteva immaginare uno scenario più desolante e più sfavorevole alla solidarietà interna delle famiglie, di questo clima di panico istituzionalizzato che alza continuamente sospetti e steccati, dopo che le autorità civili e religiose hanno martellato a lungo i cittadini e i fedeli con la retorica dell’accoglienza, della solidarietà e dell’inclusione nei confronti del diverso, dell’immigrato, del  disabile e via dicendo. Le riflessioni di Tentori sul valore del silenzio sono peraltro di notevole significato psicologico e morale. Se le cose sono giunte a un tal punto di scoraggiamento e confusione, è perché molti giovani hanno smesso di vedere nella famiglia una microsocietà calda e accogliente, prendendola per un luogo di sicurezza economica e sociale da sfruttare il più a lungo possibile, ma disprezzandola intimamente o essendo in sostanza indifferenti ad essa. Eppure è dalla famiglia che tutto può ricominciare, proprio perché da lei ha avuto inizio lo sfaldamento della società.

Del 16 Febbraio 2021

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