venerdì, 26 Febbraio 2021
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Patriarcato di Costantinopoli, CIA e Massoneria: un intrigo lungo quasi un secolo – parte 2

Di Lorenzo Maria Pacini

Il contesto geopolitico

In quattro incursioni tra il 13 e il 15 febbraio 1945, 1249 bombardieri delle forze aeree britanniche e statunitensi sganciarono quasi 4.000 tonnellate di esplosivi sulla città della cultura, Dresda, nella Germania orientale. Circa 25.000 civili tedeschi morirono bruciati nella tempesta di fuoco causata da questo atto criminale, compiuto in parte per intimidire la vicina Armata Rossa, il vero vincitore contro i nazisti. Pochi mesi dopo forse duecentomila civili giapponesi furono massacrati dalle bombe atomiche statunitensi lanciate su Hiroshima e Nagasaki per ordine del presidente Truman. Questo avvenne in parte per la stessa ragione: intimidire l’Unione Sovietica. Fu così che iniziò la chiusura di ciò che Churchill descrisse in seguito il 5 marzo 1946 a Fulton, nel Missouri, come “la cortina di ferro”. In realtà era un termine che aveva preso dall’egualmente russofobo ministro nazista della propaganda, Joseph Goebbels, che lo aveva già usato per l’Unione Sovietica.

Tre anni dopo, nel luglio 1948, con la guerra fredda in pieno svolgimento, la Chiesa ortodossa russa perseguitata organizzò una conferenza ortodossa internazionale a Mosca per celebrare il 500° anniversario della sua indipendenza. La Chiesa tenne questa conferenza ma le autorità atee cercarono di influenzare il suo ordine del giorno. Così, cercarono di fare pressioni sulla Chiesa per istituire un Congresso Mondiale delle Chiese a gestione sovietica, per organizzare un “ottavo Concilio ecumenico”, per abbandonare il calendario ortodosso per il calendario occidentale, come aveva già fatto il patriarcato di Costantinopoli sotto pressione anglicana con un “regalo” di 100.000 sterline nel 1923 al patriarca massone filo-britannico Meletios (Metaksakis), per condannare e isolare la Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia e per dichiarare il cattolicesimo un’eresia. Ciò avrebbe condannato l’ideologia essenzialmente occidentale del fascismo, promossa dal Vaticano. (Tutti i paesi cattolici d’Europa erano stati fascisti durante la seconda guerra mondiale, e Mussolini e Hitler, le cui morti erano state accolte con condoglianze dal governo cattolico irlandese, erano entrambi cattolici nominali).

Tuttavia, questi tentativi di costringere la Chiesa ortodossa russa all’interno della Russia a istituire un Concilio Mondiale delle Chiese ecumenista e a gestione sovietica, a tenere un “ottavo Concilio ecumenico”, ad abbandonare il calendario ortodosso e a condannare la Chiesa fuori dalla Russia fallirono, e per di più la Chiesa respinse l’ecumenismo. Un ruolo importante in questa conferenza, al tempo stesso di resistenza agli atei e di proclamazione delle verità ortodosse, fu interpretato dal futuro san Serafino di Sofia (+1950), che era stato l’arcivescovo della Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia in Bulgaria fino al 1945 ed è uno dei tre santi canonizzati della Chiesa fuori dalla Russia, insieme a san Giona di Hankou (+ 1925) e a san Giovanni di Shanghai (+ 1966). Grande teologo ortodosso e sostenitore della monarchia, espresse eloquentemente la visione del mondo ortodossa, contribuì a respingere l’ecumenismo e il modernismo e difese il calendario ortodosso.

Inoltre, due degli altri obiettivi della Chiesa nella conferenza furono parzialmente raggiunti. Questi includevano l’instaurazione di rapporti più stretti tra le Chiese ortodosse locali e il ripristino dell’autorità della Chiesa ortodossa russa, persa a seguito della persecuzione ateista dal 1917, con conseguente caos nel resto del mondo ortodosso. Tuttavia, la conferenza del 1948 fu frequentata praticamente solo dai delegati ortodossi delle aree europee controllate dai sovietici. Non era pan-ortodossa. È deplorevole che Stalin abbia cercato di usare la Chiesa russa asservita all’interno della Russia per influenzare le Chiese ortodosse dell’Europa orientale e i patriarcati di Gerusalemme, Antiochia e Alessandria in conformità alla politica sovietica. In risposta, gli americani, che avevano rimpiazzato gli inglesi ormai in bancarotta come poliziotti e impositori dell’ordine mondiale occidentale, in particolare nel Pacifico e nel Medio Oriente, decisero di rilanciare la precedente manipolazione britannica del patriarcato di Costantinopoli, ma in un modo più brutale, da cowboy.

Così, nel 1948, l’aeroplano personale del presidente Truman atterrò a Istanbul. Dentro c’erano spietati agenti del governo USA, venuti a rapire il patriarca Maximos V (Vaportzis) di Costantinopoli. Come mi disse più tardi il suo arcidiacono e testimone oculare, il vescovo Ireneo di Birmingham, Inghilterra (+2009), il patriarca della tradizione filo-ortodossa fu minacciato e gli fu ordinato di salire sull’aeroplano, altrimenti sarebbe, nel migliore dei casi, scomparso. Così fu mandato in esilio in Svizzera fino alla sua morte nel 1972. Fu sostituito dal burattino statunitense, l’ambizioso arcivescovo Atenagora d’America, un greco nazionalista, ecumenista e modernista. Subito dopo questi fu debitamente trasportato a Istanbul con lo stesso aereo presidenziale. La deposizione, ovviamente non canonica, del patriarca filo-ortodosso Maximos e la sua sostituzione non canonica hanno portato alla schiavitù del patriarcato di Costantinopoli al Dipartimento di Stato americano fin da allora. Pertanto, la recente conferenza di Creta del 2016 è stata solo un episodio di quella saga durata settant’anni.

Maximos V

Ma chi fu tale Maximos V e perché risultò tanto fondamentale?

Il 20 febbraio di 67 anni fa (1946) è salito al trono patriarcale di Costantinopoli il metropolita di Calcedonia Maximos (Vaportzis), divenuto con il nome di Massimo V il 267° arcivescovo di Costantinopoli Nuova Roma e patriarca ecumenico.

Maximos Vaportzis, figlio di Eleftherios e Katherini Vaportzis, è nato il 26 ottobre del 1897 a Sinope del Ponto, nel nord della costa turca del Mar Nero. Dopo aver terminato gli studi nella sua città natale, grazie all’aiuto del metropolita Germano (Karavangelis) di Amasia, ha ricevuto la sua formazione teologica presso il seminario teologico di Halki. Si è laureato presso la Scuola teologica di Halki nel 1919. Il 16 maggio 1918 è stato ordinato diacono nel monastero della Fonte Vivificante a Baloukli per mano del metropolita Costantino di Calliopoli; contemporaneamente è divenuto insegnante nella scuola cittadina di Theira. Ha servito come arcidiacono i metropoliti Gregorio di Calcedonia e Gioacchino di Efeso e nel 1920 è entrato nel tribunale patriarcale come diacono patriarcale. Il 27 ottobre 1922 il patriarca di Costantinopoli Melezio IV lo ha promosso al rango di codificatore e il 15 aprile 1924 il patriarca di Costantinopoli Gregorio VII lo ha promosso a sottosegretario. Il 17 dicembre 1927 è stato promosso a primo segretario ed è stato ordinato sacerdote il 1 gennaio 1928 dal patriarca Basilio III di Costantinopoli. Lo stesso giorno ha ottenuto il titolo di archimandrita. L’8 febbraio 1930 è stato eletto metropolita di Filadelfia. La consacrazione episcopale è stata alla chiesa patriarcale di san Giorgio, il 9 marzo 1930, Domenica dell’Ortodossia. La consacrazione è stata celebrata dal patriarca Fozio II di Costantinopoli. È rimasto al posto di primo segretario fino al 16 maggio 1931. È stato vicario del grande vicario patriarcale dal 9 settembre 1931 fino al 28 giugno 1932. Il 28 giugno 1932 è stato eletto metropolita di Calcedonia.

Nel 1942-43, quando la Germania era all’apice del suo potere sull’Europa, il governo turco (dominato da un partito unico autoritario) ha proposto una legge iniqua di imposta patrimoniale, che ha terrorizzato le minoranze. Tra i pochi che hanno trovato il coraggio di reagire c’è stato proprio il metropolita Maximos di Calcedonia, che ha caratterizzato l’imposta sulla proprietà come una morte bianca dell’ellenismo in Turchia, diretta a perseguitare la Chiesa; in seguito alle sue proteste è stato stato arrestato dalle autorità turche e deportato a Bursa per “ragioni di sicurezza”.

Il 20 febbraio 1946, all’età di quasi 50 anni, il metropolita Maximos è stato eletto patriarca ecumenico, senza che si siano registrati problemi e interventi esterni. L’elezione è stata accompagnata dalla speranza di un nuovo impulso alla carica, di fronte ai problemi posti dal ristretto quadro che era stato imposto al Patriarcato Ecumenico dal Trattato di Losanna.

Un dialogo greco-turco iniziato sotto il patriarca Massimo ha portato ad alcuni risultati positivi sulle esenzioni dalle tasse delle opere di beneficienza e delle scuole greco-ortodosse. Un fatto indicativo del miglioramento dei rapporti è stata la visita del presidente della Repubblica turca Ismet Inonu presso la scuola teologica di Halki.

Il patriarca Massimo era noto per le sue posizioni ‘di sinistra’ e per i suoi stretti legami con il Patriarcato di Mosca; aveva cominciato a coltivare stretti rapporti con l’ambasciatore russo a Costantinopoli e, per estensione, con Mosca. Questi eventi non sono passati inosservati, nel clima anti-sovietico dell’inizio della guerra fredda, da parte delle potenze occidentali, che non approvavano le connessioni di Costantinopoli con il Patriarcato di Mosca controllato dai sovietici.

Nei primi mesi del 1947 il patriarca Massimo ha mostrato sintomi di nevrastenia acuta. Nel mese di maggio 1947, per motivi di salute, si è recato in Grecia, dove è stato ricevuto con grandi onori, e quindi in Svizzera. Le stesse autorità che lo hanno ricevuto ad Atene hanno subito pressioni dagli Stati Uniti per screditare il patriarca con accuse di “sinistrismo” e “russofilia”; un articolo del metropolita Crisostomo di Zacinto arriva addirittura ad accusarlo di “slavismo e papismo”. I diplomatici greci in Turchia hanno iniziato a parlare delle dimissioni del patriarca con il pretesto del decorso della sua malattia (sono stati gli unici a parlarne esplicitamente, mentre Londra, Washington e Ankara hanno compiuto analoghe pressioni senza neppure motivarle).

Quindi le intese diplomatiche hanno iniziato a cercare una nuova “forte personalità” con un chiaro orientamento “anti-russo”, che potesse trasformare il Patriarcato in “baluardo anti-comunista”. Si è parlato inizialmente dell’ex arcivescovo di Atene Crisanto, respinto però dalla Turchia come persona non grata fin dal tempo in cui era metropolita di Trebisonda nel periodo 1916-1922. Allora gli Stati Uniti hanno proposto, e in seguito sostanzialmente imposto, l’arcivescovo Atenagora (Spirou), per la sua “fedeltà comprovata alle autorità del blocco occidentale.” Così Ankara e la stampa turca hanno iniziato a promuovere Atenagora come “amico fedele della Turchia”. Atene ha inizialmente espresso alcune riserve, ma l’isteria anticomunista ha rapidamente portato ad accettare la questione della sostituzione patriarcale come un “assegno in bianco”.

Le reazioni del Fanar sono state particolarmente intense quando hanno cominciato a essere chiari questi movimenti diplomatici. A cercare di difendere l’indipendenza del patriarcato sono stati soprattutto i metropoliti Gioacchino di Derka, Massimo di Laodicea, Crisostomo di Neocesarea, Adamanzio di Pergamo, Massimo di Sardi e Cirillo di Chaldia. Nel mese di ottobre del 1948 le pressioni politiche sono divenute insopportabili, con l’arrivo a Istanbul di alcuni ‘negoziatori’ americani. Si dice che il patriarca si sia nascosto nel seminario di Halki per non ricevere visite di rappresentanti stranieri. L’alternanza di pressioni (incluse minacce di scandali) e di promesse di abbondanti aiuti finanziari ha costretto Massimo V a scrivere una lettera autografa di dimissioni il 18 ottobre 1948, dopo poco più di due anni e mezzo di carica patriarcale. Il clero ortodosso e i fedeli di Costantinopoli hanno preso con amarezza la notizia delle dimissioni del patriarca.

Ufficialmente, il patriarca Massimo si dimetteva per ragioni di salute, ricevendo il titolo di “ex primate di Costantinopoli ed Efeso”, che ha mantenuto fino alla sua morte. È stato sostituito sul trono dall’arcivescovo Atenagora di America, che è arrivato a Istanbul sul jet privato del presidente degli Stati Uniti Harry Truman.

L’ex patriarca Massimo si è trasferito a vivere in Svizzera, dove alla fine del 1971 si è ammalato di broncopolmonite acuta. È morto il 1 gennaio 1972. Il funerale, il 4 Gennaio 1972 è stato presieduto dal metropolita Melitone di Calcedonia (il patriarca Atenagora era malato). Il suo corpo è stato trasferito a Costantinopoli, dove è stato sepolto con tutti gli onori nel cortile esterno del monastero della Fonte Vivificante a Baloukli.

Resta da vedere, nella terza parte, le modalità d’azione della Massoneria nell’ambito delle chiese ortodosse e come ciò abbia ridefinito la politica ecclesiale, e non solo.

Foto: archivio Il Corriere delle Regioni

Del 16 febbraio 2021

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