lunedì, 21 Giugno 2021
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Come transigere sull’odio protestante contro Maria?

Tra sofismi e “Perfidie Conciliari” il dialogo è una bella cosa finché non implica la negoziazione di principi che non sono negoziabili, ma per dialogare bisogna essere in due di Francesco Lamendola  

I protestanti di tutte le confessioni e di tutti gl’indirizzi, pur supremamente divisi su cento e cento questioni di ordine teologico, dogmatico, gerarchico e disciplinare, hanno però almeno una cosa in comune fra loro: l’odio profondo, viscerale, inestinguibile che nutrono contro il culto dei Santi e soprattutto contro quello della Santissima Vergine Maria, la Madre del nostro Signore Gesù Cristo; è quello forse il solo elemento che li trova tutti d’accordo. Ora, a partire dal Concilio Vaticano II, e specialmente dalla pubblicazione della dichiarazione Nostra aetate il 28 ottobre 1965, a firma di Paolo VI, ma il cui nucleo (che s’intitolava Decretum de Judaeis) era stato scritto da Giovanni XXIII addirittura prima del Concilio, nel novembre 1961, rivaluta alquanto tutte le religioni e le confessioni, comprese quelle che da sempre hanno odiato e combattuto il Nome di Gesù Cristo e perseguitato i suoi fedeli; e proclama ad alta voce il principio (massonico) della fratellanza universale, dicendo (§ 5):

Non possiamo invocare Dio come Padre di tutti gli uomini, se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio. L’atteggiamento dell’uomo verso Dio Padre e quello dell’uomo verso gli altri uomini suoi fratelli sono talmente connessi che la Scrittura dice: « Chi non ama, non conosce Dio » (1 Gv 4,8).

Viene dunque tolto il fondamento a ogni teoria o prassi che introduca tra uomo e uomo, tra popolo e popolo, discriminazioni in ciò che riguarda la dignità umana e i diritti che ne promanano.

In conseguenza la Chiesa esecra, come contraria alla volontà di Cristo, qualsiasi discriminazione tra gli uomini e persecuzione perpetrata per motivi di razza e di colore, di condizione sociale o di religione. E quindi il sacro Concilio, seguendo le tracce dei santi apostoli Pietro e Paolo, ardentemente scongiura i cristiani che, «mantenendo tra le genti una condotta impeccabile» (1 Pt 2,12), se è possibile, per quanto da loro dipende, stiano in pace con tutti gli uomini, affinché siano realmente figli del Padre che è nei cieli.

Come si vede, l’origine della cosiddetta enciclica Fratelli tutti del signor Bergoglio si trova proprio qui, e più in generale in tutto l’insegnamento del Concilio Vaticano II; il che mostra come esso fu una sovversione della vera dottrina cattolica e una piena apostasia nel senso del modernismo più spinto. Né deve sfuggire la sottile malizia, o meglio la perfidia vera e propria, con la quale si insinua che chi aderisce al principio dell’unicità del cattolicesimo come via alla salvezza, si macchia di discriminazione verso le altre (false) religioni e incorre nella disapprovazione di Dio stesso; e ciò nonostante Gesù abbia detto di Sé: Io sono la via, la verità e la vita (Gv 14,6) e nonostante il Primo Comandamento ammonisca: Io sono il Dio tuo; non avrai altro Dio fuori di Me. Quanto ai protestanti, la costituzione dogmatica Lumen gentium, promulgata da Paolo VI il 21 novembre 1964 e dedicata alla comprensione che la Chiesa ha di se stessa, della sua natura e dei suoi compiti, al § 15, intitolato I cristiani non cattolici e la Chiesa, afferma:

La Chiesa sa di essere per più ragioni congiunta con coloro che, essendo battezzati, sono insigniti del nome cristiano, ma non professano integralmente la fede o non conservano l’unità di comunione sotto il successore di Pietro. Ci sono infatti molti che hanno in onore la sacra Scrittura come norma di fede e di vita, manifestano un sincero zelo religioso, credono amorosamente in Dio Padre onnipotente e in Cristo, figlio di Dio e salvatore, sono segnati dal battesimo, col quale vengono congiunti con Cristo, anzi riconoscono e accettano nelle proprie Chiese o comunità ecclesiali anche altri sacramenti. Molti fra loro hanno anche l’episcopato, celebrano la sacra eucaristia e coltivano la devozione alla vergine Madre di Dio. A questo si aggiunge la comunione di preghiere e di altri benefici spirituali; anzi, una certa vera unione nello Spirito Santo, poiché anche in loro egli opera con la sua virtù santificante per mezzo di doni e grazie e ha dato ad alcuni la forza di giungere fino allo spargimento del sangue. Così lo Spirito suscita in tutti i discepoli di Cristo desiderio e attività, affinché tutti, nel modo da Cristo stabilito, pacificamente si uniscano in un solo gregge sotto un solo Pastore. E per ottenere questo la madre Chiesa non cessa di pregare, sperare e operare, esortando i figli a purificarsi e rinnovarsi perché l’immagine di Cristo risplenda più chiara sul volto della Chiesa.

E nel decreto Unitatis redintegratio del 21 novembre 1964, specificamente rivolto alla questione dell’ecumenismo, al § 3 testualmente si afferma:

Perciò queste Chiese (19) e comunità separate, quantunque crediamo abbiano delle carenze, nel mistero della salvezza non son affatto spoglie di significato e di valore. Lo Spirito di Cristo infatti non ricusa di servirsi di esse come di strumenti di salvezza, la cui forza deriva dalla stessa pienezza della grazia e della verità, che è stata affidata alla Chiesa cattolica.

Tuttavia i fratelli da noi separati, sia essi individualmente, sia le loro comunità e Chiese, non godono di quella unità, che Gesù Cristo ha voluto elargire a tutti quelli che ha rigenerato e vivificato insieme per formare un solo corpo in vista di una vita nuova, unità attestata dalle sacre Scritture e dalla veneranda tradizione della Chiesa. Infatti solo per mezzo della cattolica Chiesa di Cristo, che è il mezzo generale della salvezza, si può ottenere tutta la pienezza dei mezzi di salvezza.

Tutto ciò è molto bello, molto dialogante, ma ha un grave difetto: scivola e glissa sulle questioni dirimenti, abbraccia con calore solo quelle potenzialmente unitive. Che cosa significa, per esempio, dire che solo la Chiesa cattolica è il mezzo generale della salvezza? Evidentemente, vi sono anche dei “mezzi particolari” al di fuori di essa; altrimenti la frase non avrebbe senso. E cosa significa che solo per suo mezzo si può ottenere tutta la pienezza dei mezzi di salvezza? Ciò che si suggerisce, neppure tanto velatamente, è che anche nelle altre chiese, quelle protestanti, si possono trovare dei mezzi di salvezza, anche se non in tutta la loro pienezza. Ma questo è un sofisma. I mezzi di salvezza ci sono o non ci sono; dire che da una parte ci sono in tutta la loro pienezza, e da un’atra parte ci sono, ma con minore pienezza, non chiarisce affatto la questione centrale, anzi tende a fuorviare la risposta alla domanda: come ci si salva? Se ci si può salvare anche seguendo altre chiese e magari altre religioni, allora la Chiesa cattolica non è più la sola arca di salvezza, l’unica via necessaria alla fede degli uomini; e non è più vera la massima nulla salus extra ecclesiam, che invece è sempre stata la stella polare del Magistero di tutti i papi, di tutti i Concili (fino al Vaticano II), di tutti i Dottori e i Padri della Chiesa. Questo sul piano teologico e dottrinale. Sul piano pratico, poi, ci sono altre  e non meno insormontabili difficoltà. Il dialogo è una bella cosa (almeno finché non implica la negoziazione di principi che non sono negoziabili, perché non appartengono all’uomo), ma per dialogare bisogna essere in due. I protestanti condividono l’atteggiamento dialogante dei cattolici, espresso nei documenti, e più ancora nel tanto magnificato “spirito” del Concilio Vaticano II? Per avere la risposta, bisogna interrogarli sulle questioni che hanno creato un muro fra essi e la Chiesa, e che non è stata la Chiesa e creare, ma loro. Una delle più importanti riguarda il culto mariano. Essi lo rifiutano e lo detestano, puramente e semplicemente: vedono in esso il concentrato di tutte le assurde e dannose superstizioni che hanno portato la Chiesa ad allontanarsi dall’autentico messaggio di Cristo. In altre parole, negano e disprezzano la Tradizione, poiché il culto mariano è antico quanto la Tradizione stessa. E per sapere qual è il loro atteggiamento pratico nei confronti del culto mariano, non bisogna scorrere solo i loro scritti, ma considerare le loro azioni nel corso della storia.

Una delle azioni più eloquenti è stata il saccheggio e la devastazione del Santuario di Jasna Gora a Czestochowa, e l’oltraggio deliberatamente inferto a un’antica immagine della Madonna, ritenuta miracolosa e oggetto, da secoli e fino ai nostri giorni, di devoto pellegrinaggio. Tale profanazione sacrilega ebbe per protagonisti gli hussiti, nel 1430: nella Sala dei Cavalieri si può tuttora ammirare una pala raffigurante l’atroce episodio, col massacro dei frati paolini e l’assalto alla santa Immagine. Ora, è vero che Jan Hus (1371-1415) precede Lutero, ma gli storici vedono in lui e nel suo movimento, specie nella sua fazione più estremista, quella dei Taboriti, il precursore della Rivoluzione protestante, al pari del teologo inglese John Wyclif (1330-1484). Né giova obiettare che gli hussiti reagirono al vile tradimento col quale il loro capo venne attirato nella trappola del Concilio di Costanza, arrestato e messo al rogo, nonostante la promessa di un salvacondotto. Il vergognoso tradimento di cui si macchiarono quei cardinali (fra i quali il futuro papa Martino V, Ottone Colonna) non modifica il fatto che Hus era un eretico il quale auspicava che la riforma della Chiesa fosse condotta dalle monarchie europee, il che avrebbe posto il potere spirituale sotto il tallone di quello politico. Inoltre le guerre anticattoliche condotte dagli hussiti non ebbero solo carattere difensivo e di resistenza della nazionalità ceca contro l’elemento tedesco: la città di Czestochowa, in Polonia, si trova ben al di fuori della Boemia e apparteneva ad un regno slavo, non all’Impero germanico. Ma soprattutto: a che scopo accanirsi contro l’Immagine di Maria, con un odio e un furore che non si registrano neppure nelle scorrerie dei saraceni contro le città cristiane? Non vi è forse qui un rancore, non vi è una brama di sacrilegio contro una delle cose più belle che ha espresso la spiritualità cristiana nel corso dei secoli, e che caratterizza la vita interiore del cristiano in quanto tale? Non riconoscere la piena legittimità del culto di Maria: e sia, anche se si tratta di un gravissimo errore e di una deviazione dalla vera dottrina che la Chiesa ha sempre insegnato; ma perché arrivare alla profanazione, al sacrilegio? Perché affondare selvaggiamente le spade nella tela di un’icona ritenuta miracolosa e venerata da milioni di credenti? E che dire poi dello scempio che faranno le soldatesche luterane durante il sacco di Roma del 1527 ai danni delle chiese cattoliche e del clero? Citiamo un brano dalla guida Jasna Gora, Santuario della Madonna (Jan Pach e altri, Editrice dei Padri Paolini, Czestochowa, 2001, pp. 11-13):

La crescente notorietà dell’Immagine Miracolosa della Madonna fece sì che in breve tempo il monastero di Jasna Gora divenne un santuario, meta di numerosi pellegrinaggi e custodia di ex-voto di inestimabile valore. Tutte queste ricchezze vennero razziate il 14 aprile 1430 da una banda di Ussiti di Boemia. Moravia e Slesia che assalì il monastero. Dopo essersi introdotti a forza nella Cappella della Madonna strapparono dall’altare il dipinto, lo spogliarono di tutti i preziosi e poi a colpi di sciabola infersero profondi tagli al viso della Vergine. Successivamente gettarono a terra il dipinto provocando la rottura in tre pezzi del supporto ligneo dell’icona.

Secondo la relazione di Piotr Risinus presentata nell’opera “Historia pulchra” (1523) il dipinto venne restaurato a Cracovia alla corte del re di Polonia Ladislao Jagellone. I pittori di corte più volte apposero i colori senza risultato, in quanto i colori stessi dopo breve tempo colavano via. Attualmente sappiamo che i problemi degli artisti medievali che cercavamo di restaurare l’antica icona erano dovuti al fatto che cercavamo di sovrapporre dei colori a tempera su un dipinto eseguito con la tecnica del’encausto. Alla fine, non essendo riusciti nel proprio intento, tolsero i resti dei colori dell’icona originale e ne dipinsero una copia più fedele possibile. A ricordo dell’atto vandalico nel nuovo quadro usarono un bulino per segnar ei punti in cui il viso della Madonna aveva subito i tagli di sciabola. Prima del 1434 il re Ladislao Jagellone finanziò anche l’apposizione delle lamine d’argento, dorate e intagliate, che nascondono lo sfondo dell’immagine, e delle aureole che circondano le teste della Madonna e del Bambino, anticamente ornate da pietre preziose incastonate. Dopo il saccheggio sacrilego ed il successivo restauro  del quadro la fama del santuario di Jasna Gora crebbe enormemente, le folle di pellegrini giungevano sempre più numerose e la cappella gotica non era più in grado di accogliere tutti i fedeli che arrivavano da ogni parte, per cui già negli anni sessanta del XV secolo accanto alla Cappella della Santissima Madre si iniziò la costruzione di una chiesa gotica a tre ampie navate.

Ora, c’è un modo assai semplice per capire se il dialogo coi protestanti è possibile. Sono essi disposti a chiedere scusa per tali misfatti, come tante volte ha fatto (anche troppe) la Chiesa cattolica negli ultimi anni; e a riconoscere non solo la liceità, ma la santità del culto della Beata Vergine Maria?

Del 19 Febbraio 2021

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