martedì, 15 Giugno 2021
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La Guerra dell’Uomo contro Dio? I due estremi da evitare nella guerra presente di Francesco Lamendola

Pare che in molti non se ne siamo neanche accorti, ma il fatto è che siamo nel bel mezzo di una guerra senza quartiere, assai più crudele e più “totale” di ogni altra guerra del passato; e anche fra la minoranza che ne è consapevole, pochi sono quelli che hanno compreso la vera natura di questa guerra, il suo carattere assolutamente nuovo e diverso, che ne fa probabilmente un unicum nella storia umana. Quella che stiamo vivendo è la guerra dell’uomo contro Dio, e noi ci troviamo dalla parte sbagliata del fronte di battaglia: per il fatto stesso di appartenere alla civiltà moderna, noi ci troviamo a far parte dell’esercito infernale che combatte contro Dio e che è ispirato, direttamente o indirettamente, dal Principe del mondo, il grande bugiardo e il grande ingannatore. Certo, il fatto di vivere nel mondo moderno non fa di noi, automaticamente, dei nemici di Dio; però è un fatto che siamo inquadrati nelle legioni che combattono contro di Lui, perciò, se vogliamo uscirne e dissociarci dalla loro battaglia, lo dobbiamo fare in maniera aperta ed esplicita. Rimanere in silenzio, stare a vedere cosa succederà e come andrà a finire, senza prendere una posizione chiara, equivale ad acconsentire, e quindi a condivide tutta la tremenda responsabilità di questa empia guerra sferrata dalla civiltà moderna contro il Creatore e Redentore dell’umanità. Altro che fratelli tutti; altro che essere tutti figli di Dio. Nemmeno per sogno: i figli di Dio sono quelli che dicono sì a Dio, e non a un dio qualsiasi, non a un falso dio che è  semplicemente la maschera di un demone, e neppure che dicono di sì a tutti gli dei, in nome del pluralismo e della tolleranza religiosa, come empiamente dichiarato dal signor Bergoglio con l’abominevole documento di Abu Dhabi e come si apprestano a celebrare i sacerdoti di Satana nel sabba infernale di Astana (che è, guarda caso, l’anagramma del Principe del mondo), in Kazakistan, per usare la severa ma giusta espressione dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò. Se si vuol stare dalla parte di Dio, del vero Dio, bisogna per prima cosa dissociarsi e uscire dalle schiere dei figli delle tenebre. Se, per esempio, si collabora alla pratica dell’aborto volontario, nascondendosi dietro il timore di perdere il posto di medico o d’infermiere; o se ci si fa vaccinare pur sapendo che il vaccino è fabbricato anche con delle cellule staminali provenienti da feti appositamente fatti abortire, allora si fa una scelta precisa: con il Principe del mondo e contro Gesù Cristo, senza vie di mezzo. Non c’è più spazio per le ambiguità, per la misera astuzia di chi vorrebbe tenere il piede in due staffe: o si sta con i figli della luce, o con i figli delle tenebre.

Ora, ci sono due estremi che bisogna evitare, nel corso della guerra che ci vede coinvolti nostro malgrado, e che vorrebbe fare di noi dei combattenti dell’empio esercito delle tenebre contro il Signore della Luce e della Vita. Il primo è quello di sottovalutare la gravità del momento, e soprattutto la pericolosità del nemico. Tutta la cultura moderna, negatrice di ogni realtà di ordine soprannaturale, ci spinge e ci incoraggia in tale direzione; ci suggerisce, con folle irresponsabilità, che dopotutto siamo perfettamente attrezzati, in quanto esseri dotati di ragione, a riconoscere i pericoli e a fronteggiare qualunque situazione, a tenere sotto controllo qualsiasi avversario. Il secondo estremo è quello di sopravvalutare a dismisura la minaccia, di considerarci già sconfitti e perduti, e semmai di riporre ogni speranza in un abbandono passivo e rinunciatario al destino, ignorando l’antico e sempre valido adagio aiutati, che Dio ti aiuta. Questo atteggiamento è assai meno frequente del primo, ma abbiamo la netta sensazione che, quando il gioco si farà veramente duro, e la situazione apparirà disperata anche ai più coraggiosi (coraggio parlando in un senso puramente umano, non però illuminati dalla grazia divina), di colpo la sicurezza di tanti andrà in briciole e vi sarà una brusca inversione, un subitaneo passaggio all’estremo opposto, quello di rassegnarsi all’inevitabile e alzare bandiera bianca davanti al nemico scatenato. In entrambi i casi, il problema fondamentale, come in tutte le guerre, non è di tattica, ma di strategia; e in primo luogo è quello di capire chi è il nemico ultimo, dietro il quale si nascondono i nemici secondari. E ciò per una ragione in fondo molto semplice: l’uomo moderno ha smarrito la giusta mappa concettuale e non possiede più gli strumenti intellettuali e morali per decifrare la realtà e regolarsi di conseguenza. A forza di ragione scientifica ha smarrito il senso comune, e a forza di quotidiane immersioni nel mondo artificiale dei mass-media, si è scollegato dalla realtà. In questo senso, l’uomo moderno è immensamente più fragile e vulnerabile dell’uomo medievale: il quale, vivendo nel contesto di una società fortemente improntata dai valori del cristianesimo, sapeva benissimo chi è il nemico ultimo e sapeva anche con quali strategie tenerlo a bada, e respingere gli attacchi dei nemici secondari. Sopratutto sapeva che il Re dell’universo è Gesù Cristo, e che mentre con il suo aiuto e la sua protezione tutto diviene possibile per gli uomini di buona volontà, senza di Lui o addirittura contro di Lui niente potrebbe mai andare a buon fine, anche per chi disponga dei mezzi più larghi e delle risorse più abbondanti.

Facciamo un esempio: la psicologia e la psichiatria dell’uomo moderno ritengono di disporre di tutte le conoscenze necessarie per diagnosticare e curare, ove una cura sia possibile, i disturbi comportamentali e gran parte di quelli mentali. Lasciamo perdere la psicanalisi, che è pura e semplice magia nera, in quanto evocatrice delle forze infere e che non consiglieremmo di sperimentare neppure al nostro peggior nemico (un discorso analogo si potrebbe fare per la cosiddetta liberazione dell’energia Kundalini nello Yoga tantrico, ma questo è un discorso che non rientra nella presente prospettiva e che ci porterebbe troppo lontano). Per assunto dogmatico, tutta la scienza moderna esclude l’esistenza di energie invisibili operanti dall’esterno nella sfera interiore dell’uomo, a livello spirituale ma anche, in certi casi, a livello fisico: e ciò perché tutta la scienza moderna, medicina compresa, si basa su presupposti grossolanamente materialisti e tendenzialmente ateisti, e non ammette se non quello che si può sperimentare in un laboratorio scientifico, relegando fenomeni come l’ossessione o la possessione diabolica fra le superstizioni del passato, che non meritano minimamente di essere prese sul serio, neppure come remota ipotesi di lavoro. Il risultato è che gran parte della popolazione mondiale è vittima di vessazione demoniaca, che nei casi più gravi diventa ossessione e infine possessione vera e propria; ma nessuno scienziato moderno e nessun intellettuale moderno si sognerebbero mai, non diciamo di riconoscerlo, ma anche solo d’immaginarlo: proprio come nel caso di un uomo che si trovi nel bel mezzo di una foresta primordiale e affermi di non sapere cos’è il muschio, perché non lo ha mai visto. Inutile dire che in tal modo gli uomini moderni si privano da se stessi della capacità di comprendere il mondo in cui vivono e la reale natura delle forze che lo muovono. Di fronte a un evento come quello di Hiroshima del 1945, ad esempio, ricorrono a spiegazioni puramente ed esclusivamente di tipo politico e militare, tutt’al più psicologico; ma non arriverebbero mai e poi mai a sospettare la reale natura delle forze che hanno mosso le menti responsabili dell’ideazione, della realizzazione e dell’impiego della bomba atomica su popolazioni inermi. Ricordiamo le parole ammonitrici di san Paolo (Ef 6, 10-18):

10 Del resto, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. 11 Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate stare saldi contro le insidie del diavolo; 12 il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. 13 Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere. 14 State dunque saldi: prendete la verità per cintura dei vostri fianchi; rivestitevi della corazza della giustizia; 15 mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace; 16 prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno. 17 Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio; 18 pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza.

l’evangelista Giovanni, in maniera se possibile ancor più chiara e lapidaria (1 Gv 5,19):

Noi sappiamo che siamo da Dio, mentre tutto il mondo giace sotto il potere del maligno.

Di che meravigliarsi, allora, per tutto quello che sta accadendo intorno a noi? C’è un aspetto, peraltro, che tende a passare inosservato, mentre è d’importanza decisiva: se questa è una guerra del male contro il bene, allora ogni azione cattiva, ogni parola o pensiero cattivi, sono contributo alla causa del male e rinforzi all’esercito del male; e viceversa. Perciò, prima di preoccuparci delle forze malvagie che abbiamo di fronte (o alle spalle, se si preferisce); oltre a lamentarci e deprecare che le forze del male abbiano acquisito i governi, le amministrazioni pubbliche, le classi produttive e infine anche il clero cattolico, o gran parte di esso, dovremmo preoccuparci seriamente delle forze del male che agiscono dentro di noi, che trovano l’assenso colpevole della nostra volontà, e che fanno di noi, automaticamente, dei figli delle tenebre, che stanno combattendo per la vittoria delle tenebre contro la luce, a dispetto di quel che diciamo e a dispetto di quel che crediamo. In altre parole, è perfettamente inutile preoccuparsi e lanciare chiamate alle armi per il nemico che ci sta aggredendo dal di fuori, se abbiamo spalancato le porte della nostra anima a quello stesso nemico, e ci siamo sottomessi ai suoi voleri nella nostra vita privata. La vita privata del resto è un’espressione approssimativa e il più delle volte usata con una buona dose d’ipocrisia. La verità è che quel che facciamo in privato, quel che diciamo e perfino quel che pensiamo, non resta confinato nella nostra sfera privata: viaggia, si espande, si diffonde intorno a noi. Una parola cattiva può arrivare molto lontano; un’azione cattiva può avere effetti deleteri fino all’altro capo del modo; e un pensiero cattivo genera un campo spirituale negativo, i cui effetti non sono visibili, ma non per questo sono nulli o inoffensivi. Anche i pensieri malvagi fanno male: questo è il principio della magia nera, e infatti gli stregoni sanno molto bene come trasformare i cattivi pensieri in armi per fare del male al prossimo, anche fisicamente, fino al punto di causarne la morte. L’uomo moderno, materialista e falsamente razionalista, resterebbe di stucco se sapesse quel che sanno gli umili missionari che hanno trascorso molti anni della loro vita a stretto contatto con le popolazioni primitive, fra le quali vige ancora, o vigeva fino a pochi anni fa, il potere invisibile, ma temutissimo, degli stregoni. Essi, e pochi viaggiatori e studiosi liberi dai tipici pregiudizi illuministi e positivisti, hanno visto con i loro occhi di cosa è capace la magia nera, che in definitiva si serve di energie psichiche per nuocere alle persone. E la magia nera, in realtà, non esiste solo nelle società tribali, ma anche nella nostra, evoluta e tecnologica: fiorisce all’ombra dei grattacieli e nelle stanze del potere. Dunque non ci si deve stupire se tutto quel che facciamo, diciamo e pensiamo ha una valenza spirituale e degli effetti concreti, sia in un senso che nell’altro: per fortuna, anche nel senso positivo, come ben sa chi conosce anche superficialmente la vita dei santi. I santi sono infatti coloro che si sono affidati interamente alla volontà divina e che, grazie al fatto di essersi spogliati delle brame dell’io e avere indossato la splendente armatura della fede, si sono resi autori di opere straordinarie, guarigioni, profezie, conversioni clamorose, semplicemente aprendosi alla potenza di Dio. Come dice san Giacomo (1 Gc 4,1-10):

1 Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra? 2 Bramate e non riuscite a possedere e uccidete; invidiate e non riuscite ad ottenere, combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; 3 chiedete e non ottenete perché chiedete male, per spendere per i vostri piaceri. Gente infedele! Non sapete che amare il mondo è odiare Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio. 5 O forse pensate che la Scrittura dichiari invano: fino alla gelosia ci ama lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi? Ci dà anzi una grazia più grande; per questo dice:
«Dio resiste ai superbi; agli umili invece dà la sua grazia». 
7 Sottomettetevi dunque a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi. Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi. Purificate le vostre mani, o peccatori, e santificate i vostri cuori, o irresoluti. 9 Gemete sulla vostra miseria, fate lutto e piangete; il vostro riso si muti in lutto e la vostra allegria in tristezza. 10 Umiliatevi davanti al Signore ed egli vi esalterà.

Il segreto è tutto qui: umiliarsi davanti a Dio. Per questo il vicario del diavolo, Bergoglio, dice che Gesù si è fatto uomo per contaminarsi e farsi peccato. Se era peccato Lui, figurarsi cosa siamo noi. Ed è sempre per questo che costui va ripetendo da anni che noi non siamo schiavi, non siamo sudditi del Padre Eterno: lo dice per instillare nel cuore dei fedeli il veleno della superbia. Schiavi, noi? Noi che apparteniamo alla cultura moderna, la cultura dei diritti? Al contrario: noi non siamo da meno di Lui. E quindi Lui non è il Re dell’universo, perché se lo fosse, noi saremmo solo dei sudditi. È lo stesso veleno che il serpente instillò nel cuore di Eva, nel Paradiso Terrestre, quando le disse (Gen 3,4-5):

Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male.

È su questa superbia perversa, su questa invidia rancorosa che il Diavolo fa leva per spingere l’uomo nella guerra contro Dio. E ci è riuscito perfettamente. Tutta la cosiddetta civiltà moderna non è nient’altro che una folle, empia, atroce sfida lanciata dagli uomini contro il loro Creatore, il loro Salvatore e il loro Redentore. Ma a fomentare il loro spirito di ribellione, a suscitare la loro empietà è l’antico nemico, il grande Calunniatore. C’è la sua mano dietro il male del mondo. A volte direttamente, come dietro certi delitti orrendi e inspiegabili, o come dietro certe decisioni politico-militari che inondano il mondo di sangue innocente. Altre volte indirettamente, dietro la vita disordinata e le azioni dissolute di tanti uomini e donne anonimi, persi nella folla: i quali tutti insieme, però, formano una massa critica sufficiente a sospingere l’intera società verso l’orlo dell’abisso. Per fortuna ci sono le preghiere, ci sono le azioni buone e le parole buone di tanti altri uomini e donne di buona volontà, i quali, pur coi loro umani difetti e le loro umane debolezze, hanno scelto chiaramente da che parte stare nella guerra in corso: dalla parte di Colui che è la Luce e contro il regno delle tenebre.

Del 27 Febbraio 2021

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