lunedì, 20 Settembre 2021
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Una Sinistra con la “s” minuscola di Michele Rallo

L’intergruppo parlamentare unico PD-5S-LEU? Iniziativa strampalata, già cestinata alla Camera: una vera e propria tranvata per il padre nobile dell’operazione, quel povero Giuseppi che, credendosi Napoleone, si vede giá nelle vesti di condottiero del “fronte progressista”, secondo l’intuizione geniale di quel titáno della politica che risponde al nome di Nicola Zingaretti. Le opinioni eretiche di Michele Rallo

Se dovessi stilare un elenco delle colpe della cosiddetta sinistra di oggi (e uso volutamente la “s” minuscola) metterei certamente al primo posto il tradimento degli ideali della Sinistra (con la “S” maiuscola), e cioé – semplificando ma non banalizzando – la difesa degli interessi delle classi meno abbienti. La sinistra attuale é passata quasi al completo nel campo della destra peggiore (e anche qui uso la minuscola); la destra dei padroni del mondo, delle duecento famiglie, delle élites finanziarie, dei centri di potere occulti; quella che rivendica le cessioni di sovranitá degli Stati in favore di organismi sovranazionali, che opera per la cancellazione delle identitá etnico-etiche dei popoli attraverso l’ingegneria etnica delle migrazioni pilotate, che pretende il massacro sociale in nome delle riforme “necessarie”, necessarie – cioé – a garantire il dominio incontrastato di poteri fortissimi e mefitici.

Al secondo posto di questa immaginaria graduatoria, metterei certamente la incapacitá della sinistra a giustificare questo ruolo contronatura di fronte a quello che dovrebbe essere il suo elettorato naturale, storico; un elettorato che ormai trova rappresentanza e difesa migliori da parte della Destra politica, specie della “Destra sociale” di antica tradizione missina.

Da qui, gli sforzi di una pseudosinistra riverniciata per criminalizzare e, anzi, per demonizzare l’avversario, attraverso una campagna permanente di diffamazioni e di menzogne. Premessa indispensabile di tale campagna é una lettura distorta della storia, in modo da ricavarne il cliché di un nemico ideale, da ammannire all’opinione pubblica – attraverso la complicitá dei media della destra economica – come “il cattivo”, come il male assoluto: oggi il fascista, anzi il nazifascista, il razzista e, piú indietro nel tempo, i politici dell’epoca di Giulio Cesare o di quella di Cristoforo Colombo. Gli stessi media degli stessi padroni – sia detto per inciso – che fino a non moltissimi anni fa identificavano il male assoluto nei bolscevichi delle carneficine rivoluzionarie, nei comunisti “che mangiano i bambini”, o negli anarchici senza-Dio che “mettono le bombe nelle case della povera gente”.

Ottenuta cosí l’immagine di un nemico-tipo, il passo seguente é quello di trasferire tale immagine dal passato al presente, e di identificarla con l’avversario che puó danneggiare elettoralmente la sinistra; specie con l’avversario, o meglio con il “nemico”, che al momento sembra piú temibile, che appare piú capace di ottenere un vasto consenso. E, guarda caso, in tutto il mondo il cattivone é sempre un esponente del campo avverso che vince o che puó vincere nell’immediato futuro: Trump in America, Putin in Russia, Johnson in Inghilterra, Le Pen in Francia. E in Italia? sotto a chi tocca: ieri al cattivo Berlusconi (ma il convertito Fini era buono), oggi al cattivo Salvini (ma il remissivo Giorgetti é buono), domani alla cattivissima Meloni (talmente cattiva da non lasciare spazio per un buono alternativo).

Il passo successivo é conseguenziale. Poiché l’avversario é la riproposizione del male assoluto, bisogna impedirgli con qualsiasi mezzo di ottenere il potere. É quindi lecito, anzi doveroso, impedire che il popolo possa esprimersi con libere elezioni fino a quando i sondaggi continueranno a indicare un vantaggio dei nemici. Da qui – per esempio – la formazione di maggioranze governative da Mille e una Notte: come quella – propiziata da Renzi e Grillo – fra due partiti nemici per la pelle (PD e Cinque Stelle) e con un Presidente del Consiglio che era lo stesso che aveva presieduto il precedente governo con i cattivoni di turno.

Cosí come é lecito – per questa sinistra antipopolare e antidemocratica – chiedere di cambiare la legge elettorale alla vigilia del voto, cercando di modificare le regole in modo da disegnare una piú favorevole ripartizione dei seggi. E, avendo i sondaggi certificato che “le destre” vincerebbero anche con la riforma elettorale, é altresí lecito andare al governo anche in alleanza con Salvini e Berlusconi. Tutto, assolutamente tutto pur di non andare al voto e di non dare la parola al popolo sovrano.

L’importante é guadagnare tempo, almeno fino al semestre bianco e poi all’elezione del Presidente della Repubblica. Sperando che il successore di Mattarella possa fare il miracolo di impedire la vittoria dei cattivoni. O, se non dovesse riuscirci, di impedire almeno che, dopo le elezioni, possa nascere un governo che rispetti la volontá del popolo italiano. E la volontá del nostro popolo – lo sanno benissimo anche a sinistra – ha due capisaldi: fermare l’immigrazione e difendere gli interessi nazionali di fronte ad una Unione Europea che ci é ostile.

L’importante – ripeto – é guadagnare tempo. Da qui al 2023 possono succedere tante cose. La coalizione nemica si potrebbe sfaldare, o la Lega potrebbe tornare ad essere il guscio vuoto “padano” dei tempi di Bossi, o – Palamara docet – si potrebbe organizzare una qualche manovra giudiziaria contro Fratelli d’Italia, magari con l’aiutino di qualche provvidenziale trasmissione televisiva “d’inchiesta”.

Nelle more, si dá spazio alle manovre piú spericolate, che mirano alla creazione di una alleanza organica di PD e grillini residui (forse un listone unico) da contrapporre alla coalizione delle destre alle prossime elezioni. Il massimo teorizzatore del cartello PD-5S (con l’aggiunta di LEU) é il fratello meno sveglio di Montalbano: non certo nella prospettiva di una vittoria, ma piú probabilmente nella speranza di poter attribuire la sconfitta annunciata del PD alla responsabilitá dei compagni di strada grillini. A Crimi e Di Maio un progetto del genere va benissimo, perché cosí loro potrebbero fare altrettanto, indicando nei piddini i responsabili dell’inevitabile débâcle. Idem per quell’oggetto misterioso che é LEU.

Le prove generali di questa singolare  alleanza le hanno giá fatte martedí scorso al Senato, con l’annunzio di voler creare un intergruppo parlamentare unico PD-5S-LEU. Iniziativa strampalata, che appena un giorno dopo é stata cestinata alla Camera. Una vera e propria tranvata per il padre nobile dell’operazione intergruppo: quel povero Giuseppi che, credendosi Napoleone, si vede giá nelle vesti di condottiero del “fronte progressista”, secondo l’intuizione geniale di quel titáno della politica che risponde al nome di Nicola Zingaretti.

Povera sinistra. Sempre piú con la “s” minuscola.

Del 27 Febbraio 2021

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