martedì, 21 Settembre 2021
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Due Destre: La maiuscola e la Miniscola di Michele Rallo

“Una sinistra con la s minuscola”, titolavo l’articolo della settimana scorsa, evidenziando il passaggio dell’ex PCI-PDS-DS nel campo dell’estrema destra economica di Soros e della globalizzazione finanziaria.

E la destra? Siamo sicuri che quella parte politica possa continuare a fregiarsi della D maiuscola? che anch’essa non si sia lasciata contaminare dalla moda globalizzatrice, dal cosmopolitismo d’accatto, dalle parole d’ordine piú ridicole (gender, “muri” da abbattere, “cancel culture”) imposte dai padroni del mondo? che anch’essa non si sia convertita al massacro sociale in nome dell’Europa e dei mercati?

Quesíto complesso, articolato, cui mi permetto di rispondere in modo non univoco: si, da una parte; no, dall’altra.

Il “si” riguarda la Destra politica, storicamente assai distante dalla Destra economica. Perché? Perché la Destra politica é stata sempre un po’… di sinistra. Sempre, fin dai suoi esordi, nella Francia di fine ’800, fra gli epigoni del bonapartismo e del boulangismo.

Quando questa Destra politica si fece Stato nell’epoca del fascismo (e dei fascismi), le sue connotazioni di sinistra sociale (nei fatti, non negli slogan) si fecero piú nette, piú precise, con l’adozione di una legislazione sociale che l’Europa delle “grandi democrazie occidentali” non si sognava nemmeno: dalla tutela di donne e minori alla assistenza sanitaria gratuita per i bisognosi, dagli assegni familiari alla cassa integrazione, dalla “economia mista” alla grande campagna di opere pubbliche per sconfiggere la disoccupazione, dalla creazione di un avveniristico sistema pensionistico alla nazionalizzazione del sistema bancario. E quando, a partire dal 1929, i grandi e potenti Stati Uniti d’America vennero messi in ginocchio dalla “Grande Depressione”, fu la sinistra americana del tempo, quella di Roosevelt e del Partito Democratico, ad ispirarsi – dichiaratamente – alle ricette del fascismo italiano per battere la crisi; mentre la destra di Hoover e del Partito Repubblicano si aggrappava disperatamente ai cánoni di un liberismo economico che era perdente e superato giá allora. Gli stessi arcaici cánoni liberisti – dico per inciso – che oggi vogliono ammannirci come la quintessenza della modernitá e dell’efficientismo.

In epoca post-fascista, questa connotazione sociale, popolare é rimasta a caratterizzare – piú o meno marcatamente – le varie formazioni politiche che nel tempo hanno rappresentato la Destra politica italiana: il primo MSI reducistico, poi il MSI-Destra Nazionale di Almirante, indi Alleanza Nazionale e, infine, Fratelli d’Italia. Peraltro, quando altre formazioni hanno voluto giocare un ruolo incisivo sul versante destro della politica italiana, sono state costrette ad abbracciare le posizioni popolari e populiste della Destra politica: penso al Berlusconi del 1994, o al Salvini di questi ultimi anni, fino a prima della confluenza nella maggioranza draghista.

A mio personale parere – in conclusione – la Destra politica di discendenza missina puó orgogliosamente mantenere la “D” maiuscola, perché – pur talora con qualche esitazione – ha conservato l’essenza della sua identitá: la coniugazione – cioé – dei valori di una Destra tradizionale (“Dio, Patria, Famiglia”, per dirla col Mazzini) con quelli di una Sinistra sociale non classista (e quindi antimarxista).

Discorso completamente diverso va fatto con l’altra destra, quella che si cela dietro l’etichetta cangiante di “moderata” e che – in sostanza – rappresenta una eterna e vecchissima destra; assai simile a quella che nell’America degli anni ’30 pensava di poter battere la Grande Depressione con le ricette liberiste, con il laissez faire, lasciate fare, nella convinzione – sbagliata – che i mercati avrebbero trovato da soli la strada per riportare il paese alla normalitá. La crisi, invece, fu battuta con le ricette di una Sinistra un po’… di destra: nazionalismo economico, statalismo illuminato, economia mista, lotta senza quartiere alla disoccupazione, sostegni alle aziende e alle famiglie rovinate dalla crisi.

Attualizzate e tradotte nel linguaggio politico degli anni ’2000, queste istanze potrebbero riassumersi in una sola parola: sovranismo. Piú la Destra difenderá le ragioni del sovranismo, piú avrá il coraggio di mantenere fede alle sue radici nazionali, sociali e popolari, e piú questa Destra potrá orgogliosamente fregiarsi dell’iniziale maiuscola.

Viceversa, piú una certa destra vorrá rendersi “presentabile”, bene accetta all’alta finanza ed alle sue proiezioni istituzionali e politiche (dal Fondo Monetario Internazionale all’Unione Europea), e piú dovrá rassegnarsi ad essere una destra d’accatto e di retroguardia, “moderata” come si dice oggi, una destrina con la “d” minuscola, buona soltanto per fungere da comodo contraltare ad una sinistrina che, parimenti, ha rinunziato a difendere gli interessi reali del popolo italiano.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 05 Marzo 2021

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