lunedì, 14 Giugno 2021
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La Rai e il “Vilipendio alla bandiera” a San Remo di Andrea Cionci

Calmati da poco gli entusiasmi per Sanremo, occorre fare un attimo mente locale.

C’è un paese il quale, nell’anno in cui si ricorda il Centenario del suo Milite Ignoto, simbolo di circa un milione di morti militari, la tv di Stato consente a un cantante di gettare per terra la bandiera nazionale, al suono di uno storpiato Inno.

La domanda è: si può configurare un reato, per esempio l’art 292 del Codice penale sul Vilipendio alla bandiera?  

La risposta è affermativa, come conferma il chiarimento dell’avvocato milanese Alberto Manzini che spiega come un reato simile possa comportare una multa fino a 10.000 euro, (se è stato prodotto all’interno di una pubblica ricorrenza) e fino a due anni di reclusione.

Per ora, l’On. Edmondo Cirielli,  Questore della Camera dei Deputati (FdI) ha annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare al Governo: “Non è accettabile che, durante un evento così importante come il Festival di Sanremo, si sia consentito ad un cantante di compiere un gesto offensivo verso ciò che rappresenta il nostro Tricolore”.

Da parte sua, l’Associazione Nazionale Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica ha appena scritto alla Direzione generale della Rai: “Pur riconoscendo la piena libertà di espressione artistica […] era prevedibile che quel trattamento riservato alla Bandiera avrebbe sconcertato una fetta di popolazione fortemente ancorata a sentimenti di rispetto per i simboli della Patria, spesso legati a vicende personali o familiari”.

Pasquale Trabucco, tenente della Folgore in congedo, che da anni si batte con il suo Comitato per il ripristino del 4 novembre come festa nazionale  e che ha portato il Tricolore a piedi per tutta l’Italia (Qui:https://www.liberoquotidiano.it/articolo_blog/blog/andrea-cionci/25298944/comitato-pasquale-trabucco-italia-a-piedi-predoi-capo-passero-tricolore-per-4-novembre-festa-nazionale-non-mobile-come-2-giu.html ) si è presentato questa mattina in Viale Mazzini, con il Tricolore, chiedendo di poter interloquire col Direttore generale della Rai Alberto Matassino e far educatamente presenti le sue rimostranze e ricordare il significato che riveste la Bandiera italiana. Ha aspettato tre ore nella speranza di essere ricevuto, ma invano.

In molti commenteranno: “Eh, ma queste proteste non fanno altro che dar pubblicità ai provocatori”. Questo è vero solo in parte, ad esempio, se la polemica resta unicamente a livello di gossip e chiacchiericcio. Se invece la risposta assume automaticamente tratti legali, con querele,  denunce penali o civili, la questione cambia aspetto. Le grane giudiziarie non piacciono a nessuno, nemmeno ai ricchi e ai potenti.

(Qualche volta funziona: l’ottobre scorso un rapper che aveva girato un video ballando sopra il Sacrario di Redipuglia è stato condannato a otto mesi di reclusione, poi mutati in 25.000 euro di multa).

La dimostrazione migliore dell’efficacia di tali risposte è offerta da alcune “minoranze”, come ad esempio le comunità israelitiche, le quali, con una capacità di reazione molto spiccata, non esitano ad avvalersi della Legge Mancino o di altri strumenti legali per rifarsi contro chiunque operi forme di revisione storica sulla loro memoria o, semplicemente, offra il fianco alla minima accusa di antisemitismo. Anche le stesse comunità Lgbt sono quasi altrettanto reattive.

Infatti, è forse plausibile immaginare un concorrente di Sanremo mentre getta a terra la bandiera biancoazzurra con la stella di Davide, o la bandiera arcobaleno, magari baciando subito dopo una bella ragazza?

Quindi, proprio il fatto che i semplici cittadini onesti e/o fedeli alla Costituzione scelgano anch’essi la strada della querela per ripristinare i loro diritti e la legalità, sicuramente innalzerà il livello di soglia di attenzione di “performers” ristabilendo un equo rapporto di forze, ricordando a tutti che a volte, contano anche i diritti della maggioranza.

Andrea Cionci

Riportiamo di seguito il contributo dell’Avv. Alberto Manzini

*Chi offende il tricolore (vilipendio), inteso come bandiera nazionale, commette reato che viene sanzionato in modo diverso a seconda della condotta: con una pena più lieve per chi proferisce espressioni ingiuriose contro la bandiera (multa da 1.000 a 5.000 euro oppure fino a 10.000 nel caso in cui il fatto sia commesso nel corso di una pubblica ricorrenza o una cerimonia ufficiale); con una pena più pesante per chi invece passa dalle parole ai fatti e quindi distrugge, rovina o sporca intenzionalmente la bandiera italiana (reclusione fino a 2 anni). Così sancisce l’l’articolo 292 del Codice Penale.

I precedenti della Corte di Cassazione consentono di delineare con precisione i confini del reato in questione.  Ai fini dell’illecito penale  «è necessario che la condotta si concretizzi in un atto di denigrazione di una bandiera nazionale e non anche di un’altra cosa che ne riporta i colori» (Cass. n. 23690/2011). Ai fini dell’integrazione del reato di vilipendio alla bandiera, è, quindi, necessario un atto di denigrazione o di disprezzo strettamente nei confronti della bandiera nazionale, essendo invece inidonea a tal fine, una condotta aggressiva  direttamente rivolta nei confronti dei colori nazionali raffigurati su cosa diversa dalla bandiera. 

Ciò in quanto la bandiera nazionale è penalmente tutelata , non come oggetto in sé, ma per il suo valore simbolico suscettibile di essere leso anche da manifestazioni verbali di disprezzo (Cass. 48902/2013).

In tal senso la Cassazione ha recentemente stabilito che,  per integrare l’illecito penale, basta anche una semplice raffigurazione: un disegno della bandiera danneggiata, strappata o raffigurata come sudiciume (Cass. n. 316/2021).

Tale sentenza estende, quindi, il reato di vilipendio alla bandiera italiana a tutte le condotte poste non solo sulla bandiera “fisica” ma anche attraverso l’ausilio di disegni, come quando il tricolore viene raffigurato, ad esempio su manifesti, e non utilizzato materialmente. 

E’ evidente quindi l’intento delle corti di difendere, in maniera lata, il valore simbolico della bandiera italiana, quale simbolo dell’unità nazionale e delle istituzioni repubblicane che essa rappresenta.

La libera manifestazione del pensiero non può degenerare nell’insulto al simbolo dello Stato italiano che è considerato meritevole della tutela fornita dalla Carta Costituzionale che, con l’articolo 12, sancisce i principi fondamentali della Repubblica. 

Avv. Alberto Manzini

Vedi anche il blog su Libero di Andrea Cionci: https://www.liberoquotidiano.it/blog/andrea-cionci/

Nella foto (Libero) Pasquale Trabucco, tenente della Folgore in congedo del Comitato per il ripristino del 4 novembre come festa nazionale

Del 10 Marzo 2021

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