lunedì, 14 Giugno 2021
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Ecco la ragione vera della nostra auto-degradazione di Francesco Lamendola

Gli uomini contemporanei hanno peccato due volte: perché hanno disprezzato la Verità e perché, pur avendola conosciuta si sono comportati come se ciò non fosse mai avvenuto di Francesco Lamendola

Sarebbe comodo, e in buona sostanza consolatorio, pensare che tutto quel che ci sta accadendo da più di un anno a questa parte – il terrore seminato dai mass-media prezzolati, la falsa pandemia, la fraudolenta emergenza sanitaria, la quotidiana mortificazione della libertà di movimento, di poter lavorare, di coltivare dei normali rapporti sociali – è frutto di un attacco esterno, di una manovra concepita da qualcuno, senza che noi vi avessimo alcuna parte. La realtà è diversa: siamo, sì, delle vittime, ma siamo al tempo stesso anche dei complici; e se ciò significa che siamo dei complici che agiscono contro se stessi, ebbene, ciò attesta solamente fino che punto di confusione e perdita dell’istinto di conservazione siamo arrivati. L’attacco viene dall’esterno, questo è vero, e c’è qualcuno, là fuori, che ha concepito la strategia che attualmente ci sta stritolando; tuttavia, a ben guardare, qual motivo di meraviglia abbiamo? Il nemico esiste, e sta facendo il suo lavoro come ieri, come sempre; ora sta tirando le somme di una lunga e abile manovra, resa più facile dal fatto che noi non abbiamo fatto il nostro: quello di vegliare e tenerci pronti a respingere l’assalto. Ci siamo addormentati, puramente e semplicemente; o forse qualcuno ci ha fatti addormentare. Si ricordi la misteriosa e invincibile sonnolenza che colpì gli Apostoli al termine dell’Ultima Cena, e specialmente i tre che avrebbero dovuto vegliare e pregare accanto a Gesù, nell’orto degli ulivi: Pietro, Giacomo e Giovanni (Mt 26,36-46):

36 Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». 37 E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia. 38 Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». 39 E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». 40 Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me? 41 Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». 42 E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà». 43 E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. 44 E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. 45 Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l’ora nella quale il Figlio dell’uomo sarà consegnato in mano ai peccatori46 Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina».

E tuttavia, anche ammettendo che la loro e la nostra sonnolenza sono state in qualche modo causate, o favorite, dalle potenze preternaturali che stanno sempre in agguato di ogni nostra debolezza, per sfruttarla prontamente a nostro danno e separarci dall’Amore divino, resta il fatto che vi è stata, appunto, una debolezza colpevole da parte nostra: non ci saremmo addormentati, se avessimo fatto ciò che era giusto. La nostra debolezza è stata un’attenuazione o una perdita della fede: la stessa che ci ha condotti, di compromesso in compromesso, a dire di sì, o quanto meno a non dire di no, a tutta una serie di consuetudini, e alla fine di leggi regolarmente votate e approvate in Parlamento, del tutto contrarie alla verità della ragione naturale e della Rivelazione celeste, come l’aborto e l’eutanasia. Né ora ci troveremmo nella condizione umiliante di lasciarci trattare come delinquenti condannati alla residenza obbligata, dai miseri esecutori di un potere anticristico globale che, col pretesto di difendere la nostra sicurezza e la nostra vita, cerca d’imporci il vaccino per contaminarci con le cellule di quegli stessi feti abortiti, affinché l’opera del Diavolo sia completa e la vittoria di Satana rifulga piena e totale, se la nostra fede fosse rimasta viva e non si fosse invece indebolita e sgretolata un po’ alla volta, giorno dopo giorno.

Lo sfilacciamento progressivo e infine la perdita della fede sono stati il punto d’arrivo di una nostra debolezza, coltivata con maligna perseveranza; e tale debolezza ha un nome preciso, un nome che oggi si sente pronunciare sempre più di rado, anche dalle labbra dei consacrati: peccato. Aver conosciuto la Verità e averla respinta, o, il che è praticamente la stessa cosa, averla lasciata avvizzire e inaridire nella nostra anima, per egoismo e brama di fare ciò che piace al mondo, questo non si può definire come una semplice debolezza: è una debolezza morale voluta e consapevole, dunque un rifiuto perverso del Bene. Questo è il peccato, non ci sono scappatoie. Il fatto che un clero apostatico e fraudolento parli continuamente di fragilità invece che di peccato, e tenti di persuaderci che ogni nostra fragilità trova comprensione e perdono “automatico” da parte di Dio, a causa della complessità delle situazioni nelle quali ci troviamo a vivere, non significa affatto che le cose stiano realmente così. Questa è la versione manipolata e capovolta del santo Vangelo, che il signor Bergoglio e i suoi accoliti stanno provando a rifilarci da otto anni, ad esempio con la perfida e menzognera “enciclica” Amoris laetitia; ma il male parte da più indietro ancora, parte dal Concilio (o piuttosto conciliabolo) Vaticano II, vale a dire da più di cinquant’anni. E in questi conquant’anni, noi dove eravamo? I cattolici dov’erano, cosa facevano? Cosa faceva, cosa diceva il clero, cosa dicevano i membri degli ordini religiosi? Andava tutto bene? Oggi, per citarne una, arriva la notizia che il nuovo presidente dell’Istituto di Scienze matrimoniali e familiari, comunemente noto come Istituto per la Famiglia, fondato da Giovanni Paolo II nel 1981, sarà monsignor Philippe Bordeyne: un ammiratore di Amoris laetitia e critico severo di Humanae vitae. Vale a dire un uomo che ha già mostrato di considerare “superata” la banale famiglia tradizionale e piccolo borghese, formata da un uomo e una donna che si sono sposati davanti a Dio e agli uomini, e hanno messo al mondo una prole, in nome dell’apertura alla molteplicità di realtà “familiari” che  ormai formano il paesaggio abituale della società contemporanea, a cominciare dalle cosiddette famiglie arcobaleno, a lui tanto care, essendo un omosessualista convinto. Ebbene, di che stupirsi, di che scandalizzarsi? Sono anni che il clero neomodernista ha imboccato questa strada; se vogliamo essere sinceri, dobbiamo riconoscere che i cattolici hanno lasciato fare e tutt’al più, quando era troppo, hanno voltato la testa dall’altra parte. Però non hanno mai reagito, non hanno mai protestato, non hanno mai espresso un chiaro e fermo dissenso, tranne una minoranza infinitesimale. Che facevano i fedeli di Terni, quando l’allora vescovo Vincenzo Paglia “abbelliva” il duomo della loro città con un enorme, orrido e sacrilego affresco omosessualista, in cui l’osceno “artista” giungeva a un tale punto di turpitudine da raffigurare in maniera gravemente sconveniente, per non dire blasfema, il nostro Signore Gesù Cristo; e mentre lo stesso monsignor Paglia si faceva ritrarre in mezzo alla folla dei pervertiti che ammiccano e si brancicano l’un altro, in una vera e propria apoteosi del peccato contro natura, mentre il Cristo, appunto, li salva e li redime, senza ombra di pentimento da parte loro, innalzandoli fino a Sé per mezzo d’una gigantesca rete da pescatori, il tutto sotto lo sguardo compiaciuto di alcuni angeli che paiono, in verità, dei demoni degni di figurare nell’Inferno dantesco? Si potrebbero fare migliaia, milioni di esempi della sfacciata deriva anticristica di un clero che pur continua a fregiarsi, per una forma di diabolica astuzia, onde meglio ingannare gli sprovveduti e gli sciocchi, del nome di cattolico. Perciò, se non ci siamo accorti di nulla, e solo adesso, davanti alle bestemmie palesi e dalle eresie conclamate del signor Bergoglio, alziamo qualche timida protesta e cominciamo ad agitarci, come le pecore che fremono annusando nell’aria l’odore del lupo che si avvicina, la verità è che non abbiamo voluto vedere, né sentire, né comprendere.

Vogliamo perciò ribadire il concetto: il torpore, l’inerzia, la pusillanimità, il conformismo, tutto questo, quando assume le dimensioni di un tradimento della Verità, ha un nome solo: peccato. Gli uomini contemporanei hanno peccato due volte: perché hanno disprezzato la Verità e perché, pur avendola ricevuta e conosciuta, si sono comportati come se ciò non fosse mai avvenuto. Negare il dovuto omaggio e il dovuto ringraziamento al Creatore di tutte le cose belle che esistono intorno a noi; rifiutare di riconoscere che Lui, e Lui solo, è il perfettissimo autore di tanta bellezza, sapienza e bontà; rigettare da sé quella Verità che si può sfiorare con il retto uso della ragione naturale, e pienamente comprendere con l’ausilio della divina Rivelazione: tutto questo non è solo un peccato di omissione, ma è un peccato di natura attiva ed estremamente malefica. È paragonabile al comportamento dei vignaiolo omicidi, i quali non solo non vollero consegnare la giusta parte del raccolto al padrone, e ignorarono i messaggi dei suoi servitori, ma uccisero intenzionalmente il suo unico Figlio, allo scopo di divenire padroni, per sempre, di quella vigna che avevano ricevuto solamente in usufrutto, e della quale con perfida ingiustizia si erano impossessati. In altre parole, il cristiano che rifiuta di rendere onore al Signore del quale ha conosciuto la Verità, la Via e la Vita, è un omicida, perché ha lasciato che il suo cuore e la sua mente venissero avvelenati dai perfidi suggerimenti del Nemico per antonomasia, colui che è omicida fin dal principio e ispirò ad Eva il Peccato originale, e a Caino il primo fratricidio della storia. Come dice san Paolo (Rm 1,18-22):

18 In realtà l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, 19 poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. 20 Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; 21 essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. 22 Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti…

È possibile, forse addirittura, probabile, che sia questo il peccato contro lo Spirito Santo, che Gesù afferma non verrà perdonato (cfr Mt 12,32). Egli, nel concludere la sua missione terrena, ha promesso e subito dopo inviato lo Spirito Santo quale Paraclito (avvocato, difensore) e Consolatore, destinato a svolgere la stessa funzione della Sua presenza: confortare gli animi e illuminare le menti e i cuori per renderli capaci di accogliere custodire la Verità ed ispirare la loro lingua al momento di testimoniarla e difenderla. Pertanto chi ignora, disprezza e rifiuta la Verità portata dallo Spirito Santo, cade in un peccato ancor più grave di chi non volle riconoscere Cristo come il Figlio di Dio, secondo le parole stesse del Vangelo (Mt 12, 31-32):

31Perciò io vi dico: Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. 32A chiunque parlerà male del Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro.

Ma come! C’è dunque un peccato che non verrà mai perdonato? Eppure da anni il clero infedele ci dice e ci ripete che tutti i peccati verranno rimessi, perfino se manca la condizione indispensabile per il perdono, il pentimento; al massimo, ha detto il signor Bergoglio al signor Scalfari in un loro conciliabolo semi-privato, poi pateticamente smentito dall’Ufficio stampa vaticano, le anime più nere saranno annichilite e di loro non rimarrà nulla dopo la morte: un’idea, questa, totalmente eretica e inequivocabilmente non cattolica. Pertanto, secondo il signore argentino vestito di bianco, non esistono l’Inferno e il Paradiso, tanto meno il Purgatorio; esiste solo il Paradiso, il che è oltretutto una contraddizione in termini. Il Paradiso infatti consiste nel contemplare e partecipare alla sfolgorante gloria dell’Altissimo; ma se tutte le anime indistintamente vi saranno ammesse, a che scopo la Chiesa insegna, sul fondamento della Scrittura e della Tradizione, che la vita è un combattimento spirituale fra il bene e il male e bisogna scegliere fa i due schieramenti, perché da tale decisione dipende il nostro destino eterno? Gesù è la luce che viene nel mondo (cfr. Gv 1, 4-13), e lo Spirito è la Presenza viva di Dio nel cuore degli uomini. Perciò l’umanità si divide fra quanti accolgono la luce e ne divengono figli, e quanti la rifiutano e sono perciò i figli delle tenebre. È tutto molto semplice, come insegnava il buon vecchio Catechismo di san Pio X. Ai dotti teologi neomodernisti questa semplicità spiace? Tanto peggio per loro. Farebbero bene a rileggere le parole di Gesù: Se non vi farete piccoli come questi bambini, non entrerete nel regno dei Cieli (Mt 18,3); e Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agl’intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre: perché così è piaciuto a Te (id 11,25-26).

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 15 Marzo 2021

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