martedì, 15 Giugno 2021
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L’Europa che non c’è di Adriano Tilgher

Credo che sia necessario portare chiarezza su un tema di cui tutti, o quasi tutti, parlano a sproposito: l’Europa.

E’ ormai da tempo che non affronto questo tema ma mi sembra necessario ribadire alcuni concetti base che i più fingono di non capire.

La prima considerazione, la più semplice, ma quella su cui giocano più sporco, è che l’Europa, come nazione, non esiste. Questo è talmente evidente che nessuno elegge un Presidente o propone e accetta un re o un imperatore dell’Europa, né esistono altri elementi significativi o caratterizzanti un’ipotetica unità delle nazioni europee.

Esistono soltanto alcune strutture, assurte, impropriamente, a ruolo di istituzioni europee, che vivono di vita propria completamente distanti e distaccate dalla volontà dei popoli e anche dalle istituzioni elettive delle singole nazioni europee, come la BCE (Banca Centrale Europea), che ha l’enorme potere di battere, a suo piacere, la moneta unica che vale per tutti i cittadini europei. Poi vi sono altre istituzioni, come il parlamento europeo, che è sicuramente espressione dei popoli europei, ma il cui potere è pressoché nullo e imbrigliato in schematismi e formalismi che ne depotenziano l’operatività.

Però, il vero punto debole per cui l’Unione Europea (UE) non può essere considerata l’Europa è che non esiste un’unità politica, non vi sono istituzioni autenticamente unitarie che rappresentino la volontà dei popoli che la compongono.

Invece sarebbe importante una vera unità europea perché ne esistono i presupposti culturali e le esigenze geopolitiche.

Nessuno può mettere in dubbio la forza e la potenza unica ed irripetibile della cultura europea; l’unico aspetto di debolezza è la mancanza di una lingua unitaria che purtroppo ha consentito che l’inglese, una lingua barbara, ma soprattutto la lingua dell’impero americano, divenisse la lingua principale della UE. Ulteriore elemento per mettere ampie riserve sull’utilità reale della UE per i popoli europei.

Così come anche la considerazione, che gli equilibri planetari siano nelle mani di nazioni di dimensioni continentali, ci deve convincere della necessità di collegarci in una nazione europea unita politicamente per poter diventare un interlocutore valido e riconosciuto per gli equilibri del mondo.

La necessità di tornare all’antica cultura d’Europa, che ha posto al centro della società l’essere umano con i suoi valori morali e spirituali, deriva dal bisogno di risposte che tutta l’umanità attende per fuggire dalle ignobili conseguenze che il liberismo economicista e la globalizzazione culturale hanno portato nella vita odierna.

Certo, l’Europa tutta deve fare i conti con la sua storia, costellata di enormi e cruente guerre civili, che hanno consentito ai barbari di diventare dominanti e di porre il denaro come unica unità di misura dei valori umani.

L’importante è capire che la UE non è l’Europa e quando ci dicono l’Europa ha detto, l’Europa ha scritto, dicono una grande menzogna voluta dal nemico per non far nascere la vera Europa di cui hanno paura.

Partire da queste piccole cose, ricreare le nazioni individuando lo spirito nazionale attraverso una riscoperta dell’identità dei vari popoli europei per poi farli trascendere in un’identità superiore europea, è il cammino necessario per il futuro dell’umanità.

Vedi anche: http://www.ilpensieroforte.it/

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 12 Marzo 2021

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