domenica, 13 Giugno 2021
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Il dispositivo di ripartenza e resilienza: ovvero il commissariamento dell’Italia di Daniele Trabucco

Il regolamento UE n. 241/2021 del Parlamento e del Consiglio ha istituito il dispositivo per la ripartenza e la resilienza, il più importante strumento del Next Generation EU, il cui fine è quello di aiutare gli Stati membri a reagire con maggiore efficacia e in modo equo e inclusivo agli shock e a registrare una più rapida ripresa a seguito della crisi economico-sociale causata dal Covid-19. Ora, al di là del fatto che i prestiti e le sovvenzioni che arriveranno dall’Unione dovranno essere restituiti sia pure a lungo termine e con modalità differenti (il tutto si deve realizzare «attraverso i futuri bilanci dell’Unione europea non prima del 2028 e non oltre il 2058»), il regolamento attribuisce alla Commissione un ampio potere di valutazione del piano dal quale dipende o meno l’approvazione definitiva da parte del Consiglio mediante decisione di esecuzione.

In altri termini, al di là della previsione del lavoro in «stretta collaborazione con lo Stato» (art. 19, paragrafo 1), l’organo esecutivo e propulsore del processo legislativo europeo di fatto deciderà quali piani degli Stati soddisferanno o meno i criteri di efficacia, pertinenza, coerenza etc.…

Inoltre, non solo l’Unione, attraverso i suoi organi, potrà sindacare le scelte dei singoli ordinamenti nazionali anche in ambiti di spettanza non comunitaria, ma il suo ruolo si spingerà pure a stabilire se eventuali richieste di modifica del piano saranno o meno giustificabili. La residua «membrana» delle sovranità statali verrà, dunque, completamente cancellata.

Anche la previsione secondo cui, al termine di programmazione nel 2026, l’utilizzo delle risorse di questo nuovo strumento porterà il PIL dell’Italia in aumento di 2,5 punti percentuali è tutta da dimostrare, dipendendo dalle caratteristiche qualitative della spesa le quali, al momento di definizione del piano, non sono prevedibili.

E che cosa accadrà quando il Patto di stabilità e crescita, ad oggi solo sospeso, tornerà ad essere in vigore nel 2023? L’applicazione della «clausola di fuga» non deve, infatti, mettere a repentaglio la sostenibilità di bilancio. Pertanto, la sua attivazione rischia di amplificare le divergenze già esistenti all’interno dell’Eurozona, poiché per alcuni Paesi, e in particolare per l’Italia, l’indebolimento dell’economia sarà più intenso alla fine della pandemia.

A quel punto, il tema tornerà ad essere come la Commissione deciderà di applicare la disciplina fiscale e quale «allarme istituzionale» sulla perfomance fiscale del Governo riterrà di far scattare. Il cappio di Bruxelles è pronto…

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Vedi anche il blog del prof. Daniele Trabucco (Costituzionalista): https://danieletrabucco.it/

Del 18 Marzo 2021

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