lunedì, 20 Settembre 2021
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Enrico-stai-sereno “Normalizzerà” il Pd dopo l’ubriacatura Grillina di Zingaretti

Le opinioni eretiche di Michele Rallo

Si é fatto pregare solo quel tanto strettamente necessario a salvare la faccia. Ma poi si é precipitato ad accettare l’offerta della segreteria del PD. Si capisce che gli brucia ancóra quell’«Enrico stai sereno» con cui Renzi lo mise fuori gioco nell’ormai lontano 2014.

Adesso il quadro politico é completamente diverso rispetto ad allora. Il PD non é piú il partito egemone, ma é scivolato al quarto posto nelle intenzioni di voto degli italiani: travolto non solo dall’avanzata della Destra sovranista, ma anche dalla concorrenza di un M5S cui non resta altro se non tentare di trasformarsi – con Giuseppi – in una specie di Democrazia Cristiana di sinistra.

Certo, difficilmente la Destra potrá essere fermata (almeno fino a quando la Sinistra continuerá a obbedire all’alta finanza), ma comunque é possibile fare qualcosa per cercare di ricostruire l’immagine di un ex grande partito che ora appare al guinzaglio di quegli “scappati di casa” del Movimento Cinque Stelle.

Massimo responsabile della subordinazione del PD ai grillini – se ne é parlato la settimana scorsa – é Nicola Zingaretti, passato senza vergogna dal mai-con-i-Cinque-Stelle al Conte-sei-tutti-noi. Ecco perché – immagino – il fratello di Montalbano ha abbandonato il campo: non perché nel PD si parlasse di poltrone (figuriamoci!), ma perché temeva che gli presentassero il conto. Lo avrá fatto di sua iniziativa (“di persona personalmente” direbbe Catarella), o perché Qualcuno glielo ha suggerito? Non saprei.

Fatto sta che questo Qualcuno – ammesso che esista – sembra aver programmato le mosse successive con grande sagacia. Prima un intermezzo comico: le Sardine in trasferta da Bologna a Roma (in barba alla normativa anti-Covid) per rendere l’onore delle armi al dimissionario. Poi una sparacchiata di candidature usa-e-getta (compresa una autorevole, come quella di Anna Finocchiaro). E infine, come il classico coniglio tirato fuori dal cilindro, ecco l’appello al Cincinnato di Parigi, perché lasciasse la cattedra e tornasse a vestire i panni del politico. E il Cincinnato, naturalmente, ha detto si.

Ora, nessuno mi toglie dalla testa che questo era il risultato cui Qualcuno mirava fin dal sorgere della fronda anti-Zinga. Cosí come Qualcuno o Qualcun’altro mirava alla premiership di Draghi fin dai primi calci tirati da Renzi contro Giuseppi. Chissá… forse eccedo in complottismo, ma Enrico-stai-sereno mi sembra un perfetto interlocutore per Draghi, quasi come un Giorgetti o un Brunetta. Cosí come Giuseppi, tolto da un incarico di governo troppo impegnativo per lui, sará certamente un perfetto leader doroteo per quel che resta del coacervo pentastellato.

Tutti i tasselli sembrano andare al posto giusto, in vista della “madre di tutte le elezioni”, quella del Presidente della Repubblica che prenderá il posto di Sergio Mattarella. Prodi scalda i motori.

Certo, “Mister Privatizzazioni” farebbe un figurone sul Colle Piú Alto. Ma la strada é ancora lunga, e piena di buche. Che fará Sir Drake? E i tanti nanetti che in questi giorni sognano uno stallo da cui potrebbe scaturire un nome di quarta fila?

E non dimentichiamo lo stesso Mattarella. Voci di corridoio parlano con crescente insistenza dell’ipotesi di un bis: non un secondo mandato pieno, ma una rielezione con l’impegno di lasciare dopo un anno, in modo da consentire al nuovo parlamento di eleggere un Presidente della Repubblica compatibile con il quadro politico che si determinerà nel 2023. L’interessato ha smentito recisamente di essere interessato a una soluzione del genere. Ma scommetto che, al dunque, sará oggetto di pressioni fortissime. Soprattutto se le due candidature canoniche – Prodi e Draghi – dovessero restare in equilibrio.

Il centro-destra tace, cosciente del fatto che in questo parlamento non ha i numeri per concorrere alla lotteria del Quirinale. E, tuttavia, si sussurra che Berlusconi non avrebbe del tutto abbandonato l’idea. Per lui sará l’ultima occasione. Sa benissimo che in un Parlamento dominato dalla Destra sovranista non avrebbe dove andare. Paradossalmente, qualche cartuccia in piú potrebbe averla con queste Camere. Adesso la Destra sarebbe disposta a votarlo come il male minore, e sul suo nome potrebbero convergere – le vie del Signore sono infinite – anche i renziani (quelli di Italia Viva e quelli rimasti dentro il PD), oltre ad un numero difficilmente quantificabile di “cani sciolti” assortiti. Una cosa é certa. Le grandi manovre sono iniziate. E anche il ritorno di Enrico-stai-sereno potrebbe avere un effetto ambivalente. In fondo – anche se non lo sa quasi nessuno – Enrico Letta é nipote di Gianni Letta, il consigliere-principe di Silvio Berlusconi.

Del 19 Marzo 2021

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