domenica, 13 Giugno 2021
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Una “Diabolica” Manovra di Francesco Lamendola

Una manovra in 3 tempi diabolica. Alla lettera. Dal Fiat Lux del 2015, alla Pachamama, fino allo stadio finale di oggi, vigilia di Pasqua 2021: profanare la basilica di san Pietro, introdurvi gli idoli e proibire la santa Messa di Francesco Lamendola  

Era il dicembre del 2015 e in piazza San Pietro a Roma ebbe luogo la manifestazione, o meglio la coreografia, denominata Fiat Lux. Nel buio della notte, una gran quantità d’immagini di animali selvaggi, di tigri, di leoni, di squali, di scimmioni, di cannibali con tanto di osso infilato nei capelli, sono state proiettate con fasci luminosi sulla facciata della maggiore basilica della cristianità. Lo scopo, o meglio il pretesto: risvegliare la sensibilità ecologica dei cattolici (?) celebrando il cosiddetto “giubileo della misericordia”, unico giubileo nella storia della Chiesa indetto arbitrariamente dal papa senza tener conto della scansione venticinquennale; e al tempo stesso richiamare il testo dell’enciclica ambientalista Laudato si’, la quale, a sua volta, quando si dice la combinazione, si collegava idealmente alla Conferenza mondiale sul clima in corso a Parigi. Ed era, si prenda nota di un’altra curiosa coincidenza, il giorno 8 dicembre: ovvero la solennità della Immacolata Concezione. Per la prima volta nella storia, un romano pontefice pensava bene di celebrare il giorno dell’Immacolata non con una celebrazione rivolta alla gloria della Santissima Vergine Maria, ma esaltando il mondo della natura, oltretutto una natura selvaggia e implicitamente crudele: altro infatti è mostrare la fotografia di un agnellino, altro quella di un mangiatore d’uomini; e senza alcun collegamento con la gloria di Dio, anzi sfruttando le superfici esterne della veneranda basilica. E non solo si è voluta esaltare una visione darwiniana della natura, fatta di lunghe zanne e artigli affilati; si è voluta anche de-spiritualizzare e scristianizzare l’immagine dell’uomo. Si sarebbe potuto mostrare la fotografia di una famiglia cristiana, sul modello della Sacra Famiglia, unita dagli affetti, dalla santità del lavoro e dalla devozione a Dio; invece si è preferita l’immagine di un cannibale, di un selvaggio che, evidentemente, non ha mai sentito parlare del Vangelo di Gesù Cristo (svalutando implicitamente l’opera dei missionari e i tanti martiri che hanno dato la vita per annunciare Gesù nel mondo tenebroso degli stregoni e dei sacrifici umani), ma a quanto pare se la passa ugualmente benissimo, perché, come il buon selvaggio di Rousseau, sebbene abbia il vizietto di tagliare le teste e nutritrisi di carne umana, vive felice nel rispetto della natura e dei suoi ritmi. Alcuni cattolici hanno mormorato e brontolato un po’, ma il grosso, tutti infatuati dalla meravigliosa novità e dal vento fresco portato dal papa venuto dalla fine del mondo,  non ha trovato proprio nulla da eccepire, anzi ha gradito la spettacolare novità e ha risposto alla critiche accusando i soliti cattolici tradizionalisti e oscurantisti di sospettosità preconcetta nei confronti del loro beniamino. Questo è stato il primo tempo.

Il secondo tempo è arrivato nell’ottobre 2019, in occasione del Sinodo dell’Amazzonia. Un brutto idolo di legno raffigurante la Pachamama, divinità incaica raffigurante la Madre Terra, è stato dapprima esposto e “benedetto” da Bergoglio nei Giardini Vaticani, ove è stato adorato da un certo numero di religiosi, frati e suore, che si sono gettati carponi sull’erba davanti ad esso, col sedere per aria, sotto lo sguardo compiaciuto di una sacerdotessa pagana o strega amazzonica che dir si voglia; poi l’idolo è stato insediato in due chiese di Roma, Santa Maria in Transpontina (nuovo oltraggio alla Madonna) e nella Basilica di San Pietro, dove è stato portato, con grande solennità, da alcuni vescovi e da alcuni fedeli col volto segnato coi colori indigeni, e dove è rimasto per alcuni giorni, a edificazione dei fedeli. Per completare la profanazione, ricordiamo che quando un giovane prese la statuetta e la gettò nel Tevere, Sua Santità in persona volle porgere le sue scuse più sentite a quanti si fossero sentiti offesi da quel gesto inconsulto e incivile; e che la polizia italiana venne mobilitata e ritrovò prontamente la Pachamama, ripescandola dalle acque del Tevere. Nemmeno una sillaba, ovviamente, per i cattolici che si son sentiti non tanto offesi, quanto scandalizzati e feriti dalla intronizzazione di un idolo pagano nella maggiore basilica della cristianità. Ma il prefetto del Dicastero vaticano per la comunicazione, Paolo Ruffini, ha detto che la statuetta era solo un simbolo della vita, e che identificarla con una divinità pagana era vedere il male dove non c’era. Meravigliosa applicazione della filosofia secondo la quale tutto è puro per i puri, omnia munda mundis, di manzoniana memoria. Per completare il quadro, si tenga presente che nei Giardini Vaticani, ove ha fatto dapprima la sua comparsa l’idolo, secondo la tradizione ebbe luogo il martirio di San Pietro, il principe degli Apostoli. Quindi, lì dove il primo vicario di Cristo ha dato la sua vita per testimoniare la Buona Novella, dei religiosi cattolici, alla presenza del papa, hanno adorato una divinità pagana della fertilità il cui culto prevedeva il sacrifico cruento di bambini e giovani vergini. Essa infatti viene rappresentata incinta, e il disegno è fatto in modo che si “veda” la sua pancia gravida. Sorge perciò la domanda, visto il luogo e il contesto in cui la Pachamama ha fatto la sua irruzione in Vaticano: chi è quel bambino che è stato concepito e che adesso viene adorato dai sacerdoti e da laici sedicenti cattolici, posto che non ha nulla a che vedere con il Bimbo Divino venuto in terra per redimere gli uomini?

Terzo tempo, a sua volta diluito in una serie di atti, o piuttosto di omissioni, dal silenzio fragoroso. Dopo l’intronizzazione della Pachamama, l’altare del papa, quello costruito proprio sopra la tomba dell’Apostolo Pietro, è rimasto inutilizzato per mesi e mesi: la santa Messa non vi è più stata celebrata per periodi sempre più lunghi, semplicemente perché il vicario di Cristo (il quale peraltro rifiuta questo titolo), il solo che potrebbe farlo, non ha voluto. La motivazione ufficiale, dal 2019, è stata fornita dalle misure restrittive per la cosiddetta emergenza sanitaria del Covid-19. Sta di fatto che Bergoglio, contravvenendo alle regole liturgiche, aveva collocato sull’altare di San Pietro una ciotola contenente della terra amazzonica e delle pianticelle, il tutto dedicato alla Pachamama. Ripetiamo: niente santa Messa sull’altare principale della maggiore chiesa della cristianità; in compenso, i simboli permanenti d’una divinità pagana, incinta di un bambino che non è affatto il Redentore, semmai potrebbe essere il diavolo, e che veniva adorata dai popoli dell’impero incaico mediante l’uccisione rituale di bambini e fanciulle vergini. A questo percettibile “vuoto simbolico” presso l’altare di San Pietro, ossia al centro della basilica, come lo ha efficacemente definito il professor Armin Schwibach, si è aggiunta, il 12 marzo 2021, la decisione “anomala”, resa nota dalla Segreteria di Stato vaticana, ma comunicata ai fedeli mediante un semplice manifestino affisso sulla porta della sacrestia, di proibire ai canonici e ai vescovi la celebrazione di tutte le Messe private all’interno della basilica, relegandole nelle Grotte Vaticane.

Per capirci, si tratta delle Messe nelle quali il celebrante è rivolto verso l’altare e perciò, di fatto, si tratta di un’arbitraria sospensione del motu proprio di Benedetto XVI Summorurm pontificum, che concede la celebrazione della vecchia Messa secondo il rito tridentino. A rendere la cosa ancor più inquietante è il fatto che nessuno degli organi interessati della Curia romana, a cominciare dalla Congregazione per il Culto divino, è stato minimamente interessato: ha fatto tutto Bergoglio; e, dulcis in fundo, il decreto in questione non reca neppure il numero di protocollo, cosa assolutamente irrituale e irregolare. Quanto alla sostanza, chi frequenta la basilica di San Pietro sa che le Messe “ufficiali” e solenni in essa celebrate sono, in genere, inquinate dalla confusione e dal disordine portato dalle folle dei turisti e dei visitatori occasionali; mentre per partecipare a una vera Messa, nella quale si respiri un minimo di raccoglimento e spiritualità, bisogna spostarsi in una delle numerose cappelle laterali o degli altari secondari. Adesso, però, hanno tutti paura, anche i canonici che celebravano da anni, da decenni; tutti temono l’ira funesta del jefe maximo, persona notoriamente rancorosa ed estremamente vendicativa; nessuno osa protestare, anche se il malessere è diffuso e profondo. Un altro colpo, un’altra ferita al culto cattolico e, attraverso il culto, alla fede. Chi si è voluto colpire, questa volta? Potremmo dare varie risposte, ma ci limiteremo a una sola: quando il sacerdote celebra il Sacrificio Eucaristico, la chiesa è piena di Angeli. Anche se vi sono, materialmente presenti, solo poche persone; anche se ci sono solo le due solite vecchiette nella Messa del primo mattino, lì vi è una moltitudine di Presenze angeliche che si prostrano ad adorare il Verbo incarnato che rinnova il suo sublime sacrificio per amore degli uomini.

La celebrazione della santa Messa non è un fatto puramente umano: è un fatto soprannaturale; e non coinvolge solamente creature umane, ma anche le creature angeliche, cioè tutte le creature di Dio che sono in grazia di Lui o che desiderano ardentemente di esservi o di ritornarvi. Perciò, niente Messa, niente Angeli: la chiesa è vuota, ci sono solo poche persone ben distanziate fra loro e indossanti la mascherina, le quali entrando non si sono fatte il segno della santa Croce con l’acqua benedetta, ma si sono disinfettate le mani con il liquido apposito, messo lì dal solerte sacerdote (solerte della salute fisica, non di quella delle anime). Una Messa triste, col prete che la celebra indossando guanti e mascherina, e coi pochi fedeli che si accostano pieni di timore al Corpo di Cristo, prendendolo sulla mano per diminuire le possibilità di contagio (?), come si prende un pezzo di pane. Una Messa ben diversa da quelle, sguaiate, alle quali hanno partecipato i cattolici delle Filippine in occasione della vista apostolica di Bergoglio nel gennaio 2015, ospite dell’indegno cardinale modernista Tagle, amico di transessuali e campione di sconcezze e volgarità, come insegnare al “santo padre” il gesto delle corna da mostrare in pubblico, al posto del gesto della cristiana benedizione. E con molti partecipanti che non si accostavano al Corpo di Cristo con fede incrollabile nella sua Presenza Reale, ma alla maniera protestante, convinti cioè di partecipare a una semplice commemorazione dell’Ultima Cena, senza essere così “irrazionali” e “superstiziosi” da pensare veramente che quel Pane e quel Vino non simboleggiano, ma SONO il Corpo e il Sangue di Cristo. E con dei “ministri” improvvisati che distribuivano le Particole a decine, a centinaia, a migliaia, per le strade, nella ressa più indecorosa, lasciando che innumerevoli frammenti cadessero al suolo e consentendo profanazioni se possibile ancor peggiori, perché in tutta quella confusione chissà quanti satanisti hanno potuto ricevere l’Ostia consacrata e portarsela via, per il nefando rito della messa nera. Gli Angeli, in tutta quella baraonda, crediamo che non ci fossero proprio; ma se anche c’erano, soffrivano e piangevano, perché vedevano il Signore crocifisso un’altra volta.

Riassumendo. Il signor Bergoglio, attorniato e incoraggiato da un clero indegno e da una manica di cardinali pervertiti, massoni e satanisti, ha compiuto una manovra in tre tempi, iniziata poco prima del Natale di sei anni fa, e giunta ora, alla vigilia della Pasqua 2021, allo stadio finale: profanare la basilica di san Pietro, introdurvi gli idoli e proibire la santa Messa, o ridurla sia di numero che di significato spirituale. La manovra, però, parte da lontano e Bergoglio l’ha sola condotta alle battute finali. In realtà, secondo le rivelazioni dell’ex gesuita ed esorcista americano Malachi Martin, che lasciò i gesuiti proprio perché inorridito dalle cose che vedeva e da altre, irriferibili, delle quale era venuto a conoscenza, nella Cappella Paolina sarebbe stata celebrata una messa nera la notte dal 28 al 29 giugno 1963, una settimana dopo l’elezione di Paolo VI. Nello stesso tempo una seconda messa nera sarebbe stata celebrata da preti satanisti in una chiesa di Charleston, nel South Carolina,  allo scopo d’intronizzare Satana nel cuore della Chiesa cattolica, simultaneamente nelle due sponde dell’Oceano Atlantico (cfr. il nostro articolo: 1963: Satana è stato intronizzato in Vaticano?, pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 19/09/18). E del resto è noto che in una certa chiesa di Roma i cardinali satanisti del Vaticano celebrano tuttora i loro immondi riti per adorare il signore delle tenebre, e gli offrono sacrifici umani. Esorcisti come padre Gabriele Amorth hanno saputo tali cose direttamene dalla bocca di alcuni posseduti, nel corso del rito per la loro liberazione; ma ovviamente la stampa e le televisioni non ne parlano mai, e la pastorale della misericordia del signore argentino non contempla alcun accenno al fatto che il Signore Gesù Cristo viene insultato, oltraggiato, martirizzato nel cuore della Città Eterna, al centro di quel mondo cattolico che conta, in teoria, qualcosa come un miliardo e trecento milioni fedeli. Perché forse molti non lo sanno, ma lo scopo principale della messa nera è quello di infierire sull’Ostia consacrata, nella quale vi è la Presenza Reale e quindi il Corpo di Cristo è passibile di subire tutti i dolori che già dovette soffrire durante la Passione sul Golgota. E come non mettere tutto questo in relazione con quanto disse a suo tempo Bergoglio (era la Pasqua del 2016), che la Via Crucis gli ricorda la storia del fallimento di Dio? Come non leggere in quelle atroci parole, già sommamente sconvenienti, un terribile doppio senso?

Quando ci si trova in presenza di un piano diabolico di portata mondiale, forte è la tentazione di non voler vedere e non voler capire. Si vuol tranquillizzare la propria coscienza, dicendosi che ciascuno di quei fatti, preso in sé, non significa necessariamente quello che ora stiamo dicendo. Infatti, è solo dopo averli messi uno accanto all’altro, nella loro sequenza logica, che quei fatti assumono la figura di un disegno completo, E quel disegno è così terrificante, che si preferirebbe non vederlo. Gesù però dice (Gv 16,33): Voi avrete tribolazione nel mondo, ma fatevi coraggio; io ho vinto il mondo!

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 23 Marzo 2021

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