martedì, 21 Settembre 2021
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“Decreto Sostegno” – Un decreto che concretamente non aiuta nessuno

Cambia nome ma la musica è sempre la stessa, siamo passati dai decreti “ristori” al decreto “sostegno”. Se analizziamo il significato di questi due termini, si passa dalla “benefica compensazione dell’indebolimento” a “colmare il divario”. Poiché i precedenti ristori non hanno effettuato la benefica compensazione dell’indebolimento (compensazione di quantità corrispondenti) e il nuovo decreto sostegno non colma il divario (elimina la differenza), si può tranquillamente affermare che il nuovo decreto si scrive sostegno ma si legge “elemosina” proprio come i precedenti decreti, questo è quanto è stato varato. Il mese di marzo sta volgendo al termine e questo decreto sembra essere un pessimo anticipo del pesce d’aprile, tenuto conto che proprio il prossimo mese sarà convertito in legge dal Parlamento. Il c.d. decreto Sostegno è il primo provvedimento del nuovo Governo Draghi relativo agli aiuti economici per i lavoratori ed imprese italiane. Finalmente è stato eliminato il requisito dei codici ATECO mentre per ottenere l’indennizzo occorrerà mostrare “la perdita del 30% della media mensile del fatturato annuo 2019 con la media mensile del fatturato 2020”. A questo punto occorre fare una considerazione e poi alla fine farsi una domanda. I decreti ristori avevano un mese di riferimento, casualità proprio Aprile (il mese del pesce), ora con il decreto sostegno il riferimento è la media mensile, ovvero 1/12 della differenza del fatturato annuo tra 2019 e 2020. Sono inoltre state introdotte delle fasce di indennizzo, per cui l’indennizzo riferito al 30% di minor fatturato sarebbe solo per le imprese con fatturato fino a €. 100.000, mentre diminuisce man mano fino al 20% per imprese con fatturato fra i 5 e i 10 milioni di euro. A calcoli fatti è una vera e propria elemosina che garantirà un contributo a fondo perduto approssimativo dall’ 1,8% al 5% del fatturato perso. Facciamo tre esempi riferiti alle persone fisiche:

– fatturato 2019 €. 72.000, fatturato 2020 €. 48.000, diminuzione €. 24.000, media mensile (1/12) €. 2.000, contributo 60% quindi €. 1.200. (il 5%).

– fatturato 2019 €. 100.000, fatturato 2020 €. 64.000, diminuzione €. 36.000, media mensile (1/12) €. 3.000, contributo 50% quindi €. 1.500. (il 4,17%).

– fatturato 2019 €. 400.001, fatturato 2020 €. 280.000, diminuzione €. 120.001, media mensile (1/12) €. 10.000, contributo 40% quindi €. 4.000. (il 3,33%).

A questo punto ci si pone la seguente domanda: tenuto conto che la compensazione e la eliminazione del divario si intendono entrambi riferiti alla quantità corrispondente della diminuzione e non ad una percentuale della stessa, come mai si continua a illudere gli italiani? Forse averlo nominato decreto “contributo” sarebbe stato più opportuno e sicuramente non avrebbe preso in giro nessuno.

Foto: Pixabay.com

Del 23 marzo 2021

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