domenica, 19 Settembre 2021
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Il Deep State Usa prepara la guerra alla Russia: che farà l’Europa?

Le opinioni eretiche di Michele Rallo

Il partito di Obama e di Clinton ha appena ripreso il potere negli USA, e giá i venti di guerra sono tornati a soffiare gagliardi. C’era da aspettarselo. Donald Trump scalda i motori in vista di un secondo tempo fra tre anni, ma per il momento la politica estera degli Stati Uniti é tornata al punto in cui le due lobby dominanti del Partito Democratico (quella di Obama e quella dei Clinton) la avevano lasciata, cioé sulla china che conduce alla guerra con la Russia. É il sogno proibito del Deep State, lo Stato Profondo. Che sarebbe poi – nella definizione datane da Eisenhower nel 1961 – il “Complesso militar-industriale” (o “militar-industrial-politico”) di Washington; o meglio – mi permetto di chiosare – la sua parte piú reazionaria, oscurantista e guerrafondaia.

Dell’esistenza di questo Complesso si cominció a parlare negli anni ’30 del secolo scorso, quando l’opinione pubblica americana inizió ad interrogarsi sul perché il governo degli Stati Uniti avesse deciso – venti anni prima – di intervenire nella Prima Guerra Mondiale, e ció malgrado la netta contrarietá della stragrande maggioranza della popolazione. Si scoprí allora che, se il popolo era stato contrario alla guerra, le industrie degli armamenti erano state favorevoli e, con quelle industrie, anche le lobby di deputati e senatori che ne erano, di fatto, le proiezioni parlamentari. Il Senato promosse una commissione d’inchiesta (nota come Commissione Nye dal nome del suo presidente) che nel giro di poco piú d’un anno accertó non soltanto le gravi responsabilitá dell’industria bellica e dei suoi lobbysti, ma anche quelle di certe grandi banche che avevano fatto pressione – illegittimamente – sul mondo della politica, perché questa si orientasse in direzione interventista.

In un primo tempo si pensó che ció fosse avvenuto perché le banche avevano voluto salvaguardare i loro investimenti nel settore degli armamenti. Ma, a poco a poco, cominció a farsi strada un’altra veritá: il mondo di Wall Street era in guerra giá per conto suo, in alleanza con la City e con le banche inglesi. L’alta finanza americana, infatti, aveva giá investito nella Prima Guerra Mondiale una cifra astronomica (qualcosa come due miliardi di dollari del tempo), finanziando lo sforzo bellico di Londra e dei suoi alleati. Peraltro, la Commissione si avvicinava a grandi passi verso uno snodo fondamentale: la prova che l’ex Presidente USA, il democratico Thomas Woodrow Wilson, avesse mentito al Congresso per poter avere modo di decretare l’intervento nel conflitto. Era a quel punto, nel febbraio 1936, che la maggioranza democratica del Senato tagliava i fondi necessari per il funzionamento della Commissione, provocandone cosí la cessazione.

Pochi anni ancóra e, nel 1941, era probabilmente un rinnovato “Complesso militar-industrial-politico” a propiziare l’intervento degli Stati Uniti in un altro conflitto lontano, la Seconda Guerra Mondiale. Anche qui contro la volontá della popolazione, ed anche qui con l’azione determinante di un Presidente democratico – Franklin Delano Roosevelt – autore delle mille provocazioni che spinsero il Giappone all’attacco di Pearl Harbour. In questo caso non ci fu poi una Commissione d’inchiesta; forse per evitare la scoperta di veritá scottanti, come ai tempi della Commissione Nye. Non sono tuttavia mancate indagini e ricostruzioni che hanno successivamente acclarato l’azione bellicista di ben determinati ambienti politici ed economici degli Stati Uniti. Per inciso, segnalo che proprio in questi giorni l’editrice Oaks di Milano ripresenta in anastatica il libro di John T. Flynn “Il mito di Roosevelt” (pubblicato per la prima volta in Italia da Longanesi nel 1949), che contiene molte notizie interessanti in proposito.

E giungiamo cosí a quello che é sostanzialmente il terzo punto di questa specie di profilo del Deep State, la “guerra fredda”. Era in piena guerra fredda che – come ricordavo all’inizio – il 34° Presidente (repubblicano) degli Stati Uniti d’America, generale Dwight David Eisenhower, denunciava pubblicamente e clamorosamente sia l’esistenza di un consolidato intreccio politico-affaristico che brigava per la guerra, sia il concreto pericolo che questo ambiente prendesse il sopravvento sulle legittime istituzioni democratiche: «Nell’azione di governo dobbiamo premunirci contro le influenze che, in modo palese o occulto, vengono esercitate dal complesso militar-industriale. La possibilitá che certi disastrosi poteri travalichino i loro limiti e le loro prerogative esiste adesso, ed esisterà anche in futuro. Non dovremo mai permettere che il peso di questo intreccio di poteri metta in pericolo le nostre libertà e le istituzioni democratiche.»

L’allarme del generale Eisenhower non cadde nel vuoto, grazie anche al polso fermo del suo successore, il democratico John Fitzgerald Kennedy. Il quale Kennedy – ricordo per inciso – perí poi in un attentato dai contorni misteriosissimi.

E veniamo infine all’ultimo capitolo, quello che va dagli anni ’90 ai giorni nostri. Adesso il profilo del Deep State americano é cambiato, con l’aggiunta di nuovi soggetti, animati da irresistibili pulsioni “filantropiche”. Ma l’obiettivo rimane il medesimo, quello di una guerra preventiva per abbattere ogni ostacolo che si opponga al dominio dei poteri fortissimi della finanza internazionale.

Naturalmente, salto a pie’ pari la storia di un trentennio e vengo agli sviluppi di questi ultimi mesi. La guerra – riferiscono fonti piú che credibili – é sempre piú vicina, e il teatro di battaglia non potrá che essere l’Ukraina. A quel punto, se la situazione dovesse precipitare, gli Stati Uniti avranno la necessitá assoluta di coinvolgere gli alleati europei della NATO. Da soli – é il parere di tutti gli analisti – le poche divisioni americane schierate nell’Europa Orientale non sarebbero minimamente in grado di fronteggiare la micidiale macchina da guerra (terrestre, aerea e navale) dei russi.

Ma, da quello che si percepisce al momento, gli europei non sarebbero per nulla intenzionati a farsi coinvolgere. E non soltanto per una generica allergia alla guerra, ma soprattutto perché é interesse di tutti i paesi europei (tutti, nessuno escluso) che un eventuale conflitto russo-americano non degeneri in una terza guerra mondiale. Anche perché, da sempre, si sa che la Russia non esclude di ricorrere all’uso – sia pur circoscritto – di armi nucleari qualora eventuali azioni del nemico dovessero superare una certa soglia. E, siccome non é dato sapere quale sia quella “soglia”, c’é da scommettere che nessuno, o quasi, si azzarderá a mettere il dito nell’ingranaggio diabolico di un eventuale conflitto russo-americano.

Il problema, per noi, sta tutto in quel “quasi”. Sarebbe utile, in proposito, conoscere il perché Mario Draghi, all’atto di assumere la guida del governo italiano, abbia avvertito la necessitá di sottolineare che il nuovo gabinetto si sarebbe mosso in una logica non soltanto europeista, ma anche atlantista. Cosa a prima vista superflua, atteso che l’Italia fa parte, oltre che dell’Unione Europea, anche dell’Alleanza Atlantica. Alcuni hanno visto in quella sottolineatura soltanto una dichiarazione d’amore verso gli Stati Uniti, paese che a Sir Drake sta certamente piú a cuore che non la Germania di madame Merkel.

Io spero che si sia trattato soltanto di una dichiarazione d’amore platonico, un po’ come nei bigliettini dei Baci Perugina. Spero che non si sia trattato, invece, di qualche cosa di piú pregnante, di piú oneroso.

Cosí come spero che le dichiarazioni di fuoco con cui il nostro eccelso Ministro degli Esteri ha enfatizzato una vicenda spionistica di portata limitatissima, siano soltanto una manifestazione di ossequio agli amori atlantisti del Presidente del Consiglio, e non qualcosa di piú impegnativo.

Francamente, l’idea che in Italia qualcuno voglia giocare ai soldatini – e per giunta in un momento drammatico come questo – mi fa accapponare la pelle.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 09 Aprile 2021

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