martedì, 11 Maggio 2021
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La guerra del litio, dalla Bolivia al mondo globalizzato

di Lorenzo Maria Pacini

Ci sono dei momenti nella Storia che si caratterizzano per una forte componente economica, tanto predominante da far dire che ci troviamo davanti una rivoluzione, passante per il sempre drammaticamente presente momento della guerra. Dalla fine del XIX secolo che il mondo assiste alle guerre per il petrolio; ora, invece, iniziano quelle per il litio, minerale indispensabile per gli smarthpone e soprattutto per le vetture elettriche.

Da documenti del Foreign Office, esaminati da uno storico e da un giornalista britannici, risulta che il Regno Unito ha organizzato da cima a fondo il rovesciamento del presidente Evo Morales, al fine d’impossessarsi delle riserve di litio della Bolivia. Niente di nuovo sotto il sole: l’asse USA-Great Britain è affar sporco già da secoli e non è certo la prima sovversione programmata o esportazione della democrazia a suon di bombe e colpi di Stato.

Ripensate un attimo al rovesciamento del presidente Evo Morales, fino anno 2019: all’epoca i media egemonici asserivano che Morales aveva trasformato la Bolivia in una dittatura e per questa ragione il popolo lo cacciava. L’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) pubblicò un rapporto per certificare che le elezioni erano state truccate e che si stava assistendo al ripristino della democrazia. Il presidente Morales, temendo di far la fine del presidente cileno Salvador Allende, fuggì in Messico e denunciò un colpo di Stato, organizzato per far man bassa delle riserve di litio del Paese. Non essendo riuscito a individuarne i mandanti, in Occidente non ottenne che sarcasmo. Soltanto Réseau Voltaire rivelò che l’operazione era stata condotta da una comunità di cattolici croati ustascia, insediatasi in Bolivia – a Santa Cruz – dalla fine della seconda guerra mondiale, una sorta di rete stay-behind, come si chiama in gergo, della NATO. Un anno dopo, il partito del presidente Morales vinse le elezioni con larghissimo margine. non ci furono contestazioni e Morales poté rientrare trionfalmente in patria. La supposta dittatura di Morales non è mai esistita, mentre quella dell’american lover Jeanine Áñez è stata rovesciata dalle urne.

Lo storico Mark Curtis e il giornalista Matt Kennard hanno ottenuto l’accesso a documenti desecretati del Foreign Office e li hanno studiati, pubblicando le conclusioni sul sito Declassified UK, trasferito in Sud Africa dopo aver subito nel Regno Unito la censura militare – anche qui niente di nuovo, ormai è la prassi della “libera espressione” democratica. Il merito di Curtis è di aver mostrato come la politica del Regno Unito non è affatto mutata dopo la decolonizzazione: emerge che il rovesciamento del presidente Morales fu comandato dal Foreign Office stesso e da elementi della CIA sfuggiti al controllo dell’amministrazione Trump, con l’obiettivo, come già accennato, del furto del litio boliviano, bramato dallo UK nel quadro della transizione energetica. Già nel 2009 l’amministrazione Obama aveva tentato un colpo di Stato, che però Morales riuscì a sventare e molti diplomatici e funzionari USA furono espulsi dalla Bolivia. Il governo Trump ha invece lasciato in apparenza campo libero ai leader politici dell’America Latina, impedendogli però sistematicamente di mettere in atto i loro piani.

Ma cos’ha questo litio di tanto interessante? Semplice: è un elemento essenziale delle batterie, ed in un mondo dove si spinge oltremodo verso l’iper-digitalizzazione e l’ibridazione tecnologica della vita quotidiana, litio significa denaro e potere. Questo metallo si trova soprattutto nelle soluzioni saline naturali dei laghi degli altipiani desertici andini in Cile, Argentina e, in particolare, in Bolivia (il “triangolo del litio”), nonché in Tibet nei salares, reperibile in forma solida anche in taluni minerali estratti dalle miniere australiane. A livello tecnico è indispensabile per la transizione dai veicoli a benzina a quelli elettrici e con gli accordi di Parigi per contrastare il riscaldamento atmosferico, è diventato in prospettiva più importante del petrolio.

A febbraio 2019 il presidente Morales ha autorizzato una società cinese, TBEA Group, a sfruttare le principali riserve di litio del Paese ed è stato allora che il Regno Unito ha architettato un piano per appropriarsene. Morales, indiano aymara, è diventato presidente della Bolivia nel 2006, rappresentante dei produttori di coca, pianta locale indispensabile alla vita ad alta quota, nonché matrice per l’omonima droga. L’elezione di Morales ha quindi segnato il ritorno al potere degli indiani, esclusi sin dall’epoca della colonizzazione spagnola, su di un commercio di altissimo valore internazionale.

Thierry Messian ha riassunto alcune delle tappe fondamentali della corsa al litio:

– Dal 2017-2018 il Regno Unito inviò esperti presso la società nazionale Yacimientos de Litio Bolivianos (YLB) per valutare le condizioni di sfruttamento del litio boliviano.

– Nel 2019-20 Londra finanziò uno studio per ottimizzare la ricerca e la produzione di litio in Bolivia per mezzo della tecnologia britannica.

– Ad aprile 2019 l’ambasciata del Regno Unito a Buenos Aires organizzò un seminario con rappresentanti di Argentina, Cile e Bolivia, nonché con responsabili d’industrie minerarie e governi, per presentare i vantaggi che avrebbero ricavato utilizzando la Borsa dei Metalli di Londra. Vi partecipò anche un ministro dell’amministrazione Morales.

– Subito dopo il colpo di Stato, emerse che a finanziare i progetti britannici era la Banca Interamericana di Sviluppo (IADB).

– Molto prima del colpo di Stato, il Foreign Office incaricò una società di Oxford, la Satellite Applications Catapult, di predisporre una mappa delle riserve di litio; la società fu però retribuita dalla IADB soltanto dopo il rovesciamento di Morales.

– Alcuni mesi dopo l’ambasciata del Regno Unito a La Paz organizzò un seminario cui parteciparono 300 protagonisti della filiera del litio, con il concorso della società Watchman UK, specializzata nel coinvolgimento delle popolazioni in progetti per loro dannosi, al fine di prevenirne la rivolta.

Prima e dopo il colpo di Stato l’ambasciata britannica della Bolivia trascurò la capitale, La Paz, per interessarsi soprattutto alla regione di Santa Cruz, quella dove i croati ustascia presero legalmente il potere, con il rifiorire di eventi culturali e commerciali. Otto mesi prima del colpo di Stato, per neutralizzare le banche boliviane l’ambasciata britannica programmò un seminario sulla sicurezza informatica, dove presentarono la società DarkTrace, creata dai servizi britannici per la sicurezza interna, e spiegarono che unicamente gli istituti bancari che ne avrebbero usato i servizi per la propria sicurezza avrebbero potuto operare con la City.

Secondo Curtis e Kennard, gli Stati Uniti non parteciparono direttamente al complotto contro Morales, però funzionari della CIA lasciarono l’Agenzia per organizzarlo. Un “tradimento” pianificato? Questo non è certo, mentre è a conoscenza di tutto il fatto che DarkTrace ha reclutato Marcus Fowler, specialista della CIA in cyber-operazioni, e soprattutto Alan Wade, ex capo dell’Intelligence, fra le proprie fila, costituendo una équipe che ben poco ha di meramente bancario. D’altronde, la maggior parte del personale che partecipò all’operazione era britannico; fra loro i responsabili di Watchman UK, Cristopher Goodwin-Hudson (ex militare di carriera, poi direttore della Sicurezza di Goldman-Sachs) e Gabriel Carter (membro del privatissimo Special Forces Club di Knightsbridge, distintosi in Afghanistan).

Lo storico e il giornalista affermano altresì che l’ambasciata britannica fornì all’Organizzazione degli Stati Americani i dati che le servirono a “provare” i brogli elettorali; un rapporto demolito prima dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT), poi dai boliviani stessi, nelle successive elezioni. Il Regno Unito predilige guerre brevi e operazioni segrete e fa il possibile perché i media non le individuino. Per mezzo di uno stuolo di agenzie di stampa e di media, che finanzia in segreto, controlla direttamente la pubblica percezione della sua presenza, imponendo alle popolazioni del Paese che vuole sfruttare delle condizioni di vita ingestibili, creando una sorta di circolo vizioso per il quale il solo modo di interrompere i problemi socio-politici generati dalla sovversione britannica è ricorrere agli stessi britannici.

Insomma, passano i decenni, anzi i secoli, e l’imperialismo coloniale della perfida Albione resta sempre dello stesso stile, cambiando soltanto gli abiti della festa. Sarà interessante tenere d’occhio gli sviluppi geopolitici attorno a queste nazioni-chiave per gli interessi dell’egemonica finanza tecnocratica, la cui ambizione digitale è ora più mai stringente.

Foto: archivio Il Corriere delle Regioni

Del 9 aprile 2021

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