martedì, 15 Giugno 2021
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Il fascino della Bianchi S9 di Luciano Sonego

Il Feldmaresciallo Kesselring e la Bianchi S9 di Luciano Sonego     

Gli avvenimenti  storici, fin  dove esistono testimonianze del passato, sono  disseminati di oggetti di vario tipo che ne attestano fatti, spesso tragici, quando essi sono legati ai più disparati conflitti che hanno tormentato l’esistenza umana.  Le numerose presenze, presso i musei, di visitatori di ogni estrazione sociale, sono una prova di quanto l’uomo ami osservare e spesso toccare reperti storici che lo colpiscono sotto l’aspetto emozionale.  Forse è il caso preso in esame in questo articolo poiché l’oggetto , una automobile, almeno dal mio punto di vista,  emana un fascino non comune.  Non è esatto affermare  che questa automobile fosse appartenuta al Feldmaresciallo Kesselring. Egli, semplicemente, la utilizzò nel modo piu sotto specificato.  Ma andiamo per ordine.  Kesselring  fu uno dei cinque Feldmarescialli di Hitler e l’unico, tra essi, che sopravvisse al processo di Norimberga .  Di origini bavaresi,  gli venne assegnato,  nel 1934, il comando della Luftwaffe come Capo dei Servizi Amministrativi col grado di Capo di Stato Maggiore e per questo imparò a volare gia’ in tarda età: 48 anni. Egli rivoluzionò l’impiego della forza aerea, cosi come fino ad allora era concepita, ottenendo importanti risultati nella prima fase della guerra quale l’occupazione della Polonia e la capitolazione della Francia in tempi eccezionalmente rapidi.  Le nuove tecniche di utilizzo degli aerei sarebbero divenute il cardine della “blitzkrieg”.   Egli dimostrò di essere sempre stato poco adatto a seguire l’impegno militare dietro una scrivania o nelle retrovie.  Amava  essere in prima linea  e per questo usava spessissimo  l’automobile condotta da un attendente-autista da quando, nel novembre 1941, assunse  la responsabilità di condurre la Campagna d’Italia dovendo contrapporre, con tutti i mezzi possibili, l’avanzata degli Alleati da Sud a Nord.  Proprio con un’automobile, il 23.10.1944, sulla Bologna- Forlì, fu vittima di un terribile incidente stradale.  L’auto, sulla quale viaggiava,  una Mercedes 170, tamponò, a velocità relativamente elevata,  un cannone a traino di un autocarro militare tedesco che viaggiava a velocità ridotta e verso sera.  A seguito di quell’incidente, riportò gravi ferire e per tre mesi dovette cedere il comando al Generale Heinrich Von Vietinghoff.  Dopo essersi ristabilito, gli fu procurata un’altra  automobile (ed un altro attendente). 

La Bianchi S9

Questa automobile venne “requisita” ad un funzionario della  “Edoardo Bianchi”, un’azienda che costruiva mezzi  militari, automobili, motociclette e biciclette con sede a Milano ( Ditta che venne incorporata  nel Gruppo Fiat nel 1968 e famosa negli anni 60 per aver prodotto un’auto di successo ovvero la A 112).  E’ proprio l’automobile oggetto di questo servizio: una Bianchi modello S 9.  Quando usci dalla catena di montaggio, nel 1935, era un’auto innovativa, se rapportata  al modello  che rimpiazzava per cessata produzione ovvero il modello Bianchi S 5.  La carrozzeria ,di dimensioni imponenti, in rapporto alla cilindrata ( 1400 cc) elegante,  modello berlina 4 porte, la rendeva comoda per i lunghi viaggi anche se le prestazioni erano, relativamente, per l’epoca, non all’apice della categoria.  Kesselring la usò, pertanto, sulle strade del  centro e nord Italia fino al 09.03. 1945, quando egli lasciò il comando militare tedesco in Italia per trasferirsi in Germania  dove gli fu affidato il comando del fronte occidentale.  All’arrivo degli Alleati a Milano, l’auto venne assegnata ad un Capitano inglese di nome  Holman e nel contempo venne “reimmatricolata” con targa inglese: QE 4600.  Il Capitano, dopo alcuni mesi, proseguì con la vettura in Germania dove essa venne sottoposta ad una revisione generale presso un’autofficina  dell’Esercito Alleato.  Dopo la revisione, il Cap.  Holman (deceduto nel 1983), proseguì  il viaggio nel Regno Unito.  Giunto a destinazione, la vettura  fu usata poco  finchè il motore ebbe un serio guasto (sbiellamento) dovuto ad errato montaggio di un pistone (montato girato di 180 gradi sullo spinotto della biella) presso l’officina in Germania che provocò la rottura di una parete del monoblocco motore. Dopo qualche mese, la vettura fu ceduta ad un commerciante del marchio Ford di Suffolk che, a causa della grave difficoltà a trovare i pezzi di ricambio,  dopo qualche anno la portò in un deposito di rottami. In quel luogo la vettura rimase diversi anni alle intemperie fino a quando un signore di nome Choplin, che a tutt’oggi avrebbe superato i 100 anni, incuriosito dal modello insolito ( probabilmente l’unico modello di quel tipo esistente nel Regno Unito) la acquistò  e se la portò a casa sua dove, purtroppo, sostò all’addiaccio ancora per decenni fino a 17 anni fa.  Fu così che, nel 2004, un certo  Luciano F., particolarmente interessato alla gamma Bianchi S5 ed S 9, ebbe notizia da un medico udinese che a Londra si trovava questa automobile il cui proprietari, conscio della propria avanzata età, cercava di piazzarla ad una persona piu’ giovane affinchè portasse a termine l’appena abbozzata opera di restauro e con l’impegno di non volersene andare da questo mondo prima di averla rivista dopo aver riacquistato gli antichi splendori .  Purtroppo, questa auto, dopo aver sostato anni presso l’ultimo proprietario,  da un esame delle pessime condizioni  meccaniche e, soprattutto, di carrozzeria,  venne deciso di non procedere al suo restauro e, alcuni anni fa, fu rottamata.

Rimangono solo le foto  e la storia, certamente affascinante , dell’esistenza  di questa automobile nata nel 1935 e “scomparsa” nel 2015, forse l’unica esistente al mondo di quel particolare modello.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 15 Aprile 2021                                                                                                                                                                     

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