mercoledì, 27 Ottobre 2021
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Controstoria della Guerra Fredda: l’«IRA» di Gheddafi contro la Thatcher di Roberto Bonuglia

Una delle figure più complesse della seconda metà del Secolo Breve è stata, senza dubbio, quella di Margaret Thatcher: non solo fu la prima donna a ricoprire la carica di Primo Ministro nel Regno Unito ‒ e a governare una democrazia occidentale ‒, ma anche quella che si trovò a svolgere, in quella veste, un ruolo di fondamentale importanza nella politica internazionale.

Personaggio contraddistinto da luci e ombre, è stata uno dei leader mondiali che ha più influenzato la storia di quel lungo decennio. L’apertura degli archivi americani e britannici ha fornito, de facto, la possibilità agli studiosi di approfondire le ragioni alla base delle scelte ‒ molto spesso controverse e in taluni casi ai limiti della contraddizione ‒ che segnarono la politica interna ed estera della “Lady di ferro”: dallo smantellamento del welfare state, ancora oggi alla base di molte questioni di natura sociale ed economica nel Regno Unito, fino all’assertività dimostrata, in diverse occasioni, in politica estera verso gli Usa.

Uno dei fronti meno studiati dell’attivismo della Thatcher, però, è quello dei rapporti con la Libia di Mu’ammar Gheddafi che i documenti, finalmente messi a disposizione, aiutano a ricostruire.

Siamo nel gennaio 1986: in Italia si entrava nell’ultimo semestre del Governo Craxi e in URSS, qualche mese dopo, si consumerà il disastro di Černobyl’: prima vera crepa nel monolitico “Muro di Berlino”. Il mondo, quindi, era ancora ingabbiato nella logica di Yalta [1] e in questo contesto geopolitico internazionale The Iron Lady ribadiva la sua profonda convinzione che il terrorismo avrebbe dovuto essere combattuto solo con mezzi legali, «not only declined to sign on for Ronald Reagan’s campaign against Muammar Qaddafi. She declined brusquely and decisively. Other NATO allies softened their words. Not Mrs. Thatcher. Her stated reason for opposing sanctions against Libya was that sanctions don’t work, and for opposing “retaliatory strikes” was that “they are against international law”» [2].

La Lady di ferro, forte della sua esperienza sul terrorismo ‒ in considerazione di quello “interno” dell’IRA che quotidianamente era impegnata a contrastare ‒ convocò persino una conferenza stampa per i giornalisti statunitensi corrispondenti dal Regno Unito durante la quale dichiarò: «I must warn you that I do not believe in retaliatory strikes that are against international law […] We suffer from terrorism in this country and in Northern Ireland […] so are well aware of the problems, and at no stage has anyone in this country suggested that we make retaliatory strikes or go in hot pursuit or anything like that» [3].

Qualche mese dopo ‒ il 15 aprile, dieci giorni prima di Černobyl’ ‒ gli USA, in risposta ad un attentato organizzato dai servizi segreti libici [4] in una discoteca di Berlino Ovest dove vi erano dei soldati americani ‒ attacco per il quale la Libia ha pagato, tra l’altro, 25 milioni di dollari nel 2004 come risarcimento per le 160 vittime non statunitensi [5] ‒, organizzarono ed attuarono un bombardamento di ritorsione che colpì Tripoli e Bengasi. Reagan bombardò la Libia dalle basi britanniche con il sostegno della Thatcher che «supported the attack, […] without consulting her cabinet» [6] senza, dunque, nessuna esitazione.

Gli americani lanciarono i loro jet F111 dalle basi di Lakenheath e Upper Heyford nell’Inghilterra orientale. L’attacco aereo uccise 60 libici e la Thatcher fu oggetto di dure critiche per l’appoggio strategico e ideologico che fornì all’operazione militare per il bombardamento: tanto da dover poi riferire in Parlamento «that no second wave of bombing was planned and no planes would be sent to Libya without Reagan making “a new approach to the UK under the joint consultation arrangements» [7].

Come possono spiegarsi, anche in questo caso di specie, due posizioni così radicalmente opposte prese dalla stessa persona in poche settimane di distanza?

La Gran Bretagna aveva interrotto le relazioni con la Libia nell’aprile 1984 dopo che una poliziotta di Londra era stata uccisa fuori dall’ambasciata libica [8]. Nello stesso anno, il 12 ottobre, inoltre, la Thatcher scampò alla morte per mano dell’IRA quando espose una bomba al Grand Hotel di Brighton che ospitava il Congresso annuale del Partito Conservatore [9]. In quell’occasione 5 persone furono uccise e più di 30 ferite ‒ tra cui il Segretario di Stato per il Commercio e l’Industria, Norman Tebbit, da molti ritenuto in quel momento il più probabile successore della Thatcher ‒ da 20 libbre di gelignite [10] che esplosero «negli ultimi piani dell’albergo e sventrano completamente l’edificio» [11]: si trattò del «most daring IRA attack ever here and it came close to wiping out most of the British cabinet» [12] e «the bombing was one of the most significant among nearly 500 incidents in the Provisional IRA’s (PIRA) campaign of political violence in England over twenty-five years from 1973–97» [13].

Le due vicende, in verità, erano molto più collegate di quanto non potesse sembrare visto che, come risulta dai documenti d’archivio, fu proprio Gheddafi a finanziare l’IRA e fornire l’appoggio logistico necessario per organizzare l’attentato alla leader Tory: «Links between the IRA and Libya date back to 1972, when Gaddafi first praised the group. He later provided the paramilitary organization with a large arsenal of arms. The relationship was resumed in 1986, according to Gaddafi, in the wake of the US bombing raids on Libya which had been launched from UK bases […] A senior Libyan official voiced a proposal to give the Irish Republican Army (IRA) $50 million to murder then British Prime Minister Margaret Thatcher, according to a newly-released Irish state document from 1986» [14].

Gli aiuti libici all’IRA non erano una novità [15], tra l’altro: già nel 1972 Gheddafi aveva lodato per la prima volta l’attività del gruppo [16] e fornito all’IRA un arsenale di armi da impiegare nelle azioni terroristiche. Anche dopo l’azione statunitense, la Libia rilanciò su questo tavolo continuando «to supply weapons to the group. French authorities stopped a Libyan ship en route to Northern Ireland carrying around 1,000 AK-47 machine guns, more than 50 ground-to-air missiles and two tonnes of Semtex» [17]. Il che trova conferma nell’ordine ricevuto dall’ambasciatore irlandese in Italia dell’epoca, Eamon Kennedy, che ricevette la disposizione di incontrare urgentemente a Tripoli il funzionario libico Saad Muzber ‒ all’epoca molto vicino a Gheddafi e considerato «the political link between the people’s committees and the foreign office» [18] ‒ dopo che il maggiore generale libico Ahmed Jalloud rinnovò il sostegno libico all’IRA.

Risulta infatti dagli archivi che molti degli attacchi perpetuati dall’IRA fossero effettuati con esplosivi al plastico brevettato dall’allora Cecoslovacchia, il “Semtex”: un esplosivo tutt’ora in commercio ‒ come risulta dal sito ceco https://explosia.cz ‒ che fu più volte usato dall’Armata Rossa, dagli eserciti del Patto di Varsavia e da diverse organizzazioni terroristiche attive in Europa negli anni Settanta e Ottanta del Novecento. Gheddafi, in altre parole, «armò l’IRA dell’esplosivo plastico che venne utilizzato in numerosi attentati: quello al grande magazzino Harrods di Londra, nel 1983, l’attacco alla base di Enniskillen nel 1987, Warrington nel 1993 e nell’area di Londra dei Docklands, nel 1996» [19].

Ecco, dunque, il vero motivo che portò la Thatcher nel 1986 ad essere la sola tra i leader occidentali nonché praticamente l’unica nel suo gabinetto a voler ‒ come fece ‒ sostenere l’azione di Reagan contro la Libia: il precedente dell’attentato del 1984 alla poliziotta britannica e le relazioni dei servizi di intelligence sui rapporti tra l’IRA e il leader libico rappresentarono la leva sulla quale giustificare la posizione britannica a sostegno dell’operazione statunitense.

D’altra parte non solo la Thatcher, ma in generale tutta o quasi l’opinione pubblica britannica, all’epoca «was in no doubt about the unpleasantness of Colonel Gaddafi’s Libyan regime» [20] ed i servizi segreti britannici informarono ufficialmente nel 1987 The Iron Lady che il Colonnello continuasse ad approvvigionare l’IRA di armi e munizione dopo che la Dst Intelligence francese segnalò la presenza di 20 missili SA-7 caricati il 14 ottobre a Tripoli nel mercantile panamense Eksund [21]. La nave, infatti, «invece di trasportare derrate alimentari, come sostenevano i suoi armatori, aveva un carico di 150 tonnellate di armi ed una ciurma della quale facevano parte cinque irlandesi già noti alle autorità britanniche per la loro azione di destabilizzazione sul territorio dell’Ulster» [22].

La scelta filo americana della Thatcher, al di là delle sue personali opinioni sul leader libico ‒ «It was very difficult to do much with Qadhafi because he is mad» [23], confidò nel luglio 1985 a George Bush ‒ fu rilevante per una serie di motivi: prima di tutto rappresentò un’occasione per mantenere la posizione della Gran Bretagna nella Guerra Fredda come una potenza leader a livello mondiale, come alleato privilegiato degli USA. Soprattutto in un momento nel quale «America’s allies tended to display weakness» [24] e ciò rendeva più facile accreditarsi, non solo come alleato fedele degli States ma, al contempo, come seconda potenza globale impegnata nella lotta sia al comunismo (in via di dissoluzione) sia al terrorismo internazionale (che si stava invece imponendo come problema mondiale).

Per il Primo Ministro inglese l’obiettivo era quello di barattare l’appoggio fornito alle operazioni assistenza di Londra, per avere una maggiore influenza sugli USA in relazione al conflitto israelo-palestinese: «Thatcher would increasingly attempt to take advantage of her growing infl uence with the Reagan administration by arguing for stronger US engagement in the Middle East peace process. Yet while the Reagan administration did show a greater degree of sympathy towards some British concerns (for example, over the extradition of IRA terrorists, much to the delight of the prime minister), there was a reluctance to heed Thatcher’s arguments over the Palestinian question» [25].

Ma indipendentemente da quanto questo tentativo riuscì o meno, di certo l’appoggio all’operazione vivificò la percezione ‒ dentro e fuori i confini britannici ‒ della Thatcher come leader dell’antiterrorismo.

Non a caso all’epoca gli israeliani apprezzarono la sua posizione percependola come un’operazione contro il terrorismo: Shimon Peres, infatti, in quell’occasione scrisse a Margaret per «esprimere la sua ammirazione per la sua ferma leadership di coloro che condividevano l’impegno a non cedere al terrorismo internazionale» [26].

  • Note:
  • [1] G. De Michelis, La lunga ombra di Yalta. La specificità della politica italiana. Conversazione con Francesco Kostner, Venezia, Marsilio, 2003.
  • [2] J.C. Harsch, Thatcher on Libya, in «The Cristian Science Monitor», del 21 gennaio 1986.
  • [3] Cfr., il testo integrale della conferenza stampa in «The New York Times», dell’11 gennaio 1986.
  • [4] Cfr., K. Connolly, Libya was behind Berlin bombing, in «The Guardian», del 14 novembre 2001 e S. Erlanger, 4 Guilty in Fatal 1986 Berlin Disco Bombing Linked to Libya, in «New York Times», del 14 novembre 2001.
  • [5] AA.VV., Libya to pay $35m to 1986 bomb victims, in «The Irish Times», del 10 agosto 2004.
  • [6] V. Low, Minister’s wife let fly at Thatcher over Libya raid, in «The Times», del 23 gennaio 2017.
  • [7] S. Hughes, The US and Britain’s special relationship has not been so special, in «The Morning Star», in https://morningstaronline.co.uk/article/us-and-britains-special-relationship-has-not-been-so-special.
  • [8] B.J. Feder, British break off libyan relations over London siege, in «The New York Times», del 23 aprile 1984.
  • [9] J. Rodrigues, How the Guardian reported the 1984 Brighton bombing, in «The Guardian», del 3 ottobre 2014.
  • [10] C. Mayer, How the Brighton Bombing 30 Years Ago Portended Peace, in «Time», del 10 ottobre 2014.
  • [11] AA.VV., 12 ottobre 1984: l’Ira attacca Margareth Thatcher, in «InfoAut», del 12 ottobre 2017.
  • [12] AA.VV., The deadly hotel bombing that Margaret Thatcher survived 35 years ago, in «CBC», del 12 ottobre 2019.
  • [13] G. Dawson, Brighton bomb anniversary, in «University of Brighton», del 23 settembre 2014, in https://www.brighton.ac.uk/about-us/news-and-events/news/2014/09-23_brighton-bomb-anniversary.aspx.
  • [14] Cfr., Gaddafi wanted to pay IRA $50 million to assassinate British PM Thatcher, in «Libyan Express», del 31 dicembre 2016. Cfr., anche il capitolo The eney within, in C. Moore, Margaret Thatcher. The Authorized Biography, New York, Alfred A Knopf, 2016.
  • [15] AA.VV., The 38-year connection between Irish republicans and Gaddafi, in «BBC News», del 23 febbraio 2011.
  • [16] AA.VV., Britain Cuts Arms to Libya, in «The New York Times», del 14 aprile 1973; AA.VV., Ireland’s Navy Seizes Vessel with Arms for I.R.A., in «The New York Times», del 30 marzo 1973; R. Fisk, The Role Libya Sees for Itself in the Irish Struggle, in «The Times of London», del 21 April 1975.
  • [17] Z. Efstathiou, Libyan official ‘wanted to pay IRA $50million to WIPE OUT Thatcher’ state documents claim, in «Express», del 31 dicembre 2016.
  • [18] AA.VV., Libya’s $50m for IRA to kill Margaret Thatcher, in «News Letter», del 3 gennaio 2017.
  • [19] M.G. Rutigliano, L’IRA e Gheddafi: le vittime del terrorismo e la rabbia per le tasse di Londra, in «Sicurezza Internazionale», del 25 giugno 2019.
  • [20] C. Moore, Margaret Thatcher. The Authorized Biography, cit., p. 453.
  • [21] J.K. Cooley, Qaddafi linked to IRA arms shipment. French, British, and Irish intelligence points finger at Libyan leader, in «The Cristian Science Monitor», del 9 novembre 1987.
  • [22] P. Filo della Torre, Londra ha le prove. Gheddafi arma l’IRA, in «Repubblica», del 5 novembre 1987.
  • [23] Cfr., Vice President’s Meeting with British PM Margaret Thatcher, del 26 luglio 1985, Meetings with Foreigners, in Donald Gregg Files, Bush Library.
  • [24] G.K. Fry, The Politics of the Thatcher Revolution An Interpretation of British Politics, 1979–1990, Londra, Palgrave MacMillan, 2008, p. 210.
  • [25] A. Bermant, Margaret Thatcher and the Middle East, Cambridge, Cambridge University Press, 2016, p. 139.
  • [26] Lettera di Shimon Peres a Margaret Thatcher, del 16 aprile 1986, in Israel State Archive, ISA 4391/9/a.

Fonte: https://www.orazero.org/controstoria-della-guerra-fredda-lira-di-gheddafi-contro-la-thatcher-di-roberto-bonuglia/  del 22 Aprile 2021

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