sabato, 24 Luglio 2021
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25 Aprile: una festa un po’ retrò

Le opinioni eretiche di Michele Rallo

Un altro 25 aprile, ed un’altra gragnuola di rievocazioni di maniera, in pieno stile regimista. Tutti allineati e coperti a celebrare la “liberazione dal nazifascismo”, incuranti del fatto che quella data indica anche la sconfitta dell’Italia nella seconda guerra mondiale. Certo, non ufficialmente; perché – con uno di quei “giro di valzer” onore e vanto della nostra diplomazia – a fine del ’43, quando era chiaro che la guerra fosse ormai perduta, avevamo abbandonato il carro tedesco per balzare lesti su quello americano. Un po’ poco, peró, quell’anno e mezzo di teorica “co-belligeranza”, per far finta che la guerra noi l’avessimo vinta insieme ai nostri nemici di ieri.

Quanto al “nazi-fascismo”, non é mai esistito come autonoma categoria politica, ma soltanto come sigla dell’alleanza militare fra la Germania nazionalsocialista e l’Italia fascista negli anni dal ’40 al ’43 (o al ’45). É certamente vero. Ma allora dovrá parlarsi anche di “nazi-comunismo” per indicare l’alleanza militare fra la Germania nazionalsocialista e la Russia comunista dal ’39 al ’41. Con il particolare – non proprio secondario – che nazisti e comunisti si misero d’accordo per spartirsi l’Europa Orientale e, sulla base di quell’accordo, attaccarono congiuntamente la Polonia e scatenarono di fatto la seconda guerra mondiale.

Tutto ció – incredibilmente – viene sistematicamente ignorato nelle odierne ricostruzioni “politicamente corrette”. Cosí come si sorvola allegramente su un altro piccolo particolare: e cioé che l’alleanza nazi-comunista fu stabilita alle spalle e contro la volontá dell’Italia fascista, che stava dalla parte della Polonia aggredita da Berlino e da Mosca. E, ancóra, si ignora – o si finge di ignorare – che Mussolini si spese letteralmente fino all’ultimo giorno per scongiurare l’attacco tedesco alla Polonia; e che dopo, a guerra giá iniziata, continuó a proporsi come mediatore di pace. Come giá aveva fatto – con successo – esattamente un anno prima, quando la guerra venne fermata nel momento in cui i carri armati tedeschi erano giá alla frontiera della Cecoslovacchia.

Perché la mediazione italiana ebbe successo nel 1938 e non nel 1939? Perché nel ’38 l’Inghilterra voleva la pace, e nel ’39 volava invece la guerra. Mentre a Parigi si perseverava in un atteggiamento sostanzialmente pacifista, a Londra il governo conservatore era sempre piú alla mercé dell’ultraconservatore Winston Churchill, improvvisamente diventato antitedesco (e antitaliano) dopo che, ancóra nel 1937, si esprimeva in questi termini: «se il nostro Paese fosse un giorno sconfitto, spererei di poter trovare un campione altrettanto indomito, in grado come lui di restituirci il coraggio e riportarci al nostro posto fra le Nazioni.» La frase é tratta dal suo libro “Great Contemporaries” (“Grandi Contemporanei”), ed il «lui» in questione era Adolf Hitler.

Si potrebbe continuare all’infinito con fatti come questi: tutti rigorosamente autentici e documentati, anche se adesso – in tempi di bugíe del “politicamente corretto” – possono apparire inverosimili, incomprensibili.

Il fatto é che, al giorno d’oggi, la storia é sempre piú un argomento da salotti politici, lasciata alla mercé di orecchianti e praticoni che si limitano a ripetere pappagallescamente le litaníe di una propaganda di guerra vecchia di ottant’anni, con il solo scopo di far credere ai semplici che americani ed inglesi (e i loro alleati del momento) fossero sempre stati i “buoni” della situazione, e che i loro nemici fossero invece stati tutti “cattivi”.

Il tentativo di riportarci al clima tragico del 1945 é fin troppo scoperto. E stupisce che tanti, specialmente a sinistra, non se ne rendano conto, non si chiedano quali reali interessi si muovano dietro questo stranissimo neo-antifascismo un po’ retró.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 30 Aprile 2021

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