martedì, 17 Maggio 2022
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25 Aprile: una festa un po’ retrò di Michele Rallo

Le opinioni eretiche di Michele Rallo

Un altro 25 aprile, ed un’altra gragnuola di rievocazioni di maniera, in pieno stile regimista. Tutti allineati e coperti a celebrare la “liberazione dal nazifascismo”, incuranti del fatto che quella data indica anche la sconfitta dell’Italia nella seconda guerra mondiale. Certo, non ufficialmente; perché – con uno di quei “giro di valzer” onore e vanto della nostra diplomazia – a fine del ’43, quando era chiaro che la guerra fosse ormai perduta, avevamo abbandonato il carro tedesco per balzare lesti su quello americano. Un po’ poco, peró, quell’anno e mezzo di teorica “co-belligeranza”, per far finta che la guerra noi l’avessimo vinta insieme ai nostri nemici di ieri.

Quanto al “nazi-fascismo”, non é mai esistito come autonoma categoria politica, ma soltanto come sigla dell’alleanza militare fra la Germania nazionalsocialista e l’Italia fascista negli anni dal ’40 al ’43 (o al ’45). É certamente vero. Ma allora dovrá parlarsi anche di “nazi-comunismo” per indicare l’alleanza militare fra la Germania nazionalsocialista e la Russia comunista dal ’39 al ’41. Con il particolare – non proprio secondario – che nazisti e comunisti si misero d’accordo per spartirsi l’Europa Orientale e, sulla base di quell’accordo, attaccarono congiuntamente la Polonia e scatenarono di fatto la seconda guerra mondiale.

Tutto ció – incredibilmente – viene sistematicamente ignorato nelle odierne ricostruzioni “politicamente corrette”. Cosí come si sorvola allegramente su un altro piccolo particolare: e cioé che l’alleanza nazi-comunista fu stabilita alle spalle e contro la volontá dell’Italia fascista, che stava dalla parte della Polonia aggredita da Berlino e da Mosca. E, ancóra, si ignora – o si finge di ignorare – che Mussolini si spese letteralmente fino all’ultimo giorno per scongiurare l’attacco tedesco alla Polonia; e che dopo, a guerra giá iniziata, continuó a proporsi come mediatore di pace. Come giá aveva fatto – con successo – esattamente un anno prima, quando la guerra venne fermata nel momento in cui i carri armati tedeschi erano giá alla frontiera della Cecoslovacchia.

Perché la mediazione italiana ebbe successo nel 1938 e non nel 1939? Perché nel ’38 l’Inghilterra voleva la pace, e nel ’39 volava invece la guerra. Mentre a Parigi si perseverava in un atteggiamento sostanzialmente pacifista, a Londra il governo conservatore era sempre piú alla mercé dell’ultraconservatore Winston Churchill, improvvisamente diventato antitedesco (e antitaliano) dopo che, ancóra nel 1937, si esprimeva in questi termini: «se il nostro Paese fosse un giorno sconfitto, spererei di poter trovare un campione altrettanto indomito, in grado come lui di restituirci il coraggio e riportarci al nostro posto fra le Nazioni.» La frase é tratta dal suo libro “Great Contemporaries” (“Grandi Contemporanei”), ed il «lui» in questione era Adolf Hitler.

Si potrebbe continuare all’infinito con fatti come questi: tutti rigorosamente autentici e documentati, anche se adesso – in tempi di bugíe del “politicamente corretto” – possono apparire inverosimili, incomprensibili.

Il fatto é che, al giorno d’oggi, la storia é sempre piú un argomento da salotti politici, lasciata alla mercé di orecchianti e praticoni che si limitano a ripetere pappagallescamente le litaníe di una propaganda di guerra vecchia di ottant’anni, con il solo scopo di far credere ai semplici che americani ed inglesi (e i loro alleati del momento) fossero sempre stati i “buoni” della situazione, e che i loro nemici fossero invece stati tutti “cattivi”.

Il tentativo di riportarci al clima tragico del 1945 é fin troppo scoperto. E stupisce che tanti, specialmente a sinistra, non se ne rendano conto, non si chiedano quali reali interessi si muovano dietro questo stranissimo neo-antifascismo un po’ retró.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 30 Aprile 2021

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