sabato, 24 Luglio 2021
HomeMONDO CRISTIANOChiesa cattolicaChi è papa, e chi no di Francesco Lamendola

Chi è papa, e chi no di Francesco Lamendola

Chi è papa, e chi no: una matassa inestricabile, tra verità e sospensione di giudizio dove i più competenti si vedono costretti ad arrendersi? E’ Bergoglio? E’ Benedetto XVI, allora? La santa Messa appartiene a Dio, non al papa di Francesco Lamendola  

In un momento di così acuta sofferenza per i cattolici, ma anche di così grande confusione, si esita ad affondare il bisturi in una delle ferite più dolorose, ossia la questione di chi sia effettivamente e legittimamente il papa a quest’oggi. Si esita non per amore di compromessi o per paura di esporre con franchezza la propria idea, ma per la ripugnanza ad accrescere le tensioni e le incomprensioni che già lacerano l’animo di tanti cattolici, versando ancora sale sulle loro ferite; tanto più che individui sconsiderati e falsamente devoti mestano da anni nel torbido, perseguendo più la gratificazione del proprio ego ipertrofico che la difesa della verità e il conforto delle anime buone. D’altra parte, non si può consentire che le proprie opinioni su una questione di tale rilevanza vengano fraintese o, peggio, strumentalizzate: è necessario pertanto fare chiarezza, anche a costo di aggiungere nuove sofferenze, sempre però nell’ottica di puntare alla guarigione e non di aggravare inutilmente, conducendo battaglie personali ed egoistiche, la malattia del corpo dolorante della Sposa di Cristo.

C’è un’altra ragione per essere prudenti e per misurare bene ogni parola allorché si affronta la suddetta questione: vale a dire la sua estrema complessità, sempre più paragonabile a una matassa inestricabile, dove perfino i più competenti, cioè insigni teologi, canonisti e uomini di Chiesa, si vedono costretti ad arrendersi e ad ammettere l’impossibilità di addivenire a una risposta certa e risolutiva. Diciamo fin d’ora, per mettere subito le carte in tavola, che tale è anche la nostra personale convinzione, cui siamo giunti con fatica e quasi con riluttanza, poiché lontanissima dal nostro modo di pensare, che ama le risposte nette e le definizioni precise: ma vi sono dei casi nei quali la realtà è ben più complessa e indecifrabile di quel che il nostro giudizio possa riuscire a comprendere. E in tali casi è doveroso deporre ogni spirito di ostinazione e dichiarare con franchezza l’impossibilità di giungere a una conclusione che sia assolutamente incontrovertibile e dimostrabile. C’è un confine ben preciso fra la legittima, e anzi doverosa, ricerca della verità, e la temerità di chi, pur impossibilitato a raggiungerla, dichiara a gran voce di averlo fatto, solo perché è troppo orgoglioso e superbo per ammettere di esser giunto davanti a un mistero impenetrabile. Al punto in cui sono giunte oggi le cose, il credente deve pregare e implorare Dio perché gli faccia apparire con chiarezza ciò che per via razionale non è in grado di capire. Oppure, il che è lo stesso, che gli dia la forza d’animo di sopportare la sospensione della verità e di attendere fiduciosamente, ma anche in maniera attiva, che giunga il tempo in cui ogni cosa nascosta diverrà chiara, e ogni segreto sarà rivelato alla luce del sole.

E dunque: chi è il papa, in questo momento? Passiamo in rassegna le diverse risposte.

È BERGOGLIO? Secondo noi, no: assolutamente no. Però, attenzione: questa è una convinzione personale, a sostegno della quale possiamo portare numerosissimi indizi, ma nessuna prova certa. Neppure la sua ormai conclamata eresia è una prova certa, perché il fatto di un papa che cade in eresia non implica per ciò stesso, dal punto di vista canonico, la sua deposizione, e neppure l’invalidità del suo pontificato. Quella in cui ci troviamo è una situazione inedita e perciò difficile da dipanare: nessun papa è mai stato pienamente eretico e apostatico, in tutta la storia della Chiesa; quindi il problema si pone ora in termini assolutamente inconsueti. Alcuni distinguono fra il giudizio storico sulla validità di un pontificato, o anche di un’elezione papale, e quello giuridico: ammettono che, a livello di opinione personale, si possano avere anche dei gravi dubbi su chi sia il papa regnante, ma ribadiscono che solo la Chiesa stessa, al suo più alto livello (papa e assemblea dei vescovi, ma papa innanzitutto) ha l’autorità per dichiararlo. Come si vede, s’innesca un circolo vizioso: perché colui che è caduto in eresia, o il suo successore, eletto da un conclave da quegli sostanzialmente nominato, dovrebbe esprimersi sulla legittimità del papa stesso, cosa evidentemente inimmaginabile. Oltre a ciò, la “soluzione” prospettata da costoro ha il grave difetto, ai nostri occhi, d’introdurre una modalità di giudizio tipicamente gesuita (nel senso peggiorativo del termine) basata sul principio della doppia verità, quindi del relativismo. Ci sarebbero infatti una verità storica e una verità, magari diametralmente opposta, giuridica. Pure, ed è un paradosso nel quale ci troviamo inviluppati nostro malgrado, bisogna ammettere che, in questo caso, è difficile adottare una linea diversa. Come mai? Poiché sono coinvolte le ragioni del nostro personale giudizio che Bergoglio non è papa, ci spiegheremo con un esempio. Immaginiamo di essere impiegati di terzo rango in un ministero, magari come semplice usciere, e di aver visto coi nostri occhi che il ministro è un traditore, cioè prende ordini da qualche potere esterno a danno della Repubblica e del popolo sovrano. Immaginiamo di aver udito coi nostri orecchi una conversazione nella quale addirittura si vanta del proprio tradimento: ma di non avere alcuna prova concreta per portare un’accusa contro di lui. In tal caso, noi sappiamo che il ministro è un traditore, quindi non è un ministro legittimo e che le sue azioni non sono legittime, e tuttavia siamo costretti a tener conto del fatto che, in assenza di prove, nessun tribunale lo condannerebbe, o anche solo lo sospenderebbe cautelativamente dalle sue funzioni, e pertanto egli continuerà a occupare la sua poltrona di ministro e svolgere le sue funzioni pubbliche. Dovremo quindi tenere per noi la nostra certezza e riconoscere che, non avendo modo di dimostrarla, non possiamo pretendere che gli altri, e tanto meno le istituzioni, condividano il nostro giudizio d’illegittimità. Ma, dirà qualcuno, esistono le prove che Bergoglio è stato eletto in maniera illegittima: uno dei membri della cosiddetta mafia di San Gallo, il cardinale Godfried Danneels, ha pubblicamente dichiarato che il conclave era stato addomesticato per eleggere l’argentino, contravvenendo a quanto stabilito, con pena di scomunica, da Giovanni Paolo II mediante la costituzione apostolica Universi Dominci Gregis del 22 febbraio 1996. Vero: ma, ripetiamo, non basta che dei singoli giungano alla certezza che quel conclave era illecito: è necessario che lo stabilisca la suprema autorità della Chiesa. E il fatto che le eresie di Bergoglio sono sempre più manifeste? Stesso ragionamento: per dichiararlo canonicamente decaduto, bisogna che si esprima la Chiesa, in forma ufficiale e solenne. Dobbiamo quindi rinunciare a pensare con la nostra testa, a giudicare secondo il nostro sensus fidei?

Noi personalmente non siamo disposti a rinunciare, e infatti pensiamo che Beroglio non sia papa; se richiesti, lo diciamo apertamente; ma di qui a voler anticipare un giudizio canonico che non spetta a noi, ce ne corre. In ogni caso, la nostra certezza si fonda non tanto sulle dichiarazioni del cardinale Danneels, ma sulla constatazione che Bergoglio, sin dal primi giorni, sin dal primo istante, non ha voluto agire da papa, ma tutto al contrario, ha voluto agire, parlare e tacere esattamente come avrebbe fatto il peggior nemico della Chiesa. Dal commissariamento dei Francescani dell’Immacolata fino ai suoi documenti ufficiali, da Amoris laetitia a Fratelli tutti, passando per il documento di Abu Dhabi e l’intronizzazione dell’idolo Pachamama, egli ha mostrato di avere in sé una luciferina volontà di ostacolare e distruggere, se possibile, la fede dei cattolici, cioè di agire da Satana e non da successore di Pietro. Siamo perciò fermamene convinti che non può essere considerato papa colui che accetta l’elezione papale pur avendo in cuore la ferma volontà di agire da Anticristo: la sua stessa disposizione interiore rende nullo l’atto della sua elezione, quand’anche si fosse trattato di un’elezione perfettamente legittima e regolare. D’altra parte, grande è il mistero dell’anima umana, e solo Dio lo conosce sino in fondo: solo Dio, pertanto, sa se nell’animo (nero) di Bergoglio vi era un radicale rifiuto di essere, nei fatti, un vero successore di Pietro. Pertanto Dio solo sa con perfetta certezza se Bergoglio sia papa, come solo Gesù Cristo sapeva che Giuda lo stava tradendo, mentre gli Apostoli potevano sospettarlo, ma non averne la certezza assoluta, almeno finché egli non si presentò alla testa delle guardie del Sinedrio per arrestare il divino Maestro, nell’Orto degli ulivi. Perciò a noi importa relativamente che la non legittimità di Bergoglio venga formalizzata, in un domani più o meno remoto: a noi, in quanto fedeli, è sufficiente la certezza sostanziale che Bergoglio non vuole fare il papa, non vuole essere papa, per trarne la conclusione che non lo si deve ascoltare, mai, mai, neppure quando dice cose in apparenza ortodosse, perché il suo perfido scopo è proprio quello d’ingannare i fedeli mescolando verità e menzogna. Se però qualcuno ci chiedesse di scendere in piazza per pretendere le sue dimissioni, noi non lo faremmo: con quale autorità legale e morale potremmo sostituirci alla Chiesa docente? Quello di scendere in piazza è, peraltro, un metodo rivoluzionario e un buon cattolico non è rivoluzionario: nelle rivoluzioni la verità viene imposta dal basso, a furor di popolo, ma per il cattolico la Verità scende dall’alto, sempre. Viene da Dio o dal suo vicario in terra.

IL PAPA È BENEDETTO XVI, ALLORA? Per molti questa è la conseguenza logica e necessaria della precedente affermazione che Bergoglio non è papa; ma per noi, no. Magari le cose fossero così semplici. Anche se Benedetto XVI gode, presso molti cattolici, la fama di papa rispettoso del vero magistero, la realtà delle cose è diversa. Benedetto XVI si è fatto continuatore del Concilio Vaticano II e di tutti i suoi errori, proprio come Bergoglio: la differenza fra i due è di stile e di tempi, non di sostanza. Benedetto, in un certo senso, è stato perfino più deleterio di Bergoglio, perché ha addormentato le coscienze, cullandole nell’illusione che la Chiesa intendesse rimanere fedele al magistero perenne, mentre lo stava tradendo. Sono i fatti a parlare: approvando gl’incontri interreligiosi di Assisi, ad esempio, o chiamando gli ebrei i nostri fratelli maggiori, legati a Dio da un’Alleanza che è sempre valida, egli ha di fatto stabilito quel relativismo che  a parole diceva di voler contrastare. Sono fatti anche le carriere prodigiose di eretici notori e scandalosi, come il signor Enzo Bianchi, che appunto sotto Benedetto hanno fatto progressi decisivi, sino a divenire referenti fondamentali per il magistero stesso. Che a quel punto, è ovvio, non era più l’autentico magistero cattolico. E non basta. Gli errori del Vaticano II sono stati insegnati e diffusi da tutti i sei papi, a partire da Giovanni XXIII, i quali lo hanno condotto e ne hanno proseguito l’opera nefasta. Di più ancora: esiste la ragionevole certezza che anche il conclave del 1958, proprio come quello del 2013, sia stato viziato e reso invalido da fatti gravissimi: l’elezione a successore di Pio XII del cardinale Giuseppe Siri, col nome di Gregorio XVII, e la sua immediata e forzata rinuncia sotto la pressione illecita del gruppo dei cardinali progressisti e massoni, i quali a ogni costo volevano Roncalli proprio per convocare un concilio in apparenza pastorale, in realtà rivoluzionario. Perciò se esistono dubbi sulla legittimità del pontificato di Benedetto XVI, proprio come per quello di Bergoglio, tali dubbi si estendono necessariamente a quelli di Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I (sissignori, anche lui; ne abbiamo parlato a suo tempo) e Giovanni Paolo II.

MA CHI È IL VERO PAPA, ALLORA? A questo interrogativo bisogna rispondere con umiltà e prudenza; bisogna avere la forza della pazienza e l’incrollabile speranza della fede. Allo stato attuale, la sola risposta onesta è: non lo sappiamo; quindi dobbiamo sospende il giudizio. Hanno ragione i sede-vacantisti, dunque? A livello di opinione personale, saremmo inclini a rispondere di sì; ma, ripetiamo, solo la Chiesa stessa può esprimersi con autorevolezza indubitabile.

MA I SACRAMENTI, INTANTO, SONO VALIDI? E LA MESSA NOVUS ORDOUNA CUM BEROGLIO O ANCHE UNA CUM BENEDETTO, È VALIDA? Ma certo che i Sacramenti sono validi, e anche la Messa Novus Ordo è valida, sia che si pronunci la formula una cum papa Francesco, sia che la si voglia sostituire con quella una cum papa Benedetto: nonostante ciò che abbiamo appena detto dell’uno e dell’altro. Nessuna contraddizione. La santa Messa appartiene a Dio, non al papa; pregare in unione col papa non significa affatto sottoscrivere tutti i suoi atti, e meno che mai quelli illeciti ed eretici. Si prega per l’unità della Chiesa e si prega con tutti: a Dio solo spetta accogliere o rifiutare le preghiere, perché Lui solo legge nell’intimo dei cuori. E quanto alla Messa Novus Ordo, siamo d’accordo che non è buona; ma neppure si può dire che sia interamente cattiva. Vi è pur sempre, in essa, un riflesso della “vera” Messa, quella tridentina. Impossibile negarlo, se non per partito preso. I fedeli già tanto angustiati e tormentati, dunque, si rasserenino almeno su questo punto decisivo: non solo non commettono sacrilegio recandosi alla Messa una cum Bergoglio, ma anzi infliggerebbero un grave danno morale a se stessi, se si privassero del Pane di Vita. Che viene da Gesù, dalla sua Presenza Reale, e da nessun altro. Il sacerdote è un mediatore; e se questi è, per disgrazia, un mediatore infedele, penserà Dio a punirlo. Le vie del Signore non solo le nostre vie, i Suoi pensieri non sono i nostri pensieri. La Grazia può prendere le strade più impensate e in apparenza paradossali. La Redenzione non passa forse per il tradimento di Giuda? Tuttavia, di qui a dichiarare Giuda bravo e  buono, e addirittura beatificarlo, come sta cercando di fare Bergoglio, ce ne corre. È Gesù stesso a dire: Il Figlio dell’uomo viene tradito; ma guai a colui che lo tradisce. Anche oggi il Figlio dell’uomo viene tradito dal successore di Pietro; ma guai a costui. È necessario che il tradimento vi sia, per far emergere la Verità che viene dalla croce: ma guai a quanti tradiscono.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 30 Aprile 2021

Most Popular

Recent Comments