giovedì, 24 Giugno 2021
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La sopravvivenza e’ “la Comunità” di Betty Scapolan

Chi è causa del suo mal pianga sé stesso! Parole che suonano come un macigno, ma che evidenziano la causa primaria del malessere generazionale che avvolge l’intera esistenza umana di Betty Scapolan

Ogni giorno l’umanità si spegne. A poco a poco, l’incessante martellare dell’attuale situazione sanitaria ed economica, ingigantita da un accentuato collaborazionismo mediatico, sta degenerando in una deplorevole psicosi collettiva che mette a rischio la stessa vita. Il contatto umano, che è stato il fondamento primario dell’evoluzione, oggi è considerato bandito definitivamente, in quanto portatore di contagi inimmaginabili. Eppure l’uomo, così come descritto dal filosofo greco Aristotele, è un animale sociale in quanto tende ad aggregarsi con altri individui ed a costituirsi in società e proprio nell’antichità, vivere in società significava assicurarsi la sopravvivenza, perché solo con il gruppo si era al sicuro dagli attacchi di bestie feroci. Ma la storia antica è una materia ormai dimenticata. Ogni insegnamento, ogni tradizione si perdono nell’oblio dei tempi. Per oltre 70 anni si sono costruite città, disboscato alberi e foreste, abbandonate le campagne alla ricerca di lavori migliori; i paesi si sono svuotati ed il piccolo artigianato è stato sostituito dalla fabbrica prima e dalla multinazionale poi. La televisione divenne l’angolo di svago e lo specchio dove sognare la realizzazione di una esistenza diversa. E così, anziché leggere e documentarsi, la popolazione preferì lo squallore proposto da trasmissioni degenerative, atte a rimodellare e manipolare le menti e piano piano, rinunciarono alla sicura comunità, per entrare nella moderna Società.*Ma se l’unione fa la forza!*, perché non accorgersi che il distanziamento sociale è l’arma che stanno utilizzando per indebolirci? Perché l’uomo continua a negare che senza un gruppo, una collettività, è destinato a soccombere solo e calpestato dalla massa inferocita? 
Eppure, non servirebbero né discorsi, né manifestazioni in piazza, per raggiungere un obiettivo comune; basterebbe rendersi conto che la sopravvivenza dipende dalla unione e dalla coesione, che aiutandosi l’un l’altro si formerebbe nuovamente una catena indissolubile, la stessa che era sopravvissuta nei secoli. Finché l’uomo vorrà continuare a primeggiare, ad eccellere e non tornerà ad essere umile e disposto verso e per gli altri, il futuro non riserverà niente di buono ed il transumanesimo tristemente, si concretizzerà.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 12 Maggio 2021

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