venerdì, 18 Giugno 2021
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L’innocenza del pipistrello di Roberto Pecchioli

Nicholas Wade e il problema della genesi del Covid. Il pipistrello perfetto capro espiatorio della tempesta virale che si è abbattuta sul mondo: le responsabilità cinesi sarebbero enormi, ma non minore il coinvolgimento americano di Roberto Pecchioli  

Se esistesse un giudice a Berlino – ovvero un tribunale imparziale e indipendente incaricato di stabilire l’origine del Covid 19, il virus che ha sconvolto la nostra vita e cambiato il mondo, forse irreversibilmente, dovrebbe sentenziare che i pipistrelli sono innocenti. Quanto meno per assoluta mancanza di prove, ma in realtà perché il fatto non sussiste. I pipistrelli sono animali brutti, repellenti, orrendi topi con le ali, e non hanno, tra gli umani, molti difensori. In più, sono davvero veicoli privilegiati di molte infezioni zoonotiche, ossia di origine animale. Sono dunque il perfetto capro espiatorio della tempesta virale che si è abbattuta sul mondo. La caratteristica di molti capri espiatori è di essere innocenti. Il potere conosce da sempre la psicologia delle folle e lavora di conseguenza.

Gli ultimi adepti della credenza diffusa all’unisono dai piani alti del potere – politico, economico, strategico, mediatico, scientifico- sull’origine animale del Covid 19, un pipistrello del mercato “umido “di Wuhan, responsabile, ad oggi, secondo le cifre dei governi, della morte di oltre tre milioni di esseri umani, devono battere in ritirata non davanti alla logica e al senso comune, ma a un saggio diffuso da pochi giorni.

Ne è autore un giornalista scientifico di chiara fama, Nicholas Wade, e sta facendo il giro del mondo, nonostante l’ostracismo mainstream. La fonte è una rivista specializzata con settantacinque anni di storia, The Bulletin of the Atomic Scientists, (www.thebulletin.org). Wade ha lavorato per decenni al New York Times, ha scritto articoli e saggi su Science e Nature: non è un dilettante allo sbaraglio, un “negazionista” o, come si dice oggi, un terrapiattista. E’ un brillante divulgatore al termine della carriera: a settantanove anni non è più ricattabile dal sistema. Nel 2014 scrisse un libro sulfureo e scorrettissimo, Una scomoda eredità, in cui sfidava, nell’ambito degli studi dell’evoluzione umana, il dogma assurto a verità inattaccabile secondo cui le razze non esisterebbero. Sulla scorta di molti studi, Wade sosteneva che nelle differenze sociali ed economiche mostrate dalle popolazioni nel corso della storia esiste, insieme con il fattore culturale e storico, una componente genetica. Per l’Occidente terminale – che odia la sua – le razze non esistono, salvo aver fondato su di essa – pur se in termini negativi- la cultura della cancellazione oggi dominante, entro la quale ha sviluppato una “teoria critica della razza”.   

L’approccio di Wade al problema della genesi del Covid 19 è rigoroso: non ha una verità precostituita, esamina con imparzialità le due tesi contrapposte e lascia le conclusioni al lettore. Di passaggio, rivela fatti di enorme gravità che il pubblico non conosce, in barba alla decantata trasparenza, al mito della libertà e al simulacro della democrazia.  L’ indagine di Wade è chiara, esauriente, esemplare, il contrario delle spiegazioni accettate acriticamente dall’OMS e dal mondo scientifico legato al potere, in occidente e altrove. L’ipotesi più plausibile è che la SARS-2 sia stata creata nel laboratorio virologico di Wuhan e sia sfuggita al controllo. Altra cosa, ovviamente, è ipotizzare il dolo, che significherebbe l’accusa di strage e genocidio programmato.

Gli indizi non sono prove e l’assoluzione dei pipistrelli non significa condanna per nessuno, neppure per coloro che – da pulpiti altissimi e ufficiali- Nazioni Unite, Forum di Davos, Organizzazione Mondiale della Sanità – avvertono che il nostro sarà il tempo delle pandemie. Certo, esiste la prova che in giro per il mondo, numerosi scienziati- i dottori Stranamore postmoderni – giocano con il fuoco per motivi inconfessabili, finanziati e coperti dai più elevati livelli del potere.

Anche in questo caso, nulla di nuovo: l’uomo ha sempre cercato di possedere armi di ogni genere per colpire i suoi nemici. Le guerre, fin dall’antichità, hanno utilizzato l’arma delle malattie indotte (pestilenze, avvelenamenti e simili). La guerra chimico-batteriologica, inaugurata su vasta scala nel primo conflitto mondiale, ha soltanto un’estensione e mezzi più potenti rispetto al passato. Se esistono laboratori riservati – o segreti- che eseguono certi esperimenti, è plausibile la possibilità di “fughe” involontarie di virus nell’ambito di ricerche di cui l’opinione pubblica – ossia la vittima – non sa nulla. Altrettanto, è possibile che qualcuno lavori per diffondere epidemie a scopi di potere, per decimare la popolazione di Stati nemici o per qualunque altro motivo, non esclusa la follia.

La conferma raggelante esce dal lavoro di Wade, il cui titolo evoca il vaso di Pandora, il leggendario contenitore in cui Zeus aveva rinchiuso tutti i mali del mondo. Le due teorie principali sull’origine del virus Sars-2 sono le seguenti: il virus si è formato nella fauna selvatica, da cui è passato (troppo) rapidamente alle persone. L’altra è che il virus era in fase di studio in un laboratorio, da cui è “fuggito”. Entrambe sono plausibili, ma solo una, la seconda, è convincente.  Allo scoppio della pandemia nel dicembre 2019, le autorità cinesi hanno riferito che molti casi si erano verificati nel mercato a Wuhan. Ciò ha ricordato agli esperti l’epidemia di SARS1 del 2002, in cui un virus del pipistrello si era diffuso prima agli zibetti, un animale venduto nei mercati, e poi agli umani. Un virus simile ha causato una seconda epidemia, nota come MERS, nel 2012. Questa volta gli animali ospiti intermedi erano i cammelli.

Il primo ostacolo alla teoria è l’estrema rapidità dei fatti nella versione “ufficiale”. Wuhan è sede del Wuhan Institute of Virology, uno dei principali centri mondiali per la ricerca sui coronavirus. Quindi la possibilità che il virus SARS2 fosse sfuggito dal laboratorio non poteva essere esclusa. Fin dall’inizio, le percezioni del pubblico e dei media sono state orientate a favore dello scenario “naturale”, attraverso dichiarazioni di virologi. “Siamo uniti per condannare fermamente le teorie del complotto che suggeriscono che COVID-19 non ha un’origine naturale”, dicevano su Lancet il 19 febbraio 2020, quando era ancora troppo presto per formulare la sentenza “schiacciante che questo coronavirus ha avuto origine nella fauna selvatica”.

Contrariamente a quanto afferma la lettera, l’idea che il virus potesse essere sfuggito da un laboratorio evocava un incidente, non un complotto. Era una tesi da non rifiutare a priori con accanimento sospetto. La lettera di Lancet fu organizzata e redatta da Peter Daszak, presidente della EcoHealth Alliance, che ha finanziato la ricerca sui coronavirus presso l’Istituto di virologia di Wuhan. Sentiamo Wade: “Se il virus SARS2 fosse davvero sfuggito alla ricerca da lui finanziata, Daszak sarebbe potenzialmente colpevole. Questo acuto conflitto di interessi non è stato dichiarato ai lettori di Lancet. “

I virologi, per vent’anni, lontani dall’attenzione del pubblico, hanno condotto un gioco pericoloso. Nei loro laboratori creavano abitualmente virus più pericolosi di quelli esistenti in natura. Sostenevano che potevano farlo in sicurezza e che, anticipando la natura, potevano prevedere e prevenire il passaggio di virus da un ospite animale alle persone. Possibile, naturalmente, ma vale anche lo scenario peggiore: che, oltre incidenti, errori e fughe, possano davvero essere provocate pandemie. Adesso l’opinione pubblica sa – o dovrebbe sapere- che ciò è possibile e, secondo la nota legge di Gabor, ciò che è “tecnicamente” possibile, prima o poi qualcuno lo farà.

Se la Sars 2 fosse l’esito sfortunato o l’errore di un esperimento, l’indignazione dell’opinione pubblica mondiale travolgerebbe responsabili. Lo ammise l’editore della rivista scientifica del MIT (Massachusetts Institute of Technology): “andrebbe in frantumi l’edificio scientifico da cima a fondo”.

Una seconda dichiarazione ha avuto un’enorme influenza per orientare (o depistare) il mondo, la lettera pubblicata il 17 marzo 2020 sulla rivista Nature Medicine da un gruppo di virologi guidati da Kristian G. Andersen. “Le nostre analisi mostrano chiaramente che SARS-CoV-2 non è un costrutto di laboratorio o un virus manipolato intenzionalmente”. Clamorosa contraddizione con un altro passaggio, in cui dichiarano “improbabile che SARS-CoV-2 sia emerso attraverso la manipolazione di laboratorio di un coronavirus simile a SARS-CoV”. “Chiaramente” o solo “probabilmente “?

Le spiegazioni fornite sono, a giudizio di Wade, inconcludenti. Un argomento riguarda la manipolazione delle “spine dorsali” del DNA. Chiunque manipolasse il virus SARS2 probabilmente avrebbe usato una di queste spine dorsali note, scrive il gruppo Andersen, e poiché SARS2 non è derivato da nessuna di esse, non è stato manipolato. Le spine dorsali del DNA sono però relativamente facili da realizzare, quindi è possibile che SARS2 sia stata manipolata utilizzando una spina dorsale del DNA inedita.

L’argomento di Andersen era contestato in ambiente scientifico, ma a mezza bocca, perché il dissenso può costare caro. “Le carriere possono essere distrutte se si esce dalla linea. Qualsiasi virologo che metta in discussione il punto di vista dichiarato dalla comunità rischia che la sua prossima domanda di sovvenzione venga respinta dal gruppo di colleghi che consiglia l’agenzia di distribuzione delle sovvenzioni governative.”

Le opinioni di Daszak e Andersen erano quindi dichiarazioni politiche, non scientifiche, ma sorprendentemente efficaci. La stampa affermava a una voce che un consesso di esperti aveva stabilito che la fuga di laboratorio era fuori questione. L’emergenza naturale è stata la teoria preferita dai media fino a alla visita del febbraio 2021 dell’Organizzazione mondiale della sanità in Cina. La composizione e l’accesso della commissione sono stati pesantemente controllati dalle autorità cinesi. Tra i suoi membri, il solito Daszak. I cinesi non fornirono vere prove a sostegno della teoria dell’emergenza naturale.

Ciò era sorprendente perché sia ​​il virus SARS1 che il virus MERS avevano lasciato abbondanti tracce nell’ambiente. La specie ospite intermedia di SARS1 era stata identificata in quattro mesi e l’ospite di MERS in nove. Eppure, circa 15 mesi dopo l’inizio della pandemia di SARS2, e dopo una ricerca intensiva, i cinesi non erano riusciti a trovare né la popolazione di pipistrelli originale, né le specie intermedie a cui SARS2 avrebbe potuto saltare, né alcuna prova sierologica che qualsiasi popolazione, compresa quella di Wuhan, era mai stata esposta al virus prima del dicembre 2019. L’emergenza naturale è rimasta una congettura che, per quanto plausibile, non aveva ottenuto un brandello di prova in oltre un anno.

Non resta che prestare attenzione alla congettura alternativa, secondo cui SARS2 è fuggito da un laboratorio. Qui viene il bello, cioè il brutto, della vicenda. Perché qualcuno dovrebbe creare un nuovo virus in grado di provocare una pandemia? Da quando i virologi hanno acquisito gli strumenti per manipolare i geni di un virus, hanno sostenuto di poter anticipare una potenziale pandemia esplorando quanto un determinato virus animale potrebbe essere vicino a fare il salto agli umani. Questo ha giustificato esperimenti di laboratorio per migliorare la capacità di pericolosi virus animali di infettare le persone. Seguendo quella logica, hanno ricreato il virus influenzale del 1918, mostrato come il virus della poliomielite quasi estinto può essere sintetizzato dalla sua sequenza di DNA pubblicata e introdotto un gene del vaiolo in un virus correlato.

Questi miglioramenti delle capacità virali sono noti come esperimenti di “guadagno di funzione.”  Il guadagno di funzione (Gof) consiste nel produrre mutazioni attivanti che modificano il prodotto genico in modo tale che il suo effetto diventi più forte (attivazione potenziata) o addirittura sia sostituito da una funzione diversa e anormale. Vi sentite meno tranquilli, vero? Con i coronavirus, c’era un particolare interesse per le proteine chiamate ​​spike, che sporgono intorno alla superficie sferica del virus e determinano quale specie di animale prenderà di mira.

I virologi hanno iniziato a studiare i coronavirus di pipistrello dopo che questi si sono rivelati la fonte delle epidemie di SARS1 e MERS. In particolare, volevano capire quali cambiamenti dovevano verificarsi nelle proteine ​​spike di un virus pipistrello prima che potesse infettare gli esseri umani. I ricercatori dell’Istituto di virologia di Wuhan, guidati dalla dottoressa Shi Zheng-li, “Bat Lady”, hanno organizzato spedizioni in grotte infestate da pipistrelli e hanno raccolto un centinaio di coronavirus di pipistrelli.

Shi ha collaborato con Ralph S. Baric, un ricercatore americano. Il loro lavoro si è concentrato sul potenziamento della capacità dei virus dei pipistrelli di attaccare gli esseri umani in modo da “esaminare il potenziale di emergenza (cioè il potenziale di infettare gli esseri umani) dei Coronavirus di pipistrello circolanti “. Per perseguire questo obiettivo, nel novembre 2015 hanno creato un nuovo virus prendendo la spina dorsale del virus SARS1 e sostituendo la proteina spike con una di un virus-pipistrello. Questo virus è stato in grado di infettare le cellule delle vie aeree umane.

Il virus SARS1 è detto chimera perché il suo genoma contiene materiale genetico di due ceppi diversi. Se il virus SARS2 fosse stato inventato nel laboratorio di Shi, il suo prototipo diretto sarebbe stato la chimera SARS1, il cui potenziale pericolo ha suscitato intense discussioni.

“Se il virus sfuggisse, nessuno potrebbe prevedere la traiettoria”, ha detto Simon Wain-Hobson, virologo presso l’Istituto Pasteur di Parigi nel 2015. Con il senno di poi, si può dire che il valore degli studi sul guadagno di funzione nella prevenzione dell’epidemia di SARS2 era pari a zero. Il rischio era catastrofico, se davvero il virus SARS2 fosse stato generato in un esperimento di guadagno di funzione.

Nell’ Istituto di virologia di Wuhan, Baric aveva insegnato a Shi un metodo per ingegnerizzare i coronavirus di pipistrello per attaccare altre specie. Gli obiettivi specifici erano cellule umane coltivate in colture e topi “umanizzati”, cioè geneticamente progettati per trasportare la versione umana di una proteina chiamata ACE2. Shi ha ripreso il lavoro sull’ingegneria genetica dei coronavirus per attaccare le cellule umane, ottenendo finanziamenti dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), branca del National Institute of Health (NIH) degli Stati Uniti.

Le sovvenzioni sono state assegnate all’appaltatore, l’onnipresente Daszak della EcoHealth Alliance, che le ha subappaltate a Shi per “testare le previsioni sulla trasmissione inter-specie di Coronavirus. I modelli predittivi della gamma dell’ospite (cioè il potenziale di emergenza) saranno testati sperimentalmente utilizzando genetica inversa, saggi di legame di pseudovirus e recettori ed esperimenti di infezione virale attraverso una gamma di colture cellulari di specie diverse e topi umanizzati. Useremo i dati della sequenza della proteina S, la tecnologia dei cloni infettivi, gli esperimenti di infezione in vitro e in vivo e l’analisi del legame del recettore per testare l’ipotesi che le soglie di divergenza nelle sequenze della proteina S predicano il potenziale di spillover”.

Ciò significa che Shi ha creato nuovi coronavirus con la più alta infettività per le cellule umane. L’approccio metodico è stato progettato per trovare la migliore combinazione di spina dorsale del coronavirus e proteina spike per infettare le cellule umane. Ciò potrebbe aver generato virus simili a SARS2 e potrebbe aver creato il virus SARS2 stesso con la giusta combinazione di spina dorsale del virus e proteina spike.

Non si può naturalmente affermare che sia stato generato o meno SARS2 nel laboratorio perché i report sono secretati, ma sembra che la Shi fosse sulla buona strada per farlo. “È chiaro che il Wuhan Institute of Virology stava costruendo nuovi coronavirus e stava valutando la loro capacità di infettare cellule umane e topi che esprimono ACE2”, afferma Richard H. Ebright, biologo molecolare esperto di biosicurezza.

Lo scenario di fuga dal laboratorio per l’origine del virus SARS2 diventa quindi plausibile, Proprio sulla base degli obiettivi del progetto finanziato dal NIAID. Lo stesso Daszak, il 9 dicembre 2019, prima che lo scoppio della pandemia diventasse noto, ha parlato in termini entusiastici di come i ricercatori dell’Istituto di virologia di Wuhan avessero riprogrammato la proteina spike e generato coronavirus chimerici in grado di infettare topi umanizzati. Daszak evocava la possibilità che una volta generato un nuovo coronavirus in grado di attaccare le cellule umane, si potesse utilizzare la proteina spike come base per un vaccino.

Nell’aprile 2020 dichiarò invece che l’idea che il virus sia fuggito da un laboratorio è pura sciocchezza. Il fatto è che la “fuga” dei virus è una possibilità molto concreta. Il virus del vaiolo è fuggito tre volte dai laboratori in Inghilterra, causando 80 casi e 3 morti. Da allora virus pericolosi sono fuoriusciti quasi ogni anno. Il virus SARS1, scherza Wade, “si è dimostrato un vero artista della fuga, fuoriuscendo dai laboratori di Singapore, Taiwan e non meno di quattro volte dall’Istituto nazionale cinese di virologia di Pechino.”

Insomma, viviamo in un mondo nel quale non solo armi convenzionali e ordigni atomici possono farla finita con la civiltà umana, ma in cui qualcuno –con il concorso di apparati degli Stati e in collaborazione con aziende private, “costruisce” virus letali. In più, si ha certezza che nel laboratorio di Wuhan le elaborazioni si svolgessero in condizioni di sicurezza precarie, lontane comunque dal livello massimo, chiamato BSL4.

Gran parte dei coronavirus di pipistrello potrebbero essere stati studiati in BSL2, un grado di sicurezza che prevede solo l’adozione di precauzioni di sicurezza minime, come indossare camici e guanti da laboratorio. Tutto questo mentre si esegue un esperimento di “guadagno di funzione “! Queste rivelazioni hanno cominciato a diffondersi in America nell’anno corrente. Un’informativa ufficiale afferma: “Il governo degli Stati Uniti ha motivo di ritenere che diversi ricercatori all’interno della WIV si siano ammalati nell’autunno 2019, prima del primo caso identificato dell’epidemia, con sintomi coerenti con COVID-19 e malattie stagionali comuni. ” Rilevano altresì – ed è una bomba sulla tesi della colpevolezza del pipistrello – che “quando la SARS-CoV-2 è stata rilevata per la prima volta alla fine del 2019, era già pre- adattata alla trasmissione umana in misura simile alla SARS-CoV dell’epidemia tardiva”. Il che suggerisce che “il virus potrebbe essere stato introdotto da un’unica fonte”.

Una singola fonte sarebbe ovviamente compatibile con la fuga dal laboratorio, molto meno con l’enorme variazione e selezione che è la modalità dell’evoluzione virale zoonotica. La conclusione è che i ricercatori di Wuhan stavano conducendo esperimenti di guadagno di funzione progettati per fare in modo che i coronavirus infettassero cellule umane e topi umanizzati. Questo è il tipo di esperimento da cui potrebbe essere emerso un virus simile a SARS2. I ricercatori non sono stati vaccinati contro i virus allo studio e stavano lavorando nelle condizioni di sicurezza BSL2. Quindi la fuga di un virus non sarebbe affatto sorprendente. La pandemia è scoppiata alle porte dell’istituto di Wuhan e il virus era già ben adattato agli esseri umani, come previsto per un virus cresciuto in topi umanizzati.

La teoria dell’emergenza naturale, conclude Wade, “combatte una serie irta di implausibilità”. Nulla potrà essere dimostrato finché non sarà possibile esaminare i registri dell’Istituto di Wuhan, ma il ruolo dell’opinione pubblica e è quello di pretendere chiarezza, quanto meno allo scopo di prevenire un’altra emergenza e sottoporre a controllo pubblico gli spericolati esperimenti di guadagno di funzione. I virologi conoscevano i pericoli, ma il potere di creare nuovi virus e il finanziamento ottenibile erano troppo allettanti. Indipendentemente dal fatto che SARS2 sia scappato da un laboratorio, hanno giocato con il fuoco.

Nel 2014 gli scienziati del Cambridge Working Group hanno sollecitato cautela nella creazione di nuovi virus. Hanno anticipato il rischio di creare un virus simile a SARS2. “I rischi di incidenti con potenziali patogeni pandemici di nuova creazione sollevano nuove serie preoccupazioni. La creazione in laboratorio di nuovi ceppi altamente trasmissibili di virus pericolosi, pone rischi sostanzialmente maggiori. Un’infezione accidentale in tale contesto potrebbe innescare focolai che sarebbero difficili o impossibili da controllare “.

Se lo scenario descritto fosse vero, le responsabilità cinesi sarebbero enormi, ma non minore sarebbe il coinvolgimento americano, che ha finanziato il Wuhan Institute of Virology sino a maggio 2019 attraverso l’EcoHealth Alliance di Daszak per svolgere ricerche sul guadagno di funzione con i coronavirus. Se il virus SARS2 fosse davvero uscito da Wuhan, avverte Wade, “allora gli Usa si troverebbero nella terribile posizione di aver finanziato un esperimento disastroso che ha già portato alla morte di oltre 3 milioni di persone in tutto il mondo, tra cui più di mezzo milione dei loro stessi cittadini. “

Lentamente, il muro comincia a mostrare qualche fenditura. Prima o poi, qualunque essa sia, emergerà la verità e avrà ragione uno dei fondatori del metodo scientifico, Francis Bacon: la verità è figlia del tempo.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 13 Maggio 2021

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