domenica, 19 Settembre 2021
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Corsa al Quirinale: sempre piu’ “Casini” di Michele Rallo

La corsa per il Quirinale riserva sempre nuove sorprese. Ci eravamo lasciati – quindici giorni fa – con tre candidati principali (Mattarella, Draghi e Prodi) e con Dario Franceschini nelle vesti di quarto incomodo. ­­

In due settimane, peró, sono cambiate parecchie cose, sia nel gruppo di testa che nelle seconde file. Cominciamo da queste ultime. La candidatura di Franceschiniello sembra perdere terreno, man mano che altri nomi si aggiungono alla lista dei potenziali concorrenti. Il nome piú gettonato, in questi giorni, é quello di Pierferdinando Casini (Pierferdi per gli amici), noto specialista della deambulazione centrista fra destra e sinistra. Giá segretario del CCD filoberlusconiano, l’ultima volta é stato eletto alla Camera in quota Lista Civica Popolare e in alleanza (strettissima) col PD. Adesso é stato preso sotto l’ala protettrice di Matteo Renzi, che – dicono i boatos del palazzo – starebbe pazientemente tessendo la tela della pre-campagna elettorale del leader centrista.

Dati quelli che, allo stato, appaiono i rapporti di forza fra i grandi elettori dei due schieramenti (tali da poter essere sovvertiti dal ripensamento di qualche decina di “moderati”), la candidatura di Pierferdi appare addirittura come quella potenzialmente piú forte. Avrebbe il sostegno garantito della vasta e composita area del centro (neo-democristiani, autonomisti, orfani di Monti, “responsabili” assortiti, eccetera), di una grossa fetta della sinistra (Italia Viva e piú di mezzo PD) e di una quota altrettanto grossa della destra (Forza Italia e l’ala governista della Lega). Senza contare che anche il resto della destra (Fratelli d’Italia e l’altra metá della Lega) potrebbero votarlo come il male minore.

Un esito del genere – commenta Ilario Lombardo sulla “Stampa” – sarebbe un vero trionfo per Renzi che, dopo la nomina di Draghi alla Presidenza del Consiglio, determinerebbe anche l’elezione di Casini alla Presidenza della Repubblica. Senza contare un importante effetto collaterale: la rottamazione di Conte, Zingaretti e di tutti gli altri assertori di un patto d’acciaio fra PD e ció che resta dei Cinque Stelle. Ad essere parimenti rottamate, naturalmente, sarebbero le candidature quirinalizie meno solide: quella di Franceschiniello in primis; a seguíre quella di Enrico Letta, che – stando ai “si dice” – non escluderebbe di salire sul Colle piú alto o, in subordine, di succedere a Draghi a Palazzo Chigi; ed anche quella della Cartabia, prediletta da Mattarella.

Ma il piú illustre dei rottamati sarebbe uno dei magnifici tre, il Mortadella nazionale, la cui candidatura sembra perdere smalto ogni giorno di piú. Nel 2013 fu impallinato da 101 grandi elettori piddini. E nel 2022 potrebbe fare la stessa fine, trafitto da Italia Viva e dai renziani rimasti nel PD, cioé addire la corrente di Base Riformista che – non si dimentichi – annovera ancóra la maggioranza dei deputati e senatori del partito.

L’unico che potrebbe scompaginare i giochi di Matteo Renzi é l’altro Matteo, l’ex Capitano, che in questi giorni ha in un certo qual modo ufficializzato la candidatura di Draghi alla Presidenza della Repubblica, preannunziando peraltro il voto favorevole della Lega. La candidatura di Draghi potrebbe cosí contare, fin dalla prima votazione, sul voto di buona parte del centro-destra, compresa naturalmente Forza Italia. Non é escluso, peraltro, che possa aggiungersi anche Fratelli d’Italia: in chiave soltanto strumentale, perché la fine del governo Draghi potrebbe portare alle sospirate elezioni anticipate.

Con una certa approssimazione, si potrebbe dire che oggi Draghi appare come il candidato della destra. E, con pari approssimazione, si potrebbe dire che la sinistra punti a convincere il Presidente in carica a riproporre la sua candidatura. Certo, un bis di Mattarella sarebbe uno sberleffo della sinistra al detestato Salvini. Ma anche – e soprattutto –scongiurerebbe il pericolo che il trasloco di Sir Drake da Palazzo Chigi al Quirinale possa aprire la strada alle temutissime elezioni anticipate.  

Letta e compagni sanno comunque che, se Draghi dovesse candidarsi, il PD sarà costretto a votarlo, Salvini o non Salvini. E l’unico modo per scongiurare la candidatura Draghi é la ricandidatura Mattarella. Ecco perché – stando ad alcune voci di corridoio – le pressioni sul Presidente sarebbero giá iniziate, e sarebbero fortissime.

Sullo sfondo, peró, Renzi é sempre piú attivo. Ha appena ottenuto una grossa vittoria “morale”: la rimozione del prefetto Vecchione dalla guida del DIS, ovvero dei servizi segreti. Vecchione era considerato uomo di Conte, e a suo tempo il Vispo Tereso aveva contestato aspramente la sua nomina. Giuseppi, naturalmente, c’é rimasto molto male; e “Il Giornale” riferisce di una telefonata di fuoco intercorsa con Mario Draghi.

Tornando a Renzi, comunque, in questo momento appare in grande spolvero. Secondo me, siamo sempre piú nei Casini.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 21 Maggio 2021

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