domenica, 25 Luglio 2021
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Prima di tutto: chiarirsi le idee confuse di Francesco Lamendola

Oggi, la maggior parte della gente “non pensa” vive di emozioni: quanto alle idee, le prende in prestito da qualcun altro, in particolare da quelle veicolate dalla stampa e televisione di Francesco Lamendola 

Se ci chiedessero qual è la massima urgenza a livello esistenziale, intellettuale, psicologico, morale, in questo momento storico, senza esitare risponderemmo: far sì che il maggior numero possibile di persone riesca a chiarire in fretta la propria confusione mentale. La stragrande maggioranza delle persone che pur dicono di pensare, pensa attraverso idee confuse, e la propria confusione mentale è causa di comportamenti errati, di scelte sbagliate, e di ulteriore confusione per sé e per gli altri, ad esempio per i propri figli o, nel caso di chi ha una responsabilità educativa istituzionale, per i propri alunni. La maggior parte della gente, in verità, non pensa affatto; vive di sensazioni e di emozioni,  e, quanto alle idee, prende in prestito quelle di qualcun altro, in particolare quelle veicolate dalla televisione, dalla stampa e dal cinema (se idee si possono chiamare i vari aspetti di un vergognoso, sistematico indottrinamento ideologico di segno totalitario). Eppure, paradossalmente, è preferibile la condizione di chi non pensa, a quella di chi crede di pensare, e invece vive in un mondo d’idee terribilmente confuse e contraddittorie. Fra l’uno e l’altro vi è la stessa relazione che esiste fra l’ignorante e il semisapiente. L‘ignorante non sa nulla, pertanto la sua mente è una tabula rasa, sulla quale si può forse costruire qualcosa di valido. Il semisapiente sa poco e male, ma crede di sapere molto, se non tutto, e comunque d’aver compreso ciò che è importante: con costui è difficilissimo ragionare e ancor più difficile deporre nella sua mente il seme d’un pensiero autentico e un sincero desiderio di ricerca del vero. Allo stesso modo colui che non pensa, perché non ha mai imparato a pensare (come c’è chi non ha mai imparato a nuotare, e magari scrive trattati sull’arte della navigazione, o sul nuoto come disciplina olimpionica) potrebbe incominciare a farlo domani, se gli si presentasse l’occasione giusta; mentre colui che crede di pensare grandi cose, ma ha la testa ingombra di pensieri quanto mai confusi, difficilmente uscirà dal proprio stato confusionale, perché non ritiene di trovarsi in tale condizione. Tutto al contrario, giudica di essere lucido e acuto nei suoi ragionamenti, e quindi è privo di quella umiltà senza la quale non s’impara nulla, tanto meno a pensare con la propria testa.

Qualcuno obietterà: certo che la gente ha le idee confuse; viviamo in una società confusa, e gli eventi che ci sono piovuti fra capo e collo negli ultimi quattordici mesi, la cosiddetta pandemia e la cosiddetta emergenza sanitaria, eccetera, eccetera, di sicuro non hanno contribuito a schiarirle, né hanno favorito un clima di razionalità e lucidità di giudizio. Questa osservazione tuttavia è puramente tautologica, o peggio: scambia l’effetto per la causa, quindi non spiega nulla e non chiarisce nulla. Certo che la società contemporanea è una società confusa; e quindi confusa è la cultura, confusa l’educazione, confusi i valori, confuso il significato delle singole cose e della vita umana: tutto opinabile, tutto intercambiabile, tutto relativo, contingente, storico e perciò transitorio. Però la società è confusa perché le persone sono confuse: sono le persone con le idee chiare che costruiscono, con le loro reciproche relazioni, una società che ha chiaro quel che vuole essere, quello che per essa è prezioso, e la direzione verso cui si deve andare. Non stiamo parlando di una società ideale e neppure di una società antichissima, scomparsa da chissà quanti secoli o millenni; niente affatto: stiamo parlando della società dei nostri nonni. Noi lo abbiamo visto, quel mondo, quando eravamo bambini: lo abbiamo visto, lo abbiamo vissuto dall’interno, ne abbiamo respirato l’atmosfera, ne abbiamo ricevuto i valori e ci siamo avvantaggiati di quei modelli, di quello stile, di quei comportamenti nella vita quotidiana. Noi c’eravamo e quindi non ci possono dire che una società del genere è utopistica, che storicamente non si è mai realizzata. Non ci possono dire che è normale avere dei governanti e dei politici come quelli che abbiamo oggi; che è normale avere dei professori di liceo e di università come quelli odierni; che è normale essere curati, si fa per dire, da medici e apparati sanitari come quelli che oggi ci sottopongono ai loro protocolli sanitari; e che è normale trovarci fra i piedi preti, vescovi e teologi che parlano, scrivono e agiscono come la banda di Bergoglio e dei suoi gesuiti infedeli e traditori, chiacchieroni e bugiardi, eretici e bestemmiatori. No, niente affatto: tutto questo non è normale (e infatti vorrebbero cancellare la parola normalità del nostro vocabolario, perché ormai il Pensiero Unico pretende di controllare anche il linguaggio, occupando così la nostra mente). La natura umana è fragile, sì, ma con l’aiuto della grazia può dare a se stessa e agli altri uomini qualche cosa di meglio di quel che ci stanno dando i Conte, i Draghi, i Burioni, le Capua, i Mentana, le Gruber, o magari Fedez e Chiara Ferragni. Nel mondo dei nostri nonni gente come Fedez e Chiara Ferragni poteva andar bene, al massimo, per spazzare le foglie del cortile o per raccogliere i sacchetti dei rifiuti, sia detto senza offesa per gli spazzini e gli operatori ecologici: certo non avrebbero avuto milioni di ammiratori. E non perché al tempo dei nostri nonni non ci fossero i giovani, non ci fosse la voglia di vivere e di divertirsi, non ci fosse anche, in una certa misura, la voglia di andare controcorrente, di affermare la propria personalità: ma perché nessuna di queste cose poteva prendere impunemente la scorciatoia del narcisismo maligno, della stupidità impudente e della volgarità sistematica, o addirittura del satanismo, senza provocare una immediata censura al livello della sensibilità comune. La gente normale si sarebbe rifiutata di prestare la minima attenzione a simili personaggi, fatti di nulla e costruiti sul nulla, o peggio; li avrebbe lasciati cucinare nel loro brodo, senza minimamente badarli. Sarebbero rimasti nell’angolo, a covare le loro ambizioni sbagliate e la loro smania frustrata di essere ammirati dalla gente. Perché mai la gente avrebbe dovuto ammirarli? Cosa c’è da ammirare in uno che si vanta di calzare scarpe fabbricate con gocce di sangue umano nella suola, o che si fa tatuare il corpo con simboli diabolici? La gente non avrebbe voluto saperne: perché in una società sana e normale, individui così vanno lasciati da parte, a covare la propria irragionevole smania di celebrità. Tanto meno li avrebbe presi sul serio quando li avesse visti lamentarsi di aver subito una censura. Una censura, gente come Fedez, che si presta ogni giorno a fare da megafono a tutte le balle raccomandate del potere e veicolate dai giornali e dalle televisioni mainstream? Ma stiamo scherzando? Una censura l’hanno subita quelli che si vedono tolta la parola, quelli che non vanno mai in televisione o se ci vanno non sono più invitati la seconda volta, perché dicono verità troppo scomode; quelli che si permettono di chiedere cosa diavolo abbia fatto il presidente della Repubblica in questi quattordici mesi per tutelare le libertà democratiche degli italiani, per preservare il ruolo centrale del parlamento, per evitare che una legislazione di emergenza vada avanti come se dovesse durare all’infinito, scavalcando e annullando tutto il normale assetto costituzionale.

Ma torniamo alle idee confuse della gente. Come va che la gente, tanta gente, ha le idee così terribilmente confuse, da non capire ormai più la differenza fra il vero e il falso, fra il bene e il male, fra il bello e il brutto? Da non capire, per fare degli esempi concreti, la differenza fra un vera e una falsa pandemia; fra un vero e un falso vaccino; fra una vera e una falsa emergenza sanitaria? Fra un’azione moralmente lecita, come quella di proteggere la propria salute, e una illecita, come quella di contribuire all’infame commercio dei feti da espiantare, smembrare e mettere in vendita, con un apposito tariffario stabilito dalle multinazionali farmaceutiche? Da non capire e non vedere la differenza fra la musica e il rumore; fra uno scarabocchio e un dipinto; fra uno sproloquio e un pensiero filosofico; fra uno sfogo sentimentale e una poesia; fra un cubo di cemento e una chiesa; fra una necropoli di orridi casermoni e grattacieli e una città umana, vivibile, a misura di quelli che ci abitano, ci lavorano, ci vivono la vecchiaia e infine ci muoiono? E non solo abbiamo smarrito, e da molto tempo, la capacità di riconoscer e distinguere il vero dal falso, il bene dal male e il bello dal brutto; siamo anche capacissimi, complici i libri di scuola e i professori, oltre naturalmente a tutto il carrozzone dei mass-media, di far coesistere in noi, Dio sa come, cose vere e cose false, cose buone e cose cattive, cose belle e cose brutte, senza coglierne la differenza, senza avvertirne l’inconciliabilità, come se mentire e dire il vero, togliere la vita (con l’aborto e l’eutanasia, per esempio) e sostenerla, sprofondare nell’orrore e coltivare l’armonia, fossero cose equivalenti, tutte in se stesse valide, tutte degne di essere sperimentate, vissute, diffuse, e magari anche lodate dagli altri. In nome di un relativismo che diviene soggettivismo, e di un soggettivismo che diviene solipsismo: in altre parole, in nome di una visione  allucinata e distorta della realtà, di un modo di vivere da perfetti autistici, per i quali non conta ciò che realmente è, ma solo ciò che appare al proprio giudizio, così, secondo l’estro e l’umore del momento: oggi mi sento virile, domani mi sentirò femminile (e nemmeno: oggi uomo e domani donna, perché uomo e donna sono concetti obsoleti, scorretti, repressivi, razzisti); oggi mi sento filantropo e domani, o contemporaneamente, mi sento aguzzino. Perché? Perché mi va di fare così; perché nessuno, fin dagli anni dell’infanzia, mi ha mai detto che è sbagliato; anzi sono stati in molti, sempre di più, i sedicenti maestri che mi hanno detto e ripetuto che è vero solo il qui e ora, solo quel che è vero per me, e tutto il resto è astrazione, metafisica, sogni, evasione dalla realtà; perché sempre più numerosi sono i maestri che insegnano e predicano di non credere in nulla di certo, in nulla di assoluto, in nulla di eterno: anzi, mettono in guardia contro quelli che parlano di certezze, di assoluto e di eternità; dicono che bisogna stare attenti a costoro, i quali vorrebbero riportarci al buio Medioevo, vorrebbero annullare le magnifiche conquiste della modernità e specialmente i sacri diritti dell’uomo e del cittadino, sanciti una volta per tutte nel 1789. E pazienza se, nel frattempo, ci hanno tolto ogni cosa: diritti, libertà, riservatezza, dignità, lavoro, proprietà, risparmio, denaro contante, possibilità di uscire di casa, di viaggiare, di trovarsi con gli amici, di esprimere apertamente la propria opinione. Questo, ci dicono, è il prezzo da pagare per la sicurezza: per la difesa della nuda vita, della vita come fatto meramente biologico. A pochi viene il sospetto che la vita,  ridotta volontariamente a mero fatto biologico, è qualcosa che, forse, non merita che le si sacrifichi tutto il resto, cioè tutto quello che fa di un organismo biologico umano, una persona umana vera e propria.

Perciò, ricapitoliamo. Una vita confusa riflette idee confuse, ma anche sentimenti confusi. Un marito o una moglie, un padre o una madre, i quali non esitano a sfasciare la propria famiglia per correre dietro a un amante più giovane e attraente del coniuge, e fare altri figli con lui o lei, alimentando dolore, amarezza e confusione, al punto che si creano relazioni reciproche assurde, con la nuova donna del padre che è la compagna di scuola di sua figlia, o il nuovo compagno della madre che era anche già lo zio della figlia, perché fratello (o sorella) della madre stessa: tutto questo nasce da una confusione totale non solo delle idee, ma anche delle emozioni. La volontà non conta più nulla: si vede una bella bocca, un bel paio di gambe e si perde la testa, non si capisce più niente; si calpesta e si ferisce l’affettività dei propri figli, salvo poi mandarli dallo psicanalista se manifestano disturbi, ma naturalmente autoassolvendosi da qualunque responsabilità, perché, come ormai ripetono tutti, è meglio dare un taglio a una vita familiare insoddisfacente e rifarsi una nuova famiglia, piuttosto che sacrificarsi per qualcosa che non ha valore, né senso. In quest’ottica, parole come fedeltà, lealtà, coerenza non significano più nulla. Cogli l’attimo, carpe diem, dicono da decenni le sirene dell’edonismo e del materialismo; goditi la vita, qui e ora, perché ne abbiamo una sola, e non bisogna sprecarla! E il bello è che questo concetto è giusto, ma non nel senso che dicono costoro: è vero che la vita (terrena) è unica e irripetibile, ed è verissimo che bisogna evitare di sprecarla; ma viverla bene non significa viverla alla ricerca perenne del proprio piacere, niente affatto: significa viverla così come è giusto che sia, come piace a Dio e come la stessa ragione naturale ci mostra. La ragione naturale ci rivela che non siamo bruti, abbiamo intelligenza e volontà, e dunque non dobbiamo lasciarci dominare dagli istinti e dalle passioni, ma al contrario, siamo noi che dobbiamo dominarli e disciplinarli. E questo discorso, naturalmente, getta una luce anche sulla confusione oggi dilagante nella sfera più intima della persona, una confusione peraltro alimentata ad arte, con ogni mezzo possibile, dal potere: la confusione sulla propria identità, specie in ambito sessuale. Insinuando il dubbio di non essere nel corpo giusto, di non aver ricevuto dalla  natura la nostra vera identità, e che si può rimediare a tale sbaglio della natura ricorrendo alle terapie ormonali, alla chirurgia, o anche solo a una modifica nei dati anagrafici, e ripetendoci che questo è un nostro sacrosanto diritto, e che gli altri lo devono rispettare, i maligni Padroni Universali che ormai controllano tutto, stato, politica, chiesa, università, ricerca scientifica, mass-media, eccetera, stanno infliggendo il colpo definitivo alla nostra struttura coerente e  compatta di esseri umani; in termini religiosi, di creature fatte a immagine di Dio. Quando il pungiglione del dubbio su chi siamo e cosa vogliamo essere, anche a livello sessuale, si  è insinuato nella nostra mente, noi cessiamo di essere persone dalla struttura coerente e unitaria, esplodiamo, ci frammentiamo come coriandoli che si spargono in tutte le direzioni. E allora fermiamoci a riflettere: è davvero questo, che desideriamo?

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 14 Maggio 2021

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