domenica, 25 Luglio 2021
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Il Club di Budapest e le cento scimmie di Roberto Bonuglia

Great Reset, censimento globale, pensiero unico: il Club di Budapest e le cento scimmie di Roberto Bonuglia

Correva l’anno 1993 quando il filosofo dei sistemi, della teoria generale dell’evoluzione nonché pianista ungherese Ervin Laszlo fondò il Club di Budapest.

Sulle macerie del Muro di Berlino e della rivoluzione rumena che portò all’esecuzione di Nicolae Ceaușescu, de facto, nasceva una delle prime organizzazioni internazionali volte a «sviluppare un nuovo modo di pensare» e «nuove etiche» per affrontare le sfide sociali, politiche, economiche ed ecologiche dell’imminente XXI secolo. Qualcosa di molto più che un semplice think tank.

Nel sito “villaggioglobale.eu”, infatti, il Club assumeva come obiettivo quello di diffondere una coscienza individuale «per prendere piena consapevolezza del proprio sé e della realtà in cui si vive […], chiave di volta per la progressiva integrazione delle singole coscienze e l’aumento della consapevolezza globale: lo stabilirsi della Coscienza Planetaria» [1]. In altre parole, di un pensiero unico.

Un programma per l’epoca quanto meno avveniristico che, però, il trentennio della globalizzazione è riuscito a rendere non solo realistico, ma realizzabile prima e reale poi. Oggi si parla molto di “Great Reset” [2]: ebbene, l’idea sul quale la mission del gruppo faceva già leva in tempi non sospetti ‒ la visione del Club era stata infatti formalizzata il 26 ottobre 1996 [3] ‒ non era, poi, molto diversa: «il raggiungimento di una Coscienza Planetaria, indispensabile per compiere il Macroshift, cioè il Cambiamento Globale che porterà a realizzare un mondo sostenibile» [4].

Riuniti sotto il motto «You Can Change the World!», la lista dei membri onorari del Club era ‒ ed è ‒ di tutto rispetto: non solo musicisti, ma anche leader politici, religiosi, spirituali. Facciamo qualche nome tanto per renderci conto del livello: il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso, il leader New Age Deepak Chopra, l’ex leader sovietico Michail Sergeevič Gorbačëv, l’arcivescovo anglicano Desmond Mpilo Tutu, il Nobel Muhammad Yunus, il cantante ed ex leader dei “Genesis” Peter Gabriel, l’attrice Sharon Stone e molti altri [5].

Il 15 dicembre 2012 si è anche svolta a Bologna la “Giornata della Consapevolezza Globale” per «far nascere una NUOVA CONSAPEVOLEZZA GLOBALE, il seme di una Alleanza che riunisca questa favolosa moltitudine di persone sensibili, creative e responsabili. Unità nella diversità» [6].

Durante quell’evento, tra le altre cose, fu proiettato in anteprima mondiale il film-documentario “GLOBALSHIFT: una Nuova Coscienza per un Nuovo Pianeta”: «un film di ampie visioni, ‒ come riportava il comunicato stampa ufficiale dell’evento ‒ che trasmette una nuova consapevolezza sul nostro ruolo nella storia e mostra il grande cambiamento globale e le potenzialità della nostra consapevolezza per creare insieme un possibile futuro pacifico, umano e sostenibile. Nel film personalità internazionali, scienziati e leader spirituali tra cui: Deepak Chopra, Jane Goodall la studiosa degli scimpanzé, l’ecologista indiana Vandana Shiva, la Presidente del Costa Rica Laura Chinchilla, la scienziata Candace Pert, Tara Gandhi nipote del Mahatma, e molti altri parlano del salto di consapevolezza verso una società globale» [7]. Tra tutti, tenente a mente la figura di Goodall, studiosa evoluzionista, servirà tra qualche riga.

Un altro ambizioso progetto sul quale puntava il prestigioso team di ben otto Premi Nobel (tutti per la Pace) [8] era la realizzazione di un censimento globale: fu lanciato dalla sede italiana ‒ il “Villaggio Globale” di Bagni di Lucca ‒ del Club di Budapest al fine di «creare le basi per una collaborazione attiva e creativa tra tutte le vaste forze internazionali che operano nell’ambito della nuova Cultura Planetaria emergente, in ogni campo del sapere e dell’esperienza umana» [9].

Si tratta, nell’insieme, di un programma e di una serie di iniziative che, non c’è dubbio, considerate oggi alla luce della situazione mondiale in cui proprio il “villaggio globale” preconizzato da Marshall McLuhan [10] si è venuto a trovare, paiono quantomeno profetici.

Nel 2001, lo stesso Laszlo pubblicò un libro in cui parlava del “Macroshift” auspicando un cambiamento di prospettiva e di percezione, l’assunzione di «uno sguardo completamente nuovo» [11] proponendo il passaggio «dal lógos all’holos» [12].

Di fatto, in quelle pagine auspicava una sostituzione dell’impianto sul quale si basa(va), da sempre, la cultura occidentale ossia il lógos, la “parola”. Ciò è vero, si badi bene, indipendentemente dal fatto che il termine sia inteso in senso filosofico ‒ «Nessuna cosa avviene per caso ma tutto secondo lógos e necessità» [13] ‒ o che lo sia in quello teologico: «Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio» [14].

Sostituire il lógos con l’holos significava, in altre parole, recidere le radici della traditio, termine che identifica da sempre, nella cultura “classica” la trasmissione, il passaggio del testimone da una generazione all’altra.

Non sorprende, quindi, che il manifesto olistico [15] del Club di Budapest sia stato redatto poco prima del trentennio nel quale la globalizzazione e il connesso neoliberismo abbiano liquidato l’intera cultura di tradizione umanistica. De facto, ne è stato la preview, il manifesto programmatico.

Dal crollo del Muro di Berlino alla pandemia da Covid-19, infatti, Atene è stata sostituita da Francoforte e «il deserto culturale, la socializzazione della cultura, sono funzionali alle necessità d’una tecnica economica distante ormai anni luce dai postulati classici dell’economia politica» [16].

L’evoluzionismo che rappresenta la base filosofico-scientifica dell’olismo ha fatto il resto: si tratta dell’applicazione della teoria (pseudoscientifica) della centesima scimmia. Fu elaborata nel 1979 sull’isola giapponese di Koshima da Lyall Watson [17] il quale sostenne che un nuovo comportamento ‒ o una nuova idea ‒ possa passare dall’anonimato alla popolarità dopo essere stata adottata da un certo numero di persone. Il che, sia ben chiaro, vale a prescindere dal valore etico della stessa.

Secondo la relazione di Watson «gli scienziati osservarono che alcune scimmie avevano imparato a lavare le patate dolci. Il loro nuovo comportamento si era diffuso gradualmente al resto del gruppo mediante l’osservazione e la ripetizione. I ricercatori comunque, osservarono che una volta che un numero critico di scimmie aveva adottato l’abitudine, ad esempio dopo la centesima scimmia, questo comportamento acquisito si diffondeva immediatamente attraverso l’acqua alle scimmie delle isole vicine» [18].

L’assunto fatto proprio dal Club di Budapest, quindi, era quello di trasportare nel nascente villaggio globale la teoria della centesima scimmia, convinti del fatto che quando viene superato un certo numero critico di elementi che raggiungono una nuova consapevolezza, la medesima viene passata da una mente all’altra. Senza troppa fatica da parte di chi ha elaborato e diffuso ah hoc la teoria, l’idea: la visione.

Sebbene il numero critico possa variare, il Fenomeno delle “Cento Scimmie” indica che «quando vi sono poche persone che conoscono qualcosa di nuovo, questo nuovo concetto rimane di loro esclusiva proprietà e fatica molto ad estendersi. Ma se a loro si aggiunge anche una persona in più, e si raggiunge il numero critico, si crea una idea così potente da poter entrare nella consapevolezza di quasi tutti i membri di quel gruppo anche a distanza, una sorta di macroshift che causa un cambiamento improvviso e radicale» [19].

Questo l’incipit, tradotto in prosa dall’impetuoso sviluppo delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (ICT) [20] nel villaggio globale e del web: straordinari mezzi per comunicare, certo, ma anche per diffondere e imporre vulgate ufficiali, informazioni più vere o più buone delle altre, facilmente selezionabili grazie agli avanguardistici sistemi di Intelligenza Artificiale che ormai selezionano i contenuti sulla base del loro livello di ortodossia al pensiero unico piuttosto che alla qualità. Come avviene ormai dal 2017 a seguito della riforma del copyright [21] in tutti i social network, da quelli storici come YouTube e Twitter, a quelli più nuovi come Instagram o Telegram.

Che, di fatto, nel loro complesso hanno anche realizzato l’altro progetto del Club: quello del censimento globale, registrando gusti, pensieri e propensioni di tutti coloro che autodenunciandosi ‒ condividendo contenuti sulle varie app ‒ hanno contribuito a creare imponenti database usati, per adesso, per informazioni commerciali e di marketing.

Ma che ormai sono associabili anche a scansioni dei dati biometrici del viso come fanno già Facebook, Google e Microsoft Windows basandosi sul machine learning insegando «ai computer a riconoscere i volti mettendo loro a disposizione decine di migliaia di immagini differenti» [22]. E, adesso, anche della voce, nuovo dato prezioso da condividere e da tutelare su cui hanno puntato prima Clubhouse [23] ‒ app creata da Paul Davison e Rohan Seth per Alpha Exploration ‒ e, notizia di questi giorni, Greenroom di Spotify [24].

Il tutto grazie a device, come gli ultimi dispositivi Apple, che consentiranno tramite la nuova app Wallet su iOS 15 di caricare la propria carta d’identità o la propria patente direttamente sul telefono, consentendo all’ignaro user di utilizzare lo smartphone o il tablet «come strumento di riconoscimento in aeroporto o nel momento in cui hai bisogno di un documento per la prenotazione di un viaggio o di una vacanza. Un tentativo di prendere le informazioni elettroniche dei tuoi documenti e di renderle disponibili sul tuo telefono. Vista l’importanza del servizio, sarà protetto dal Face ID e utilizzabile anche se sei a corto di batteria, per non rischiare di rimpiangere il tuo “vecchio” documento di carta. L’ennesima spallata al vecchio portafoglio, oramai diventato praticamente inutile» [25].

Il Club, a quanto pare, ha vinto. A noi rimane solo, per adesso, cercare di non essere la centesima scimmia.  

Note:

[1] Cfr., l’home page del sito https://www.villaggioglobale.eu/clubdibudapest/index.html.

[2] C.M. Viganò, Considerazioni sul Great Reset di Mons. Carlo Maria Viganò, in «Corriere delle Regioni», del 18 maggio 2021.

[3] Ci si riferisce al Manifesto della Coscienza Planetaria firmato «all’Accademia delle Scienze di Budapest dal Dalai Lama e da artisti, scienziati e capi di Stato», cfr., https://www.villaggioglobale.eu/clubdibudapest/il-manifesto-della-coscienza-planetaria-1.html#.

[4] Cfr., l’home page del sito https://www.villaggioglobale.eu/clubdibudapest/index.html.

[5] La lista completa è consultabile online al link: https://www.clubofbudapest.com/.

[6] AA.VV., Giornata della consapevolezza globale per celebrare la prima Massa Critica Consapevole in Italia, in «Terra Nuova», ora in https://www.terranuova.it/Agenda/Incontri/Giornata-della-consapevolezza-globale.

[7] Il comunicato stampa è disponibile in pdf al link: https://www.sicool.it/getdoc.php?num=75.

[8] La lista completa ‒ Betty Williams (1976); Desmond Tutu (1984); Elie Wiesel (1986); Dalai Lama (1989); Michail Sergeevič Gorbačëv (1990); Nelson Mandela (1993); Joseph Rotblat (1995); Mohammed Yanus (2006) ‒ è riportata al link: https://www.villaggioglobale.eu/clubdibudapest/premi-nobel.html.

[9] Club di Budapest, Il Censimento Globale, in https://www.villaggioglobale.eu/clubdibudapest/il-censimento-globale.html.

[10] M. McLuhan, The Gutenberg Galaxy: The Making of Typographic Man, Routledge & Kegan Paul, Londra, 1962 nel quale l’autore si soffermava sull’importanza dei mass media nella storia umana. Il termine “global village” compare per la prima volta a p. 31 dell’edizione originale.

[11] P. Voigt, Mehr Leidenschaft!, in «Deutsche Bauzeitung», del 9 dicembre 2018.

[12] E. Laszlo, Macroshift: Navigating the Transformation to a Sustainable World, San Francisco, Berret-Koehler, 2001.

[13] La teoria del lógos come «legge universale» è attribuita a Eraclito sulla base del fr. 2 di Leucippo. Eraclito parla infatti all’inizio della sua opera di un lógos secondo il quale avvengono tutte le cose e del quale gli uomini restano inconsapevoli sia prima sia dopo averlo ascoltato (fr. 1). Sarà poi lo stoico Cleante che, commentando Eraclito, identificherà la legge divina comune a tutte le leggi umane con il lógos spermatikós della teoria stoica, ossia col poioûn del cosmo che fecondando la materia inerte e senza qualità la rende capace di generare.

[14] Il passo è in Giovanni 1:1, ma il concetto ritorna anche in altri versetti: «Era vestito di una veste tinta di sangue e il nome è la Parola di Dio», Apocalisse 11:13; «I cieli furono fatti dalla parola del Signore, e tutto il loro esercito dal soffio della sua bocca», Salmo 33:6; «Ora, o Padre, glorificami tu presso di te alla gloria che avevo presso di te prima che il mondo esistesse» Giovanni 17:5.

[15] Il termine olismo è stato coniato dal politico sudafricano Jan Smuts, convinto evoluzionista per sottolineare l’importanza di promuovere un’«evoluzione emergente» nella società occidentale, cfr. J. Smuts, Holism and evolution, Londra, The MacMillan, 1926.

[16] P. Simoncelli, intervento al Convegno Oltre Salerno. Benedetto Croce, Ignazio Silone e la loro attualità politica, del 28 settembre 2014, ora in G. Di Leo, Atti del Convegno di Pescasseroli e Pescina, Roma, Aracne, 2015, p. 162.

[17] L. Watson, Lifetide: a biology of the unconscious, Londra, Hodder and Stoughton, 1979.

[18] M. Laitman, Il movimento che boicotta Israele e il “fenomeno della centesima scimmia”, in «Huffington Post», del 17 giugno 2016.

[19] S. Angelisi, Chi sono i Creativi Culturali e perché sono così importanti?, in «Sociologicamente», del 10 dicembre 2020.

[20] Ci si riferisce all’insieme delle «Tecnologie riguardanti i sistemi integrati di telecomunicazione (linee di comunicazione cablate e senza fili), i computer, le tecnologie audio-video e relativi software, che permettono agli utenti di creare, immagazzinare e scambiare informazioni. Rilevanti incentivi economici favoriscono questo processo di integrazione, promuovendo la crescita delle imprese attive nel settore», cfr., AA.VV., Dizionario di Economia e Finanza, Roma, Treccani, 2012.

[21] Cfr., V. Falce, La direttiva Ue sul copyright si ispira all’Italia, in «IlSole24Ore», del 18 dicembre 2017 e, soprattutto, K. Kupferschmid, Copyright Law in 2017: A Look at What Happened in the News, in «Velocity of Content», dell’11 gennaio 2018

[22] M. Martorana, Riconoscimento facciale, è allarme privacy nel mondo: ecco i rischi e le misure a tutela, in «Network Digital», del 5 giugno 2019.

[23] S. Greco, Clubhouse: privacy a rischio, in «Diritto Consenso», del 23 marzo 2021.

[24] AA.VV., Spotify getta il guanto di sfida a Clubhouse con la nuova app Greenroom, in «HD Blog», del 16 giugno 2021.

[25] L. Plerattini, Apple annuncia iOS 15 e il nuovo macOS Monterrey, ecco le 10 novità più clamorose, in «GQ Italia», del 7 giugno 2021.

Del 24 Giugno 2021

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