martedì, 19 Ottobre 2021
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Qui lo dico e qui lo nego: “Essenza del pensiero moderno” di Corrado Ruini

Quelli che nel linguaggio popolare una volta venivano definiti i modi di dire, molto spesso diventano una forma di pensiero che determina in maniera rilevante le scelte delle persone.

Qui lo dico e qui lo nego è una definizione che credo tutti noi abbiamo sentito almeno una volta, devo ammettere che fin dalla giovane età, quando sentivo questa affermazione si muoveva qualcosa nel profondo, come un segnale di allarme. Da bambino ingenuo mi ricordo molto bene lo smarrimento e la stranezza. Impressioni che trovarono risposta e giustificazione, positiva, o almeno credibile, nel fatto che non tutto può essere detto alla luce del sole.

Così per anni pur rimanendo sempre molto infastidito nell’ascoltare questo slogan, nelle mie categorie di pensiero si fece strada la convinzione che fosse giusto in alcuni contesti, affermare qualcosa per poi subito immediatamente negarlo in presenza di altri.

Negli ultimi giorni un fatto di vita ha riportato a galla nella sua accezione peggiore questo modo di pensare.

Nella scuola superiore – un liceo – del paese dove ricopro l’incarico di assessore all’istruzione, è accaduto un fatto che sinteticamente riassumo: nel corso dell’ora di educazione civica un’insegnante ha illustrato, in toni totalmente positivi il DDL Zan, ovviamente etichettando in maniera negativa tutti coloro che sono contrari. Lezione rivolta a una classe seconda quindi ragazzi di 15 anni. Una Mamma ha avuto il coraggio di protestare prima con la dirigente chiedendo spiegazioni, poi proponendo, vista la delicatezza del tema, una opzione in cui poter far ascoltare ai ragazzi una voce che fosse in grado di illustrare e di argomentare le ragioni opposte, ovvero quelle contrarie allo stesso decreto di legge. Al netto rifiuto opposto della dirigente la combattiva mamma, mi ha comunicato quanto accaduto.

Sui giornali locali per diversi giorni c’è stato un coro unanime voci a sostegno dell’insegnante, e contro l’ingerenza della solita destra bigotta retrograda, che ha voluto strumentalizzare per fini politici, una incolpevole e virtuosissima insegnante. La docente calata perfettamente del ruolo di vittima, ha ricevuto la solidarietà che solo la sinistra sa offrire con tale zelo. Il messaggio unitivo: non ha fatto altro che “una cosa giusta”. Ovvero eseguire obbedientemente il mandato dei padroni del pensiero unico i quali hanno deciso che nel nostro paese debba essere inserito il reato di opinione.

Finalmente arriviamo al “qui lo dico e qui lo nego”. Il gruppo di genitori che ha ritenuto ingiusto, incivile, e quindi un errore, per il quale sarebbe stato possibile -utopisticamente -attendersi delle scuse, vedendo che tutto l’intero corpo docente aveva vergato un documento con immancabile raccolta di firme a sostegno della povera vittima, poco per volta ha deciso di lasciare sola la mamma che ha denunciato il fatto, esponendosi ed accettando di vedere il proprio nome e cognome pubblicato sul giornale.

Esemplare manifestazione di come l’effetto gregge, ovvero il pensiero unico dominante, inneschi meccanismi più o meno espliciti, di ricatto morale, per cui si attiva la forma pensiero “qui lo dico qui lo nego”. In questo modo è chiaro che la prevaricazione, l’arroganza, la delazione, abbiano vita facile nel portare avanti le proprie tesi. Viene azzerata completamente la capacità di resistenza di quei pochi che ancora riescono a vedere con lucidità, il susseguirsi di imposizioni, che stanno cambiando sempre più rapidamente è sempre più strutturalmente la nostra società ormai ex civile.

Il coraggio delle proprie idee e la capacità di assumersi le responsabilità che ciò comporta di fronte al tritatutto del pensiero unico, sono attributi sempre più rari.

Forse a parziale giustificazione di queste “tendenze” ci sono ragioni etnografiche e antropologiche amplificate negli ultimi anni dalla potenza degli influencer. Oggi la nuova trinità infallibile sono le tre effe: Fedez-Ferragni-Fazio.

Io resto convinto che sia ancora valido il “il vostro parlare sia: Sì, sì; no, no; poiché il di più viene dal maligno. Mt.5:37

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 30 Giugno 2021

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