mercoledì, 20 Ottobre 2021
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Il trucco diabolico che serve a legittimare il male

L’attuale caos istituzionalizzato non è affatto casuale, né frutto di un’evoluzione spontanea del mondo moderno, ma è il dispiegarsi di un “disegno malvagio” giunto all’apice di Francesco Lamendola  

Ormai sappiamo perfettamente di quali precisi strumenti psicologici, mediatici e finanziari si serve la lobby LGBTQ, o dai quali piuttosto essa è a sua volta usata, per sovvertire la coscienza collettiva e far approvare dai Parlamenti delle leggi che fino a qualche anno fa avrebbero ripugnato non solo al senso morale, ma anche al comune buon senso di tutti o quasi tutti. Sappiamo della finestra di Overton, e sappiamo che lo studio legale Dentons, appartenente alla Thomson Reuters Foundation, ha messo a punto un formidabile strumento di guerra, intitolato Solo adulti? Buone pratiche nel riconoscimento legale del genere per i giovani, finalizzato a ottenere dei cambiamenti legislativi volti a favorire il cambiamento di sesso nei bambini, e ottenendo di far passare una eventuale opposizione dei genitori come un crimine di lesa libertà nell’autodeterminazione dei loro figli. Tutto a norma di legge e nel rispetto dei canoni e degli standard della cultura progressista dominante ed imperante e, naturalmente, col pieno e convinto appoggio dei grandi organismi (massonici) internazionali, UNICEF in testa. Resta la necessità, e il dovere, di mostrare come esattamente operano le forze anticristiche e antiumane, che da anni lavorano in questa direzione, coinvolgendo non solo la minuscola galassia transessuale e conferendole un peso politico e psicologico sproporzionato rispetto alla sua consistenza numerica, ma tutti gli aspetti della nostra esistenza nei quali è in gioco la scelta fra il bene e il male, fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato: intendendo, una volta per tutte, giusto e buono ciò che corrisponde al fine naturale e soprannaturale della vita umana e per sbagliato e malvagio ciò che se ne allontana.

Tutto questo è stato possibile agendo su due livelli e in due fasi. Per la società secolarizzata, sulla quale l’etica cristiana aveva già perduto la sua presa da decenni, si è trattato di ampliare a dismisura il concetto di diritto umano, sino a includervi qualsiasi capriccio e qualsiasi delirio soggettivo, fino al punto di pretendere e ottenere il riconoscimento della propria identità di genere non in base al dato oggettivo di natura biologica, ma quello soggettivo della propria volontà di identificazione, anche senza fare ricorso a cure ormonali o interventi chirurgici: in altre parole, che gli altri chiamano un certo individuo donna, anche se è maschio, e maschio, anche se è femmina, perché così ha deciso costui, o costei, mentre allo Stato non resta che prendere atto di tale auto-identificazione e adeguarvisi. Ciò è avvenuto in due fasi: una, molto lenta e graduale, di preparazione; e una, assai rapida, sotto forma di un colpo rapido e deciso alla giurisprudenza e al diritto, tirando le somme della fase precedente, avviata quando dai manuali di psicologia e psichiatria è stata derubricata l’omosessualità dal numero delle perversioni, e la si è accettata come un’inclinazione del tutto  normale, avente diritto di cittadinanza quanto quella eterosessuale. Logico corollario di tale svolta è stato il riconoscimento delle unioni omosessuali alla stregua di qualsiasi altra forma di convivenza legalmente riconosciuta; la possibilità di adottare bambini per le coppie omosessuali; il diritto alla fecondazione eterologa per le coppie lesbiche e dell’acquisto di bambini tramite la pratica dell’utero in affitto, per i maschi omosessuali; e infine, a coronamento di tutto ciò, il diritto al cambio di sesso, che per ragioni mediche e ormonali è consigliabile si faccia in tenera età, da cui il via libera alla propaganda LGBTQ negli asili e nelle scuole elementari, al fine d’indottrinare i bambini sin dai primi anni di vita.

Per la comunità cattolica, privata dei suoi tradizionali punti di riferimento a partire dal Concilio Vaticano II, la strategia è stata molto simile; solo che dovendosi rivolgere ai fedeli dall’interno della Chiesa, si è trattato di scardinare alcuni punti fermi del Magistero per contrabbandare un nuovo magistero, e una nuova pastorale, mettendo al centro del discorso il dialogo, la solidarietà e l’inclusione, beninteso facendo un uso scorretto e strumentale di tali concetti al solo scopo di sdoganare il peccato contro natura e di farlo passare per un diritto della persona, davanti al quale anche la morale cattolica si deve inchinare, se non vuol passare dal lato dei “cattivi”, cioè di quanti odiano le persone ‘diverse’ e vorrebbero discriminarle, maltrattarle e umiliarle quotidianamente (ammesso e non concesso che un siffatto genere di persone esista davvero). Anche qui l’azione si è svolta in due tempi: un cinquantennio di preparazione, dal Concilio ai primi anni del XXI secolo; e una seconda fase, rapidissima e recentissima, nella quale figure come il gesuita James Martin sono sbucate fuori quasi dal nulla e hanno acquistato pressoché di colpo un peso enorme all’interno della Chiesa, indicando gl’indirizzi del magistero, però dopo averlo debitamente manipolato, svuotato e riempito di nuovi contenuti, i quali hanno molto a che fare con i sacri diritti del 1789 e con la rivoluzione sessuale degli anni ’60, ma pochissimo, per non dir nulla, col vero catechismo della Chiesa cattolica. Il tutto sfruttando l’eterno timore di far confusione fra il peccato e il peccatore e giocando sul senso di colpa per le discriminazioni del passato e su di un falso sentimento di umiltà e tolleranza, perfettamente esemplificato nella perfida e ipocrita frase di Bergoglio, proprio a proposito di questo tema: Chi sono io per giudicare? Fingendo di non sapere che Cristo, a san Pietro, nell’atto di conferirgli la sovranità sulla Chiesa, aveva detto: Io ti do le chiavi del regno dei Cieli: e ciò che legherai sulla terra sarà legato, e ciò che scioglierai sarà sciolto.

Nella sua lettera intitolata Il mondo, la carne e il diavolo, resa pubblica il giorno della solennità dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno 2021, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, invitando le menti alla riflessione sul mistero del male, e le anime alla conversione di vita, afferma, fra le altre cose, ad un certo punto:

La discussione del DDL Zan, l’imposizione dell’ideologia LGBTQ+ e l’indottrinamento della teoria gender in Italia seguono un piano mirato organizzato a livello globale, che in molte Nazioni è già stato portato a compimento. Paesi in cui, dopo due secoli di rivoluzioni, era sopravvissuta nel tessuto sociale l’impronta del Cattolicesimo, oggi sono completamente paganizzati. Le bandiere arcobaleno sventolano non solo sugli edifici delle istituzioni pubbliche, ma anche sulle facciate delle Cattedrali, sui balconi dei Vescovadi e sin dentro le chiese.

In tempi recenti – anche solo trent’anni fa – si sarebbe potuto dire che per sostenere una minoranza di persone traviate dal vizio e difenderle dalla discriminazione lo Stato doveva intervenire con forme di tutela e con garanzie delle loro libertà. Un’affermazione irragionevole e illogica, a ben vedere, perché la libertà della persona umana consiste nell’adesione della volontà al bene a cui è ordinata la sua natura, e nel perseguimento del suo fine materiale e soprannaturale. Ma nel grande inganno che il Demonio tende da sempre all’uomo, quel pretesto apparente aveva sedotto molti. Pareva occorresse coraggio per rivendicare il diritto al vizio e al peccato, contro la spietata durezza di una “maggioranza perbenista” ancora legata ai precetti della Religione. Si rivendicava l’orgoglio di esser diversi in un mondo di uguali, di avere diritto ad uno spazio di vizio in un “mondo virtuoso”.

In quegli anni, la Chiesa ancora levava, forse con minor convinzione ma pur sempre fedele al proprio mandato divino, la voce dell’immutabile Magistero per condannare la legittimazione di comportamenti intrinsecamente disordinati. Attenta alla salvezza eterna delle anime, essa vedeva quali sciagure si sarebbero abbattute sulla società con l’approvazione di stili di vita totalmente antitetici rispetto alla Legge Naturale, ai Comandamenti e al Vangelo. I Pastori sapevano essere coraggiosi difensori del Bene e i Papi non temevano di essere fatti oggetto di indecorosi attacchi da parte di quanti vedevano in loro il kathekon che impediva la definitiva corruzione del mondo e l’instaurazione del Regno dell’Anticristo.

Con la sua abituale lucidità, monsignor Viganò fa qui un’osservazione preliminare quanto mai chiarificatrice: che l’idea stessa di far intervenire lo Stato a difesa di minoranze caratterizzate da una sessualità disordinata e deviata è già in se stessa sbagliata, perché lo Stato deve promuovere solo ciò che concorre al bene dell’uomo, laddove il vizio contro natura, evidentemente, va nella direzione opposta (e lo si può affermare anche sul versante perfettamente laico, come rifiuto di procreare e come sottrazione ai bambini dei loro naturali e necessari modelli di riferimento, quello paterno e quello materno). Di qui a forzare ulteriormente le leggi dello Stato, fino a promuovere attivamente il vizio e il disordine e a criminalizzare quanti si permettono di affermare che la famiglia naturale è formata da un uomo e una donna aperti alla procreazione, il passo è breve e, giudicando le cose con obiettività, quasi inevitabile. Il che puntualmente è avvenuto, o sta avvenendo: perché, una volta messa la legislazione al servizio non del Bene, ma delle apparenze di bene, che tali si presentano alla mente offuscata e alle coscienze intorbidite; una volta, cioè, che si è fatto del Bene non un valore oggettivo e assoluto, ma il risultato di un voto di maggiorana, non si poteva che giungere a queste estreme conseguenze. E a far passare per incitatori all’odio quelli che, semplicemente, osano dire a voce alta quel che la società ha sempre pensato e sostenuto: sempre, sia nel mondo pagano che nell’Europa cristiana; per non paralare di altre culture, come l’islamica, o quella giudaica antica, nelle quali la sodomia era o è considerata un crimine rivoltante, da punire col massimo rigore, fino alla morte del colpevole.

Né si deve credere che quanto abbiamo detto riguardi solo la questione specifica dei nuovi diritti rivendicati dalle lobby LGBTQ, o il disegno di legge Zan-Scalfarotto. La questione investe ogni aspetto della morale sessuale e anche della morale in generale: tutto quel che riguarda il singolo ma che al tempo stesso ha una qualche rilevanza per la vita, la stabilità e l’armonia del corpo sociale. Semplificando, ma non troppo, potremmo porre la questione nei seguenti termini: che cosa succede quando la società pretende di avallare, giustificare e persino promuovere azioni e stili di vita che sono oggettivamente disordinati, amorali e distruttivi, come la sodomia, il transessualismo, l’aborto, l’eutanasia, ecc., con il pretesto dell’inclusione e della non giudicabilità delle scelte individuali, ma, in effetti, instaurando un permissivismo totalitario che finisce per penalizzare e per reprimere, anche in senso legale, le persone normali, che si pongono nel solco della tradizione e dicono sì alla vita? Evidentemente, si crea un corto circuito, per cui lo Stato finisce per paralizzarsi da se stesso, inibendo le forze sane e le energie positive e favorendo in ogni modo gli aspetti degenerativi e patologici, a loro volta sponsorizzati dai Padroni Occulti che si servono di esse per scardinare le ultime vestigia della società funzionale e promuovere il caos istituzionalizzato. In pratica, si tratta di una vera e propria sovversione di valori, di procedure, di istituti giuridici e morali, di sistemi di pensiero: una selezione alla rovescia, che centuplica le forze oscure, i bassi istinti, le pulsioni primordiali, e nello stesso tempo mortifica, imbavaglia ed incatena le forze sane, a cominciare dalla vera famiglia formata da uomo e donna, con il loro codice etico e il loro quadro di riferimento spirituale. Non ci vuole un’intelligenza superiore per comprendere che tutto questo non è affatto casuale, né frutto di un’evoluzione spontanea del mondo moderno, ma che è il dispiegarsi di un disegno malvagio, anticristiano e anticristico, intessuto nell’ombra da secoli e giunto adesso alla fase esecutiva, dopo essersi impossessato di tutte le agenzie dell’informazione, della formazione e dell’educazione: giornali, televisioni, radio, cinema, scuola, università, case editrici, intellighenzia ufficiale, ecc.

Che cosa si può fare, quando le cose sono arrivate fino a questo punto? Anzitutto si tratta di capire l’origine del male. L’origine del male non è la massoneria o la grande finanza speculativa, ma la nostra decadenza spirituale e morale: è grazie a questa decadenza che le forze oscure hanno potuto far breccia e porci davanti, nel giro di pochissimi anni, a un mondo interamente capovolto. Chi ha passato la cinquantina sa che fino a qualche decennio fa il mondo funzionava in altro modo e la società si dava altri traguardi e promoveva altri comportamenti e  stili di vita. Ma è inutile piangere sul latte versato: ci siamo addormentati, dando per scontato che il mondo dei nostri padri si sarebbe trasmesso, per forza d’inerzia, a noi e più tardi ai nostri figli; ma siamo stati smentiti in maniera clamorosa. Che fare, dunque? Bisogna capire che il male ha origine da un’erronea idea della vita sociale e anche di quella individuale. Ci siamo scordati che la vita è una battaglia incessante del bene contro il male, e che ci è stata data perché noi evitiamo le occasioni di male e prendiamo a modello tutto ciò che è buono. E ci siamo scordati pure che una società ordinata non può trarre i suoi principi informativi dal basso, perché dal basso salgono sempre le forze oscure ed egoistiche, mentre il Bene viene dall’alto, da una fonte superiore all’umana: dal vero Dio, che ci è stato rivelato e la cui rivelazione ci è stata tramandata dai nostri padri. Dovevamo ascoltarli, invece di dar retta ai pessimi maestri del Mondo Nuovo. Ma forse non è troppo tardi: purché sappiamo ritrovare l’umiltà…

Del 02 Luglio 2021

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