martedì, 19 Ottobre 2021
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Intervista di Lifesite a Mons. Carlo Maria Viganò

Mons. Carlo Maria Viganò rimprovera i cardinali filo-Lgbt Cupich, Gregory, Tobin: sono indegni di celebrare “la messa”. ‘E’ un gesto suicida in cui i vertici della Chiesa si arrendono incondizionatamente all’ideologia anticristica del globalismo e consegnano l’intero gregge di Cristo come ostaggio al Nemico, abdicando al loro ruolo di Pastori e mostrandosi per quello che realmente sono: mercenari e traditori».

VIRILITER AGITE

Viriliter agite, et confortetur cor vestrum.

Ps 30, 25

Cosa pensa del sostegno di Papa Francesco a padre James Martin?

L’ideologia LGBTQ+ e la teoria gender che essa presuppone come proprio postulato rappresentano una minaccia mortale per l’intera società, la famiglia, la persona e ovviamente la Chiesa, perché dissolvono il corpo sociale, le relazioni tra i suoi membri e lo stesso concetto di realtà biologica dei sessi, arbitrariamente spostata sulla opinabile e variabile percezione soggettiva di sé basata sul genere. Molti non si rendono conto del caos che tutto questo causerà non solo in abito civile e familiare, ma anche religioso, non appena il riconoscimento del movimento LGBTQ+ porterà inevitabilmente a dover accogliere nelle parrocchie e nelle comunità persone che presentano quella che viene definita disforia di genere. Un esempio emblematico potrebbe essere il caso di un uomo ordinato sacerdote che ad un certo punto creda di potersi identificare con una donna: dobbiamo prepararci all’eventualità di vedere celebrata la Messa da un transessuale o da un travestito? e come conciliare il permanere del cromosoma maschile – che definisce indefettibilmente la materia del Sacramento dell’Ordine – con le apparenze di una donna? come pensare al caso di una monaca che, sviluppando una percezione di sé maschile, pretenda di essere trasferita in una comunità religiosa di uomini e magari di ricevere gli Ordini Sacri? Questo delirio, le cui conseguenze sono assurde e sconvolgenti nell’ambito civile, una volta applicato all’ambito religioso infliggerebbe un colpo mortale al già martoriato corpo ecclesiale.

Si dovrebbe considerare la ragione che ha portato un personaggio come James Martin s.j. a godere di una tale notorietà e visibilità in ambito ecclesiale e addirittura nelle istituzioni romane, ricevendo la nomina a consultore del Dicastero per le Comunicazioni ed essendo recentemente destinatario di una lettera manoscritta di Bergoglio. Il suo ostentato impegno in favore del movimento pansessualista costituisce l’approvazione preventiva e acritica di una serie indefinita di declinazioni delle perversioni sessuali. Tale aprioristica adesione non è il deprecabile eccesso di un singolo gesuita, ma rappresenta l’azione pianificata di un’avanguardia ideologica che dimostra di essere già oggi incontrollabile e capace di orientare lo stesso “magistero” di Bergoglio e della sua corte.

L’ideologia LGBTQ+ costituisce il nuovo paradigma morale della religione globalista dell’indistinto, di chiara matrice gnostica e luciferina. L’assenza di dogmi soprannaturalmente rivelati come premessa di un superdogma post-umano, in cui la Fede si perverte in una incondizionata accettazione di qualsiasi eresia e depravazione, la Speranza si dissolve nell’assurda pretesa di una salvezza già garantita hic et nunc, la Carità si corrompe in solidarismo orizzontale privo della sua ragione ultima in Dio. L’attivismo del gesuita Martin prefigura il ministero arcobaleno dell’era dell’Acquario, della religione dell’Anticristo, del culto degli idoli e dei demoni, ad iniziare dall’immonda Pachamama.

Per questo motivo l’indecente e scandaloso endorsement bergogliano alle aberranti provocazioni di James Martin non è che uno dei passi successivi rispetto al famoso «Chi sono io per giudicare», in perfetta coerenza con la linea di rottura di questo “pontificato”. Un gesto suicida in cui i vertici della Chiesa si arrendono senza condizioni all’ideologia anticristica del globalismo e consegnano in ostaggio al Nemico l’intero gregge di Cristo, abdicando al proprio ruolo di Pastori e mostrandosi per quel che sono, mercenari e traditori. Assistiamo scandalizzati al passaggio dall’«argue, obsecra, increpa, insta opportune importune» al «loquimini nobis placentia».

Non sorprende quindi l’apprezzamento di cui gode James Martin nelle alte sfere vaticane, che secondo la metodologia invalsa sin dal Vaticano II lascia mano libera ai più esagitati esponenti delle correnti progressiste per poi adottare la dialettica hegeliana tra la tesi della Morale naturale e cattolica, l’antitesi delle deviazioni dottrinali e la sintesi di un nuovo magistero al passo con i tempi.

Questo modo di procedere, che può sembrare ad alcuni un prudente aggiornamento alla mentalità secolarizzata del nostro tempo, rivela nondimeno un abissale tradimento dell’insegnamento di Cristo e della legge impressa dal Creatore nell’uomo. Una maggiore licenza nel vizio – in gran parte voluta e promossa dall’ideologia anticristiana oggi dominante – non legittima in alcun modo questo rinnegamento da parte della Gerarchia del mandato che essa ha ricevuto da Nostro Signore, né può autorizzare operazioni di adulterazione che mirano unicamente ad assecondare lo spirito mondano e la corruzione dei costumi. Al contrario, quanto più il mainstream spinge per una cancellazione dei principi immutabili della Morale cattolica, tanto più i Pastori hanno il dovere di levare la voce per ribadire senza esitazione ciò che Dio ha loro comandato di predicare.

Trovo quindi oltraggioso nei riguardi di Dio, scandaloso per l’onore della Chiesa, di grave scandalo per i fedeli e di desolante abbandono per i sacerdoti e i confessori che si possa anche solo dar voce ad un gesuita che basa il proprio successo personale non sulla doverosa azione pastorale di conversione dei singoli omosessuali al rispetto della Morale, ma sulla illusoria promessa di un qualche cambiamento della dottrina cattolica che legittimi i comportamenti peccaminosi delle persone e riconosca dignità di interlocutore ai cosiddetti movimenti LGBTQ+. Il solo uso di questa sigla, che affianca persone identificandole meccanicamente nella loro specifica perversione sessuale contronatura, dimostra un appiattimento di James Martin e dei suoi mandanti sulle istanze della lobby pansessuale, che la Chiesa non può minimamente accettare né legittimare.

In ogni caso, se gran parte del Clero è così impaziente di veder fatte proprie le istanze dell’ideologia LGBTQ+ da parte della Gerarchia, ciò è chiaramente dovuto ad un esecrabile conflitto di interesse e ad una profondissima crisi morale e disciplinare.

È possibile cambiare l’insegnamento della Chiesa a proposito delle unioni omosessuali, specialmente considerando che Papa Francesco ha pubblicamente approvato le unioni civili, che in passato erano condannate dai documenti magisteriali del Vaticano?

Dev’essere chiaro che i comportamenti contro il Sesto Comandamento del Decalogo, e massimamente quelli concernenti i disordini sessuali che offendono il Creatore nella stessa distinzione naturale dei sessi e nella finalità procreatrice dell’atto coniugale, non possono essere soggetti ad alcun aggiornamento, nemmeno sotto la pressione di gruppi di potere o di leggi inique promulgate dall’autorità civile.

Va parimenti denunciata, senza esitazione, la mentalità edonista e pansessualista che sta alla base dell’ideologia oggi dominante, secondo la quale l’uso del sesso non è intrinsecamente finalizzato alla procreazione, ma può avere come unico scopo l’appagamento sregolato del piacere. Questa visione ripugna all’ordine naturale voluto dal Creatore, che rende lecito l’atto sessuale nella sola unione degli sposi benedetta dal Sacramento e aperta al concepimento. È evidente che, laddove la natura per prima non rende possibile la procreazione a due uomini o a due donne, ogni forma di sessualità è intrinsecamente disordinata e come tale non può essere giustificata in alcun modo.

Le unioni civili altro non sono se non forme di pubblica legittimazione del concubinato senza che la coppia si assuma le responsabilità e i doveri connessi all’istituto naturale del matrimonio. Se il potere civile approva tali unioni, abusa della propria autorità, che la Provvidenza ha istituito nei limiti ben precisi del bonum commune e mai in diretta contraddizione con la salus animarum, sulla quale vigila la materna autorità della Chiesa. Ma se questa ratifica avviene da parte dell’autorità ecclesiastica, alla perversione del fine per cui l’ha voluta il supremo Legislatore si aggiunge anche il tradimento del mandato divino, che rende de facto nulla e inefficace ogni forma anche implicita di ufficiale approvazione di comportamenti peccaminosi e scandalosi.

Vi sono molti Vescovi statunitensi che firmano lettere a sostegno dell’identificazione come LGBT e confermano tale orientamento, così come alcuni – come il cardinale Cupich – che suggeriscono che le coppie omosessuali dovrebbero poter ricevere la Santa Comunione. Qual è il Suo messaggio ai cattolici che possono essere disorientati da tali pronunciamenti?

Lo pseudo-magistero degli ultimi anni, in particolare quello contenuto in Amoris laetitia a proposito dell’ammissione ai Sacramenti dei pubblici concubinari e dei divorziati, ha aperto una breccia in quella parte del Magistero che anche dopo il Vaticano II era stata salvata dalla sistematica demolizione dei novatori. Non stupisce quindi, pur nella sua assoluta gravità, che una volta ammessi alla Santa Comunione persone che si trovano in stato di peccato mortale, tale sciagurata decisione venga poi estesa a persone che non hanno la capacità di contrarre nozze legittime, non essendo la loro coppia costituita da un uomo e da una donna. Ma a ben vedere questa visione eterodossa concerne anche i politici che nella loro azione di governo e di impegno sociale contraddicono pubblicamente l’insegnamento cattolico e tradiscono gli impegni di coerenza assunti con il Battesimo e la Confermazione. D’altra parte, i cosiddetti “cattolici adulti” – che agli occhi di Dio sono solo ribelli alla Sua santa Legge – trovano ampia approvazione da parte di Vescovi ancor più ribelli – come Cupich, Tobin, Gregory e i loro epigoni, essi stessi indegni di celebrare i Santi Misteri – mentre i Pastori fedeli al mandato loro conferito da Nostro Signore non solo riconoscono la loro situazione di peccato pubblico, ma non vogliono aggravarla con la profanazione del Santissimo Sacramento.

Qual è l’insegnamento essenziale e immutabile della Chiesa a proposito dell’omosessualità?

La Chiesa, fedele all’insegnamento del suo Capo, è Madre e non matrigna: essa non asseconda le debolezze e l’inclinazione al peccato dei suoi figli, ma li ammonisce, li esorta, li punisce con sanzioni medicinali per condurre ogni anima al fine per il quale è stata creata, ossia la beatitudine eterna. Ogni anima, voluta e amata da Dio, è stata riscattata dal Redentore sulla Croce, e per essa Egli ha versato il proprio Sangue: cujus una stilla salvum facere totum mundum quit ab omni scelere. Come leggiamo nell’Adoro te, devote, composto dal Dottore Comune, una sola goccia del Preziosissimo Sangue di Cristo avrebbe potuto salvare l’umanità intera da tutte le sue colpe.

L’insegnamento immutabile della Chiesa è semplice, cristallino e ispirato all’amore verso Dio e all’amore del prossimo per amor Suo. Esso non si impone come crudele castrazione di tendenze e orientamenti della persona che essa rivendica irragionevolmente come legittimi, ma come amorevole e armonioso sviluppo dell’individuo verso l’unico scopo che lo realizza pienamente e che corrisponde all’intima essenza della sua natura. L’uomo è nato per amare, adorare e servire Dio, e conseguire così l’eterna beatitudine nella gloria del Paradiso.

Fargli credere che, assecondando gli istinti corrotti dal peccato originale e dalle colpe personali, egli possa in qualche modo realizzare se stesso lontano da Dio e contro di Lui, costituisce un inganno colpevole, e una gravissima responsabilità di chi abusa del proprio ruolo di Pastore per illudere le pecore e precipitarle nell’abisso.

Occorre invece saper mostrare, con una paziente ma ferma direzione spirituale, che ogni uomo ha un destino soprannaturale e una via di sofferenza e sacrifici che lo tempra e lo rende degno del premio eterno. Non vi è Resurrezione senza Calvario, né vittoria senza combattimento! Questo vale per ogni anima redenta da Nostro Signore: lo sposo e il celibe, il sacerdote e il laico, l’uomo e la donna, il fanciullo e l’anziano. La lotta contro la propria natura corrotta dal Peccato Originale ci accomuna tutti: combatte contro la tentazione di rubare chi gestisce il denaro, contro il tradimento del coniuge chi è sposato, contro la purezza chi deve vivere nella castità, contro la gola chi mangia cibi ricercati, contro l’orgoglio chi è esposto al plauso del pubblico.

Così, con umiltà e fiducia nella Grazia di Dio e ricorrendo all’intercessione della Vergine Immacolata, ogni persona che il Signore mette alla prova – anche nella dolorosa situazione dell’omosessualità – deve comprendere che nel combattimento contro il peccato essa conquista il proprio posto nell’eternità, non rende vana la Passione di Cristo e fa rifulgere lo splendore della Misericordia di Dio verso le Sue creature, che Egli soccorre nel momento della tentazione e premia non con l’illusoria approvazione delle inclinazioni al male, ma con l’additarle il destino glorioso che attende ciascuno di noi: essere ammessi alle Nozze dell’Agnello, con la veste regale che Egli ci ha preparato.

Ci aiuti in questo pellegrinaggio terreno la Grazia riconquistata con l’Assoluzione sacramentale e l’alimento celeste della Santa Eucaristia, Pane degli Angeli e pegno della gloria futura.

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

3 Luglio 2021

Sant’Ireneo Vescovo e Martire

Del 09 Luglio 2021

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VIRILITER AGITE

Viriliter agite, et confortetur cor vestrum.

Act manfully, and let your heart be strengthened.

Ps 30:25

What do you think of Pope Francis’s support for Father James Martin?

The LGBTQ+ ideology and the gender theory that it presupposes as its postulate represent a mortal threat for our entire society, the family, the human person, and also obviously for the Church, because they dissolve the social body, relations between its members, and the very concept of the biological reality of the sexes, which is arbitrarily changed to each person’s questionable and variable subjective self-perception based on gender. Many do not realize the chaos this will cause not only in civil and family habits but in religious ones as well, as soon as recognition of the LGBTQ+ movement inevitably leads to people with what may be defined as gender dysphoria demanding to be welcomed in parishes and communities. An emblematic example could be the case of a man ordained as a priest who at a certain point believes that he identifies as a woman: should we prepare for the eventuality of seeing Mass celebrated by a trans-sexual or a transvestite? And how can we reconcile the persistent existence of the male chromosome – which indefectibly defines the matter of the Sacrament of Holy Orders – with the appearances of a woman? What should we think about the case of a nun who, developing a male self-perception, demands to be transferred to a religious community of men and perhaps even to receive Holy Orders? This delusion, whose consequences are absurd and disturbing in the civil sphere, if applied to the religious sphere, would inflict a mortal blow on the already tortured ecclesial body.

We must consider the reasons that have led a personality like James Martin, S.J., to enjoy such notoriety and visibility in the ecclesial sphere and even in the Roman institutions, receiving an appointment as a Consultor of the Dicastery for Communications and recently being the recipient of a hand-written letter from Bergoglio. His ostentatious commitment in support of the pan-sexualist movement effectively offers considered and acritical support for an unlimited series of sexual variations and perversions. Such a priori adhesion is not the deplorable excess of a single Jesuit but represents the planned action of an ideological vanguard that has already proven to be uncontrollable and capable of orienting the very “Magisterium” of Bergoglio and his court.

The LGBTQ+ ideology constitutes the new moral paradigm of the globalist religion of the indistinct, which is of a clear Gnostic and Luciferian matrix.  The absence of supernaturally revealed dogmas serves as the premise of a post-human superdogma, in which Faith is perverted into an unconditional acceptance of every sort of heresy and depravity, Hope dissolves into the absurd claim of an already-guaranteed salvation hic et nunc, and Charity is corrupted into a horizontal solidarity deprived of its ultimate reference in God. The activism of the Jesuit Martin foreshadows the rainbow ministry of the Age of Aquarius, the religion of the Antichrist, and the worship of idols and demons, beginning with the filthy Pachamama.

For this reason, the indecent and scandalous Bergoglian endorsement of the aberrant provocations of James Martin is only one more step down a path that started with his famous “Who am I to judge?” in perfect coherence with the line of “rupture” of this “pontificate.” It is a suicidal gesture in which the leaders of the Church surrender unconditionally to the antichristic ideology of globalism and hand over the entire flock of Christ as a hostage to the Enemy, abdicating their role as Pastors and showing themselves for who they really are: mercenaries and traitors. Scandalized, we are witnessing the transition from “argue, obsecra, increpa, insta opportune importune” – “reprove, entreat, rebuke, be instant in season and out of season” (2 Tim 4:2) – to “loquimini nobis placentia” – “speak unto us pleasant things” (Is 30:10).

It is therefore unsurprising that James Martin enjoys such appreciation in the highest spheres of the Vatican, which according to the methodology in force since Vatican II leaves a free hand to the most agitated exponents of progressive currents and then adopts the Hegelian dialectic between the thesis of natural and Catholic morality, the antithesis of doctrinal deviations, and the synthesis of a new magisterium in step with the times.

This way of proceeding, which may seem to some to be a prudent updating to the secularized mentality of our time, nevertheless reveals an abysmal betrayal of the teaching of Christ and the law impressed in man by his Creator. A greater license in vice – largely desired and promoted by today’s dominant anti-Christian ideology – does not legitimize in any way this denial on the part of the Hierarchy of the command it has received from Our Lord, nor can it authorize operations of adulteration that aim solely at indulging the worldly spirit and the corruption of morals. On the contrary, the more the mainstream pushes for a cancellation of the immutable principles of Catholic morality, the more pastors have the duty to raise their voice to reaffirm without hesitation what God has commanded them to preach.

I therefore find it outrageous towards God, scandalous for the honor of the Church, a matter of grave scandal for the faithful and a desolating abandonment for priests and confessors that a voice can be given to a Jesuit who bases his personal success not on proper pastoral action seeking the conversion of individual homosexuals with respect to Morality, but on the illusory promise of some change in Catholic doctrine that would legitimize people’s sinful behavior and grants the dignity of interlocutor to the so-called LGBTQ+ movements. The mere use of this acronym, which supports people by identifying them mechanically in their specific sexual perversion against nature, demonstrates a prostration of James Martin and his collaborators to the demands of the pan-sexual lobby, which the Church cannot accept or legitimize in the least.

In any case, if a large part of the Clergy is so impatient to see the demands of LGBTQ+ ideology endorsed by the Hierarchy, this is clearly due to an execrable conflict of interest and a very deep moral and disciplinary crisis.

Is it possible to change the teaching of the Church with regard to homosexual unions, especially considering that Pope Francis has publicly approved civil unions, which in the past were condemned by magisterial documents of the Vatican?

It must be made clear that behaviors against the Sixth Commandment of the Decalogue, especially those concerning sexual disorders that offend the Creator in the natural distinction of the sexes themselves and in the procreative purpose of the conjugal act, cannot be subjected to any updating, not even under pressure of power groups or iniquitous laws promulgated by the civil authority.

The hedonistic and pan-sexualist mentality that lies at the foundation of today’s dominant ideology, according to which the exercise of sexuality is not intrinsically ordered towards procreation but can have as its sole purpose the unregulated satisfaction of pleasure, should also be denounced without hesitation. This vision is repugnant to the natural order willed by the Creator, which makes the sexual act lawful only in the union of spouses blessed by the Sacrament and open to conception. It is evident that, since nature firstly does not make procreation between two men or two women possible, every form of sexuality between persons of the same sex is intrinsically disordered, and as such cannot be justified in any way.

Civil unions are nothing but forms of public legitimization of concubinage in which the couple does not assume the responsibilities and duties connected to the natural institution of marriage. If the civil authority approves such unions, it abuses its own authority, which Providence has instituted within the very precise limits of the bonum commune and never in direct contradiction of the salus animarum which the Church watches over with Her maternal authority. But if such unions are ratified by the ecclesiastical authority, the betrayal of the divine mandate is added to the perversion of the purpose for which the supreme Lawgiver willed it, rendering every even implicit form of official approval of sinful and scandalous behaviors de facto null and void.

There are many bishops in the United States who sign letters in support of indentification as LGBT and confirm this orientation, just as others – like Cardinal Cupich – suggest that homosexual couples can receive Holy Communion. What is your message to Catholics who may be bewildered by such pronouncements?

The pseudo-magisterium of recent years, in particular that of Amoris Laetitia regarding the admission to the Sacraments of public concubinaries and divorcees, has opened a breach in that part of the Magisterium which even after Vatican II had been preserved from systematic demolition by the innovators. It is therefore not surprising, even in its absolute gravity, that once people who are in the state of mortal sin have been admitted to Holy Communion, this unfortunate decision is then extended to people who do not have the capacity to contract legitimate marriages, since they are not a couple consisting of a man and a woman. But on closer inspection, this heterodox vision also concerns politicians who in their action of governance and social commitment publicly contradict Catholic teaching and betray the commitment to coherence which they assumed with their Baptism and Confirmation. On the other hand, so-called “adult Catholics” – who in the eyes of God are simply rebellious against His holy Law – find widespread approval among Bishops who are even more rebellious – like Cupich, Tobin, Gregory, and their followers, who are themselves unworthy of celebrating the Sacred Mysteries – while the Pastors who are faithful to the mandate conferred on them by Our Lord not only recognize their situation of public sin but also do not wish to aggravate it with the profanation of the Blessed Sacrament.

What is the essential and immutable teaching of the Church with regard to homosexuality?

The Church, faithful to the teaching of her Head, is Mother and not stepmother: she does not indulge her children’s weaknesses and inclination to sin, but she admonishes them, exhorts them, and punishes them with medicinal sanctions in order to lead every soul to the purpose for which it has been created, that is, eternal beatitude. Every soul, willed and loved by God, has been redeemed by the Redeemer on the Cross, for whom He has shed his very Blood: Cujus una stilla salvum facere totum mundum quit ab omni scelere. As we read in the Adoro te devote, composed by the Doctor Communis, one single drop of the Most Precious Blood of Christ has the power to save the entire human race from all of its sins.

The Church’s immutable teaching is simple, crystalline, and inspired by the love of God and the love of neighbor for His sake. It does not impose itself as a cruel castration of the tendencies and orientations of the human person which it irrationally defends as legitimate, but rather as a loving and harmonious development of the individual towards the sole purpose that can completely fulfill him and that corresponds to the intimate essence of his nature. Man is born to love, adore, and serve God, and so attain eternal beatitude in the glory of Paradise.

Making him believe that by indulging the corrupt instincts of original sin and personal sins he can in some way fulfill himself far from God and against Him constitutes a culpable deception and a very grave responsibility on the part of those who abuse their role as Shepherds in order to delude the sheep and plunge them into the abyss.

Instead, it is necessary to show, with patient but firm spiritual direction, that every human being has a supernatural destiny and a path of suffering and sacrifices that temper him and make him worthy of his eternal reward. There is no Resurrection without Calvary, no victory without a fight! This is true for every soul redeemed by Our Lord: both the married person and the celibate, the priest and the layperson, the man and the woman, the child and the elder. The battle against one’s own nature corrupted by Original Sin unites us all: the one who manages money must fight against the temptation to steal, the one who is married must fight against the temptation to betray his or her spouse, the one who lives in chastity must fight against temptations against purity, the one who eats nice food must fight against the temptation to gluttony, and the one who is exposed to public applause must fight against the temptation to pride.

Thus, with humility and trust in the Grace of God, and having recourse to the intercession of the Immaculate Virgin, every person whom the Lord puts to the test – even in the painful situation of homosexuality – must understand that it is in the battle against sin that one conquers one’s place in eternity, makes the Passion of Christ not rendered vain, and causes the splendor of the Mercy of God to shine forth towards His creatures, whom He helps in the moment of temptation – not with the illusory approval of inclinations to evil but by pointing to the glorious destiny that awaits each one of us: being admitted to the Wedding Feast of the Lamb wearing the royal robe that He has prepared for us.

May we be assisted in this earthly pilgrimage by the Grace regained with sacramental Absolution and the celestial food of the Holy Eucharist, the Bread of Angels and pledge of future glory.

+ Carlo Maria Viganò, Archbishop

3 July 2021

Saint Irenaeus, Bishop and Martyr

Vedi anche: https://www.lifesitenews.com/news/exclusive-abp-vigano-rebukes-pro-lgbt-cardinals-cupich-gregory-tobin-theyre-unworthy-to-celebrate-mass

Del 09 Luglio 2021

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