domenica, 25 Luglio 2021
HomeRELIGIONITeologiaGesù Cristo era rigido, intollerante ed escludente?

Gesù Cristo era rigido, intollerante ed escludente?

Come il clero post-conciliare vuol riscrivere il Vangelo: guardiamo insieme l’insegnamento di Gesù Cristo il quale fino a prova contraria dovrebbe fare testo per ogni cristiano di Francesco Lamendola

Prima del Concilio Vaticano II il problema non esisteva, nel senso che non appariva tale. A partire dal Concilio Vaticano II, in un crescendo progressivo, inesorabile, martellante, il problema si pone e diventa una questione decisiva: il buon cattolico deve essere duttile, tollerante ed inclusivo, sempre e comunque; non deve criticare nulla e nessuno; non deve permettersi di dare alcun tipo di giudizio; deve accettare pienamente il mondo; deve dialogare con tutti, nessuno escluso; gli uomini sono, per definizione, pieni di buona volontà, dal primo all’ultimo; sono tutti figli di Dio, che lo vogliano o no, che lo adorino o lo maledicano; e la misericordia divina è rivolta a tutti, non solo ai peccatori pentiti, ma anche agl’impenitenti ben decisi a restare nel peccato. Questa nuovissima dottrina, che equivale a un totale capovolgimento della dottrina precedente, ossia della sola, vera, perenne dottrina cattolica, è venuta di moda a partire dal discorso di apertura del Concilio Vaticano II, nel quale Giovanni XXIII ha trovato anche il modo di liquidare sprezzantemente, senza prendersi il disturbo di ascoltarne e valutarne le ragioni, tutti quelli che, fedeli al magistero di sempre, nutrivano dubbi e perplessità sulla nuova linea che esclude a priori la scomunica e rifiuta di chiamare l’eresia col suo nome: profeti di sventura. Screditandoli con l’arma del ridicolo, li metteva nell’angolo senza bisogno di argomentare. Oggi si dice negazionisti, o no vax, e si ottiene lo stesso risultato. Succede quando il potere è così forte da poter creare, quasi da un giorno all’altro, le sue parole d’ordine, con le quali si alza uno steccato, una linea di separazione invalicabile fra ciò che è nuovo, e perciò bello, buono e degno di stima, e ciò che rimane legato al passato, e perciò brutto, ottuso, reazionario. E il potere, a partire dal 1958, era davvero così forte da poter avviare una operazione di tal genere: il potere della massoneria ecclesiastica, il quale, a coronamento di un lavorio sotterraneo plurisecolare, era arrivato a mettere sulla cattedra di San Pietro uno dei suoi. Da quel momento, non avrebbe più mollato la presa, e tutti i papi del post-Concilio sarebbero stati dello stesso genere: candidati vittoriosi della massoneria saldamente insediata nel cuore della Chiesa cattolica, al preciso scopo di distruggerla, passando per la fase intermedia dell’adulterazione della dottrina, della devastazione liturgica, dello sproloquio pastorale, della confusione perfidamente e scientemente seminate nelle menti e nei cuori dei fedeli. A maggior gloria dell’Occhio onniveggente che spia ogni cosa dall’alto della Piramide e ha già in programma un drastico riassetto dell’umanità futura: il Nuovo Ordine Mondiale.

Vale perciò la pena di vedere se, nella vita e nell’insegnamento di Gesù Cristo – il quale, fino a prova contraria, dovrebbe fare testo per ogni cristiano, senza se e senza ma – si trova esplicitata la dottrina della chiarezza e della doverosa severità verso l’errore e il peccato, o quella del dialogo a oltranza, dell’inclusione e dell’astensione da ogni giudizio di valore.

Leggiamo in Mt 10,11-18 raccomanda a suoi discepoli:

11 In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza. 12 Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. 13Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi. 14Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. 15 In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città.16Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. 17Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; 18e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. 

Dunque Gesù non dice di trattenersi a dialogare con gli abitanti di una casa i quali non vogliono saperne del Vangelo, ma di non perdere altro tempo con loro e anzi di andarsene e rinnegarli: perché tale è il significato del gesto di scuotere la polvere dai propri calzari, come facevano i rabbini dopo essere stati in una città dei pagani. Proprio così, signori buonisti; dovete farvene una ragione. Non solo: Gesù dice anche che seguire le sue orme vuol dire andare incontro a calunnie e persecuzioni, essere trascinati in tribunale e frustati nelle sinagoghe: perché il mondo odia la luce e preferisce restare nelle tenebre (cfr. Gv  3,19). Dobbiamo dunque annoverare anche il nostro Signore Gesù Cristo fra i profeti di sventura deprecati e ridicolizzati, dall’alto del suo ottimismo nei confronti del mondo,  dal cosiddetto papa buono?

Leggiamo ancora in Lc 12,49-53:

49Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! 50C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!

51Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. 52D’ora innanzi in una casa di cinque persone 53si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Ma guarda un po’! I teologi della svolta antropologica, i vescovi rock e i preti di strada da anni ci rintronano gli orecchi con la tiritera dell’accoglienza e dell’inclusione, a proposito e a sproposito, sì che ad ascoltare certe pretese omelie viene il dubbio che Gesù Cristo non abbia mai parlato d’altro, non abbia mai fatto altro, non abbia mai pensato ad altro. E adesso, leggendo bene il Vangelo, senza le lenti buoniste di quei bravi teologi, vescovi e preti, ma semmai così come lo ha sempre letto la Chiesa fino al 1962, “scopriamo” che Gesù in Persona annuncia di esser venuto a portare una spada sulla terra, e non la pace del mondo (la pace sì, ma la sua pace: cfr. Gv 14,27: vi lascio la pace, vi do la mia pace; ve la do, non come la dà il mondo). Di più: di esser venuto a portare il fuoco di un immenso incendio, per cui scoppieranno divisioni furibonde perfino nella stessa famiglia, padre contro figlio e figlio contro padre. Una bella sorpresa, vero? Non è precisamente il Gesù cui ci hanno abituati i vari Paglia, Galantino, Martin e Bergoglio: un Gesù, il loro, che non solo perdona sempre e comunque, non solo capisce tutto e giustifica tutto, ma che arriva a negare il male e a valorizzare il peccato, annunciando trionfante che il peccato non è più peccato. Come nell’orripilante affresco omoerotico del duomo di Terni, voluto, commissionato e profumatamente pagato dall’allora vescovo Paglia, il quale, coi soldi dei fedeli, si è anche fatto ritrarre, soddisfatto e sorridente, in compagnia dei peccatori contro natura.

Andiamo avanti.  Mc 11,15-17:

15Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe 16 e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. 17 Ed insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:

La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le gentiVoi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!».

Questo episodio, la cacciata dei profanatori dal Tempio, è molto noto e perfino quei signori ne parlano spesso; ma, chissà perché, ne parlano in un modo tale che pare non riguardi mai nessuno in particolare, e comunque nessuno dei nostri giorni: come se al giorno d’oggi non ci fossero profanatori ben più pericolosi di quelli che mettevano i banchi dei cambiavalute – cioè, se non andiamo errati, del prestito ad usura – all’interno del Tempio di Gerusalemme, trasformando la Casa del Signore in una spelonca di ladri.

Ma al momento decisivo, cioè nel Giudizio Finale, sicuramente Gesù diventerà tanto misericordioso da chiudere un occhio sui peccati, e magari tutti e due, e far entrare in Paradiso il maggior numero possibile di anime; forse anche tutte, Giuda compreso, come afferma tranquillamente il signor Bergoglio. Non  è vero? Bene; leggiamo in Mt 25,41-43:

41 Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 42Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; 43 ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.

No: non si direbbe proprio che sia scontata la sanatoria generale; che arriverà l’indulto finale per tutti i peccatori, più o meno sinceramente pentiti. Non solo Gesù parla esplicitamente dell’Inferno (ma lo ha letto, Sosa Abascal, il Vangelo del nostro Signore? o dove ha studiato teologia?, ah sì, dimenticavamo: al tempo di Gesù Cristo non c’erano i registratori, quindi chissà cosa Egli disse realmente!); non solo vi caccia i peccatori ostinati ed ipocriti, che vorrebbero giustificarsi davanti a Lui; ma li maledice con tutta la solennità dell’ira divina, facendo dire al Padre suo: via, lontano da me, maledetti! Che gliene sembra, padre Sosa, che gliene pare, padre James Martin, arcivescovo Paglia, vescovo Galantino: non è abbastanza chiaro per i vostri gusti? Oppure volete sapere voi quale sarà il destino finale delle anime più di quanto lo conosca, e lo giudichi (voce del verbo giudicare) il Signore Onnipotente?

E che dire della maledizione del fico? Leggiamo in Mc 11,12-14 e 11,20-21:

12 La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. 13 E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. 14E gli disse: «Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti». E i discepoli l’udirono. (…)

20 La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. 21 Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: «Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato».

Non è questo il luogo per esaminare diffusamente questo celebre e mal compreso episodio, che ha sicuramente a che fare con l’incredulità e quindi la sterilità religiosa della casa d’Israele, sicché diventa un elemento decisivo  nella discussione fra quanti sostengono la sostituzione dell’Antica Alleanza con la Nuova, e quelli, che oggi predominano dalle parti del Vaticano,  i quali – in contrasto con tutto ciò che la Chiesa ha insegnato per millenovecento anni – sostengono che l’Antica Alleanza è tuttora valida (il che, se fosse vero, porterebbe con sé la logica conseguenza che gli ebrei non hanno alcun bisogno di conversione e che non esiste una sola via per la Verità e la salvezza, ma ve ne sono almeno due, differenti e antitetiche). Una cosa però è certa: Gesù maledice il fico e a causa di ciò il fico si secca. Non è un simbolo, ma un fatto reale: più precisamente è il solo miracolo di maledizione presente in tutto Nuovo Testamento (mentre ve ne sono parecchi nell’Antico). E dunque? Se Gesù maledice il fico, e non per finta, ma lo maledice effettivamente e concretamente, possiamo dedurne che è legittima l’interpretazione di Gesù stesso come un Maestro non solo infinitamente buono, il che è vero, ma buonista, il che è falso, perché il buonismo è la negazione dell’esistenza del male, e quindi è male esso stesso? Resta perciò una sola spiegazione possibile al falso magistero del clero post-conciliare: che esso vuol riscrivere il Vangelo, ritenendosi migliore di Gesù.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 14 Luglio 2021

Most Popular

Recent Comments