sabato, 25 Settembre 2021
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La carta di Venezia: i testi del documento

Nell’ora della “Buona battaglia” per uscire dall’ipnosi e far rinascere l’uomo nuovo, l’uomo spirituale, che ha fame e sete di verità. Prolusione di Mons.Carlo Maria Viganò. La carta di Venezia: appello del prof. Francesco Lamendola e la Carta medica delle cure del dr. paolo Gulisano.

LA “ CARTA DI VENEZIA ” 

Nell’ora della “Buona battaglia”: per uscire dall’ipnosi e far rinascere l’uomo nuovo, l’uomo spirituale, che ha fame e sete di verità.

1 – Prolusione di Mons. Carlo Maria Viganò

2 – La Carta di Venezia – Appello del prof. Francesco Lamendola

3 – La carta medica delle cure del dott. Paolo Gulisano

1 – Prolusione di Mons. Carlo Maria Viganò

ETIAMSI OMNES, EGO NON

Intervento di S.E. Mons. Carlo Maria Viganò

Evento di Venezia – 17 Luglio 2021

«Et si omnes scandalizati fuerint in te,

ego numquam scandalizabor».

Mt 26, 33

Questo convegno ha il privilegio di aver sede in una città dal passato glorioso, in cui i suoi governanti hanno saputo applicare con saggezza quel buon governo che trova nella Religione il principio ispiratore e informatore di ogni regno temporale. La Repubblica Serenissima ha coniugato tutti gli aspetti positivi della monarchia, dell’aristocrazia e della democrazia in un sistema voluto e pensato per favorire la pratica della Religione, l’onesto benessere dei suoi cittadini, lo sviluppo delle arti e dei mestieri, la promozione dei commerci e degli scambi culturali, l’oculata gestione della cosa pubblica e la prudente amministrazione della giustizia. Finché Venezia è rimasta fedele alla sua alta vocazione, ha prosperato in tutti i campi; quando l’ultimo dei suoi Dogi si è lasciato corrompere dalla Massoneria e dalle false filosofie dell’Illuminismo, essa è sprofondata nel volgere di pochi anni, condannata ad essere invasa, saccheggiata, spogliata dei suoi tesori.

Dalla storia della Serenissima possiamo trarre un grande insegnamento per i tempi presenti e un severo monito per il destino della nostra Patria e delle nazioni in genere.

Ciò che indica la decadenza di un impero è il tradimento degli ideali che lo hanno reso grande, la perversione dell’autorità, la corruzione del potere, la rassegnazione del popolo. Mai come in quest’epoca possiamo constatare che il destino del mondo intero, e in particolare dell’Europa e delle nazioni occidentali, è irrimediabilmente segnato da tutti questi elementi, che preludono ineluttabilmente alla sua caduta, alla sua rovina.

Il tradimento degli ideali, della cultura, della civiltà, del sapere, delle arti trova la propria causa nell’apostasia della Fede, nell’aver respinto due millenni di Cristianità e nel volerne rimuovere, con la Cancel Culture, anche il solo ricordo storico. Quanto è stato plasmato nell’era cristiana dal sangue dei Martiri, dalla testimonianza dei Confessori, dalla dottrina dei Dottori della Chiesa, dal Magistero dei Papi e da tutto un tessuto di operosa carità che permeava ogni ambito della vita viene rifiutato con l’imbarazzo infastidito dei rinnegati al potere.

La perversione dell’autorità ha fatto sì che i governanti, tanto in ambito civile quanto in ambito religioso, venissero meno al fine per cui essa esiste, deviando dal bonum commune. Così, dopo aver rifiutato il diritto divino dei sovrani e rivendicato l’origine popolare del potere dello Stato repubblicano, in nome di presunti diritti dell’uomo e del cittadino, la nuova classe politica rivoluzionaria si è dimostrata pronta a vendersi al miglior offerente, ribelle a Dio e a coloro che dice di rappresentare. Le mirabolanti promesse della democrazia, della libertà e della sovranità popolare si sono infrante nell’assenza di morale civica, di senso del dovere, di spirito di servizio. Nata come applicazione sociale dei principi rivoluzionari ispirati dalla Massoneria, la nozione di Stato moderno si è rivelata un altro colossale inganno ai danni delle masse, a cui è stata strappata anche la consolazione di una Giustizia divina che moderasse gli eccessi del tiranno.

È l’empio grido del Crucifige perpetuato nel tempo. Dopo duecento anni comprendiamo come quella frode fosse stata ordita per far credere alle masse di poter determinare, sulla base della mera maggioranza numerica, ciò che è bene e ciò che è male, prescindendo dalla Legge naturale e dai Comandamenti di cui è sapiente autore il Signore. Questa empia torre di Babele mostra i cedimenti delle sue fondamenta proprio nel momento in cui pare più potente e distruttrice. E questo è per noi motivo di speranza.

Crolla l’idolo dell’uguaglianza, blasfema negazione dell’individualità e dell’unicità di ogni uomo, in nome di un appiattimento verso il basso in cui la differenza è considerata con sospetto, l’autonomia di giudizio è stigmatizzata come antisociale, le doti intellettuali sono una colpa, l’eccellenza professionale un pericolo, il senso del dovere un odioso intralcio. In questo grigio carcere senza sbarre tangibili, si riconosce libertà di espressione solo al peccato, al vizio, al crimine, all’ignoranza, alla bruttezza: perché ciò che in ogni uomo è unico, ciò che lo rende speciale, ciò che lo eleva al di sopra della massa informe è una intollerabile dimostrazione dell’onnipotenza di Dio, della infinita sapienza della Sua creazione, della potenza della Sua Grazia, della bellezza ineguagliabile della Sua opera.

Crolla anche il mito della falsa scienza, ribelle come il suo ispiratore all’armonia del Cosmo divino. All’umile ricerca della conoscenza e delle regole che governano il Creato, si è voluta sostituire la luciferina presunzione di dimostrare da un lato l’inesistenza di Dio e la Sua inutilità per la salvezza dell’umanità, e dall’altro la folle divinizzazione dell’uomo, che si considera padrone del mondo mentre ne può essere solo custode, secondo le norme eterne stabilite dal Creatore. E dove la saggia consapevolezza della propria fragilità aveva permesso grandi scoperte per il bene dell’umanità, oggi l’orgoglio della ragione partorisce mostri assetati di potere e di denaro, anche a costo di decimare la popolazione mondiale.

Crollano le false ideologie del Liberismo e del Comunismo, già languenti dopo decenni di immani disastri politici, sociali ed economici ed oggi unite e alleate come spettri di se stesse, nel folle progetto del Nuovo Ordine Mondiale. Le profetiche parole dei Papi su queste piaghe delle Nazioni sono confermate dalla constatazione che entrambe erano facce della stessa medaglia: una medaglia di disuguaglianza sotto le apparenze dell’equità, di impoverimento dei popoli sotto le specie della giusta distribuzione delle ricchezze, di arricchimento dei pochi con la promessa di maggiori opportunità per i molti.

Crollano i partiti politici e la presunta contrapposizione tra Destra e Sinistra, figlie della Rivoluzione ed entrambe strumentali all’esercizio del potere. Rinnegati gli ideali che ancora li ispiravano almeno nominalmente fino agli ultimi decenni del Novecento, i partiti si sono trasformati in aziende, finendo col creare un divario incolmabile tra l’agenda che li muove e le reali esigenze dei cittadini. Nell’assenza di principi ispiratori e di valori non negoziabili, quei partiti si sono rivolti ai loro nuovi padroni, a chi li finanzia, a chi decide i loro candidati e ne orienta l’azione, ne impone le scelte. E se la retorica attribuiva al “popolo sovrano” il potere di nominare chi lo rappresentasse nei Parlamenti e riconosceva al voto la più alta espressione della “democrazia”, oggi chi governa guarda con sospetto e con fastidio chi proprio con il voto vorrebbe estrometterli e cacciarli.

Crolla l’illusione che vi possa essere una Giustizia dove le leggi degli Stati non sono ispirate al bene comune, ma al mantenimento di un potere corrotto e alla dissoluzione del corpo sociale. E dove la Legge di Dio è bandita dai tribunali, vige l’ingiustizia, è punita l’onestà, è premiato il crimine e il delitto. Dove la Giustizia non è amministrata in nome di Dio, i Magistrati possono legiferare contro il Bene, rendendosi nemici di coloro che dovrebbero tutelare e complici di quanti dovrebbero condannare.

Crolla l’inganno della libertà dell’informazione, mostrando la desolante moltitudine di servi e cortigiani pronti a tacere la verità, a censurare la realtà, a sovvertire i criteri di giudizio oggettivo in nome dell’interesse partigiano, del desiderio di arricchirsi, dell’ebbrezza di una visibilità effimera. Ma se il giornalista, l’editore, il saggista non hanno più un principio immutabile che li ispiri, che trova nel Dio vivo e vero il parametro infallibile per comprendere e interpretare ciò che è transeunte, la libertà diventa licenza, l’asservimento al potere diventa regola e la menzogna norma universale.

Crolla tutto un mondo di falsità, di inganni, di disonestà, di orrori e di bruttezza che da oltre due secoli ci ha imposto come modello tutto ciò che è antiumano, antidivino e anticristico. È il regno dell’Anticristo, dove il transumanesimo sfida il Cielo e la natura, nell’eterno grido del Nemico: Non serviam!

Ma ciò che oggi vediamo realizzarsi sotto i nostri occhi costituisce l’essenza di un progetto folle e infernale ontologicamente destinato al fallimento; e non è solo una “decadenza”, come avvenne nel corso della Storia a tanti imperi ormai seppelliti sotto la cenere e le macerie del tempo: è la fine di un’epoca che si è ribellata al principio primo dell’universo, alla natura delle cose, al fine ultimo dell’uomo. Un’epoca che si è ribellata a Dio, che ha presunto di poterLo esautorare e spodestare, che ha preteso e pretende ancor oggi di poterLo bestemmiare, di poterLo eliminare non solo dal presente e dal futuro, ma anche dal passato. Un’epoca plasmata dai servi del Nemico di Dio e del genere umano, dalle sette massoniche, da lobby di potere asserviti al Male.

Potreste pensare che questa sia una visione decisamente apocalittica del presente e di ciò che ci aspetta; una visione da Ultimi Tempi, in cui i pochi rimasti fedeli al Bene saranno banditi, perseguitati e uccisi, proprio come fu perseguitato e ucciso Nostro Signore e l’innumerevole schiera di martiri all’inizio dell’era cristiana. Dinanzi a questa follia le risposte delle ideologie umane non bastano, come non basta uno sguardo privo di trascendenza. L’epiteto di “apocalittici” – che ci viene rivolto da chi dovrebbe sapere quanto sia riduttivo e spesso pretestuoso attribuire l’etichetta di “negazionista” o “complottista” – tradisce appunto una visione terrena, in cui la Redenzione rappresenta un’opzione tra le tante, assieme al marxismo o ad altre filosofie. Ma cosa dovrei predicare, come Vescovo, «se non Gesù Cristo, e questi crocifisso» (1Cor 2, 2)?

Ma le mie parole, in questa occasione, non vogliono essere parole di disperazione, né vogliono infondere paura per il futuro che sembra prepararsi per noi.

È vero: questo mondo ribelle e asservito al Demonio, soprattutto in quanti lo governano con il potere e il denaro, ci sta muovendo guerra e si appresta ad una battaglia feroce e spietata, mentre intende raccogliere intorno a sé quanti più alleati possibile, anche tra coloro che preferiscono non combattere per pavidità o per interesse. A ciascuno di essi promette una ricompensa, assicura un premio che ripaghi il loro asservimento alla causa o quantomeno l’astensione dal combattimento sul fronte opposto. Promesse di successo, di ricchezza, di potere che sempre hanno allettato e corrotto molti nel corso della Storia: ci sono sempre trenta denari pronti per il traditore.

E quel che è più significativo, è che mentre il Nemico dichiara apertamente la sua ostilità, quanti dovrebbero essere i nostri alleati e addirittura i nostri generali, si ostinano ad ignorarla, a negarla, a deporre le armi dinanzi alla minaccia incombente. In nome di un pacifismo dissennato, pregiudicano la vera pace, che è tranquillità dell’ordine e non resa vile e imbelle a chi ci vuole distruggere. In questo, come dicevo poc’anzi, consiste la vera perversione dell’autorità: essere venuta meno allo scopo per cui esiste, con la complicità dei moderati, dei tiepidi che Nostro Signore vomiterà dalla Sua bocca.

Permettetemi di esortarvi a non desistere e a non lasciarvi sedurre da quanti, spinti dal desiderio di non vedere compromesso il loro ruolo di presunti mediatori nel perpetuarsi di un sistema corrotto e corruttore, insistono nel non voler riconoscere la gravità della situazione presente e delegittimano chi la denuncia come “complottista”. Se vi è una minaccia concreta per la salvezza dei singoli e del genere umano; se vi è una mente dietro questo progetto articolato e organizzato; se l’azione di chi lo mette in pratica è chiaramente finalizzata a compiere il male, la ragione e la Fede ci spronano a scoprirne gli autori, a denunciarne gli scopi, a impedirne l’esecuzione. Poiché se dinanzi a tale minaccia noi rimanessimo inerti ed anzi ci adoperassimo per negarla, ci renderemmo complici e cooperatori del male, e verremmo meno al nostro dovere di Verità e di Carità nei confronti dei nostri fratelli.

Ma se è vero che vi è indiscutibilmente questa minaccia che incombe sui buoni, sugli onesti, sulle persone che ancora sono rimaste fedeli a Nostro Signore, è anche vero che questa minaccia, per sua stessa natura, è destinata alla sconfitta più plateale e devastante, perché non chiama in causa solo gli uomini, ma Dio stesso, l’intera Corte celeste, le schiere degli Angeli e dei Santi e tutto il Creato. Sì: anche la natura, opera mirabile di Dio, si ribella a questa violenza. E tra la vittoria finale del Bene, certissima, e questo presente di tenebre, stiamo noi, con le nostre scelte, che permetteranno a Dio di contare i Suoi.

Non pensiamo che in questo conflitto epocale dobbiamo soltanto organizzarci con mezzi umani. Non lasciamoci convincere che la potenza impressionante del nostro Nemico sia ragione sufficiente a lasciarci sconfiggere e annientare.

Cari fratelli e sorelle: noi non siamo soli! Proprio perché questa è una guerra contro la Maestà di Dio, Egli non rifiuterà di scendere in campo al nostro fianco, lasciandoci soli a combattere contro un Avversario che ha osato sfidare nientemeno che l’Onnipotente, il Signore degli eserciti schierati in battaglia, al cui Nome tremano le fondamenta dell’universo. Anzi: poniamoci noi al Suo fianco, sotto il glorioso stendardo della Croce, certissimi di una vittoria inimmaginabile, e di una ricompensa che fa impallidire tutte le ricchezze della terra. Poiché il premio che ci aspetta è immarcescibile ed eterno: la gloria del Paradiso, la beatitudine eterna, la vita senza fine alla presenza della Santissima Trinità. Un premio che nella realizzazione del fine per cui siamo stati creati – dare gloria a Dio – ricompone il disordine del peccato originale nell’economia della Redenzione.

Le armi che dobbiamo affilare in questo tempo, per essere pronti alla battaglia che incombe, sono la vita in Grazia di Dio, la frequenza dei Sacramenti, la fedeltà all’immutabile Depositum Fidei, la preghiera, in particolar modo del Santo Rosario, l’esercizio costante delle Virtù, la pratica della penitenza e del digiuno, le Opere di Misericordia corporale e spirituale, per conquistare a Dio i nostri fratelli lontani o tiepidi.

Ascoltiamo il monito dell’Apostolo: «Prendete l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio» (Ef 6, 13-17).

Queste parole, che San Paolo indirizza ai fedeli della città di Efeso, valgono anche e soprattutto per noi, in questo tempo in cui dobbiamo comprendere che «la nostra battaglia non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti» (Ef 6, 12).

Questo Evento di Venezia è stato voluto dai suoi organizzatori come momento di riflessione e atto fondativo di un movimento di rinascita spirituale e sociale. Una spirituale chiamata alle armi, per così dire, in cui contarci e conoscerci. Ma soprattutto per rendere coraggiosa testimonianza di quella Fede che, sola, è premessa necessaria e indispensabile per la pace e la prosperità della nostra cara Patria. L’ho detto, lo dico ora e lo ripeto: pax Christi in regno Christi.

Così, come nel celebrare la vittoria di Lepanto sul Turco, il Senato veneziano tributò pubblici onori alla Vergine Regina delle Vittorie, alla Quale riconobbe il merito della sconfitta del nemico della Cristianità; così oggi dobbiamo avere il coraggio di riscoprire nel Vangelo di Cristo e nella fedeltà ai Suoi Comandamenti l’elemento fondativo di ogni azione – personale e collettiva, sociale ed ecclesiale – che voglia ambire al successo ed essere benedetta da Dio.

Le rovine della società antiumana e anticristica che ha ammorbato gli ultimi secoli della Storia sono un monito severo per quanti si illudono di costruire una casa senza porla sotto la protezione del Signore: «Nisi Dominus ædificaverit domum, in vanum laboraverunt qui ædificant eam. Nisi Dominus custodierit civitatem, frustra vigilat qui custodit eam» (Sal 126, 1). Questa casa, questa città può rinascere e risorgere solo se vi regnano quel Re divino e quella Regina onnipotente per grazia, che sono stati i veri Sovrani della gloriosa Repubblica di Venezia, dinanzi ai Quali il Doge e i Magistrati sono raffigurati in ginocchio, a devota testimonianza dell’ordine religioso e sociale cristiano. Sia questa vostra consapevolezza, il motore di ogni vostra e nostra futura azione.

A tutti voi, e a quanti saprete raccogliere sotto le insegne di Cristo e della Vergine, di tutto cuore imparto la mia paterna Benedizione: in nomine + Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

16 Luglio 2021

Commemoratio Beatæ Mariæ Virginis de Monte Carmelo

2 – La Carta di Venezia – Appello del prof. Francesco Lamendola

Nell’ora della “Buona battaglia”: per uscire dall’ipnosi e far rinascere l’uomo nuovo, l’uomo spirituale, che ha fame e sete di verità.

Stiamo assistendo a un attacco senza precedenti, di virulenza inaudita, contro la struttura logica del discorso.

Mai si era vista una cosa simile: mai, neppure nelle epoche più oscure e barbariche della storia. Anche in mezzo alle invasioni, alle distruzioni, al crollo degli imperi, alla deportazione dei popoli vinti, mai si era verificato un attacco concentrico, organizzato, capillare, inesorabile contro ogni struttura di senso del parlare e del ragionare.

Perfino mentre i vandali incendiavano le città e gli unni spianavano sotto gli zoccoli dei loro cavalli ogni traccia del vivere civile, gli scrittori seguitavano a scrivere, i filosofi a pensare, i sacerdoti a celebrare, i monaci a pregare, gli sposi a mettere al mondo dei figli. La ragione naturale era ridotta al silenzio, non oscurata; zittita, non distrutta.

Oggi però l’attacco non viene portato contro le cose o le persone, ma contro il pensiero razionale e contro i suoi stessi fondamenti, cioè contro la logica. Le case restano in piedi e le città anche, per quanto sempre più solitarie e impoverite; ma qualcosa nella facoltà razionale della gente si è incrinato e forse si è spezzato per sempre.

Oggi è impossibile fare un discorso razionale su qualunque tema fondamentale della vita sociale, perché al posto della razionalità si è imposto il sentimento della paura, e quando la gente è spaventata non ci sono più argomenti razionali che tengano.

È inutile far notare che, secondo la comune definizione dei manuali scientifici, quella in corso non è una pandemia, ma una semplice epidemia d’influenza, come ce ne sono ogni anno (e quest’anno, infatti, nessuno parla più d’influenza: pare che esista solo il Covid-19).

Inutile far notare che la mascherina sul viso, specialmente nei luoghi aperti, non ha alcun significato, semmai a lungo andare provoca gravi danni alla salute.

Inutile far osservare che il numero totale dei decessi, nello scorso anno, è in linea con la mortalità degli anni immediatamente precedenti, a conferma del fatto che questa è una pandemia inesistente.

Inutile evidenziare l’assurdità di proibire la frequenza alla santa Messa, ma non l‘accesso ai centri commerciali e ai supermercati; e l’immotivato e gravissimo danno economico provocato ad albergatori,  ristoratori e baristi con la chiusura dei rispettivi locali o con le restrizioni illogiche, come la chiusura alle sei di sera, ma non a mezzogiorno.

Inutile sottolineare la pazzia dei banchi scolastici a rotelle e l’inutile precauzione della didattica a distanza, quando è noto che nessun bambino è morto di Covid-19, anzi quasi nessuno ne è stato seriamente contagiato.

Inutile dire che i tamponi servono solo a compilare false statistiche, dato che risultano inattendibili nell’ottanta o anche al novanta per cento dei casi, e quindi segnalano una quantità impressionante di falsi positivi.

Inutile dire che non ha senso consigliare la mascherina anche in casa, anche di notte, quando non si è a contatto con persone estranee.

Inutile chiedere come mai vengano registrati come morti per il Covid-19 una quantità di decessi ascrivibili a ben altre patologie, alle quali, da ultimo, si è aggiunto anche il Covid, così come negli anni scorsi l’influenza o la polmonite ”normali” segnavano la fine per un anziano dal quadro clinico seriamente compromesso, e nessuno però si sognava di scrivere sul certificato di morte che era deceduto per l’influenza, quando i medici sapevano bene che era deceduto di tumore, d’infarto o di diabete.

Inutile far notare che un vaccino non può essere fabbricato e messo sul mercato nel giro di qualche mese, quando si sa che occorrono da cinque a dieci anni per verificarne le reazioni avverse.

E ancor più inutile osservare che qualunque virus muta nel corso di qualche settimana o qualche mese, e perciò non esiste vaccino che possa immunizzare da un virus che non è più quello dello scorso anno (e che comunque non è mai stato isolato).

Inutile parlare del fatto che i vaccini sono prodotti con linee cellulari di feti aborti e che Bergoglio e tutti i vescovi che incitano la gente a vaccinarsi, oltre a esorbitare dai limiti della loro funzione spirituale, stanno incitando a rendersi complici del peccato più grave che ci sia al mondo, la soppressione volontaria di nascituri, concepiti per denaro, al solo scopo di fornire materiale organico da utilizzare per conto delle multinazionali farmaceutiche.

Inutile far notare quante persone muoiono o subiscono gravi danni dopo l’assunzione del vaccino; e quante sono morte perché, affette da altre patologie, hanno visto ritardate le cure a causa della precedenza assoluta data ai pazienti affetti dal Covid, con interi ospedali destinati unicamente ad essi, e coi reparti e le sale di terapie intensiva semivuoti, ma che i mass-media si ostinano a descrivere come strapieni e sull’orlo del collasso.

Inutile, infine, domandare chi abbia deciso che il bene della salute oltrepassa qualsiasi altro, a cominciare dal sacrificio delle libertà costituzionali più elementari; e con quale diritto dei semplici decreti della presidenza del Consiglio si siano sovrapposti, cancellandole, alle leggi ordinarie;

e perché il parlamento, in oltre un anno dall’inizio di questa situazione, non abbia mosso un dito né manifestato minimamente l’intenzione di sanare una simile contraddizione, legiferando in materia di emergenza sanitaria e stabilendo le priorità cui un governo si deve attenere, nel rispetto della Costituzione e delle libertà fondamentali del cittadino.

Tutto perfettamente inutile, perché nessun argomento razionale fa presa sulla stragrande maggioranza della gente. Il minimo che possa capitare a chi pone simili questioni è di sentirsi chiedere, ironicamente e con malcelato disprezzo, se sia un medico, o un virologo, per permettersi di dire ciò che dice: come se per usare il cervello e fare due più due, e avere il diritto di esprimere la propria opinione, fosse necessario possedere una laurea in medicina, in biologia o in chimica organica.

E tuttavia a ben guardare non è solo sulla questione del Covid e della cosiddetta emergenza sanitaria e non è solo da un anno a questa parte che si assiste ad un crollo verticale del pensiero logico e all’imporsi di uno strapotere delle emozioni e dei sentimenti quali nuovi elementi decisivi per giudicare la realtà e prendere le decisioni. È da molto tempo, da anni, da decenni, che la struttura logica del discorso è stata mandata in pensione, e a farla da padrone è un discorso emotivo, soggettivo, irrazionale, logica conseguenza della distruzione deliberata e sistematica del concetto di verità in filosofia.

Se non c’è più la verità, perché ciascuno è il soggetto della propria verità (Cartesio), non c’è più una cosa in sé da conoscere, ma solo una serie di fenomeni (Kant); e se non c’è la cosa in sé, non c’è più l’essere, ma solo l’apparire; non c’è più Dio, ma solo il mondo degli uomini; non ci sono più il bello e il bene, perché esse, verum, bonum et pulchrum convertuntur.

Non c’è più vera scienza, perché scienza è l’indagine sulla natura diretta al fine razionale di conoscerla sempre meglio, non per violentarla e sovvertirla, violentando e sovvertendo la stessa umanità dell’uomo.

Non c‘è più arte, né poesia, né musica, perché arte, poesia, musica, sono ricerca del bello mediante la composizione armoniosa, logica e razionale di linee, colori, immagini e accordi.

Non c’è più religione, perché la religione si basa sulla relazione personale con Dio che scaturisce dalla ragione naturale e dalla Rivelazione, che non contraddice la ragione, ma la completa e la supera; e naturalmente non c’è più filosofia, perché il cuore della filosofia è il pensiero dell’essere, dunque la metafisica, mentre ora i cosiddetti filosofi altro non fanno che rovistare fra le ceneri spente del pensiero moderno che si è autocensurato ed auto-castrato, eliminando la metafisica e limitandosi al fenomeno. Rovistare e chiacchierare, rovistare e vaneggiare, rovistare e costruire castelli in aria, del tutto slegati dal mondo della realtà.

La situazione odierna è questa. Nessuno si prende la responsabilità di prendere le decisioni logiche e di buon senso, quelle che tornerebbero a vantaggio (un vantaggio reale e concreto, non un fumoso principio ideologico) del maggior numero possibile di persone. Al contrario, a costo di negare la logica e il buon senso, tutti si regolano secondo il codice, scritto e non scritto, del Pensiero Unico. Nel quale la tutela della salute è un valore assoluto (anche se non si sa chi, quando e come lo abbia stabilito), di fronte al quale tutti gli altri diritti si devono inginocchiare e scomparire.

È il trionfo dei moralisti da strapazzo e dei tecnici che prendono decisioni irresponsabili, senza contraddittorio, né dover mai rendere conto del loro operato: come la case farmaceutiche che per legge non rispondono dei danni provocati dai vaccini.

È il trionfo dei burocrati, degli stupidi e dei troppo furbi.

La crisi senza precedenti che stiamo vivendo, il piano malvagio che una élite criminale di oligarchi sta portando avanti a tappe forzate, l’acquiescenza e l’arrendevolezza delle masse di fronte a una evidente manipolazione dei fatti e ad una narrazione palesemente fraudolenta, volta a sottomettere le menti prima ancora che le attività economiche, o imporre i protocolli sanitari, mostra con tragica evidenza dove ci hanno condotti alcuni secoli di progressivo allontanamento dalla verità nella sfera filosofica, e da Dio in quella religiosa. E che qui prima o poi saremmo giunti era cosa assolutamente scontata e prevedibile, viste le premesse della cosiddetta civiltà moderna, in effetti la prima anti-civiltà della storia: la prima che è sorta ponendo a suo fondamento l’oblio della verità e il rifiuto di Dio.

Queste due idee fondamentali non sono state dichiarate apertamente sin dall’inizio: quando la modernità si è affacciata alla ribalta, nel tardo Medioevo, quasi nessuno osava proclamare apertamente simili obiettivi.

Nondimeno essi sono stati realizzati, un poco alla volta, senza fretta e con grande abilità: facendo  digerire il nuovo orientamento in piccole dosi, si è raggiunto lo scopo di familiarizzare con quelle idee le classi dirigenti e il ceto intellettuale; per le masse, la cosa si è svolta in maniera automatica, perché le masse vanno sempre dietro a quelli che vede come le sue guide naturali, anche se in questo caso gli obiettivi finali sono così innaturali e contrari sia alla ragione, sia alla fede, che ci è voluto molto più tempo di quanto le élite avessero preventivato.

Perché la chiave di lettura della modernità è questa: essa nasce come un progetto organico e unitario fin dall’inizio, un progetto concepito da una minuscola minoranza d’individui detentori del potere finanziario e di quello culturale, mentre il potere politico è stato assoggettato anch’esso in maniera graduale, senza quasi che se ne rendesse conto. 

Il fondo del progetto della modernità non è di natura economico-finanziaria, né politica o culturale, bensì religiosa. La molla, il motore che l’ha messa in movimento, che ne ha oliato i meccanismi, che ha riparato i guasti e gl’inconvenienti, che ha investito fiumi di denaro per realizzare gli obiettivi di natura economica e politica, risiede in un antichissimo odio anticristico, coltivato nell’ombra per secoli e secoli.

Ora, tutto quello che sta accadendo, la rapidità con cui sta accadendo, la mancanza di una risposta efficace da parte delle persone, è, secondo la nostra analisi, il risultato diretto dell’oblio della verità sul piano filosofico, e del rifiuto del vero Dio sul piano religioso.

Da quando la filosofia moderna ha dichiarato che la verità non esiste, o non è raggiungibile, e da quando la cultura moderna ha dichiarato che Dio non esiste, o non è conoscibile, né s’interessa al destino degli uomini, si sono create le premesse per giungere al punto cui stiamo arrivando: l’inferno sulla terra.

Perché un mondo senza verità e senza Dio è essenzialmente un mondo anti-umano, un mondo cioè nel quale gli uomini non trovano alcun vero bene, ma solo una serie di mali più o meno gravi, sia sul piano materiale che su quello spirituale.

Come uscire da questo vicolo cieco? Riconoscendo sia l’errore sul piano filosofico, quanto il peccato di superbia su quello religioso. Una volta privato della verità e della luce di Dio, l’uomo è condannato all’autodistruzione, perché Dio e la verità fanno parte del suo statuto ontologico: noi non possiamo immaginare un uomo che sia veramente umano se non ha alcun desiderio di verità, né alcuna aspirazione al divino.

I nostri nemici lo sanno, ed è per questo che vogliono traghettare la modernità morente nel transumanesimo: è un riconoscimento implicito del loro fallimento, perché si sono resi conto che non basta dominare l’uomo per spegnere in lui la sete di Dio e di verità, ma che per riuscirci bisogna trasformarlo in qualcos’altro, in un essere semiartificiale.

Non ci riusciranno comunque, perché tutto quel che potranno fare sarà instaurare il caos, cioè l’inferno sulla terra. Ma poiché sanno solo distruggere e sfruttare il lavoro altrui, ma non sanno costruire, né creare (solo la bellezza sa creare, non certo l’usura, come insegna Ezra Pound), il loro trionfo sarà di brevissima ora e coinciderà con l’inizio della loro fine. Essi hanno per padre il diavolo (Gv 8,44) e questi paga assai male i suoi servitori; ma il solo padrone della storia è Gesù Cristo, Figlio del Padre amorevole.

La natura umana è fatta in modo tale che non può sopportare la privazione di ciò che le è essenziale, ossia la verità: si ammala e impazzisce. Per non impazzire, gli uomini, privati della verità e disancorati dalla realtà, devono aggrapparsi alla prima verità che si vedono offerta a portata di mano, alla sola realtà che viene propagandata tutti i santi giorni dai giornali, dalle televisioni, dal cinema e da tutte le altre fonti di indottrinamento del Pensiero Unico.

Non importa se è una realtà orribile e traumatizzante, oltre che menzognera: è la “sola” realtà della quale si sentono capaci. Disabituata a pensare con la propria testa e a fidarsi del proprio senso comune, ovvero delle certezze universali e necessarie esistenti in qualsiasi coscienza (l’esistenza dell’io, quella del mondo, quella degli altri, quella della legge morale e infine quella della causa prima), la maggior parte delle persone preferisce affidarsi ciecamente alla “realtà” surrogata che s’impone con la forza invadente dei mass-media, entra in tutte le case a ogni ora del giorno e della notte, e martella le stesse menzogne finché non sono diventate realtà. Infatti la natura umana ha bisogno di credere in qualcosa: sia l’ateismo che l’agnosticismo le sono estranei.

È necessario che essa compia uno sforzo su se stessa e contro se stessa per adattarvisi, senza però poter impedire che resti, sul fondo, un senso d’insoddisfazione e di scontentezza, perché la mente e il cuore si sentono privati di qualcosa che per essi è essenziale: la spiegazione logica della realtà e la contemplazione adorante di ciò che è all’origine di tutto.

Non si può imporre all’infinito un sistema di credenze fondato sulla negazione della realtà vera, e quindi sulla menzogna sistematica: prima o poi l’edificio scricchiola e vacilla, poi finisce per crollare miseramente.

È proprio per questo che i Padroni Universali stanno correndo ai ripari e, consapevoli di quanto abbiamo appena detto, stanno lavorando non solo a “convincere” gli uomini che la vera realtà è quella che dicono loro, anziché quella che s’impone ai sensi e alla ragione, ma anche per modificare radicalmente e irreversibilmente i meccanismi stessi della psiche, in modo che la menzogna diventi la nuova natura dell’intelligibile e che l’uomo, o meglio l’essere post-umano e trans-umano che essi stanno cercando di realizzare, non senta più la nostalgia della verità e la sete di Dio, ma si appaghi di un’esistenza puramente biologica, passiva e tranquilla, eseguendo ciecamente quanto le viene ordinato e non ponendosi mai alcuna domanda che vada al di là delle mansioni strumentali che deve svolgere.

Lasciate una parrocchia senza il suo curato per vent’anni, e alla fine vedrete gli uomini adorare le bestie, soleva dire il santo Curato d’Ars, Jean-Marie Vianney. Oggi i Padroni Universali, forti di questa conoscenza dell’animo umano, stanno lavorando sia per offrire agli uomini l’equivalente dell’adorazione delle bestie, sia per modificare definitivamente il sistema logico e quello percettivo, in modo che essi non si rendano conto che stanno adorando le bestie, o magari qualcosa di peggio, e anzi credano di fare la cosa più bella e naturale del mondo.

Il delitto perfetto è quello in cui l’assassino fa sparire anche la più piccola traccia di quel che ha fatto o, addirittura, in cui è talmente abile da far “sparire” il fatto che c’è stato un delitto, in modo che nessuno si accorga di alcunché.

La domanda che possiamo e che dobbiamo farci, a questo punto, è se la natura umana potrà sopportare una simile forzatura e una simile deformazione. E la risposta più ragionevole è che no, la mente umana, per come è fatta, non può tollerare un sistematico rovesciamento, e meno ancora una totale rimozione della verità dal proprio orizzonte esistenziale.

Tuttavia non siamo in grado di dire quasi nulla su come reagirebbe una mente non più umana, ma post-umana o trans-umana, che è quanto i Padroni Universali si stanno sforzando di realizzare, operando sulla popolazione mondiale come su un’unica, immensa cavia da esperimenti.

Inutile quindi proseguire su questa linea di ragionamento, dove saremmo costretti a fare delle speculazioni totalmente ipotetiche, vale a dire delle ipotesi basate sul nulla, o quasi. Molto meglio, invece, concentrarsi su ciò che conosciamo, su ciò che sappiamo e soprattutto su ciò che possiamo fare per scongiurare il destino che qualcuno, padrone di tutti i meccanismi che determinano l’andamento delle nostre vite, ha stabilito di riservarci.

La ragione e il buon senso ci dicono che al profilarsi di un pericolo mortale, la cosa più saggia da fare è evitare di mettersi nelle condizioni di andargli incontro. Se sappiamo, perché ne udiamo i ruggiti, che un leone si aggira a poca distanza da casa nostra, la cosa migliore che si possa fare è evitare di andare a fare una passeggiata nella direzione in cui presumibilmente si aggira la fiera; e, se non siamo in grado di localizzarla, di restare ben chiusi in casa, con la porta e le finestre sbarrate, finché il pericolo non sia passato.

Attenzione: stiamo parlando di un pericolo reale, non di un pericolo simulato, che qualcuno ci vuole indurre a credere vero e imminente, come sta accadendo con la falsa pandemia da Covid-19 che funge da pretesto all’emergenza sanitaria e a tutte le sue conseguenze. Perciò dobbiamo accertarci che il leone ci sia davvero: i suoi ruggiti potrebbero essere registrati e diffusi mediante altoparlanti. Ma quando siamo sicuri che il pericolo c’è, che è grave ed è vicino, dobbiamo evitare di andargli incontro.

Ora, il pericolo immediato che ci sovrasta è quello di perdere la nostra umanità: di rinunciare sia all’esercizio della ragione, sia alla fiducia accordata ai nostri sensi. Ecco allora in che direzione dobbiamo muoverci: esercitare al massimo la ragione e coltivare al massimo l’evidenza sensibile che ci viene dalla coscienza, filtrata dalla ragione stessa. Ragione e sensibilità non sono antitetiche: nella persona normale funzionano in perfetto accordo.

Qualcuno vuol fare di noi degli anormali e ci lavora da moltissimo tempo: bisogna sventare questo progetto. Dobbiamo restare ancorati alla realtà; e per farlo dobbiamo ritornare a Dio.

Così come siamo caduti in uno stato di torpore, assuefazione e distrazione esistenziale, al punto da non renderci conto che stavamo abdicando al nostro senso critico e rinunciando a esercitare una ragionevole verifica dei fatti, adeguandoci a ciò che viene narrato dai mass-media e prendendo per buone anche le notizie più assurde e le comunicazioni più manipolate, adesso è necessario che vi sia una forte reazione di segno uguale e contrario, per scrollarci di dosso le incrostazioni di passività e conformismo che si sono sedimentate una sull’altra, e per riconquistare la padronanza della parte più preziosa ed essenziale di noi stessi: l’intelligenza guidata dalla volontà.

Dobbiamo uscire dall’ipnosi, vincere la paura irrazionale del Covid e ritrovare la freddezza e la lucidità per comprendere l’atroce inganno nel quale siamo caduti, nonché per riconoscere la numerosissima schiera di politici, amministratori locali, medici, scienziati, funzionari pubblici e uomini delle forze dell’ordine i quali, invece di proteggerci e agire per il nostro bene, si sono messi a disposizione di poteri oscuri ed estranei, interessati al nostro asservimento, da realizzarsi mediante l’inganno e la mistificazione.

Al tempo stesso dobbiamo liberarci da tutta una serie di abitudini mentali ed esistenziali fatte di edonismo, deresponsabilizzazione, piccole furberie e utilitarismo sfacciato, tutte cose che abbiamo creduto ci potessero aiutare nei casi della vita, mentre ci hanno ridotti all’impotenza, perché hanno concorso al nostro accecamento e allo spegnimento sia della  nostra intelligenza, sia della nostra volontà.

Dobbiamo perciò fare un Grande Azzeramento in noi stessi. Per ripulire la mente e il cuore e ritrovare l’essenziale, la parte migliore che giace al fondo di noi stessi, dobbiamo smettere di guardare verso il basso e riscoprire il Cielo.

Dobbiamo guardare verso l’alto; dobbiamo riscoprire l’importanza e l’efficacia della preghiera; dobbiamo far morire l’uomo carnale che è in noi, sempre bramoso o timoroso di qualcosa, sempre proteso verso quello che non ha, e scontento di ciò che possiede; e far nascere l’uomo nuovo, l’uomo spirituale, che ha fame e sete di verità e sente la nostalgia delle altezze, del ritorno alla sua vera casa, che è Dio.

Da Dio infatti tutto viene, e a Dio tutto ritorna; la nostra colpa è stata quella di essercene scordati, di aver divinizzato le cose e le creature, di esserci asserviti agli istinti e agli appetiti e di aver messo a dormire la nostra ragione e la nostra volontà, che ci sono state date per cercare il vero e non per saziarci di frivolezze e cose grossolane.

È a Dio che dobbiamo chiedere la forza e il coraggio necessari per fare in noi stessi il Grande Azzeramento e la Grande Ripartenza: perché da soli non ne saremmo mai capaci. È stato il peccato di superbia a condurci nella presente situazione d’impotenza e sottomissione; quindi è provato che solo con un atto di umiltà verso il nostro Creatore possiamo sperare di uscire dalla buia caverna e tornare a riveder le stelle.

Dobbiamo riconoscere la nostra piccolezza e la nostra fragilità; e chiedere a Dio la forza per guardarci come siamo realmente e non con le lenti deformanti dell’ego, come abbiamo fatto sinora, cullandoci nel nostro narcisismo.

Siamo dominati dalle passioni disordinate, dalla vanità, dall’orgoglio e dalla lussuria; vorremmo avere più di quel che ci spetta, più di quel che meritiamo; siamo pronti a mentire pur di raggiungere i nostri scopi, però pretendiamo lealtà e sincerità dagli altri, adoperando, come gli scribi e i farisei ipocriti dei quali parlava Gesù Cristo, due pesi e due misure nel giudizio morale: gli uni per noi e gli altri per il prossimo.

Abbiamo preso scorciatoie disoneste, fino a ottundere in noi stessi il rispetto della verità: e questo è stato forse il nostro delitto più grande. Una volta fatto questo, siamo completamente impazziti e abbiamo accettato che altri somministrassero a noi la stessa medicina: di farci credere vero ciò che è falso, e falso ciò che è vero; buono ciò che è malvagio, e malvagio ciò che è buono; giusto ciò che è ingiusto, e ingiusto ciò che è giusto; bello ciò che è brutto, repellente, disgustoso e brutto ciò che invece è bello.

Abbiamo acconsentito a far impallidire e quasi sparire, in noi stessi, l’immagine di Dio, che ci è stata impressa fin dal concepimento: perché Dio ci ha creati a sua immagine, e deturpare la nostra umanità, fino agli orrendi esperimento di bioingegneria transumanistica di questi ultimi anni, equivale a voler deturpare l’immagine di Dio stesso, e quindi a macchiarsi del più terribile peccato e della più esecrabile bestemmia.

Non c’è niente da fare: abbiamo peccato; ora dobbiamo espiare. Ma non basta pentirsi e chiedere perdono, accettando il giusto castigo; dobbiamo anche lottare per ristabilire la verità, dentro e fuori di noi, vale a dire assumerci la responsabilità di riparare al male fatto.

Perché fino a quando seguiteremo a vivere immersi nella menzogna, a raccontare a noi per primi le bugie più scandalose pur di proteggere la nostra coscienza dal giusto rimorso che non ci darebbe pace, ci siamo abituati a mentire non solo agli altri, ma anche a noi medesimi.

E dunque: su la testa, diritta la schiena, lo sguardo rivolto verso il Cielo: con l’aiuto di Dio, se veramente pentiti e disposti a espiare, possiamo ancora uscire dal pozzo oscuro nel quale, da noi stessi, ci siamo sprofondati.

Certo, qualcun altro ci ha fornito l’occasione e la tentazione: specialmente i piccoli, i bambini, i ragazzi, sono stati sottoposti a un così capillare e incessante bombardamento di cattivi esempi, di modelli demenziali, e viceversa hanno visto così pochi modelli positivi, così poca trasparenza e coerenza nel modo di fare degli adulti, che non ci si deve stupire se ora sono proni a qualunque falsità e sottomessi a qualunque menzogna.

Nondimeno, l’essere umano è dotato di libero arbitrio: e il libero arbitrio consente di scegliere rettamente fra il bene e il male, anche nelle situazioni più sfavorevoli e fuorvianti. È altrettanto vero, però, che l’intelligenza deve essere coltivata, perché è l’intelligenza che ci mostra il vero e c’insegna a distinguerlo dal falso; così come va coltivata la volontà, perché l’intelligenza senza la volontà è impotente, così come la volontà senza l’intelligenza è cieca.

La strategia del Nemico è stata proprio questa: addormentare un poco alla volta, giorno per giorno, la nostra intelligenza e la nostra volontà; condurci al punto di vivere ormai quasi solo di sensazioni, e non di pensieri, e di non saper affrontare quasi alcun sacrificio, alcuna rinuncia, assuefatti al sistema di vita consumista ed edonista, dove ogni occasione va colta, sempre e comunque, purché non richieda fatica e disciplina, ma offra l’allettante prospettiva di poter raggiungere il massimo risultato col minimo dispiego di tempo ed energie.

Dobbiamo tornare a esser più severi, più esigenti con noi stessi. Non per una forma di masochismo, che è l’espressione di un non volersi bene; al contrario, proprio per ricominciare a volerci bene, ma nel modo giusto.

Per stare bene con se stessi, bisogna essere in pace con la propria coscienza e non aver tradito la verità, che giace come un deposito prezioso nelle profondità del nostro essere, sotto il sacro patto che noi la rispetteremo e la serviremo sempre, a costo di qualunque difficoltà o sacrificio.

Non si tradisce impunemente la verità: occorre cambiar vita. Questo dicevano i buoni predicatori di una volta, e salvavano le anime; questo non dicono più i falsi maestri spirituali e il falso clero modernista di oggi, il quale cerca la nostra approvazione, e la cerca lusingandoci nelle nostre vanità e carezzando le nostre passioni, come fanno le vili mezzane. Guai a loro e guai a noi, se ci lasceremo ingannare e fuorviare da costoro.

La via che dobbiamo percorrere è molto chiara, non ci sono possibilità di errore. Non è vero che la verità è difficile: è semplice, invece, e giace sotto gli occhi di qualsiasi persona di buona volontà. Infatti ai bambini non sfuggono mai le menzogne o le mezze verità degli adulti: ai bambini nessuno può raccontare che non è vero ciò che è vero, perché possiedono, infallibile, innato, e non ancora corrotto dalle misere astuzie dell’età adulta, l’istinto della verità. È questo che ci fa uomini e ci differenzia dalle bestie: l’amore della verità. Dobbiamo tornare a vivere da uomini, non più da bestie.

La guerra in corso è essenzialmente una guerra spirituale. E quindi è una guerra che si deve combattere soprattutto con le armi dell’intelligenza e della volontà e non, come le guerre del passato, con le armi materiali.

La guerra in corso per mezzo del Great Reset, il cui obiettivo è l’instaurazione imminente e definitiva del Nuovo Ordine Mondiale (nulla sarà più come prima, ci veniva detto e ripetuto fin dalle prime settimane della cosiddetta emergenza sanitaria, quattordici mesi fa) è molto più di quelle, una guerra totale: non solo coinvolge ogni aspetto della vita sociale, ma anche di quella privata; e mentre il soldato in licenza poteva scordare, per qualche giorno, la triste realtà del conflitto, o i cittadini di un piccolo Stato neutrale potevano guardare dall’esterno la tragedia che stava sconvolgendo il resto dell’umanità, oggi non esiste un solo angolo del pianeta e un solo momento della nostra vita, anche quella più intima, che non debba subire i riflessi, diretti o indiretti, delle direttive assurde e criminali imposte dalle autorità e avvalorate da una pubblica informazione totalmente asservita ai padroni.

In altre parole, da questa guerra coloro che l’hanno scatenata si ripromettono il sorgere di una nuova umanità: decimata, sottomessa, abbrutita, priva di lavoro e di denaro, priva di proprietà privata se non quella assegnata dallo Stato, priva di qualunque forma di autonomia, compresa la semplice libertà di andare  a far la spesa, frequentare una biblioteca o una palestra, servirsi di un autobus o di un treno, a meno di aver ricevuto un passaporto sanitario o vaccinale, comprovante l’avvenuta sottomissione mentale e l’avvenuta marchiatura materiale dell’uomo-capo di bestiame ai voleri del nuovo governo totalitario mondiale.

All’evidenza di ciò che ci mostra la ragione naturale si aggiungono le certezze provenienti dalla Rivelazione. Queste cose, infatti, erano state annunciate e ogni cristiano avrebbe dovuto saperle, e dunque riconoscerle per tempo, al loro manifestarsi.

Il cristiano infatti sa bene che tutto quanto sta accadendo e che ha dell’incredibile oltre che del mostruoso – alcune centinaia di persone impegnate a dare vittoriosamente l’assalto contro l’intera umanità – è stato annunciato dalla Scrittura e dalla Tradizione, confermato da numerose rivelazioni private e ricordato in molti documenti del magistero. Si pensi solo, per fare un esempio, all’acuta e drammatica descrizione del capitalismo finanziario, scatenato ai danni dei comuni cittadini e lavoratori, contenuta nell’enciclica Quadragesimo anno di Pio XI, del 15 maggio 1931, concepita e scritta sulla scia della Grande Crisi del 1929.

Ma è nella Bibbia che si trovano i riferimenti più precisi: il problema è che ormai molti sedicenti cristiani non hanno mai letto la Bibbia, non la conoscono, non vi hanno mai meditato sopra, non sono abituati a pregare per mezzo di essa. Ma soprattutto si sono scordati di riflettere sul significato complessivo della Rivelazione: che la vita ci viene data per conoscere, amare e servire Dio; che l’antico avversario vi si oppone con tutte le  forze, cercando di sviarci e allontanarci da Lui; che pertanto siamo tutti chiamati, ogni singolo giorno e ogni singola ora, a un combattimento spirituale che non conosce tregue.

Coraggio, dunque. Come scrive san Paolo nella Lettera agli Efesini (6, 10-18):

10 … attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. 11 Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. 12 La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. 13 Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. 14 State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, 15 e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. 16 Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; 17 prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. 18 Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi…

Con l’aiuto di Dio, se saremo capaci di fare chiarezza e verità in noi stessi, e di spogliarci dalle tentazioni dell’ego, questa battaglia la potremo vincere. Di più: la dobbiamo vincere. I presupposti ci sono: difendiamo noi stessi, il nostro buon diritto, il futuro dei nostri figli, contro un progetto di asservimento mostruoso, demoniaco. Dio è con noi. I figli delle tenebre, che hanno scelto il male, si son già condannati da soli alla sconfitta. Infatti se Dio è con noi, chi mai potrà essere contro di noi?

Prof. Francesco Lamendola

Venezia, 17 luglio 2021

3 – La carta medica delle cure del dott. Paolo Gulisano

La Medicina come arte del curare

di

Paolo Gulisano

“L’arte del guarire viene dall’Altissimo e chi guarisce riceve doni pure dal re. La sua scienza fa camminare il medico a testa alta, egli riscuote ammirazione davanti ai grandi…”

(Siracide 38, 1-15)

La storia della Medicina non è soltanto la storia di invenzioni, di scoperte, di progressi scientifici. E’ anche la storia di uomini che hanno dedicato la propria vita a prendersi cura di chi soffre. Medici, ma anche infermieri, o altre figure che fin dall’antichità praticarono in modo eroico, fino alla santità, l’arte del guarire. Da Gesù Cristo, che era anche medico, fino al Medioevo che inventa gli ospedali, fino al Rinascimento e infine alla modernità iper-tecnologica dove chi soffre ha bisogno anzitutto di una presenza umana accanto a sè.

Da Cosma e Damiano a Ildegarda di Bingen, da Nicola Stenone a Camillo de Lellis, da Marie Curie a Gianna Beretta Molla, ciò che colpisce, nelle vicende personali e professionali di questi  “sanitari”- medici, infermieri, farmacisti, è il fatto che spesero le loro vite per lenire i mali del corpo senza dimenticare le esigenze dell’anima. Molti di loro vissero le loro virtù umilmente, nel nascondimento, così come per secoli molti medici e infermieri sconosciuti hanno dedicato silenziosamente e umilmente la loro vita al bene del prossimo, ovunque, in ogni angolo del mondo.

Non ebbero paura di dedicare a questo scopo la loro vita, affrontando il tanto male che c’è nel mondo, valorizzando il tanto bene che vi è ancora.

Per un cristiano il punto di partenza non è il proprio “io”, ma il Figlio di Dio che si è fatto uomo per noi. Da credenti guardiamo prima di tutto al Signore e poi, a partire da Lui, al prossimo e a noi stessi. In tal modo possiamo staccarci dagli impulsi che provengono dal nostro egoismo e aprire la nostra mente e il nostro cuore all’amore di Cristo.

La professione medica, il lavoro di prendersi cura del prossimo, può essere un modo di realizzare maggiormente il nostro essere a immagine di Dio, poiché Dio si prende cura dell’uomo, come dice il Salmo 8: “Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi?” ribadito nel Salmo 143: “Signore, che cos’è l’uomo perché te ne curi? un figlio d’uomo perché te ne dia pensiero?”

Esercitare la professione medica può diventare quindi un riflesso dell’amore di Dio per l’uomo, ed è ciò che troviamo testimoniato in secoli di storia di santa medicina.

Fin dai primi secoli, i cristiani hanno sentito come loro dovere primario la cura dei malati e quando, dopo la svolta di Costantino che con l’editto del 313 mise fine alle persecuzioni, tra le prime opere realizzate dai cristiani usciti dalle catacombe ci furono i primi ospedali, espressione di assistenza secondo gli insegnamenti di Gesù. Successivamente la medicina cristiana viene coltivata e praticata nei monasteri, soprattutto benedettini. E’ solo più tardi, con il Rinascimento, e poi ancora nella Modernità, che la cura dei malati viene sganciata dal senso religioso della vita e della morte, della sofferenza e della cura, e diventa un mestiere, un’attività che da allora in poi assume connotati sempre più tecnici, come la conosciamo oggi. 

Se la medicina è un’arte, di prendersi cura ma anche di conoscere, di comprendere la natura e l’uomo, e non un semplice mestiere  lo è proprio perché è chiamata, più che a risolvere, ad assestare creativamente equilibri divenuti precari, come afferma un adagio francese del XV secolo: “curare qualche volta, alleviare spesso, confortare sempre.”

La società contemporanea ha cercato di escludere l’idea della morte, così come la paura della vecchiaia, in quanto sono vissute come aspetti negativi, ed implicano una totale alienazione dalla felicità e dall’appagamento che sono, invece, prerogative proprie di una persona giovane

Si è arrivati all’utopia della salute assoluta: un’ideologia che promette una condizione in cui i confini fra male e malattia, salute e salvezza, guarigione e redenzione diventano sempre più esigui. L’illusione dell’eliminazione di ogni malattia e della sofferenza, non solo del singolo individuo ma anche di tutto il genere umano. Una utopia che contraddice l’esperienza quotidiana del medico, ma anche di ogni uomo, che è quella della fragilità dell’esistenza umana: si possono trattare singole malattie, lenire sofferenze, ma malattia e sofferenza non possono essere eliminati completamente

Dalle radici profonde della Medicina intesa come prendersi cura  emerge con chiarezza quello che è stato per duemila anni il compito autentico della Medicina: farsi carico, con piena consapevolezza, della sofferenza che incontra, della malattia e della morte, in tutte le circostanze del suo lavoro.

Il compito del curare ha avuto e ancora oggi ogni giorno ha a che fare con il singolo segnato dalla malattia nel suo corpo e nel suo spirito.

Dott. Paolo Gulisano

Accademia Adriatica di Filosofia “Nuova Italia” – www.accademianuovaitalia.it

Istituto Studi delle Venezie www.istitutostudidellevenezie.it

il Corriere delle Regioni – www.corriereregioni.it

Di mons. Carlo Maria Viganò vedi anche gli appelli di Arezzo e Venezia :

Appello di Mons. Carlo Maria Viganò al Summit di Veneziahttps://www.corriereregioni.it/2021/05/30/appello-di-mons-carlo-maria-vigano-al-summit-di-venezia/

Il video: L’Appello di Venezia di Mons. Carlo Maria Vigano’https://www.corriereregioni.it/2021/06/01/video-lappello-di-venezia-di-mons-carlo-maria-vigano/

Considerazioni sul Great Reset di Mons. Carlo Maria Viganòhttps://www.corriereregioni.it/2021/05/18/considerazioni-sul-great-reset-di-mons-carlo-maria-vigano/

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