domenica, 25 Luglio 2021
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La carta medica delle cure del dott. Paolo Gulisano

La Medicina come arte del curare di Paolo Gulisano

Il video:

“L’arte del guarire viene dall’Altissimo e chi guarisce riceve doni pure dal re. La sua scienza fa camminare il medico a testa alta, egli riscuote ammirazione davanti ai grandi…”

(Siracide 38, 1-15)

La storia della Medicina non è soltanto la storia di invenzioni, di scoperte, di progressi scientifici. E’ anche la storia di uomini che hanno dedicato la propria vita a prendersi cura di chi soffre. Medici, ma anche infermieri, o altre figure che fin dall’antichità praticarono in modo eroico, fino alla santità, l’arte del guarire. Da Gesù Cristo, che era anche medico, fino al Medioevo che inventa gli ospedali, fino al Rinascimento e infine alla modernità iper-tecnologica dove chi soffre ha bisogno anzitutto di una presenza umana accanto a sè.

Da Cosma e Damiano a Ildegarda di Bingen, da Nicola Stenone a Camillo de Lellis, da Marie Curie a Gianna Beretta Molla, ciò che colpisce, nelle vicende personali e professionali di questi  “sanitari”- medici, infermieri, farmacisti, è il fatto che spesero le loro vite per lenire i mali del corpo senza dimenticare le esigenze dell’anima. Molti di loro vissero le loro virtù umilmente, nel nascondimento, così come per secoli molti medici e infermieri sconosciuti hanno dedicato silenziosamente e umilmente la loro vita al bene del prossimo, ovunque, in ogni angolo del mondo.

Non ebbero paura di dedicare a questo scopo la loro vita, affrontando il tanto male che c’è nel mondo, valorizzando il tanto bene che vi è ancora.

Per un cristiano il punto di partenza non è il proprio “io”, ma il Figlio di Dio che si è fatto uomo per noi. Da credenti guardiamo prima di tutto al Signore e poi, a partire da Lui, al prossimo e a noi stessi. In tal modo possiamo staccarci dagli impulsi che provengono dal nostro egoismo e aprire la nostra mente e il nostro cuore all’amore di Cristo.

La professione medica, il lavoro di prendersi cura del prossimo, può essere un modo di realizzare maggiormente il nostro essere a immagine di Dio, poiché Dio si prende cura dell’uomo, come dice il Salmo 8: “Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi?” ribadito nel Salmo 143: “Signore, che cos’è l’uomo perché te ne curi? un figlio d’uomo perché te ne dia pensiero?”

Esercitare la professione medica può diventare quindi un riflesso dell’amore di Dio per l’uomo, ed è ciò che troviamo testimoniato in secoli di storia di santa medicina.

Fin dai primi secoli, i cristiani hanno sentito come loro dovere primario la cura dei malati e quando, dopo la svolta di Costantino che con l’editto del 313 mise fine alle persecuzioni, tra le prime opere realizzate dai cristiani usciti dalle catacombe ci furono i primi ospedali, espressione di assistenza secondo gli insegnamenti di Gesù. Successivamente la medicina cristiana viene coltivata e praticata nei monasteri, soprattutto benedettini. E’ solo più tardi, con il Rinascimento, e poi ancora nella Modernità, che la cura dei malati viene sganciata dal senso religioso della vita e della morte, della sofferenza e della cura, e diventa un mestiere, un’attività che da allora in poi assume connotati sempre più tecnici, come la conosciamo oggi. 

Se la medicina è un’arte, di prendersi cura ma anche di conoscere, di comprendere la natura e l’uomo, e non un semplice mestiere  lo è proprio perché è chiamata, più che a risolvere, ad assestare creativamente equilibri divenuti precari, come afferma un adagio francese del XV secolo: “curare qualche volta, alleviare spesso, confortare sempre.”

La società contemporanea ha cercato di escludere l’idea della morte, così come la paura della vecchiaia, in quanto sono vissute come aspetti negativi, ed implicano una totale alienazione dalla felicità e dall’appagamento che sono, invece, prerogative proprie di una persona giovane

Si è arrivati all’utopia della salute assoluta: un’ideologia che promette una condizione in cui i confini fra male e malattia, salute e salvezza, guarigione e redenzione diventano sempre più esigui. L’illusione dell’eliminazione di ogni malattia e della sofferenza, non solo del singolo individuo ma anche di tutto il genere umano. Una utopia che contraddice l’esperienza quotidiana del medico, ma anche di ogni uomo, che è quella della fragilità dell’esistenza umana: si possono trattare singole malattie, lenire sofferenze, ma malattia e sofferenza non possono essere eliminati completamente

Dalle radici profonde della Medicina intesa come prendersi cura  emerge con chiarezza quello che è stato per duemila anni il compito autentico della Medicina: farsi carico, con piena consapevolezza, della sofferenza che incontra, della malattia e della morte, in tutte le circostanze del suo lavoro.

Il compito del curare ha avuto e ancora oggi ogni giorno ha a che fare con il singolo segnato dalla malattia nel suo corpo e nel suo spirito.

Dott. Paolo Gulisano

Del 17 Luglio 2021

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