sabato, 25 Settembre 2021
HomeUEPolitica UeGiorgia ha un nemico: si chiama "Silvio" di Michele Rallo

Giorgia ha un nemico: si chiama “Silvio” di Michele Rallo

Le opinioni eretiche di Michele Rallo

Oramai é chiaro: il Centro-destra é a rischio implosione. E dire che quella coalizione – stando a tutti i sondaggi – vincerebbe a mani basse non appena agli italiani sará concesso di votare. Se nonché, il Centro-destra che si avvierebbe alla vittoria sarebbe un Centro-destra a guida Meloni, e ció non riempie di gioia quei poteri forti che – almeno fino a questo momento – sono riusciti a limitare i danni dell’avanzata delle forze sovraniste in Europa.

Giá il Centro-destra di un paio d’anni fa (quello egemonizzato dalla Lega di Matteo Salvini) era difficile da mandare giú per i padroni del vapore. E, infatti, una provvidenziale congiunzione astrale fugó il pericolo di elezioni anticipate. Ma Salvini era soltanto un agitatore, sia pure un agitatore molto pericoloso per l’establishment, e tuttavia privo di una forte carica dirompente. Era stato bravo ad occupare un grande spazio politico, lasciato libero dalla Destra post-finiana del tempo; una Destra che appariva insicura, balbuziente, timorosa di affrontare l’argomento-tabú dell’immigrazione con la necessaria radicalitá.

Quella salviniana appariva invece come una Destra decisa, incisiva, seppur ruspante e istintiva. Aveva facilmente archiviato il cliché perdente della simildestra berlusconiana, troppo simile alla vecchia Democrazia Cristiana. E, tuttavia, era una Destra solo chiacchiere e distintivo, facile da smontare e da ricondurre all’ovile del “sistema”; non aveva avuto la capacitá (e forse neanche la volontá) di impadronirsi dello spazio politico di una Destra-destra che in Italia ha tradizioni antiche e radici profonde.

Peraltro, Matteo Salvini non é stato in grado di reggere l’urto di una offensiva interna neo-centrista da parte del solito Giorgetti, il quale é riuscito nel giro di pochi mesi ad imporgli una svolta “europeista, liberale e moderata” in perfetto stile berlusconiano.

Da un paio d’anni a questa parte, tuttavia, l’assetto interno del Centro-destra é andato trasformandosi radicalmente, con la Lega in costante calo di consensi e con Fratelli d’Italia in altrettanto costante ascesa. Secondo tutti gli istituti di ricerca, la nuova Destra di FdI é ormai stabilmente al primo posto nel Centro-destra (e nell’intero arco politico), con la Lega al secondo posto, e con Forza Italia all’8%. Tendenze tutte (la crescita di FdI, l’arretramento della Lega, la marginalitá di Forza Italia) che i sondaggisti ritengono destinate a rafforzarsi nei prossimi mesi. E tendenze – mi permetto di aggiungere – che cresceranno ulteriormente, ed oltre ogni previsione, non appena verrá a sgonfiarsi la truffa mediatica dei “soldi dell’Europa”. É solamente questione di tempo, di poco tempo.

Tornando ad oggi, comunque, la prospettiva di avere la leader di FdI sul gradino piú alto di un Centro-destra vincente, e conseguentemente alla Presidenza del Consiglio, ha mandato in fibrillazione tanti ambienti: a Bruxelles e a Washington, ma anche a Roma e, specialmente, ai vertici degli altri partiti del Centro-destra.

In grande agitazione – ed é umanamente comprensibile – Matteo Salvini, che vede svanire il sogno di giungere a palazzo Chigi. Ma in preda all’angoscia soprattutto Silvio Berlusconi, che aspira – senza riuscirci – ad imporre all’intera coalizione di centro-destra quella medesima museruola “europeista, liberale e moderata” che Giorgetti é riuscito – per il momento – a far indossare a Salvini e alla Lega.

A tutto ció si aggiunge una vecchia antipatia del Cavaliere nei confronti di Giorgia Meloni. Un’antipatia che risale a quando la Giorgia era Ministro della Gioventú nel quarto governo Berlusconi (2008) e, anche allora, tirava calci. Avrebbe continuato a tirare calci pure quando il PdL decise di appoggiare il governo Monti (2011), fino alla uscita dal partito unico berlusconiano ed alla creazione di Fratelli d’Italia (2012).

Ci fu poi, nel 2016, la storiaccia delle amministrative di Roma. La Meloni aveva dato la sua disponibilitá a candidarsi a Sindaco della Capitale, ma il Cavaliere pose il veto e s’inventó quella incredibile candidatura Marchini che aprí la strada alla elezione della Raggi.

L’ultimo capitolo della vicenda é di questi giorni. Per sbarrare la strada alla candidatura a Presidente del Consiglio della leader di Fratelli d’Italia, Silvio ha addirittura rispolverato il progetto di un “partito unico” del centro-destra. Progetto giá fallito a suo tempo con l’esperienza del Popolo delle Libertá (2009-2013), ma che oggi avrebbe il vantaggio – per il Cavaliere – di azzerare la graduatoria fra i segretari dei tre partiti di centro-destra, cancellando la primazía della Meloni.

Ma, naturalmente, il “partito unico” potranno farselo, al massimo, Salvini e Berlusconi. Con un facilmente prevedibile calo di consensi, a ulteriore vantaggio di Fratelli d’Italia. Non c’é bisogno della sfera di cristallo per immaginare che, nel caso di liste comuni Lega-Forza Italia, la Lega perderebbe molti voti del proprio elettorato piú radicale (anti-UE e anti-immigrazione); al contempo, Forza Italia perderebbe una forte aliquota di quell’elettorato genericamente di destra che si era innamorato del Cavaliere e che adesso, invece, subisce il fascino della Meloni.

In attesa delle elezioni, intanto, gli italiani votano – diciamo cosí – nelle librerie. “Io sono Giorgia” é al primo posto nella classifica dei libri scritti dai leader politici, con 160.000 copie vendute. Al penultimo posto il libro di Enrico Letta dal titolo criptico “Anima e cacciavite”, che – apprendiamo dalla rete – raggiunge appena le 5.000 copie. Meglio di lui, non soltanto Renzi (“Controcorrente”) e Calenda (“I mostri”), ma anche Rocco Casalino (“Il portavoce”) e Di Battista (“Contro”). Peggio del Calimero del PD é riuscito a fare soltanto il mitico Toninelli, che con il suo “Non mollare mai” ha toccato le 3.000 copie. Ma – onore al merito – il libro di Toninelli é un volume artigianale, autoprodotto, fuori dai circuiti promozionali dei grandi editori e privo di quella rete di diffusione rappresentata da tutto ció (ed é tanto) che ruota attorno al PD.

Certo, le vendite dei libri non coincidono con i voti (in quel caso FdI batterebbe il PD con un rapporto di 160 a 5), ma sono comunque un indicatore prezioso. La gente é interessata a quello che dice Giorgia. Di Enrico Letta, invece, non frega niente a nessuno.

Del 30 Luglio 2021

Most Popular

Recent Comments