sabato, 25 Settembre 2021
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La battaglia finale di Cesare Sacchetti

La battaglia finale tra Trump e il Nuovo Ordine Mondiale deciderà il destino dell’America e del mondo di Cesare Sacchetti

Quando il capo dello staff di Donald Trump, Mark Meadows, ha detto che Trump sta tenendo delle riunioni del suo “gabinetto” non lo ha fatto per errore.

La parola “gabinetto” non è stata pronunciata casualmente. E’ stata pronunciata con ogni probabilità per far comprendere al pubblico americano e internazionale che gli Stati Uniti stanno attraversando un momento storico del tutto eccezionale.

Un momento storico nel quale si è di fatto costituita una diarchia inedita che ha portato l’America per la prima volta nella sua storia nella condizione di avere due presidenti.

Da un lato, Joe Biden che appare depotenziato e commissariato dalle forze armate americane.

Dall’altro, Donald Trump che attraverso una sorta di governo ombra sembra avere ancora il controllo dei gangli vitali del Paese.

Per poter però comprendere questa condizione praticamente inedita nella storia americana è necessario fare un passo indietro e tornare agli eventi dello scorso gennaio.

C’è scetticismo in diversi osservatori riguardo all’ipotesi che il comando degli Stati Uniti in qualche modo non sia di fatto affidato alla cosiddetta amministrazione Biden.

Se si segue il filo logico di quanto accaduto fino ad ora, si vedrà che questo scenario non è affatto irrealistico.

Al contrario, è quello più consistente con i fatti accaduti fino a questo momento.

Trump ha sventato il golpe consegnando il potere ai militari a gennaio

È ormai abbastanza noto ai lettori di questo blog e non quanto è accaduto. Gli Stati Uniti sono stati al centro di quella che si può definire la più grossa frode elettorale della loro storia e del mondo intero.

Il presidente Trump era perfettamente consapevole sin dal primo momento che i democratici avevano dato vita alla macchina dei brogli elettorali più grossa della storia.

Persino il candidato democratico Joe Biden in una delle sue innumerevoli gaffe si era lasciato scappare che il suo partito finanziato da George Soros e dalla finanza di Wall Street aveva preparato tutto per poter scippare quella che sarebbe stata una riconferma scontata del presidente uscente.

La rivista Time, di proprietà di Marc Benioff, miliardario americano di origini ebraiche e membro del forum di Davos, ha ammesso candidamente che a consegnare la “vittoria” a Biden è stata una massiccia campagna organizzata e finanziata dal deep state.

Una tremenda macchina da guerra elettorale concepita per poter sottrarre illegalmente a Trump il maggior numero di voti possibili.

Ovviamente nel linguaggio dei media mainstream la realtà è capovolta. Il bene assume le sembianze del male e viceversa. La truffa elettorale nel gergo delle élite diventa una operazione per “salvare la democrazia”.

Tutto questo era comunque noto a Trump sia dalla notte del 3 novembre e anche prima. La prova tangibile di questo si trova nel suo ordine esecutivo del 2018 pensato proprio per sanzionare le ingerenze elettorali di Paesi stranieri nelle elezioni americane.

A gennaio, la macchina del broglio stava già marciando speditamente e il 6 gennaio il colpo di Stato elettorale giunge al suo culmine quando il Congresso riconosce illegittimamente la frode elettorale.

Ora al presidente restavano apparentemente due strade da percorrere per poter sventare la frode.

La prima era quella che conduceva alla dichiarazione formale e ufficiale dell’atto contro le Insurrezioni istituito nel 1807.

L’atto contro le insurrezioni è un provvedimento di carattere straordinario che consente al presidente di assumere poteri straordinari qualora delle rivolte minaccino di rovesciare l’ordine costituito.

Nel caso di una massiccia frode elettorale sussistono tutti i requisiti previsti dal momento che si tratta di un tentativo di rovesciare l’esito del voto e il legittimo comandante in capo.

La seconda è quella che invece porta alla resa incondizionata e all’abbandono della Casa Bianca ai suoi nemici.

L’impressione che molti hanno avuto quando Trump ha lasciato Washington è stata proprio questa.

Quella di aver ceduto al potere mondialista che finalmente è riuscito a mettere fine alla presidenza Trump che è stato qualcosa di completamente imprevisto per gli ambienti del forum di Davos o del Consiglio per relazioni estere, il potentissimo think-tank finanziato dai Rockefeller che sin dalla sua nascita nel 1921 ha sempre praticamente deciso in anticipo quale presidente sarebbe andato alla Casa Bianca.

Trump sembra aver scelto una terza via, ancora più geniale che ha impedito agli Stati Uniti di piombare in un clima di caos e instabilità senza precedenti.

E’ riuscito a richiedere l’uso di poteri emergenziali senza però rendere pubblica la firma dell’atto grazie ad una legge nota “Posse Comitatus Act” del 1878 che è stata aggiunta alla originaria legge contro le Insurrezioni.

In questa legge si prevede che il presidente può ricorrere all’uso dell’atto contro le Insurrezioni senza darne però notizia al Congresso.

In altre parole, il presidente degli Stati Uniti non è tenuto a fare alcuna proclamazione ufficiale.

Secondo diverse fonti militari, questa è esattamente la procedura che Trump ha seguito in quei giorni.

E per intuire che queste fonti hanno con ogni probabilità ragione, è sufficiente seguire quanto accaduto in quei giorni.

Una volta che Trump è ricorso all’uso di poteri straordinari ed emergenziali che prevedono l’intervento delle forze armate, Washington DC è stata invasa dai militari.

Molti in quei giorni e molti nemmeno ora hanno compreso la ragione di una massiccia militarizzazione della capitale americana.

Il Congresso è stato circondato da una rete avvolta dal filo spinato e i militari sorvegliavano tutto il perimetro esterno.

Tutto questo per una inaugurazione, quella di Biden, che praticamente non c’è stata perché a Washington non è venuto nessuno.

Nelle settimane nei mesi successivi, giornalisti indipendenti che vivono a Washington come Richard Citizen hanno mostrato come tutti i palazzi del potere e delle istituzioni governative siano praticamente inattivi.

Nessuno sembra essere lì dentro e non si vedono dipendenti che entrano ed escono dagli edifici.

La firma dell’atto contro le Insurrezioni ha quindi messo l’America in una sorta di limbo nel quale le forze armate sarebbero al comando della nazione. La cosiddetta amministrazione Biden sarebbe stata pertanto depotenziata.

La strategia di Trump per liberare l’America dalla morsa del deep state sembra pertanto essere divisa in tre parti.

La prima parte del piano era quella di fermare il golpe in atto contro di lui e consegnare temporaneamente il potere ai militari, senza però aver fatto alcun annuncio pubblico e senza aver fatto piombare il Paese in un clima da guerra civile devastante.

La prova tangibile che l’amministrazione Biden non sta facendo quanto avrebbe dovuto fare sulla carta viene dalla sua stessa linea politica.

Joe Biden è da anni un uomo al libro paga della Cina. La sua missione era quella di assicurarsi che l’America si mettesse al lavoro nuovamente per assicurare il dominio economico e geopolitico della dittatura comunista cinese, considerata il modello della futura dittatura mondiale.

L’altro compito dell’uomo della Cina era quello di imprimere una accelerazione tremenda al Grande Reset negli Stati Uniti e varare i passaporti razziali vaccinali adottati dai governi parte del regime di Bruxelles.

Nessuna di queste condizioni si è avverata. Il Financial Times, quotidiano di riferimento della finanza anglosassone, ha dovuto riconoscere con frustrazione che in pratica Biden sta facendo esattamente quello che avrebbe fatto Trump riguardo ai rapporti verso la Cina.

Anche Pechino non ha tardato a rendersene conto tanto da cancellare un incontro diplomatico programmato da tempo con la controparte americana.

Per quello che riguarda invece la divisione dei cittadini in due categorie, quali vaccinati e non vaccinati, tutti gli stati americani stanno invece prendendo dei provvedimenti che vanno nella direzione opposta.

Stanno mettendo al bando esplicitamente qualsiasi legge che preveda di escludere dalla società chi non è in possesso del certificato razziale vaccinale.

Gli Stati Uniti dunque non si sono ricongiunti all’UE verso il mondo nuovo nel quale c’è posto solo per coloro che si piegano agli abusi del Leviatano globale. Il blocco euro-atlantico che è stato l’asse portante dell’ordine liberale internazionale dalla seconda guerra mondiale in poi non è stato ricomposto. Gli Stati uniti continuano a restare distanti dalla società autoritaria concepita da Klaus Schwab, ideologo del Grande Reset e presidente del forum di Davos.

La seconda parte del piano di Trump: le perizie elettorali

Questo intermezzo di una amministrazione Biden non effettivamente in carica è servito dunque a Trump per dare vita alla seconda parte del suo piano. Guadagnare il tempo necessario per permettere il riconteggio dei voti negli stati chiave che in Arizona è giunto già a conclusione. Proprio in questo stato sono già emerse gravi irregolarità e Wendy Rogers, membro del Senato dell’Arizona, ha già dato vita ad una iniziativa per richiamare gli elettori del collegio elettorale, 11 per l’Arizona.

Allo stesso modo, anche il senatore Brandon Beach ha iniziato a ventilare apertamente l’ipotesi di richiamare gli elettori dello stato mandati a Washington, nel caso della Georgia, 16.

Il numero magico è 3. Una volta che tre stati richiamano i loro elettori l’intera impalcatura della frode elettorale si disgrega completamente.

Le prove della frode non stanno giungendo solo dai riconteggi ma anche dalla ricerca cibernetica che l’imprenditore americano vicino a Trump, Mike Lindell proprietario di MyPillow, sta conducendo da settimane per individuare i responsabili dell’hackeraggio informatico ai danni delle elezioni americane.

Lindell ha annunciato per domani l’inizio di una conferenza nella quale verranno mostrate delle prove potenzialmente in grado di accelerare ancora di più la disgregazione del golpe elettorale e il ritorno ufficiale di Trump in carica.

I media mainstream iniziano a preoccuparsi seriamente tanto da lanciare l’allarme su questo evento.

Il mensile The Atlantic, pubblicazione di proprietà della vedova di Steve Jobs e vicina all’Aspen Institute di Rockefeller, ha pensato bene di dedicare un interminabile editoriale firmato da Anne Applembaum intitolato “Il tizio di MyPillow potrebbe distruggere la democrazia americana.”

The Atlantic è la voce delle lobby atlantiste e sioniste che incarnano da decenni il potere occulto di Washington.

Questi ambienti sono seriamente preoccupati tanto da non vedere una via d’uscita.

Le proporzioni della frode sono così enormi da non poter essere più nascoste. L’esperto elettorale ed ex membro dell’esercito, Seth Keshel, ha parlato di ben otto milioni di voti spostati da Trump a Biden.

Donald Trump stesso ha riportato le conclusioni dell’analisi di Keshel chiedendo di fare qualcosa “immediatamente”.

Il sistema pertanto è perfettamente consapevole che il castello di carte costruito a novembre inizia a vacillare sempre di più.

La terza parte del piano di Trump: abbattere gli uomini della cabala

La terza parte del piano di Trump appare strettamente legata alla seconda, ovvero quella di colpire e affondare gli esponenti della cabala e del partito democratico che hanno sostenuto questa frode.

Il primo pezzo da novanta dei democratici che sta per cadere sembra Andrew Cuomo, il governatore dello Stato di New York che ha trasformato il suo stato in una vera e proprio prigione a cielo aperto simile a quella vista nella pellicola di John Carpenter, “Fuga da New York”.

Cuomo è praticamente all’angolo. Diverse donne lo hanno accusato di molestie e l’establishment del partito democratico lo ha già praticamente scaricato. Nancy Pelosi e Joe Biden chiedono apertamente le sue dimissioni.

Il governatore però non sembra avere alcuna intenzione di cedere. Al contrario, ha preparato delle memorie difensive nelle quali sono allegate immagini di altri politici democratici che abbracciano e toccano persone in pubblico.

Il messaggio, nemmeno troppo velato, appare essere chiaro. Se i democratici provano a scaricare Cuomo, Cuomo può aprire i cassetti che riguardano i loro scandali.

Non si diventa governatore dello stato più potente del mondo senza sapere i segreti più scabrosi e inconfessabili dell’alta società di New York.

Trump ha già intuito perfettamente la portata esplosiva del caso Cuomo e ha definito il mese di agosto come un periodo piuttosto caldo per quello che potrà accadere riguardo a questo scandalo.

Se Cuomo entra in modalità kamikaze, la bomba esplode e potrebbe colpire i potenti membri democratici vicini al governatore di New York.

L’altro pezzo pregiato che viene toccato indirettamente da un grosso scandalo è George Soros. Il suo ex braccio destro, Howard Rubin, che ha lavorato per il finanziere di origini askenazite è accusato di aver abusato e stuprato diverse donne.

Una di queste ha raccontato che Rubin durante una sessione di sadomaso le avrebbe gridato che l’avrebbe stuprata come con “sua figlia”.

Ora questo scandalo potrebbe essere di enorme imbarazzo per Soros perché uno dei suoi uomini più fidati, se le accuse vengono confermate, si rivelerebbe essere uno stupratore seriale e potenzialmente anche l’aguzzino sessuale della sua stessa figlia.

È piuttosto facile immaginare che se Rubin si sentisse messo all’angolo potrebbe fornire delle informazioni scomode che riguardano il suo ex datore di lavoro, George Soros, nella speranza di alleviare una eventuale condanna.

Occorre rilevare anche la tempistica delle accuse di queste donne nei confronti dei potenti del deep state finanziario.

Fino a questo momento non avevano detto nulla. Appare piuttosto probabile che queste donne abbiano trovato il coraggio di parlare ora perché è stata offerta loro qualche protezione che sembra venire dagli uomini di Trump.

La mente della strategia per affondare gli uomini della cabala sembra essere proprio lui: Donald Trump.

Il pezzo più importante sulla scacchiera comunque deve ancora arrivare ed è l’uomo che ha avuto un ruolo chiave nell’operazione terroristica del coronavirus: Bill Gates.

A questo proposito, è da registrare una intervista piuttosto singolare rilasciata da Gates alla CNN.

In questa intervista, il magnate di Microsoft ha sentito la necessità di scusarsi per le sue frequentazioni con Epstein che risalgono a 10 anni fa.

Quello che appare anomalo è il fatto che Bill Gates abbia sentito solo ora la necessità di prendere le distanze dal pedofilo che lavorava per il Mossad.

Per comprendere cosa abbia spinto l’uomo dei vaccini a chiedere scusa occorre andare indietro a marzo di quest’anno, quando Melinda Gates chiese il divorzio da suo marito.

Alcuni quotidiani hanno fatto trapelare l’indiscrezione che Melinda avesse chiesto il divorzio da suo marito, Bill, per la sua intimità con un pedofilo.

Anche questa spiegazione però appare incongruente. Epstein è morto due anni prima. Quelle cene intime risalgono a 10 anni fa e Melinda Gates non ha mai fatto trapelare alcun imbarazzo negli anni passati al riguardo.

La sensazione è che Melinda Gates si sia allontanata dal marito un attimo prima che questo potesse essere colpito da qualche grosso scandalo.

Allo stesso modo, l’uomo del cartello farmaceutico è sembrato quasi voler anticipare le conseguenze e i contraccolpi che questo eventuale scandalo che lo vedrebbe coinvolto con il pedofilo Epstein potrebbe portare.

Gli Stati Uniti dunque sembrano vicini ad una sorta di redde rationem. Una battaglia iniziata diversi anni prima tra Trump e i militari a lui fedeli da un lato, e il potere mondialista che vuole disperatamente riprendersi il controllo dell’America dall’altro.

Il deep state sta provando a lanciare un ultimo disperato assalto per tentare di riconquistare gli Stati Uniti. La strategia di questi ambienti è quella di cercare di infiltrare i militari americani per poterli portare a servire gli interessi della causa della finanza internazionale.

George Soros è già molto attivo in questo senso attraverso uno dei suoi ex collaboratori che sta coordinando un programma per individuare gli “estremisti” nelle forze armate americane.

Nel Paese si iniziano già a vedere i segnali di questo scontro tra i militari fedeli a Trump e le forze del deep state.

Il canale americano One America News ha riportato come sul territorio americano siano stati registrati movimenti di truppe dell’esercito. Roy Potter, ex membro dell’intelligence militare americana, ha confermato gli stessi movimenti del tutto anomali.

Secondo Potter, il Pentagono avrebbe ordinato agli ufficiali di “tenere le loro case in ordine”, una espressione che sta a significare di tenere sufficienti scorte di cibo e acqua nelle proprie abitazioni per fare fronte ad una situazione di tipo emergenziale.

Quella che è in corso è dunque una battaglia le cui conseguenze sono enormemente più rilevanti e decisive di quella combattuta da Abramo Lincoln contro la famiglia Rothschild che già il secolo scorso voleva assicurarsi il dominio assoluto su questa nazione.

Questa nazione è stata concepita originariamente dalla massoneria per assumere il ruolo di una nuova Atlantide, una superpotenza che aveva la missione di trascinare il resto del mondo verso l’ordine mondiale totalitario desiderato dal grande potere transnazionale.

Ora invece il destino, o la Provvidenza, ha voluto che si trovasse incredibilmente dall’altro lato della barricata tanto da assumere assieme alla Russia di Putin il ruolo del katechon politico.

Per katechon in questo caso si intende quella forza che previene il manifestarsi della società autoritaria globale dominata da una figura tirannica anticristica.

Il mese di agosto si profila dunque come ricco di eventi tali da cambiare non solo il destino dell’America ma anche del mondo intero.

Gli ambienti mondialisti sono perfettamente consapevoli che la direzione che prenderanno gli Stati Uniti influenzerà quella che prenderà il resto del mondo.

Si sta pertanto per arrivare ad un nuovo e probabilmente ultimo capitolo di questa guerra tra il Nuovo Ordine Mondiale e Donald Trump.

La controffensiva di Trump è già iniziata da settimane e sta iniziando a colpire gli uomini più in vista del deep state.

Il deep state, da par suo, tenterà il tutto per tutto e proverà a lanciare il suo assalto finale soprattutto contro l’Italia, l’Europa Occidentale, Israele e l’Australia.

Mancano troppi pezzi decisivi per poter completare il Grande Reset, ma Davos proverà comunque a cercare di arrivare fino in fondo anche se questo significa una sconfitta inevitabile.

Gli ultimi mesi del 2021 saranno pertanto quelli che decideranno il cammino che prenderà l’umanità intera, stretta da un lato dalla morsa totalitaria della finanza internazionale e dall’altro dalla prospettiva di poter tornare a vivere da uomini liberi dopo aver pagato un prezzo molto alto per la distruzione economica e morale portata avanti dai corrotti governi europei servitori del potere globalista.

Saranno mesi turbolenti perché la cabala nel suo delirio di onnipotenza proverà comunque ad andare avanti.

Alla fine di questa guerra spirituale prima ancora che meramente materiale, sarà possibile tornare a vedere la luce.

Il momento della resa dei conti sembra ormai essere davvero alle porte.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Vedi anche: https://lacrunadellago.net/2021/08/09/la-battaglia-finale-tra-trump-e-il-nuovo-ordine-mondiale-decidera-il-destino-dellamerica-e-del-mondo/

Del 10 Agosto 2021

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