sabato, 25 Settembre 2021
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Cristiani e il ritorno dei talebani in Afghanistan di Roberto Bonuglia

Il ritorno dei talebani in Afghanistan. Donne, bambini e cristiani pagano il prezzo più alto. L’Afghanistan è da tempo uno dei Paesi dove la persecuzione contro i cristiani è più efferata. Lasciare l’Islam è considerato “vergognoso” e i cristiani convertiti devono affrontare conseguenze disastrose, se la loro nuova fede viene scoperta di Roberto Bonuglia

Era ormai nell’aria da qualche settimana e inevitabile da qualche giorno: i talebani sono entrati a Kandahar ‒ già loro “storica” roccaforte [1] ‒ e a Herat. Si tratta delle città più importanti dell’Afghanistan dopo Kabul. In questo modo, hanno ormai schiacciato un governo debole e in difficoltà: a oggi, infatti, sono nelle loro mani ben 15 dei 34 capoluoghi di provincia del Paese. E si tratta di un numero destinato a salire.

Kabul al momento sembra ancora al sicuro, ma potrebbe reggere per poco visto che l’occupazione talebana di Ghazni ha già, de facto, interrotto un’autostrada importante che collega la Capitale con le province meridionali [2], ossia «all part of an insurgent push some 20 years after U.S. and NATO troops invaded and ousted the Taliban government» [3].

Le ultime notizie che provengono dalla regione confermano che l’offensiva sia tuttora in corso. I talebani sono impegnati in scontri con le forze di sicurezza a Pul-i-Alam, ossia il capoluogo di Logar, a soli 50 km ad Est di Kabul. Fonti vicini ad al-Jazeera hanno riportato altri particolari inquietanti: i talebani «hanno conquistato anche Lashkar Gah [4], importante città nel Sud dell’Afghanistan, capoluogo della provincia più grande del Paese, Helmand. Conquistata inoltre Feruz Koh, nella provincia occidentale di Ghor, senza combattere: la città è stata abbandonata dalle forze di sicurezza e dai funzionari governativi […], e le forze dei talebani ora controllano tutti gli edifici governativi della città che ha circa 132mila abitanti» [5]. I talebani, inoltre, hanno occupato anche Qala-e Naw, capitale della provincia occidentale di Badghis, secondo quando riportato da Ali M. Latifi di al-Jazeera [6].

A margine di tutto ciò, la situazione sociale del Paese è a dir poco preoccupante: le scuole di ogni ordine e grado sono chiuse, decine di migliaia di persone sono fuggite dalle loro case nel Nord dell’Afghanistan per sfuggire alle battaglie che hanno travolto le loro città e villaggi. Le famiglie sono affluite a Kabul iniziando a vivere in parchi e strade con poco cibo o acqua. Alcune testimonianze che sono filtrate hanno raccontato che i talebani non si siano limitati a “conquistare” le città e non abbiano affatto perso tempo nelle ritorsioni: hanno dato la caccia e ucciso i parenti maschi dei membri delle forze di polizia e hanno rapidamente iniziato a imporre nuove restrizioni alle donne [7]. Molti talebani, prima in carcere, sono stati liberati e ora affiancano armati le milizie che hanno talebanizzato i territori.

Fawzia Karimi, ad esempio, ha confermato di essere dovuta fuggire a Kabul lasciando Kunduz: se n’è andata con i suoi cinque figli quando un attacco aereo ha colpito la casa del suo vicino. Suo figlio di 16 anni è stato ucciso in un fuoco incrociato già tre mesi fa. Un dramma che non ha vissuto solo la donna, visto che sono quasi 30 i bambini che hanno perso la vita negli ultimi tre giorni.

Karimi era una delle centinaia di persone provenienti da tutto il Nord che si sono ritrovate ad affollare il principale parco del centro di Kabul, Shahr-e-Naw. La situazione è a dir poco precaria: uomini, donne e bambini dormono da giorni all’aperto, per terra, nel caldo torrido dell’estate. Alcuni hanno coperte per imbottire il terreno o lenzuola da appendere come tende per un po’ di privacy.

I numeri iniziano ad essere insostenibili: l’esodo verso Kabul conta ormai quasi 20.000 persone che si sono trovate costrette a fare come Karimi: nel parco Shahr-e-Naw, alle famiglie non è arrivato quasi nessun aiuto governativo.

A ciò si aggiunge il fatto che i mercati siano stati distrutti e ora sono per lo più chiusi, lasciando le famiglie senza un posto dove trovare cibo. Alcuni residenti di Kabul hanno portato quantità limitate di cibo e acqua e alcune provviste, che vengono distribuite, tra l’altro, perpetuando discriminazioni di ogni tipo: la stessa Karimi, il cui marito era rimasto a Kunduz, ha detto che non poteva averne perché i volontari non volevano parlarle, in quanto era una donna.

Un fatto, questo, che non sorprende in un Paese dove si stima che il 70-80% delle donne affrontino matrimoni forzati e più della metà di loro siano sposate prima dei 16 anni, età legale per il matrimonio. Il matrimonio forzato viene spesso utilizzato per garantire che una donna rimanga musulmana. Le donne soprattutto quelle cristiane in Afghanistan sono altamente vulnerabili a tutte le forme di abuso fisico e hanno autonomia sociale ed economica molto limitata. Se la loro fede è diversa da quella islamica e viene scoperta, «anche se non vengono uccise, esse possono essere tenute in casa o vendute come schiave o prostituite. I “delitti d’onore” continuano ad essere diffusi» [8].

Tra le discriminazioni, oltre a quelle di genere, purtroppo, sono riprese con intensità anche quelle di natura religiosa e che non si erano mai fermate [9]: oltre a quelle dirette contro gli islamici più moderati, va ricordato che l’Afghanistan sia da tempo uno dei Paesi dove la persecuzione contro i cristiani sia più efferata [10]. Lasciare l’Islam è considerato “vergognoso” e i cristiani convertiti devono affrontare conseguenze disastrose, se la loro nuova fede viene scoperta.

L’avanzata talebana non potrà che peggiorare una situazione già preoccupante: l’Afghanistan rimane il secondo Paese nella World Watch List [11] elaborata da Open Doors nella quale è preceduto solo dalla Corea del Nord [12]. Tutti i cristiani in Afghanistan affrontano minacce di morte, tortura, incarcerazione e ostracismo a causa della loro fede: «gli uomini che si convertono devono spesso trovare fonti di reddito alternative, se vogliono evitare che sia palese la loro mancata partecipazione alle pratiche religiose che si svolgono al mercato. Poiché sono gli uomini l’unica fonte di reddito, le famiglie fanno affidamento su di loro per la sussistenza economica: soffrono se gli uomini vengono rapiti o uccisi, ed è considerato vergognoso per le donne cercare un lavoro retribuito» [13].

D’altra parte, il programma dei talebani è noto: quando, nel 1996, conquistarono prima Jalalabad e poi Kabul ‒ dove uccisero l’ex-presidente Mohammad Najibullah Ahmadzai ‒ invitarono il popolo afghano alla Jihad contro il presidente Burhanuddin Rabbani e proclamarono il mullah Omar loro condottiero. Fu instaurato un vero e proprio regime il cui fondamento era costituito da una lettura letterale e rigida del Corano, con l’applicazione severa della legge islamica.

Dopo aver preso il potere, il mullah e gli altri capi religiosi emanarono una serie di decreti con i quali imponevano alla popolazione una lunga serie di divieti e di obblighi. Alle donne venne proibito di lavorare (escluso il personale medico) e di uscire di casa senza indossare il burqa (indumento che copre tutto il corpo, anche il viso). Qualsiasi autista di mezzi pubblici non poteva trasportare donne non indossanti il burqa (i trasgressori venivano puniti col carcere). Vennero proibiti il possesso di televisori e videocassette e l’ascolto di musica. Venne proibito agli uomini di rasarsi (chi veniva sorpreso senza barba, sarebbe stato incarcerato finché la barba non fosse cresciuta).

Fu proclamato l’obbligo per tutti di recarsi cinque volte al giorno nella moschea per pregare. Fu proibito l’allevamento di piccioni e di quaglie; il possesso di fotografie; portare i capelli lunghi; lavare la biancheria all’aperto; gli interessi relativi a prestiti, a commissioni sul cambio di denaro e sugli ordini di denaro; suonare tamburi, cantare e ballare durante i matrimoni. Previsto inoltre il carcere per i sarti uomini che avessero confezionato abiti femminili, ripristinata poi l’amputazione delle mani per i ladri e la lapidazione per gli adulteri, anche solo sospettati di esserlo.

La popolazione, all’epoca, nonostante tutto, «accolse i talebani come dei liberatori, ma poi le speranze crollarono e subentrarono paura e sofferenza. In poco tempo, i talebani trasformarono l’Afghanistan in un paese di morti viventi, deludendo fortemente anche i Paesi che li avevano appoggiati (Pakistan, Arabia Saudita, Stati Uniti)» [14].

Quello che stiamo vedendo in questi giorni è un triste déjà-vu come conferma la reintroduzione del burqua obbligatorio nei territori che hanno riconquistato. Basti pensare che non è neppure servito che arrivasse un’ordinanza specifica: «per evitare problemi anche le ragazze giovani si sono coperte ancora prima di vedere le milizie talebane per la strada» [15], ha affermato Hashmot, un 26enne fuggito da Kunduz e appena arrivato a Kabul. A lui fa eco Assaf, che ha lavorato con le organizzazioni umanitarie internazionali ad Herat e, a sua volta, ha raggiunto faticosamente Kabul con la propria famiglia: «Tutti coloro che sono stati in contatto con gli occidentali vengono considerati nemici e traditori. Io parlo inglese. So di essere nel mirino. Cerco un visto qualsiasi per scappare all’estero. Qui non ho scampo e Kabul cadrà certamente nelle loro mani entro poche settimane» [16].

Speriamo che la previsione di Assaf si dimostri errata, ma dalle notizie che arrivano dall’Afganistan, tutto pare confermare, purtroppo, il contrario.

Note:

[1] Cfr., V. Cirillo, Verso un nuovo Afghanistan, in «Rivista di Studi Politici internazionali», vol. 71, n. 2, del 2004, pp. 257-270.

[2] AA.VV., Taliban seizes Herat, Ghazni as battle for Kandahar rages on, in «al-Jazeera», del 12 agosto 2021, ora in https://www.aljazeera.com/news/2021/8/12/taliban-seize-herat-ghazni-as-fighting-rages-in-kandahar.

[3] T. Akhgar, R. Faiez, J. Gambrell, Taliban take Kandahar, Herat in major Afghanistan offensive, in «APNews», del 13 agosto 2021, ora in https://apnews.com/article/middle-east-afghanistan-taliban-26d485963b7a0d9f2107afcbc38f239a.

[4] Si tratta del luogo dove si era consumato il rapimento di Daniele Mastrogiacomo, in tal senso cfr., R. Bonuglia, Hanefi e Nashkbandi: chi sono e perché (solo ora) se parla?, in Id., Da Khayyam alla globalizzazione. Cultura e geopolitica tra Oriente e Occidente, Milano, Lampi di Stampa, 2018, p. 68.

[5] AA.VV., Afghanistan, Talebani a 50 km da Kabul, in «adnkronos», del 13 agosto 2021, ora in https://www.adnkronos.com/afghanistan-talebani-avanzano-e-conquistano-anche-lashkar-gah_4W1wQnMYqMYvWwymDLVacd?refresh_ce.

[6] AA.VV., Taliban captures Lashkar Gar, Feruz Koh cities: Al Jazeera, in «PM News», del 13 agosto 2021, ora in https://pmnewsnigeria.com/2021/08/13/taliban-captures-lashkar-gar-feruz-koh-cities-al-jazeera/.

[7] T. Akhgar, Fleeing fighting in north, Afghans crowd into Kabul’s parks, in «APNews», dell’11 agosto 2021, ora in https://apnews.com/article/health-coronavirus-pandemic-kabul-b4ac3af0cc51bd6ae6cff9c0ddf9cefd.

[8] Open Doors, Afghanistan, in https://www.porteaperteitalia.org/world-watch-list-nazione/2021/afghanistan/.

[9] V. Cirillo, A. Pitoni, G. Ciulla, Dossier Afghanistan, Roma, Edizioni F.I.A.P., 1981 e Id., Dossier Afghanistan 2, Roma, Edizioni F.I.A.P., 1982.

[10] R. Bonuglia, Il Pakistan verso la talibanizzazione?, in Id., Da Khayyam alla globalizzazione. Cultura e geopolitica tra Oriente e Occidente, cit., p. 69.

[11] Open Doors, The World Watch List. The top 50 countries where its most difficult to follow Jesus, in https://www.opendoorsusa.org/christian-persecution/world-watch-list/.

[12] R. Bonuglia, La persecuzione che non fa notizia: quella dei cristiani, in «Corriere delle Regioni», del 31 luglio 2021, ora in https://www.corriereregioni.it/2021/07/31/la-persecuzione-che-non-fa-notizia-quella-dei-cristiani-di-roberto-bonuglia/.

[13] Open Doors, Afghanistan, cit.

[14] V. Cirillo, Il Medio Oriente, Roma, Ardesia, 2006, p. 121.

[15] L. Cremonesi, Afghanistan, le testimonianze: «È già tornato l’obbligo del burqa, chi parla le lingue rischia la vita», in «Corriere della Sera», del 12 agosto 2021, ora in https://www.corriere.it/esteri/21_agosto_12/afghanistan-testimonianze-gia-tornato-l-obbligo-burqa-chi-parla-lingue-rischia-vita-1283232e-fb99-11eb-9a2d-4c80ac9904f4.shtml.

[16] Ibidem.

Del 13 Agosto 2021

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