sabato, 25 Settembre 2021
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Le rivelazioni private: il caso di Renato Baron

Visioni mariane e culto della Madonna? Dio conosce tutte “le umane debolezze” e le scusa, se esse sono orientate verso “il bene” non le perdona invece se sono orientate al male di Francesco Lamendola  

Che cosa succede, in realtà, quando un essere umano fa l’esperienza, o crede in buona fede d’averla fatta, di vedere la Madonna, di udire le sue parole e di ricevere da lei uno o più particolari messaggi da diffondere nel mondo? Diciamo “in buona fede” per escludere senz’altro i bugiardi, i truffatori, gli esaltati e gl’isterici e limitare il campo esclusivamente ai veggenti autentici o a quelli che, pur non essendo stati riconosciuto dalla Chiesa, molto verosimilmente non hanno inventato alcunché, ma hanno creduto effettivamente di essere stati o destinatari privilegiati, o esclusivi, di quelle apparizioni e quei messaggi. Poiché alcuni veggenti trovano un seguito numeroso e danno vita a gruppi o movimenti carismatici abbastanza consistenti, è importante capire quale posizione di massima si debba assumere di fronte al proliferare delle rivelazioni private, le quali, specie negli ultimi decenni, sembrano crescere in proporzione esponenziale. È chiaro che ogni caso andrebbe trattato come un fatto a sé stante; e così, infatti, bisogna fare, se vi vuole essere imparziali ed evitare ingiuste generalizzazioni. Pur tuttavia, il fenomeno di cui stiamo parlando, anche se si manifesta, come è ovvio, con modalità specifiche nei singoli casi, è pur sempre un fenomeno unitario, nei confronti del quale è altrettanto giusto formarsi un’idea ben definita: così come l’esistenza delle monete false non impedisce all’economista di avere un’idea ben definita su cosa sia la moneta in generale, quella buona naturalmente.

Ci rendiamo conto che l’argomento è vastissimo, addirittura oceanico; e che è anche estremamente complesso e delicato, e che facilmente si presta ad urtare prevenzioni e suscettibilità di ogni tipo, sia in un senso che nell’altro. Da una parte ci sono gli scettici a oltranza, che non credono a nulla per principio e vogliono così far risaltare la loro posizione di persone concrete e razionali, coi piedi per terra, nonché di cristiani adulti e vaccinati (espressione che oggi inevitabilmente si colora di una tinta sinistra). Tali cristiani adulti è già tanto se credono in Gesù come Figlio di Dio; tutto il resto, per loro, è solo frode e superstizione. Dall’altra parte ci sono i seguaci di questo o quel veggente, di questo o quel messaggio mariano, fra i quali, sovente, compare una vena più o meno pronunciata di fanatismo, e che sono legati in modo viscerale a questa o quella Madonna, più che alla Madonna in se stessa, la Madonna come la Madre di Dio; persone le quali pendono letteralmente dalle labbra del veggente, spesso fortemente persuase che il messaggio non sia stato rivelato per intero e la sua conoscenza integrale valga più (anche se non lo dicono, e forse coscientemente non lo pensano) del Vangelo stesso. Conosciamo personalmente gente di questo tipo: persone che si recano a Medjugorje più volte l’anno, ogni anno, da molti anni, sicché ci sono già state decine di volte, e non intendono rallentare la frequenza di tali pellegrinaggi, qualsiasi cosa la Chiesa possa dire in proposito. Quanto a noi, quel che ne pensiamo l’abbiamo già espresso con molta chiarezza, specie nell’articolo: Dio è la verità; un mondo senza Dio è solo menzogna! (sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 17/08/20), nel quale fra le altre cose scrivevamo:

Quel che balza all’occhio è il sistematico capovolgimento della verità religiosa, la sistematica inversione della realtà rispetto a ciò che dovrebbe essere in base all’esperienza delle vere apparizioni mariane e a ciò che il magistero della Chiesa ha sempre insegnato, su Maria in particolare e sulla fede in generale. Qui non è la terra che si fa piccola e umile davanti al Cielo; non sono gli uomini che si sentono indegni di ricevere tanta grazia: è il Cielo che chiede permesso, che si scusa, che si adegua, che ringrazia gli uomini. Qui non c’è insegnamento, non c’è pedagogia, non ci sono parole sul peccato e la grazia; ci sono discorsi, come direbbe Nietzsche, non solamente umani, ma troppo umani: vi si sente il desiderio di piacere al mondo, che è l’esatto contrario dell’atteggiamento di Gesù Cristo davanti agli uomini.

E anche nell’articolo: L’illusione della conoscenza per esperienza diretta (del 22/08/20), nel quale abbiamo osservato:

Nel caso di Medjugorje si può giudicare la veridicità delle apparizioni per il fatto di vedere i veggenti guardare estatici e poi levare gli occhi al cielo, e riferire il contenuto dell’ennesimo messaggio della Madonna, peraltro sempre uguale a tutti gli altri, migliaia e migliaia, da quaranta anni a questa parte? Conoscere una certa cosa non vuol dire necessariamente averla vista coi propri occhi e udita coi propri orecchi. Nel caso della religione  abbiamo a che fare con esperienze di ordine interiore, perciò indipendenti, entro certi limiti, dal tempo e dallo spazio, in cui giace la nostra coscienza condizionata, legata allo stato materiale dell’esistenza. Vale anche qui, del resto, il principio dell’elementare misura di buon senso che si dovrebbe usare in ogni circostanza. I truffatori esistono nella vita d’ogni giorno; possono essercene anche quando si tratta di fenomeni mistici. Inoltre, è vero che Gesù ha detto che l’albero si riconosce dai frutti, ma siamo sicuri che i frutti di Medjugorje siano tutti buoni?Molta gente si converte: è vero. Ma si tratta di conversioni profonde, o superficiali ed emotive? Se ci sono persone che sentono il bisogno di recarsi decine di volte in quel luogo, perfino tre o quattro l’anno, ciò non depone a favore di una vera comprensione del significato degli interventi straordinari mariani. La Madonna, nelle apparizioni autentiche, vuol mettere in guardia contro certi pericoli concreti, cosa che a Medjugorje non avviene, e soprattutto richiamare a una vita cristiana più profonda: del che si può fare esperienza benissimo stando a casa. Se si ha bisogno di recarsi continuamente laggiù – un luogo a dir poco ambiguo, peraltro, visto che vi scompaiono ogni anno centinaia di persone – ciò sembra indicare instabilità e irrequietezza.

Un’ultima cosa: a Medjugorje sono stato, e fin dall’inizio. Cos’ho visto e percepito soggettivamente importa poco. Se il messaggio c’è, è per tutti. Solo Gesù va creduto senza vedere: non certo delle persone che, dopo quarant’anni di familiarità quotidiana con Maria, inseguono ancora il benessere…

Ad ogni modo, addentrarsi subito in un caso così noto e controverso, che ha dato luogo a un fenomeno religioso imponente, con milioni di fedeli coinvolti da quaranta anni a questa parte in un flusso incessante di pellegrinaggi, non è forse la maniera più felice di aprire una riflessione su questo genere di eventi. Spostiamo perciò l’attenzione su un caso molto meno conosciuto nel mondo, anche se piuttosto popolare nell’Italia del Nord, quello del movimento mariano Regina dell’Amore, fondato da Renato Baron (1932-2004) di Schio (Vicenza), consigliere comunale e assessore della sua città, stimato da tutti per la sua concretezza e il suo buon senso, il quale ebbe una lunga serie di visioni e di messaggi mariani a partire dal marzo del 1985. Non è qui il caso di ricostruire tutta la vicenda, compresi i problemi giudiziari, felicemente superati perché in tribunale risultò l’assoluta correttezza della gestione finanziaria dell’associazione, che stampa anche un suo giornale, La Regina dell’Amore, e gestisce una radio, Radio Kolbe. Il lettore può trovare tutto il materiale che desidera in rete, oltre che in alcune pubblicazioni specifiche; a suo tempo se ne interessò anche una scrittrice assai prolifica e studiosa del paranormale seria e piuttosto nota, la fiorentina Paola Giovetti, nel libro San Martino di Schio. Qualcuno ti ama (Roma, Edizioni Mediterranee, 1993). In questa sede, tralasciamo l’intera storia del movimento Regina dell’Amore e anche la vicenda complessiva del veggente Renato Baron, per concentrarci sulla fenomenologia delle primissime visioni, o apparizioni, come si preferisce chiamarle, come esempio diremmo classico di questo tipo di fenomeni mistici. E affinché il lettore se ne possa fare un’idea più precisa, ci è sembrato opportuno riportare una pagina del libro di Fausto Rossi La Regina dell’Amore. Storia e immagini di San Martino di Schio, che a sua volta cita anche le parole precise del veggente (Schio, Edizioni Centrostampa, 1998, pp. 35-37):

Il giorno 20 [marzo 1985], durante la notte, sogna di esser coinvolto in un vortice di vento dentro un’ampia stanza di una casa diroccata, ma con il tetto ben chiuso.

«Mi pareva che ci fosse il demonio – racconterà – che mi stringeva, che non mi lasciava uscire, che fischiava, ed io ho preso tanta paura, mi sono inginocchiato ed ho gridato forte: “Ave Maria! Ave Maria! Ave Maria!”».

In quel momento si è squarciato il muro ed ho visto la Madonna di Monte Berico (immagine mariana venerata nel Santuario di Vicenza)… Non sono mai stato in maniera eccessiva devoto a Lei. Mi reco al Santuario di Vicenza due o tre volte all’anno. Con la sua apparizione, però, mi sentii liberato. Avevo ritrovato subito la tranquillità…

La sera dopo ritornò lo stesso sogno e poi ancora la terza notte, ma questa volta il vortice non c’era più, vidi la Madonna e San Giuseppe in piedi. Quindi la Vergine mi disse: «Perché non vieni a San Martino? Io devo parlarti: vieni a trovarmi nella tua chiesa».

La moglie spaventata lo svegli dall’agitazione, ma egli risponde che non è niente… che si tratta solo di un sogno curioso.

Il giorno successivo si reca in pellegrinaggio a Vicenza nella basilica di Monte Berico.

«Sono andato a fare una bella comunione – preciserà Renato – ero tranquillo, non c’era niente di nuovo.»

Il 24 marzo non può recarsi a San Martino per impegni politici, ma si ripropone di continuare le proprie abitudini il giorno successivo.

Così il 25 lo troviamo nella sacrestia della chiesetta intento a tracciare lo schizzo e a prendere le misure per la costruzione di un armadio nel quale sistemare i paramenti un po’ trasandato in dotazione alla chiesetta e ancora riposti in una vecchia cassapanca.

«Poi – ricorda – sono andato in chiesa, ho preso il mio schizzo e l’ho messo sul banco, feci una lettura del breviario.

Ho recitato il Rosario ed una preghiera che dicevo da bambino in quella chiesa, durante il mese Mariano.

Mi ricordo che non finii la seconda “Ave Maria”  del quarto mistero, che mi sentii il corpo morire (ero in ginocchio sul banco) e svanire l’anima… Non vedevo più niente intorno a me, non sentivo più niente… La statua della Madonna si è messa a parlare , a muoversi, per me era viva.

Le vesti parevano muoversi ed Ella sorrideva con occhi bellissimi.

Mi diceva: “Ti aspettavo anche ieri, da oggi in poi verrai sempre qui, perché devo parlare con te di tante cose e poi… Scriverai, ma intanto aspetta, vieni domani e tu dirò il resto”.

Qui – asserisce Renato – non ricordo tutto, cosa mi disse quel giorno, perché presi un tale spavento che quando tornai in me stesso lasciai la porta della chiesa aperta, le luci accese e scappai via…

Non andai a casa, mi recai invece sul mio prato che è un pezzo di opto e rimasi lì per capire qualcosa, non ero capace di raccapezzarmi, continuavo a dire a me stesso che ero diventato pazzo…

Non era possibile, mi dicevo, sentire la voce, vedere la statua che si muove… Cercavo di allontanare quei pensieri, ma più mi sforzavo in tal senso, e più dentro di me c’era un qualche cosa di vero, di vivo, di perfetto, che avevo visto…».

Commenta la giornalista palla Giovetti nel suo libro dedicato ai fatti di San Martino: «Il 25 marzo 1984 Giovanni Paolo II, grande devoto della Vergine, consacrava a Lei il mondo. Esattamente un anno dopo, il 25 marzo 1985, avevano inizio le apparizioni a San Martino di Schio…

Confesso che questa coincidenza, scoperta da poco…, mi ha molto colpita. Una piccola indagine personale, condotta con discrezione a Schio, mi ha portato a concludere che nessuno aveva fatto caso alla concordanza delle date, in quanto nessuno aveva presente che la consacrazione del modo alla Madonna era avvenuta proprio il 25 marzo 1984.

Una coincidenza? Un caso o qualcosa di più?… La mia impressione, dopo aver studiato i fatti di Schio, è che si tratti di qualcosa di più di un caso…»

Tutto, dunque, inizia da un sogno; o meglio, da una serie consecutiva di tre sogni: minacciosi ed angoscianti i primi due, nella fase iniziale, con un vento infernale e l’apparizione del demonio, indi l’apparizione salvifica della Madonna vestita e acconciata come quella che si venera nel vicino santuario del Monte Berico a Vicenza; rasserenante ed estatico il terzo, con la presenza di Maria e di Giuseppe e la richiesta di trovarsi all’appuntamento nell’antica chiesetta di San Martino di Schio, appunto rivitalizzata dal fervore religioso del Baron. Ai sogni seguono le apparizioni nella chiesetta suddetta, dove la statua della Vergine prende vita, si muove e parla come un persona viva, non senza essersi lamentata della mancata presenza del veggente nel giorno stabilito. Anche questa visione non è del tutto rassicurante, perché il Baron ne ritrae un tale spavento da fuggire via, lasciando la porta aperta e la luce accesa. Ma è l’inizio del contatto diretto: che d’ora in poi avrà luogo in quell’edificio sacro, e occasionalmente anche altrove, ad intervalli irregolari, dal 1985 al 2004, cioè alla morte del veggente, che pochi minuti prima di spirare fu visto parlare con l’invisibile sul suo letto di agonia. Chi voglia conoscere il contenuto ed il tono dei messaggi, può vistare il sito https://reginadellamore.org/messaggi-di-maria-regina-dellamore-a-renato-baron/ nel quale essi sono disposti in bell’ordine, anno per anno. Possiamo comunque riassumerne così il tenore generale: coltivare intensamente la devozione a Maria; custodire gelosamente la fede, nella consapevolezza che non c’è redenzione senza la croce, ossia l’accettazione obbediente della prova e della sofferenza (gli ultimi anni di vita del veggente sono stati un calvario per il declino della sua salute); impegnarsi attivamente nella propria parrocchia e nella propria comunità; pratica della carità verso tutti e specie verso le persone più bisognose; ampio spazio dedicato alla preghiera e alla meditazione nella propria vita quotidiana, in modo da tener sempre vive le sorgenti spirituali della fede e non perdere il contatto con l’Assoluto.

Ma torniamo alla descrizione delle prime visioni, così come descritte dal veggente. Sui sogni che le hanno precedute non c‘è molto da dire: certamente si tratta di sogni in qualche modo preparatori agli eventi successivi, tuttavia non si nota in essi quella densità spirituale, talvolta anche dottrinale, che si risconta ad esempio nei sogni di San Giovanni Bosco, specie in quello delle due colonne (cfr. i nostri articoli: I sogni di Don Bosco sono la smentita palese delle teorie freudiane, pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il  26/01/18, e Non dobbiamo perdere la speranza del 15/02/18). Baron vede la Madonna, fin dall’inizio, come la Madonna del Monte Berico: dunque più simile a un’immagine che a una persona reale. Inoltre non vede la Madonna avvicinarsi a lui da qualche punto dello spazio, magari con qualche dettaglio realistico come il rumore dei passi o il leggero svolazzo della veste, come accadde a Caterina Labouré nella chiesa di San Vincenzo de’ Paoli in Rue du Bac a Parigi (cfr. l’articolo «Sentii come il fruscio d’una veste di seta», sull’Accademia Nuova Italia il 12/01/18), bensì vede la statua della Madonna animarsi e parlare, in apparenza restando una statua, dotata però di movimento e di parola. Il che fa pensare più a una forma di auto-suggestione che ad un’apparizione autentica, ferma restando l’assoluta buona fede del veggente. Da notare anche l’osservazione per me era viva, dove quel “per me” sembra tradire un dubbio, o quanto meno uno scrupolo di oggettività, che tradisce forse un’inconsapevole incertezza circa il grado di realtà del fenomeno.

Questo ci riconduce a un grosso problema, forse insolubile, relativo alla tipologia dei fenomeni mistici soprannaturali: se sia possibile tracciare una netta linea divisoria fra ciò che è visione puramente interiore, e perciò soggettiva, e ciò che è apparizione, in qualche modo più “reale” perché percepibile, o intuibile, anche all’esterno, e dotata comunque di una realtà concreta e oggettiva. Noi crediamo di no; e tuttavia non ne traiamo la conclusione che fra i due ordini di fenomeni non esista alcuna differenza. Le stimmate, ad esempio, sono un fenomeno oggettivo, anche se perfino uno studioso e un credente del calibro di padre Agostino Gemelli trovò il modo, nel caso di San Pio da Pietrelcina, non solo di dubitare, ma anche di mettere in dubbio la veridicità del fenomeno e la trasparenza del santo frate, ipotizzando una sorta di sindrome isterica o peggio, una simulazione vera e propria. Di che natura erano le visioni di Renato Baron: del primo o del secondo tipo? Quando, ad esempio, egli vedeva le anime del Purgatorio, e le descriveva con dovizia di particolari, vedeva qualcosa di reale o una sorta di allegoria scaturente dal subcosciente? Non è possibile saperlo. E quando si univa a una delle veggenti di Medjugorje, che a nostro credere è sempre stata una falsa veggente, e insieme a lei “vedeva” la Madonna, quale fede dobbiamo dare a una simile visione? È molto, molto difficile dare una risposta certa, sia in un senso che nell’altro. Se poi passiamo ai contenuti dei messaggi, troviamo che sono perfettamente conformi alla dottrina cattolica, ma ben poco aggiungono, anzi nulla, a ciò che qualsiasi credente trova nelle due fonti ordinarie della Rivelazione: la Scrittura la Tradizione. E tuttavia, si porterebbe obiettare, proprio la Tradizione è formata da tutta quella parte della Rivelazione che non trova spazio nella Scrittura, ma che il consenso generale dei fedeli e l’autorità della Chiesa ha accreditato come vera: in tal senso appartengono alla Tradizione anche le apparizioni di Lourdes o quelle di Fatima; pertanto anche rivelazioni private come quella di Renato Baron, o le visioni e le locuzioni interiori Maria Valtorta potrebbero un domani entrare a far parte della Tradizione, se la Chiesa riconoscesse formalmente il loro carattere autentico. In fondo, tutto il culto mariano appartiene alla sola Tradizione, poiché nella Scrittura non se ne trova alcuna traccia (in questo hanno ragione i protestanti, che appunto rifiutano in toto la Tradizione); e nondimeno nessun vero cattolico dubita, come non ne ha mai dubitato la Chiesa fin dai primi secoli, che esso sia fondato oggettivamente sulla Rivelazione, e quindi che sia parte di essa. (cfr. L’Anticristo, per Maria Valtorta, sarà un eminente uomo di Chiesa, sul sito della Accademia Nuova Italia il 16/11/17; e Gli apocrifi e i santuari di Maria in Terra Santa attestano l’antichità del culto mariano, sul sito di Arianna Editrice il 09/12/13, e poi sull’Accademia Nuova Italia il 16/11/17).

Che cosa concludere? Quando si parla di rivelazioni private è necessaria molta, molta cautela. Si direbbe che ce ne siano troppe, e molte di esse non reggono al vaglio della critica, né sono supportate dalla conversione di vita dei veggenti e dalla serietà del loro atteggiamento complessivo, come appare chiaramente, a nostro parere, nel caso dei sedicenti veggenti di Medjugorje. Il caso di Renato Baron ci sembra diverso. Non vi sono dubbi sulla sincerità della sua fede, e perciò anche sulla attendibilità di quanto dice di aver visto e sperimentato in via soprannaturale per opera della Vergine Santissima. È sufficiente questo per attribuire alla Regina dell’Amore di San Martino di Schio il carattere di una manifestazione oggettivamente autentica e degna di formare il nucleo di un culto particolare, da parte di un gruppo particolare? Non ci sentiamo di esprimerci in proposito. È vero che il visitatore di un negozio di articoli religiosi prova un certo qual senso di disagio nel vedere che ciascuno di tali gruppi, quello di Rui edu Bac, quello di La Salette, quello delle Tre Fontane, quello di Lourdes, quello di Fatima, quello di Medjugorje, quello di Akita e quello di Schio si è “impossessato” d’una particolare immagine della Madonna e che si trovano in commercio tante versioni della sua Persona, sotto forma di statuine, dipinti, medaglie, ecc., quante sono le descrizioni di ciascuno dei rispettivi veggenti o gruppi di veggenti. Ma ciò basta a rifiutare tutti quei messaggi, con il debole argomento che danno luogo a rappresentazioni troppo umane della Madre di Dio? Secondo noi, no. Checché ne pensino i protestanti, e anche molti teologi e preti “cattolici” inquinati dal modernismo, Dio è abbastanza generoso da non formalizzarsi su quanto di troppo umano vi è nel culto riservato alla Madre di Cristo, e anche a Lui stesso, purché non scada nella superstizione grossolana vera e propria. Egli sa bene che molte persone hanno bisogno d’immagini concrete per alimentare la propria fede, e in ciò non vi è nulla di male. Non tutti sono capaci di adorare Dio e la Madonna in maniera puramente spirituale. E anche in questo non vi è nulla di male. Dio conosce tutte le umane debolezze e le scusa, se esse sono orientate verso il bene; non le perdona invece se sono orientate al male.

Vedi anche:

Dio è la verità; un mondo senza Dio è solo menzogna! – DIO E’ LA VERITA’ SUPREMA

L’illusione della conoscenza per esperienza diretta – L’ILLUSIONE DELLA CONOSCENZA

I sogni di Don Bosco sono la smentita palese delle teorie freudiane – FREUD E SOGNI DI DON BOSCO

Non dobbiamo perdere la speranza – MAI PERDERE LA SPERANZA

«Sentii come il fruscio d’una veste di seta» – IL MISTERO DELLA FEDE

L’Anticristo, per Maria Valtorta, sarà un eminente uomo di Chiesa – ANTICRISTO PER MARIA VALTORTA

Gli apocrifi e i santuari di Maria in Terra Santa attestano l’antichità del culto mariano – ANTICHITA’ DEL CULTO MARIANO

Del 20 Agosto 2021

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