martedì, 26 Ottobre 2021
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Le leggi ingiuste di Stefano Montanari

“La legge è ingiusta: non rispettiamola!”

Se le parole possono variare, il succo del pensiero e dell’incitamento di una parte della popolazione è questo.

Accade relativamente spesso che mi s’interroghi sull’idea e si resti sconcertati e occasionalmente delusi quando io rispondo con ciò che ho sempre affermato da che ho l’uso della ragione: la legge va rispettata. Lo affermo perché questo è il mio pensiero e questa è la mia indole.

Certo, tutti hanno il diritto di criticare qualunque disposizione e dettato, e l’articolo 21 della Costituzione non può lasciare dubbi in proposito, ma fino a che quella legge che nel caso particolare dispiace è in vigore non ci devono essere discussioni: la si rispetta.

Per semplificare, pensate allo sport, vale a dire una rappresentazione giocosa delle tenzoni che caratterizzano la società umana. Immaginate che sia in corso una partita di calcio e che una delle due squadre non sia d’accordo con le regole del fuorigioco o della proibizione di toccare la palla con le mani. Che cosa accadrebbe? Credo sia inutile perdere tempo in immaginifiche descrizioni.

A questo punto entra in scena il legislatore.

Premettendo il fatto che nessuno ha il diritto d’ignorare la legge e la sua ignoranza non può essere accampata come scusante per un’infrazione, è a dir poco onesto pretendere che le leggi siano ragionevoli, non si prestino ad equivoci e, fondamentalmente, siano giuste. Occorre poi ricordare che la dignità di un popolo prevede l’esistenza di una costituzione, vale a dire un corpo normativo in cui si stabiliscono i princìpi fondamentali su cui si fonda lo stato e secondo cui lo stato funziona. Queste norme costituiscono la garanzia che il governante presta al governato e sono inalienabili.

È su quella base e solo su quella che il legislatore può legiferare.

Ma che cosa accade se il legislatore deraglia?

Il nostro paese dispone della cosiddetta Corte Costituzionale, un organo composto da 15 membri che, secondo l’art. 134 della Costituzione, devono giudicare “sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge…”

E qui mi fermo, limitandomi a ricordare che il popolo è il “sovrano” dello stato secondo l’articolo 1 della Costituzione e che ha quelli che sono classificati come diritti inviolabili dell’uomo garantiti dall’articolo 2. All’articolo 3, poi, si garantisce che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” Infine, l’art. 48 garantisce il diritto di voto, cioè il diritto del popolo di scegliere liberamente coloro ai quali affida il compito di governarli.

Forse una lettura attenta della Costituzione risolverebbe più di un equivoco.

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Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 1° Ottobre 2021

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