martedì, 26 Ottobre 2021
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Tokyo 2021: “Un miracolo Italiano”

Quel memorabile 1° agosto 2021 a Tokyo: quei 10 incredibili minuti dell’atletica Italiana che hanno cambiato la storia dello sport Italiano. Da Tamberi, al missile Tortu fino a Jacobs: grazie Marcello per la lezione che ci stai dando di Andrea Cometti  

Abbiamo ancora negli occhi e nel cuore e ci rimmarrà per parecchio tempo, quel memorabile 1° agosto 2021 a Tokyo, giornata scolpita nel marmo pregiato della storia dell’atletica leggera e dello sport italiano e ben fotografata dalle parole di un più che miracolato presidente del Coni Giovanni Malagò: “In Italia l’uomo più veloce al mondo e quello che salta più in alto!“.

In dieci minuti due incredibili ori olimpici con “Gimbo” Giammarco Tamberi e un 2,37 cm. nel salto in alto a pari merito con il fuoriclasse del Quatar Barshim e poi con un leggendario Marcell Lamont Jacobs, 9,80 nei 100 metri e record europeo, un vero sogno, un vero “Miracolo Italiano”.

Sono stati dieci minuti veramente surreali, in cui il tempo si è fermato, come forse solo è accaduto nel ’70 del mitico 4-3 di Italia-Germania e poi ancora il 6 agosto 2021 l’apoteosi, con l’oro nella 4×100 delle 4 “Frecce tricolori” Lorenzo Patta, Marcell Jacobs, “Fausto” Eseosa Desalu e il missile V2 Filippo Tortu, in ultima frazione che distrugge le corazzate britanniche, già provate dalla finale persa ai rigori agli europei di calcio, con un tuffo sul filo di lana, che ruba quel centesimo vincente: 37.50 contro un 37.51 per la perfida Albione. Mitici eroi e quanta “Sardegna” a festeggiare i suoi figli con un finale da vietare rigorosamente ad anglofoni e cardiopatici!

Per completare l’opera, due fantastici ori conquistati dai marciatori italiani, Massimo Stano e Antonella Palmisano per un totale di 5 ori Olimpici, che portano la nostra atletica sul secondo gradino del mondo, dietro solo agli esterrefatti americani.

Ora, ricordando che l’atletica è la disciplina “Regina dello sport” per cui scusandoci per gli scontati parallelismi calciofili, dobbiamo domandarci: cosa può essere successo realmente quest’estate a Tokyo: è stato il famoso Stellone d’Italia, è merito di una lucida e metodica programmazione della federazione o c’è dell’altro su cui poter riflettere?

Tralasciando le altre discipline, in particolare quelle di squadra e la scherma, uscite con le ossa rotte e i tanto osannati paraolimpici, crediamo sia finalmente ritornata un po’ di meritocrazia personale dei risultati, la semplice verità dei numeri “nudi e crudi” senza dei quali le medaglie, quelle pesanti non si sarebbero mai vinte.

Per il politically correct e i suoi media allineati il copione prevedeva l’ormai “vetusta” eroina del nuoto Federica Pellegrini riempire le cronache di Tv e giornali a prescindere dalla prestazione (Un 7° posto nei 200 m. sl e 5^ finale olimpica) o l’onnipresente ragazzina paraolimpica della scherma, ma per loro qualcosa è andato storto, prima un commovente ex “Mezzabarba” Giammarco Tamberi vola sul tetto del mondo, a due anni dal tremendo infortunio alla caviglia, che sembrava averne compromesso la carriera e poi l’alieno Jacobs che disintegrava record ed avversari nei mitici 100 metri, portando poi nella storica staffetta 4×100 il suo determinante contributo.

Cosa è successo in terra giapponese lo sa solo Dio o lo spirito di San Pierre de Coubertin, dimenticato creatore delle Olimpiadi moderne, rigorosamente dilettantistiche: oggi nel regno incontrastato del professionismo più spinto e degli sponsor “Globali”, parlare di spirito sportivo fa semplicemente ridere.

Il doping, anche politico come nella vergognosa esclusione della Russia alle Olimpiadi, è all’ordine del giorno e da tempo lo sport ha perso la sua genuina missione, inquinato dal “Dio denaro” e dai suoi servili cantori. Il vero calcio ad esempio è praticamente estinto, ridotto ad uno squallido rito tra mercenari senza patria e senza dignità.

Impigriti e viziati, per giunta mascherati da una falsa pandemia, pochi dei nostri figli ormai lo praticano, in barba alla loro salute e alla vera vita “vissuta”, preferendone i nuovi succedanei informatici, per un trionfo necrofilo del virtuale.

Con lo già citato Tamberi e il missile Tortu, in questo squallore emerge finalmente un raggio di luce: omen nomen Marcell Lamont Jacobs, tradotto nella lingua di Dante e del Manzoni: Marcello Giacobbe “Uomo giusto e saggio”, talentuoso ragazzone Italo-texano dallo sguardo intelligente e dal sorriso accattivante.

Marcello è mentalmente un gigante, forse anche perchè ben consigliato e seguito da uno staff di vere persone e familiari, che lo amano: nel suo agire e proporsi ai media traspare quella dimenticata umiltà di cui lo sport è ormai orfano, un amore genuino per il sacrificio e il lavoro, che sta alla base di ogni risultato.

Quel giorno a Tokyo i 100 metri erano suoi, determinato a vincere com’era avrebbe fatto anche il record del mondo, se necessario; per una lezione che pochi hanno capito, soprattutto i superman di cartapesta americani, che già pregustavano il successo dopo il lungo dominio del lampo giamaicano Usain Bolt.

Grazie Marcello per la lezione che stai dando al sistema del politically correct e a tutti noi, artefice di un “Miracolo Italiano” dal romantico sapore d’altri tempi.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 04 Ottobre 2021

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