mercoledì, 8 Dicembre 2021
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Un antifascismo tutto da ridere. Anzi da piangere di Michele Rallo

Le Opinioni Eretiche di Michele Rallo

Ne ho parlato piú volte su queste stesse pagine: il fascismo non c’entra nulla con certe bislacche campagne “antifasciste” dei giorni nostri.

E, questo, per diversi ordini di motivi. Primo: perché molti fra i promotori di queste campagne non sanno nemmeno che cosa sia stato il fascismo, né tantomeno quale fosse il clima “politicamente corretto” di quella Europa degli anni ’20 e ’30 che accolse il fascismo a braccia aperte. Secondo: perché l’«epoca dei fascismi» é dagli storici circoscritta agli anni che vanno dal 1919 al 1945; parlare di fascismo settantasei anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale equivale a parlare di Crociate in Terrasanta trattando della Rivoluzione Francese. Terzo: perché il tentativo di identificare il fascismo come il “male assoluto” é oggettivamente ridicolo, soprattutto se proveniente da elementi che – spesso del tutto arbitrariamente – si considerano eredi di un sistema politico che durante l’«epoca dei fascismi» si identificó con una dittatura tra le piú dure e sanguinarie di tutti i tempi e di tutti i paesi, quella comunista sovietica. Quarto, infine: perché é evidente che si tratti di manovre strumentali, volte a colpire un partito politico che appare in crescita costante e che, con ogni probabilitá, si avvia a governare il paese.

A onor del vero, la manovra é vecchia ormai di alcuni anni, essendo stata scatenata un po’ in tutta Europa (e negli USA) quando cominciarono a manifestarsi i primi segnali di insofferenza popolare verso una immigrazione di massa che era stata preparata con cura nei piani alti dell’estrema destra finanziarista [vedi «La storia come alibi della politica» su “Social” del 21 settembre 2018].

Fu allora – é la mia personalissima opinione eretica – che fu decisa una nuova campagna “antifascista” di dimensioni planetarie, la cui bassa cucina sarebbe stata affidata ad una pseudosinistra inviperita per la minaccia che i nuovi partiti “sovranisti” rappresentavano – a scadenza piú o meno ravvicinata – per la loro gestione del potere. L’importante, per i poteri forti della globalizzazione, era garantire che l’invasione afroasiatica dell’Europa potesse proseguire fino a un punto di non ritorno, per consentire la presenza di una folta massa di manodopera a basso costo che potesse scompaginare il mercato del lavoro europeo (altro che “salario minimo”) ed assicurare alle multinazionali la carne da cannone necessaria per realizzare guadagni sempre piú alti a condizioni sempre piú basse.

E i sindacati? Troppo ammanigliati con la pseudosinistra per comprendere cosa stesse realmente accadendo (vedi il caso della Grecia). E, poi, non sarebbe stato difficile trovare un Landini qualsiasi, pronto a tuonare contro il pericolo di un ritorno al ventennio fascista.

Ogni paese europeo ha avuto il suo peculiare ritorno al passato, a un antifascismo fuori tempo massimo, da fantascienza retró, tipo Flash Gordon quando la sci-fi cinematografica é giá a Star Wars.

La narrazione italiana della tematica fascismo/antifascismo era giá diventata adulta. Prima sul piano scientifico, con l’opera dello storico (antifascista) Renzo De Felice. Poi, su un terreno squisitamente politico, con la elaborazione di Luciano Violante, una delle piú lucide intelligenze di una sinistra pensante. Occorreva dunque uno sforzo supplementare, per ricacciare indietro i germi della razionalitá, per far regredire il clima della politica italiana dallo stadio adulto a quello infantile, dagli anni ’90 indietro fino al 1945, in continuitá con una guerra civile che allora si era appena conclusa e che adesso si vorrebbe rinverdire.

Giá, perché ai poteri fortissimi che sono alla origine della ventata planetaria neo-antifascista poco o nulla importa se, per assecondare i loro piani, intere nazioni vengano precipitate nella guerra civile (come la Siria o la Libia) o condannate alla morte economica (come la Grecia). L’importante é bloccare, criminalizzare, demonizzare chi si opponga ai loro disegni. Un obiettivo per certi versi analogo é quello della sinistra indigena: per loro – piú modestamente – il problema é quello di guadagnare tempo, di tentare di distruggere gli avversari a colpi di Fanpage e di “Bella ciao” prima del voto, per fare ancora un altro giro e per continuare la politica dei porti aperti e dei cervelli chiusi che piace tanto ai “filantropi” dell’alta finanza.

Che dire? Questo é l’antifascismo di oggi: indietro nel tempo, indietro nelle idee, indietro negli obiettivi. Il fascismo non c’é piú, ma é rimasto nei libri di storia. Anche l’antifascismo é rimasto nei libri di storia. La sua caricatura di oggi, invece, potrá aspirare, come massimo, ad una citazione nel Grande Dizionario Internazionale della Barzelletta.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 15 Ottobre 2021

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