mercoledì, 8 Dicembre 2021
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Tra paura e “Terrore mediatico”

Dobbiamo chiederci perché in noi c’è tanta paura. Tra Filosofia della Disperazione e Green Pass: siamo immersi in una cultura infernale da film horror. L’operazione “Pandemia” per il Great Reset e il ruolo del Terrore Mediatico di Francesco Lamendola  

Il gioco atroce e criminale della falsa pandemia è riuscito perché chi lo ha pensato, studiato e attuato ha saputo suscitare in noi una paura sproporzionata verso la malattia e la morte; una paura che non regge il confronto con i dati reali del virus, secondo i quali la gente muore, e non da oggi, in percentuali ben più alte per cause alle quali non prestiamo praticamente alcuna attenzione, come il tumore ai polmoni per i fumatori, o addirittura gli incidenti automobilistici. E il giochetto terribile è riuscito particolarmente bene in Italia, perché in nessun Paese come in Italia i mass-media sono controllati direttamente e pressoché totalmente dall’oligarchia finanziaria, cioè da quelli che lo hanno commissionato. Sicché gli italiani sono stati bombardati più dei francesi, dei tedeschi, degli inglesi ecc. da messaggi quotidiani e incessanti di puro terrore, camuffati da articoli d’informazione ma in realtà redatti secondo i voleri e gl’interessi dei padroni del gioco stesso. Tutto chiaro e tutto spiegato, allora? È sufficiente avere il controllo di giornali e televisioni per generare nel pubblico qualunque sentimento, specie il più irrazionale di tutti, la paura? E così il gioco è fatto: lo si può portare a credere non più alle cose reali o ad ascoltare la voce del proprio raziocinio, bensì a distendersi passivamente sulla narrazione mediatica, prestandole una cieca fede e addirittura divenendone consumatori sempre più ansiosi e compulsivi, sempre più incapaci di uscire dall’ipnosi e di tornare a vivere nel mondo reale?

No, un momento: non è proprio così semplice e così facile. Se il gioco riesce in una misura tale che, dopo quasi due anni, la gente non si è ancora stancata di portare l’inutile e dannosa mascherina, e anzi guarda con sospetto e disprezzo quelli che non la indossano, per non parlare dell’accettazione acritica di cento e cento altre limitazioni ben più pesanti ed invasive, fino alla perdita del lavoro per chi non si fa inoculare il siero pestifero, ciò significa che è doveroso porsi in un’altra e più essenziale domanda. E cioè: non come mai sia tanto semplice suscitare la paura per mezzo dei mass-media, ma come mai vi fosse in noi una così grande disponibilità alla paura, ad entrarvi e a rimanerci dentro. Proveremo a chiarire questo pensiero con un esempio molto semplice e banale. Se un giorno, per le pacifiche strade di una cittadina, qualcuno si mette a gridare che è scappato un leone dal circo, e lo ripetono sia gli altoparlanti piazzati nelle vie, sia i giornali e le reti televisive locali, la gente naturalmente si spaventa, scappa e si chiude in casa, spiando dalla finestra se per caso vede spuntare la coda del terribile felino. Ma se passano le ore, i giorni, le settimane, e del leone nessuno vede traccia, nessuno ode un sia pur lontano ruggito, nessuno insomma ha il minimo riscontro sulla presenza dell’animale, un poco alla volta la gente riprende coraggio, torna fuori e ricomincia a vivere. Insomma: è normale avere paura, specie se la paura viene diffusa dai mass-media, anche in assenza dei segni tangibili del pericolo; tuttavia non è affatto normale abituarsi alla paura e trasformarla in uno stato d’animo permanente, anche dopo che lo scorrere del tempo e l’evidenza dei fatti smentiscono che il pericolo vi sia, o vi sia mai stato; senza contare il naturale istinto della pienezza vitale, che spinge le persone a tornare a condurre l’esistenza di sempre, sia pure accettando implicitamente una piccola percentuale di rischio.

Ecco: il punto è proprio questo: le persone sane e normali sanno istintivamente che nel fatto stesso di vivere con pienezza è implicita una sia pur minima percentuale di rischio. Se non si prende mai un mezzo a motore, non si rischiano incidenti stradali; se non si va mai al ristorante, non si rischiano intossicazioni alimentari; se si disinfettano con cura tutti gli oggetti della vita quotidiana, ventiquattro ore al giorno, si riduce il pericolo di prendersi una qualche infezione: tuttavia, chi voglia vivere secondo questa filosofia, di fatto rinuncia alla vita vera e si auto-condanna a una vita umbratile, buona per ectoplasmi più che per esseri umani, popolata da mille fantasmi e da infinte ossessioni e dominata da un’incontrollabile ipocondria; una vita di terza o quarta categoria, priva di gioie e di socialità e perennemente timorosa di tutto. Ci sono persone che vivono così, e sono persone gravemente segnate da disturbi psichici; persone la cui patologia richiede delle terapie lunghe e pazienti, a volte difficili, non sempre destinate a felice esito, perché non sempre insorte su di un tessuto mentale ed emozionale sostanzialmente sano. Ora, la domanda è come mai l’intera società avesse in sé, nascosta nei propri recessi, una così grande disponibilità a vivere la paura in termini estremi, al punto da non poter più liberarsene, neppure dopo l’evidenza che il leone non c’è, non c’era e forse non c’era addirittura mai stato. Come mai la gente non vedeva l’ora di tornare alla pienezza di vita? Come mai la gente ha mostrato di essere quasi più spaventata da un possibile ritorno alla normalità che dal pericolo stesso, vero o supposto, il quale era stato l’occasione per la proclamazione dello stato di emergenza?

Per rispondere a queste domande, dobbiamo fare qualche passo indietro e riacquistare la giusta distanza dal nostro problema, così da vederlo in una prospettiva più obiettiva e in un contesto più ampio e completo. In particolare, dobbiamo soffermarci sulla struttura dell’anima – e non solo della psiche, come fa la scienza materialista che oggi domina la medicina e la psichiatria. La struttura dell’anima umana è bipartita: conseguenza del Peccato originale. In essa vi è sia l’aspirazione alla luce che l’attrazione verso le tenebre; c’è una parte che ama il bene e la vita, e una parte che è attratta dal male e odia la vita. La nostra esistenza si svolge sul filo di tali opposte tensioni, delle quali la maggior parte di noi è ben raramente consapevole: quando facciamo il bene, riceviamo l’ispirazione dalla parte luminosa dell’anima, quella fatta a immagine del Dio Creatore. Quando facciamo scientemente il male, diamo libero sfogo all’oscurità che giace in fondo a ciascuno di noi  e che si manifesta specialmente nelle passioni disordinate come l’egoismo, l’avidità e la lussuria sfrenata. Il fatto stesso di vivere e di restare in vita attesta che in noi la parte luminosa, sia pure in mezzo a contraddizioni e incertezze, prevale: vivere davvero significa amare la vita e amare la vita significa essere guidati dall’istinto del bene, anche se poi esso, all’atto pratico, sovente è sviato in direzioni sbagliate. L’omicidio volontario e il suicidio pienamente deliberato sono le forme estreme dell’odio contro la vita che giace assopito nella nostra parte oscura: chi uccide un altro essere umano o se stesso, sfoga al sommo grado il non serviam di Lucifero, la diabolica volontà di essere contro: contro la vita donata da Dio, contro la giustizia, contro la verità, contro il bene. Viceversa, chi è pronto ad offrire la propria vita per amore di un altro essere umano, innalza la propria parte luminosa fino alle vette più alte, secondo le parole stesse di Gesù: Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la  la vita per i propri amici (Gv. 15,13). Senza estendere ulteriormente il nostro ragionamento, perché qui non stiamo studiando nello specifico la struttura dell’anima, ma solo cercando di capire di dove venga l’istinto vitale e di dove l’istinto di morte, diremo allora che in un individuo sano, così come in una società sana, la parte luminosa prevale e controbilancia la parte oscura, la quale tuttavia continua ad esistere e ad essere potenziamene pericolosa, fino all’ultimo giorno dell’esistenza terrena. Nell’individuo malato e nelle società malate prevale, o tende a prevalere, la parte oscura: quella che odia la vita, che odia il bene, che va in cerca di rivincite contro tutto ciò che  bello, buono e vero.

Voi direte che un individuo orientato all’odio del bene è cosa rara e mostruosa: siamo d’accordo; ma esiste, e anzi è forse più diffuso di quel che non si creda. La società moderna fa di tutto per alimentarlo, per suscitarlo, per dargli energia: attraverso i mass-media soprattutto, essa somministra tali e tanti messaggi di cattiveria, di odio, di crudeltà, che sarebbe strano se alla fine non ottenesse l’effetto desiderato. Si pensi del resto ai diversi e opposti effetti che derivano a un soggetto dal recarsi a un concerto di Bach o ad assistere a un film horror. Nel primo caso l’anima fa ”il pieno” di energie luminose e positive, si innalza verso Dio e si purifica dalle scorie materiali; nel secondo caso si sprofonda nei gorghi tenebrosi delle più torbide pulsioni umane, sulle quali dominano, fra tutte, la crudeltà e la paura. In ogni caso, molto dipende sia dalla frequenza con la quale ci si alimenta di energie luminose o di energie oscure, sia dalla struttura particolare della singola anima, perché non tutti siamo uguali. Un esperto esorcista può reggere al terribile logorio della propria missione nonostante che si tratti, oggettivamente, di esporsi alle più nefaste influenze che si diano nella sfera dell’esperienza umana; al contrario, un’anima debole e paurosa andrà in pezzi anche di fronte a un singola esperienza inquietate se pur non così forte come un esorcismo, ad esempio la partecipazione a una seduta spiritica. Ci sono persone la cui vita è stata  letteralmente rovinata da una simile imprudenza giovanile: e non stiamo esagerando, sia perché quando si evocano le entità non si può sapere quali effettivamente si presenteranno alla chiamata, sia perché un’anima fragile può andare in crisi anche di fronte a una modesta tensione, come accade sul piano fisico al ragazzo cardiopatico che, non sapendo di esserlo, si iscrive a una squadra di calcio e improvvisamente si accascia sul campo, stroncato da un infarto.

Giungiamo allora alla conclusione che quanti hanno concepito e scatenato il terrore mediatico della falsa pandemia si sono potuti avvantaggiare di un terreno adatto ai loro scopi, ben preparato nel corso degli ultimi decenni. A partire dagli anni ’70 del secolo scorso l’avvento e la proliferazione delle televisioni commerciali hanno predisposto il pubblico a subire passivamente un prodotto di qualità sempre più scadente, fino all’immondizia vera e propria, mentre le tv di Stato, che avevano tutt’altra storia (gloriosa) alle spalle, anziché tenere il punto, accreditandosi, come avrebbero potuto, come televisioni di qualità, si sono accodate alla nuova moda della volgarità e della cialtroneria, e le menti, specie quelle di telespettatori più indifesi (bambini e anziani) sono state esposte a dosi industriali di stimoli negativi, incentrati sulla pornografia, la violenza e ogni altra forma di disordine, droga in primis. L’arrivo dell’informatica, i giochi elettronici e il digitale hanno fatto il resto; mentre il cinema assumeva sempre più apertamente le forme di un culto infernale e decine di film hanno creato atmosfere da incubo, ispirate alle più varie distopie, ma presentandole come la futura normalità. In altre parole, il Great Reset non è iniziato ieri, ma circa mezzo secolo fa; ed era stato concepito prima ancora, sul modello del Mondo Nuovo teorizzato da uomini come il conte Kalergi. Senza rendercene conto, da mezzo secolo almeno avevamo accumulato in noi stessi tutte queste energie negative, tutti questi stimoli satanici, i quali hanno poi fatto da detonatore quando l’operazione Great Reset è entrata nella fase decisiva, nel 2021. A livello subcosciente, noi, o la maggior parte di noi, eravamo già terrorizzati, quando giornali e televisioni si son messi a strepitare che stavamo per morire tutti, afferrati da un morbo inesorabile che ricordava le più tremende pestilenze del passato. La nostra sana voglia di vivere, di vivere nel senso pieno della parola, si era già fatalmente incrinata: ed è stato per questo che non abbiamo trovato strana, per non dire assurda, l’idea che per difender la nuda vita, cioè la nostra esistenza al livello meramente biologico, fossimo disposti a riconoscere la giustezza delle misure di distanziamento, chiusura, coprifuoco, fino alla tragica farsa delle vaccinazioni forzose di massa, con un vaccino che non è tale, che non immunizza e che provoca frequenti e gravissimi effetti collaterali.

C’è poi un altro fattore da tener presente per comprendere a pieno quel che è accaduto e sta accadendo in questi diciannove mesi d’isterismo e follia collettiva. Il clima spirituale che si respira in una società dipende molto dalla sua cultura e dalla sua morale; e dal 1700 una cultura malvagia e fomentatrice del disordine ha  conquistato le posizioni di vertice e non le ha più lasciate. Passando attraverso varie trasformazioni, i piani alti della cultura sono tuttora occupati da intellettuali seguaci di una filosofia della disperazione, che non hanno alcuna fiducia nell’uomo, anzi lo  disprezzano al più alto grado, e si sono sempre impegnati a diffondere fra la gente comune la loro stessa visione del mondo, materialista, relativista e atea. Non ci sono riusciti, perché la gente comune, fatta di sani padri e madri di famiglia, ha avuto un’altra cultura e altri valori: magari una cultura da terza media, ma dei valori ben solidi, collaudati attraverso una vita di sacrificio e onestà. Tuttavia, a forza d’insistere, specialmente attraverso la scuola l’università, mano a mano che il diploma e la laurea sono diventati l’obiettivo di quasi tutti i giovani, la malvagia cultura illuminista, liberale e marxista si è diffusa anche tra i figli delle famiglie sane, inducendoli a vedere le cose secondo il punto di vista dei Padroni Universali. Non è un caso che transessualismo, migrazionismo, terrorismo climatico e radicalismo ambientale si siano così diffusi negli ultimi anni, grazie anche all’astuzia di creare modelli di riferimento totalmente artefatti, ma utili ad attirare la buona fede e le energie positive di tanti altri: Greta Thumberg è solo l’ultimo in ordine di tempo. Il potere è scaltro: quando non sa come vincere una resistenza, infiltra i suoi uomini e le sue parole d’ordine là dove meno ce lo si aspetta, e così riesce a manipolare la società dall’interno. La stessa cosa è stata fatta nel clero cattolico da parte della massoneria, specie dal Concilio Vaticano II. Tutto era dunque predisposto…

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 16 Ottobre 2021

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