mercoledì, 8 Dicembre 2021
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Considerazioni dopo una settimana a Trieste di Ciro Mauriello

Se si potesse descrivere con una sola parola tutti gli eventi di questa settimana a Trieste, penso che la più adatta sia: condivisione.

Migliaia sono state le persone che hanno messo piede in Piazza Unità d’Italia per quella che agli occhi delgli italiani liberi, e non solo, è stata la scintilla della speranza. Parlando con la gente, la cosa che stalta subito agli occhi è l’eterogeneità di pensiero, le differenze religiose, i diversi schieramenti politici e ideologici, ognuno con una diversa storia da raccontare. Ma nonostante ciò, tutti erano là, uniti come poche volte si è potuto apprezzare, per il comune obiettivo, no al “green pass”, no alle discriminazioni e no alle leggi insensate di questo governo.

Scene di tenerezza uniche quando si considera l’abbondanza di cibo e bevande portate da persone di buon cuore, disponibili per chiunque ne volesse, quando si vede arrivare un commerciante di Piacenza che porta pizze e focacce prodotti nel suo panificio e le offre ai presenti, quando la mattina appena arrivati ti viene offerto caffè e brioche portati da una triestina in solidarietà a chi restava di notte in presidio nella piazza, quando si incontrano due donne di Rimini che ti dicono di aver portato una cassetta piena di piadine romagnole fatte in casa pronte per essere offerte a chi avesse fame, e ancora quando qualche giovane distribuiva coperte per la notte a chi avesse freddo. Condivisione e solidarità. Condivisione e amore per il prossimo.

Se poi si va ancora più in profondità, scopriamo che ci sono di quelli che vengono da Genova, Roma, Napoli, Brindisi e Cagliari, per citarne alcuni. Persone che rinunciano al lavoro per dire no alla follia di Draghi e Speranza e che nonostante le distanze e le difficoltà sono arrivati a Trieste, ai confini estremi del territorio italiano per dire basta. Tutti qui allora, insieme, a cantare, a ballare, ma anche per scambiarsi contatti per incontrarsi nuovamente, magari in un’altra piazza per creare quel movimento nazionale di cui abbiamo bisogno per poter fronteggiare un nemico che è si fortissimo e che sembra avanzare inesorabilmente, ma che non può non temere adesso questo esercito di impavidi, votati al bene, che non ha alcuna intenzione di arrendersi, a costo di grandi rinuncie e sacrifici.

Ormai è evidente, questa lotta non sarà facile da portare avanti. E questo è dimostrato anche dal fatto che molte persone, per grazia di Dio, hanno portato immagini sacre, camminando fra le genti con icone di Nostro Signore Gesù Cristo, della Beata Vergine e di San Michele Arcangelo. Hanno girato per la piazza pregando il Santo Rosario e invocando l’aiuto celeste. Questo, da parte nostra, è un messaggio potentissimo in una società che considera sempre meno l’importanza della spiritualità nella nostra esistenza in questo mondo.

E allora ecco la situazione attuale: da una parte un potere malvagio e diabolico che vuole affossare qualsiasi parvenza di democrazia e libertà per scopi di controllo e dominio, che ha bisogno di usare censura, propaganda mediatica costante, menzogne spudorate, scuse ridicole, ricatti e violenze per poter portare avanti i suoi progetti; e dall’altra persone buone, semplici, umili, ricche di virtù, pronte al sacrificio e soprattutto persone che ancora sanno riconoscere la necessità della preghiera. In fondo la battaglia che stiamo combattendo è contro “gli spiriti del male che abitano delle regioni celesti” (san Paolo agli Efesini 6,11), e, per quanto si voglia restare ancorati al visibile e al materiale, non possiamo negare che se così non fosse, non si potrebbe spiegare il male che questi individui spietati stanno spargendo per il mondo.

Il nemico avanza, non mostra empatia ne pietà, ma noi ci stiamo unendo sempre più, con la consapevolezza che più i tempi si fanno duri e difficili e più sapremo trovare modi per contrastare i loro piani. Ormai lo sanno anche loro “la gente come noi non molla mai”.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 24 Ottobre 2021

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