mercoledì, 8 Dicembre 2021
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Il picco della malvagità di Ciro Mauriello

Roma, martedì 2 novembre 2021, Stefano Puzzer si reca in Piazza del Popolo e annuncia di volerci rimanere fino a quando non avrebbe ottenuto un colloquio con un esponente del governo. Intorno alle 16:00 viene accompagnato in questura dove lo trattengono per circa 5 ore. Alla fine ne esce con un DASPO di un anno e l’obbligo di lasciare la città entro la mattina del giorno seguente.

Questo è solo l’ultimo atto indecente di una classe dirigente che, va ricordato, mai eletta, ha raggiunto uno stato di depravazione assoluto, a scapito di un popolo spaccato da mirati e martellanti campagne mediatiche. A colpi di divieti incostituzionali, obblighi nazisti e richieste di sottomissione sfacciate, questo è l’ennesimo provvedimento, che si aggiunge alla ormai lunga lista, che una società sana non potrebbe tollerare. Ma purtroppo società sana non siamo. Anche qui, persone di rilievo hanno già spiegato dove e quando questo processo di degradazione è iniziato e come è stato portato avanti nei decenni. Adesso la necessità è quella di trovare la forza di ragionare, raccogliere le nostre forze e reagire.

Stefano Puzzer è evidentemente diventato la bandiera di questo movimento nazionale di resistenza al regime che si è imposto nel nostro paese. Lui, come tutti i portuali di Trieste e Genova, si portano sulle spalle, volenti o nolenti, questo fardello. Da loro le persone libere e che si sono accorte da un pezzo del marcio che parassita i palazzi del potere si aspettano le indicazioni per potersi muovere. E infatti, appena Stefano ha pubblicato in un video la sua iniziativa, mezza Italia si stava organizzando per raggiungerlo, per quella che sarebbe potuta essere una nuova marcia su Roma, e questo Draghi e la sua banda lo sapevano bene. Non hanno perso tempo infatti a rimuoverlo da là e spedirlo a casa con un DASPO che non era stato dato neanche a quelli di Forza Nuova dopo le peripezie del 9 ottobre davanti alla sede della CIGL.

Un bel colpo per tutti noi che ancora speriamo di liberarci da queste serpi che occupano abusivamente Palazzo Chigi. Certo, non potevamo aspettarci di meglio, ma forse non ce lo aspettavamo così rapidamente. Pecchiamo di inesperienza e il nostro animo buono non riesce ad anticipare in maniera cinica le mosse del nemico. Perché di nemico si tratta, a tutti gli effetti. Un organo che vuole obbligarti a prendere un farmaco che è dannoso se non in certi casi letale, e che dovrebbe combattere un virus che a conti fatti, uccide lo zero virgola zero e qualcosa percento delle persone, non può essere chiamato diversamente. La storia insegna e, nella lunga e travagliata cronaca dell’umanità, questi tipi di situazioni si sono sempre presentate. I potenti che vogliono soggiogare i più deboli. Solo un ingenuo potrebbe pensare che oggi si viva in un mondo equo dove le elite che governano non abbiano interessi a fare lo stesso. Ancor più se le nuove tecnologie permettono un controllo così capillare e tutti gli strumenti di informazione che conosciamo sono controllati dagli stessi. Quante cose ci nascondono sotto il velo della menzogna, della derisione della verità, dello storpiamento del linguaggio. Anche i più ottusi sanno bene che il falso è male. E se il falso pervade ogni aspetto della realtà in cui viviamo, allora siamo nei guai. E se mai nella storia è esistito un metodo di propagazione della menzogna tanto efficiente come quello moderno, allora mai nella storia è esistito tanto male.

Da cattolici, non possiamo far altro che constatare quanto questo sia il mondo di Satana, padre della menzogna. Chi non è credente mi perdonerà, ma il soprannaturale non solo non si può escludere, ma è proprio la ragione ultima della situazione in cui ci troviamo. Io non ho certo l’eloquenza dei Santi del passato per poter convincere alcuno, ma ci si può servire delle loro parole per comprendere quanto la situazione odierna abbia a che fare col maligno e quanto abbiamo da sperare nell’aiuto divino. Uno dei sermoni che più si adattano al contesto attuale è quello di San Francesco di Sales, nella quarta domenica di Avvento. Riportiamo di seguito parte di quel magnifico testo.

Al tempo in cui Tiberio era imperatore, Erode era tetrarca in Galilea, Ponzio Pilato presidiava Gerusalemme e Caifa sedeva sul trono di Mosè, Dio mandò il suo profeta che gridava nel deserto “raddrizzate le vie del Signore, fate penitenza perché il regno dei cieli è vicino”.  (…) ogni volta che la divina provvidenza rivelò la grandezza della sua pietà, fu sempre in modo sorprendente. Quando non c’è niente in cui sperare tranne che la furia della sua collera, e il terrore della sua giustizia, quando non c’era assolutamente nessun merito degli uomini o buono su cui sperare per la pietà del Signore, fu precisamente allora che la sua misericordia si manifestò. (…) Ma quando, tralasciando tutto ciò, la sua provvidenza manifestò ancor di più la sua gloriosa rivelazione di misericordia? Lo fece attraverso la più strepitosa delle sue azioni, in cui Lui non aveva alcun motivo esteriore che poteva indurlo ad agire, mosso solamente dalla sua infinita bontà; venendo Lui stesso in questo mondo. L’incarnazione avvenne quando l’uomo era al picco della sua malvagità, quando gli Ebrei erano senza re e le leggi di Mosè nelle mani di Caifa e Anna, uomini malvagi. Quando Erode regnava e Ponzio Pilato era governatore, quando non c’erano sacerdoti degni, quando sia preti che persone costituivano una generazione cattiva. In breve, quando il mondo raggiunse il punto più alto del suo male, Dio venne per redimerci e liberarci dalla tirannia del peccato e la servitù ai nostri nemici. Mosso solo dalla sua immensa bontà, Lui si incarnò, per noi. (…)

Certo la resistenza delle persone di buona volontà non si arresterà qui. Nessuno si aspetta di far risorgere una società così decaduta in qualche giorno, ma l’obbligo morale che muove i buoni è cosa che va oltre la nostra concezione del mondo. Il bene prevale sempre, anche loro lo sanno. E’ solo una questione di tempo. Ora, dopo queste considerazioni e dopo le parole di San Francesco di Sales, la mia domanda è: abbiamo già raggiunto il picco della nostra malvagità in questo mondo?

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 03 Novembre 2021

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