lunedì, 17 Gennaio 2022
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Sulla situazione del Donbass di Alberto Gava

Partiamo da un concetto molto semplice. La guerra fredda non è mai finita.
Quello che stiamo leggendo in questo momento sull’ Ucraina non è altro che un chiaro esempio di come la cortina di ferro non sia finita nell’ ’89, si è semplicemente spostata.
Per capire bene quello che sta succedendo in Donbass bisogna partire dal presupposto che le analisi devono essere fatte prendono in considerazione entrambe le parti.
Gli schieramenti sono sempre quelle da una parte la Nato dall’ altra la Russia.
La situazione è delicata perché l’ Ucraina è un paese fondamentale per Putin al fine di mantenere una linea sicura distante da Mosca.
Dall’ altra parte la Nato invece togliendo le forze in Medio Oriente ha sicuramente maggiori risorse militari da investire in altre zone critiche come quella Ucraina.
Teniamo poi in considerazione altri due fattori di una maggiore tensione e quindi di un dispiegamento di forze. Da una parte l’elezione di Biden ha portato a una politica internazionale maggiormente interventista rispetto al suo predecessore Trump, ma soprattutto all’ America non è andato a genio il progetto Nord Stream 2.
Qui entra in gioco un nuovo attore l’Unione Europea. UE che ancora sprovvista di un proprio apparato militare si trova ancora sotto le dipendenze della NATO quindi degli americani. Struttura che non ha ancora una propria identità che sta provando a trovare un leader tra la Germania e la Francia. Proprio per questo la partita in Ucraina si deciderà soprattutto in base alle decisioni degli USA, ma ricordandoci che l’Ucraina sarà difficilmente lasciata alla NATO. Infatti, prendendo nello specifico il Donbass possiamo comparare questa regione alla situazione di Taiwan con la Cina. In entrambi i casi sia per Russia che per la Cina l’avversario è la NATO ed in entrambi i casi la perdita per la NATO sarebbe meno grave rispetto ai due paesi presi in considerazione. 

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 26 Novembre 2021

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