lunedì, 17 Gennaio 2022
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Il “Trattato del Quirinale” di Michele Rallo

Il “Trattato del Quirinale” piano piano per non disturbare Berlino. Le opinioni Eretiche di Michele Rallo

Il cosiddetto “trattato del Quirinale” potrebbe essere un primo passo in direzione di una Europa Latina, affrancata dalla soffocante egemonia tedesca. Potrebbe… a patto che Parigi si decidesse, una volta per tutte, a guardare all’Italia e alla Spagna come a degli alleati con cui collaborare, e non come a pericolosi rivali e concorrenti da contrastare con ogni mezzo. É fin dalla caduta di Napoleone che la Francia – tranne alcune brevissime parentesi – ha questo tristissimo (e autolesionistico) atteggiamento. Parallelamente alla vocazione a fare la serva del piú forte: ieri dell’Inghilterra (e contro la Germania), oggi della Germania (e contro l’Inghilterra).

Tutta la storia europea, dal Congresso di Vienna ad oggi, é stata condizionata pesantemente da questa bislacca linea diplomatica francese: ivi compresi i difficili equilibri prima, durante e dopo le due guerre mondiali, e senza dimenticare questa assurda Unione Europea che é servita soltanto a permettere ai tedeschi di distruggere le economie nazionali dei loro concorrenti.

L’Italia é sempre stata il bersaglio preferito della singolare politica estera francese, al punto da aver dovuto in piú occasioni rimodulare le sue direttrici diplomatiche per parare i colpi della “sorella latina”.

Dal raggiungimento dell’unitá nazionale, nel 1870, la nostra politica estera aveva avuto come caposaldo l’alleanza con la Francia. Nonostante ció, nel 1881 la “sorella” invase e annesse al proprio impero coloniale la Tunisia, che era di fatto una colonia italiana. Ció ci costrinse nel 1882 ad abbandonare la Francia e ad allearci con Germania ed Austria (Triplice Alleanza).

Tornammo all’alleanza con la Francia (e l’Inghilterra) allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, e fummo determinanti per far vincere gli “occidentali” contro gli Imperi Centrali. Ma immediatamente dopo, fin dai primi giorni del dopoguerra, il governo di Parigi si impegnó allo spasimo per cercare di impedire che noi potessimo ottenere alcun beneficio dalla vittoria: da Fiume in poi, fino alle sanzioni per la nostra conquista dell’Etiopia nel 1936.

Fondamentale fu – nel 1933 – il sabotaggio francese del Patto a Quattro, voluto da Mussolini per avviare una concreta opera di pacificazione tra le potenze europee. Parigi aveva firmato quel Patto (insieme a Roma, Londra e Berlino), ma il parlamento francese non volle ratificarlo, determinandone la decadenza. Dopo tutto ció (dal Patto a Quattro alle sanzioni, e senza dimenticare l’ostracismo alla nostra politica diplomatica in ogni angolo d’Europa e d’Africa) all’Italia non restó che l’alleanza con la Germania, esattamente come era avvenuto nel 1882.

Né si creda che le cose siano cambiate dopo il 1945 e dopo il disciplinato ritorno dell’Italia all’alleanza con gli “occidentali”. Ultimo episodio – in ordine di tempo – quello della sporca guerra d’aggressione contro la Libia del filoitaliano Gheddafi, mossa dalla Francia di Sarkozy, continuata dagli USA di Obama e della Clinton, e infine sublimata dal masochistico contributo dell’Italia di Napolitano e di Berlusconi. Vergogna!!!

Ma perché l’inimicizia francese, nel tempo, si é concentrata soprattutto verso l’Italia? Semplice: per la nostra posizione geografica (e per il nostro naturale ruolo geopolitico) al centro del Mediterraneo; e quindi anche per la nostra influenza nel settore centrale della dirimpettaia area nordafricana. Posizione e ruolo che impedivano alla Francia – nel Mediterraneo e nel Nordafrica – di saldare il suo impero coloniale a quello che l’Inghilterra “democratica” aveva nel settore orientale (Egitto, Cipro, colonizzazione di fatto della Grecia, e in un secondo tempo i “mandati” sui paesi Arabi). Ecco perché la Francia ci rubó la Tunisia. Ed ecco perché non ci perdonó mai di aver strappato la Libia ai turchi. I quali turchi – sia detto per inciso – sono tornati in Libia adesso, dopo che i geni della nostra politica – da Berlusconi a Di Maio – avevano alzato le mani.

A onor del vero, ci sarebbe un altro capitolo del contrasto tra Italia e Francia, quello che negli anni ’20 e ’30 si svolse nell’Europa Sudorientale (Romania, Jugoslavia, eccetera). Ma adesso in quell’area né Italia né Francia hanno piú alcun ruolo.

Nel Nordafrica, invece, sia noi che i francesi abbiamo tutt’ora interessi fortissimi, che vanno dal settore petrolifero a quello degli armamenti, a quello delle costruzioni, a quasi tutti i comparti dell’import-export. Senza contare l’aspetto geo-strategico: avere i turchi in Libia é un azzardo che né noi né i francesi ci possiamo permettere.

Orbene, queste cose l’Italia le ha sempre avute ben presente (tranne che nell’era Berlusconi-Di Maio). La Francia, al contrario, non le ha capite. O, se le ha capite, le ha volutamente ignorate, preferendo giocare il ruolo di sgabello di Londra o di Berlino. Vorrei sbagliarmi, ma ho il timore che anche adesso Parigi non si renda conto della situazione e, conseguentemente, che questo tanto sbandierato “trattato del Quirinale” possa valere a ben poco. Forse soltanto a tentare di far recuperare qualche voto a Macron nella prossima corsa all’Eliseo.

Noi – si diceva – dovremmo avere le idee piú chiare. E tuttavia cominciano a trapelare voci che lasciano di stucco. Come quella che riferisce di un certo lavorío della diplomazia draghista per far seguire al trattato con la Francia, altro analogo trattato con la Germania. Se fosse vero, Sir Drake meriterebbe un bello zero in geopolitica.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 03 Dicembre 2021

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