lunedì, 17 Gennaio 2022
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Tra bugie e “Mostri della Storia” di Francesco Lamendola

E se ci avessero sempre raccontato un sacco di bugie? Dal colpo di stato globale, a chi manipola l’opinione pubblica: è dalla mancata risposta ai problemi o dalla distorsione della “Verità” che si generano i mostri della storia di Francesco Lamendola  

Prima di morire assassinato, a soli trentanove anni, per ordine del re Carol II di Romania, il capo del movimento dei Legionari o Guardia di Ferro, Corneliu Zelea Codreanu, aveva fatto in tempo a lasciare una grande impressione nell’opinione pubblica del suo Paese; e tale impressione è viva ancora oggi, dividendo profondamente gli animi fra quanti lo hanno amato e ammirato, e riconosciuto in lui una prestigiosa figura di nazionalista mistico, e quanti lo hanno detestato e avversato, considerandolo un demagogo esaltato, un implacabile antisemita e, forse, uno strumento, sia pure inconsapevole, dell’Italia fascista e dalla Germania nazista, nella tormentata Europa ormai avviata verso il baratro della Seconda guerra mondiale. Alcuni punti fermi, tuttavia, è possibile indicarli. Primo, è stato un uomo notevole, dotato di un carisma evidente, capace di elettrizzare le masse e di parlare dritto al cuore del suo popolo e specialmente della gente semplice. Secondo, la sua analisi politica e sociale era molto lucida e abbastanza credibile da mettere in crisi tutto il sistema politico romeno, profondamente corrotto e inadeguato ad affrontare i gravissimi problemi del momento. Terzo, era sicuramente un idealista del tutto disinteressato e indifferente ai vantaggi personali, che conduceva una vita spartana, pregava molto e digiunava spesso; e, al contrario di ciò che si disse allora, e si continua a ripetere da alcuni, non predicava la violenza, anzi raccomandò ai suoi seguaci di restare nei limiti della legge, il che costò la vita a lui e ad alcune migliaia di suoi seguaci, poiché il re Carlo e i suoi spietati uomini di governo non si fecero alcuno scrupolo a violare la legge, arrestare arbitrariamente gli oppositori e ricorrere perfino all’assassinio politico. Quarto, il fascino che esercitava sugli altri e perfino su chi avrebbe dovuto, in teoria, detestarlo, come lo storico ebreo ungherese Nicholas Nagy-Talavera, sopravvissuto ad Auschwitz, che lo conobbe di persona e ne restò per sempre ammirato, proveniva sia dall’evidente sincerità del suo pensiero e del suo atteggiamento, sia dalla sua stessa nobile personalità, sdegnosa di meschinità e piccinerie e del tutto incapace di compromessi e sotterfugi.

Partiamo da questa premessa per fermare l’attenzione su un particolare aspetto, probabilmente il più controverso, del pensiero politico di Codreanu, quello riguardante la questione ebraica; e lo facciamo nell’ottica di una riflessione ancor più vasta, che non riguarda lui solo, o l’antisemitismo in generale, ma tutta una serie di cose che ci sono sempre state insegnate e ripetute e non abbiamo mai discusso, per la semplice ragione che non le abbiamo mai considerate attentamente, in quanto la cultura dominante ce le presentava come dogmi indiscutibili oltre che come verità auto-evidenti. Tanto è vero che per poterci porre in maniera critica di fronte ad esse abbiamo dovuto aspettare che la vita operasse una sorta di terremoto intellettuale entro di noi e quasi ci costringesse a riconsiderare con un occhio nuovo e diverso tutto il nostro sapere, o il nostro presunto sapere, iniziando a distinguere fra ciò che credevamo perché ne eravamo realmente persuasi e ciò che credevamo per forza d’inerzia, perché ci era stato inculcato con forza e sovente con un ricatto ideologico e morale. Ci era stato detto apertamente, o fatto capire in maniera sottintesa, che, se avessimo osato contestare, o anche solo considerare in maniera automa e critica quelle verità fondamentali, avremmo oltraggiato la Verità stessa e recato offesa a milioni di vittime innocenti, che erano state fatte da forze politiche malvagie, o a loro volta ispirate da idee malvagie, vale a dire proprio da quelle idee che erano state consegnate alla perpetua infamia e sulle quali ci era stato detto che non avremmo dovuto riaprire alcun discorso, perché altrimenti saremmo incorsi nell’orribile delitto di revisionismo. Oppure nel caso di alcuni fatti della storia recente, ci è stato fatto capire che porli in discussione e contestare la versione ufficiale corrente su di essi – lo sbarco dell’uomo sulla Luna nel 1969, per esempio; oppure l’attacco terroristico alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono l’11 settembre 2001 – equivale ad iscrivesi automaticamente nella trista confraternita dei complottisti, di quelle strane persone che non credono a niente di ciò che sta scritto sui libri di storia e di ciò che dicono i giornali (i quali, invece, dicono sempre e soltanto la pura verità); insomma equivale a squalificarsi come uomini, come cittadini e naturalmente come studiosi, nel caso si faccia parte della nobile confraternita degli accademici e in genere degl’intellettuali riconosciuti e “arrivati”. Eh sì, perché vi sono due generi d’intellettuali: quelli seri, che credono ciecamente ai giornali, alla televisione e ai libri di storia, e non contestano mai i fondamenti del proprio sapere, anzi in televisione ci vanno spesso e sui giornali più venduti (in tutti i sensi) ci scrivono ogni giorno, peraltro lautamente pagati; e quelli balordi, ridicoli, inquietanti e talvolta malvagi, che si nutrono di favole come la Terra Piatta o che, peggio, indulgono a pericolose nostalgie, ad esempio tornando a riflettere sulle idee espresse a suo tempo da uomini come Codreanu.

E qui torniamo in tema. Perché, piaccia o non piaccia – e sicuramente a tanti non piace – se non si fanno i conti onestamente col passato e non ci si chiede perché certe idee siano sorte, invece di deprecare che siano sorte, esorcizzandole con mille giaculatorie, ci si condanna alla perpetua ripetizione dei drammi della storia.

Scriveva dunque Corneliu Zelea Codreanu nel volume autobiografico Per i legionari. Guardia di Ferro (titolo originale: Pentru Legionari; Padova, Edizioni di Ar, 1973, 1984, pp. 125-130):

Chi immagina gli Ebrei come dei poveri disgraziati, venuti da noi perché portati a caso dal vento, sbattuti dalla sorte, etc. s’inganna. Tutti gli Ebrei che esistono sulla faccia della terra formano una grande comunità, tenuta insieme dal sangue e dalla religione talmudica. Sono inseriti in una propria ed efficiente struttura di governo, dispongono di proprie leggi, perseguono propri obiettivi, obbediscono a propri capi che fissano questi obiettivi e li realizzano.  A costituire il fondamento del loro sistema di governo è il Cahal, l’autogoverno ebraico. Sicché noi ci troviamo a che fare  non con Ebrei isolati, ma con una forza ben organizzata:  la comunità ebraica.

In ogni città o villaggio ove s’insedia un determinato numero d’Ebrei, immediatamente si forma il Cahal, ossia la comunità ebraica. Questo Cahal dispone di propri capi, di propria amministrazione della giustizia, di proprie imposte etc. ed esercita la sua rigida autorità sull’intera popolazione ebraica del luogo. È all’interno del Cahal, di città o di villaggio, che si concepiscono tutti i piani: la maniera di accattivarsi gli uomini politici locali e le autorità; d’introdursi nei diversi ambienti  dove sarebbe utile penetrare (per esempio tra i magistrati, gli ufficiali, i funzionari superiori); i sistemi da impiegare per sottrarre un certo settore commerciale a mani romene, il modo in cui eliminare  un antisemita del luogo; i mezzi con cui eliminare il funzionario onesto il quale si opponga agli interessi ebraici; i metodi da applicare qualora la popolazione oppressa dagli Ebrei si ribelli passando a reazioni antisemite. (…)

Il singolo Romeno lotta non contro il singolo concorrente ebreo, ma contro il Cahal; è ovvio quindi che L’INDIVIDUO risulterà sconfitto nella lotta contro LA COALIZIONE. Lo Stato, in effetti, non appoggia il Romeno, non svolge a suo beneficio la funzione di un padre che educhi, diriga, aiuti. Lo lascia solo, in balia della sorte, di fronte alla scaltra banda giudaica. (…)

No, non è stato il Romeno a disertare dal commercio; sono stati invece questi politicanti a disertare dal loro dovere di consiglieri e guide della Stirpe. Abbandonato dai suoi capi, il Romeno è rimasto completamente SOLO di fronte alla banda organizzata dei Giudei, alle sue manovre fraudolente e alla sua concorrenza sleale – ed è quindi crollato.

Verrà però il giorno in cui questi “capi” dovranno rispondere delle loro azioni.(…)

Ripeto dunque e insisto: non ci troviamo di fronte a pochi disgraziati sbattuti qui dal caso,  venuti a cercare da noi un tetto o un pane. Ci troviamo di fronte a UNO STATO GIUDAICO vero e proprio, UN ESERCITO intero che viene in mezzo a noi con propositi di conquista. Le direttrici di popolamento giudaico risultano orientate verso la Romania secondo un piano prestabilito. (…)

«Questi piani ebraici, come fate voi a conoscerli?», potranno obiettarci. Sicuro, li conosciamo proprio deducendoli dai movimento dell’avversario. Ogni generale è in grado di comprendere gli obiettivi che il nemico persegue seguendone attentamente le mosse. Si tratta di una delle più elementari nozioni di scienza militare. Da quando nel mondo si fanno le guerre, s’è mai visto un generale che abbia conosciuto i piani dell’avversario per averne assistito all’elaborazione? No! È dai movimenti dell’avversario che si perviene a coglierne i propositi.

Per infrangere nella Stirpe romena qualsiasi forza di resistenza, gli Ebrei applicano un piano che si dimostra unitario e davvero diabolico:

1) Mirano a spezzare con ogni mezzo i legami spirituali della Stirpe con il Cielo e la Terra. Per spezzare i legami con il Cielo, impiegano la massiccia diffusione di idee empie, riducendo così la Stirpe romena, o quantomeno i suoi capi, a Stirpe senza Dio. Una volta estraniatasi dal suo Dio e dai suoi morti, una Stirpe perirà: in virtù non della spada, ma del fatto che ne sono state recise le radici di vita spirituale. Per spezzare i legami con la Terra, fonte dell’esistenza materiale d’una Stirpe, attaccano come idea anacronistica il nazionalismo e tutto quanto sta in relazione con l’idea di Patria, al fine di distruggere il vincolo d’amore che unisce la Stirpe romena alla sua terra.

2) Per attuare questo progetto si impadroniscono della stampa

3) Sfruttano qualsiasi occasione per fomentare discordie e contese nel popolo romeno; se possibile, lo frazionano in più partiti che si combattano tra loro. (…)

In un sistema democratico, I DENARI, LA STAMPA E I VOTI  decidono della vita o della morte di un partito. Questi elementi gli Ebrei lo posseggono tutti e tre, sicché i partiti politici romeni si risolvono in ciechi strumenti maneggiati dal potere giudaico.

Si può quindi capire che nella lotta contro gli Ebrei noi dovevamo a un certo punto avere a che fare con governo, partiti, autorità, esercito – mentre loro, gli Ebrei, se ne stavano in disparte tutti compiaciuti e soddisfatti.

Come si vede, esistono alcune analogie fra ciò che Codreanu scriveva negli anni Trenta del secolo scorso, dal suo punto d’osservazione limitato alla sola Romania, e ciò che si potrebbe dire oggi, mutatis mutandis, per molte altre situazioni, abbracciando in un solo colpo d’occhio l’intera società globalizzata. E non stiamo pensando agli ebrei, ma, ad esempio, agli immigrai cinesi, i quali si stanno impadronendo di alcuni gangli vitali del piccolo commercio e della piccola impresa, con danno gravissimo per l’economia italiana e per le famiglie italiane, mentre il governo non vede, non sente e non parla, e non fa gl’interessi dei propri cittadini, o, se li fa, ha un ben strano modo di farli. Oppure pensiamo agli immigrati clandestini, i quali arrivano in Italia forniti di tutti i diritti possibili e immaginabili, mentre i cittadini italiani, nati in Italia, che lavorano in Italia, pagano le tasse in Italia, rispettano le leggi italiane e non hanno mai dato problemi alla giustizia, si vedono trattati in maniera diversa e sfavorevole, quasi con sospetto, quasi come se fossero responsabili di qualche occulto reato. O forse è un reato aver ricevuto in eredità la casa dei propri genitori, e quindi disporre di più di una casa? A sentire i discorsi di certi politici, di certi ministri, e naturalmente di certi intellettuali e di certi preti, pare di sì: avere più di una casa è un reato, o quantomeno una colpa morale: bisogna pensare ai poveri immigrati che non hanno nulla, e cedere ad essi le seconde o terze case. E questo è solo un esempio. Un altro è il comportamento del governo italiano da quando è scattato il piano del colpo di stato globale del 2020, con l’abolizione de facto di tutte le libertà e le garanzie costituzionali, nonché del ruolo dei partiti e del parlamento, e l’assoluta concentrazione del potere nelle mani di un uomo solo, il quale, come un moderno scià o sultano, si prende il diritto di decidere le cose più essenziali per la vita, il lavoro e la dignità di sessanta milioni di cittadini. È normale, questo? Ma tornando a Codreanu: egli vede una connessione fra la concentrazione del potere finanziario, che forma come uno stato entro lo stato, e la rovina politica, sociale, economica e morale di un popolo. Vede inoltre come il distacco della gente dall’amor di patria, dal legame affettuoso con la propria terra, con la propria tradizione, con i propri morti, non è un fenomeno spontaneo, ma largamente pilotato dall’alto e alimentato dalla stampa e dall’editoria, oggi anche dalle televisioni, attraverso un meccanismo molto semplice: chi ha il denaro compra tutto, dunque compra anche i mezzi d’informazione. E chi compra i mezzi d’informazione può fare quello che vuole, perché la gente crederà a qualsiasi cosa le venga detta, fosse pure di gettarsi nel precipizio perché in tal modo s’immunizzerà contro ogni malattia presente e futura, forse anche passata. E qui torniamo alla riflessione di carattere generale rispetto a ciò che si può credere e ciò di cui bisogna, invece, quantomeno diffidare.

La modernità ha prodotto una cosa che prima non esisteva: l’opinione pubblica, cioè una fantomatica entità formata dall’insieme della gente che ritiene di essere sufficientemente informata a proposito di tutto. Ora, chi controlla la stampa e le televisioni, può raccontare all’opinione pubblica qualsiasi cosa, e condurla verso qualsiasi meta. È molto semplice, in fondo. E chi dispone di tutto questo denaro, se non quelli stessi che il denaro lo creano dal nulla, vuoi prestando enormi somme a interesse agli stati, vuoi emettendolo attraverso le banche centrali, che non sono più pubbliche, ma private e quindi non fanno più gl’interessi dei popoli, ma dei loro proprietari? Una volta risposto a questa domanda, tutto apparirà chiaroe molte cose assumeranno una fisionomia nuova, che non avevamo mai considerato. Sarà come rivedere la propria stanza dopo che una benda ci è caduta dagli occhi. Le cose sono sempre quelle, ma come appaiono differenti, ora che le possiamo vedere nella loro realtà effettiva, e non attraverso uno schermo deformante! Chi ha fatto questo passaggio, questo salto, diciamo pure chi ha realizzato un tale strappo rispetto a ciò che credeva prima in maniera cieca e pecorile, solo perché si fidava di ciò che dicono i giornali, le televisioni e i libri di scuola, ha iniziato a levarsi la benda dagli occhi. Lo chiameranno complottista, terrapiattista, e naturalmente antisemita. Ma l’antisemitismo in sé non c’entra affatto; così come il brano citato di Codreanu non si focalizza sui sentimenti negativi che sorgono nel popolo sfruttato, ma sulle ragioni per cui esiste un malcontento. In altre parole, non fa altro che domandarsi se, per caso, la scarsa simpatia, diciamo così, di cui godevano gli ebrei in quel Paese, e senza dubbio anche in altri, non avesse a che fare più che coi pregiudizi della gente, con dei fattori oggettivi, con una penetrazione economica e una sovversione culturale che minava le basi stesse della società e della tradizione di quei popoli. E questo è un problema reale, che esiste ancora oggi e non implica in alcun modo un’attitudine razzista da parte di chi si fa tali domande, ma mette sotto i riflettori dei problemi reali, ai quali bisogna dare risposte concrete. È dalla mancata risposta ai problemi, o dalla distorsione sistematica della verità, che si generano i mostri della storia. In altri termini, il razzismo non nasce da una cattiveria innata dei residenti verso gli immigrai: nasce dalla scoperta di un piano malvagio che il potere finanziario ha ideato, e i suoi servitori politici sono pronti ad eseguire, che sfrutta le aspettative dei migranti e calpesta i diritti, le tradizioni e la sanità morale delle nazioni designate a divenire campi di accoglienza permanente.

È abbastanza chiaro, detto così? Ma non ci facciamo illusioni: gli idioti ci sono sempre stati e sempre ci saranno, e in certi momenti storici, come questo che stiamo vivendo, il potere si serve di loro per aizzarli ad azzannare chiunque osi ragionare con la propria testa. E quando odono discorsi come questo che abbiamo fatto ora, tutto quello che sanno fare è starnazzare come anitre che il maledetto fascismo è sul punto di risorgere e che bisognerebbe ascoltare i saggi consigli di Mario Monti, inasprire la museruola agl’italiani e rafforzare la censura sull’informazione, evitando così il nascere d’idee pericolose…

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 03 Dicembre 2021

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