lunedì, 17 Gennaio 2022
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Rubrica: “L’oggi nella letteratura di ieri” 3^ Puntata

(a cura di Arturo Buzzat e Daniella Dall’ Anese)

Come completamento del nostro breve discorrere sulla contemporaneità della Commedia dantesca,  vogliamo proporvi una riflessione su di un tema che, considerata anche l’opera intorno alla quale abbiamo argomentato, ci pare assolutamente appropriato:

la leggenda,  confine tra realtà e fantasia, alla quale  spesso abbiamo pensato ascoltando i racconti del nostro tempo.

Siamo nel XXV Canto del Paradiso.

Dal gruppo dei Beati dal quale si era staccato San Pietro arriva San Giacomo che interroga il Sommo Poeta sulla seconda virtù teologale ponendogli tre quesiti: che cosa sia la speranza; in che modo lui la possieda; coma l’abbia ricevuta.

Alla seconda domanda risponde Beatrice asserendo che nessuno di coloro che appartiene alla Chiesa militante spera con più intensità del suo discepolo. Agli altri quesiti, dimostrando di possedere salde basi teologiche, risponde il Poeta fiorentino, che si sofferma in particolare sulla resurrezione del corpo dopo il Giudizio Universale (seconda virtù teologale). Dante ha appena concluso il suo secondo esame quando gli si avvicina l’apostolo Giovanni, ovvero colui, spiega Beatrice, che nell’Ultima Cena appoggiò il capo sul petto di Cristo, ricevendo poi da Gesù sulla croce l’incarico di prendere il suo posto di figlio presso Maria.

Il Santo rimprovera Dante che, fissando la sua luce, era certo di vederlo con un Corpo mortale.

Sfata così quanto la tradizione voleva far credere. Ritornando con lo sguardo su Beatrice il pellegrino viaggiatore si rende conto di non riuscire a vederla, tanto è rimasto abbagliato dalla luce emanata da San Giovanni.

Ci troviamo di fronte ad un canto che offre più di uno spunto alla modernità della Commedia. Pensiamo, ad esempio, alla forza e al valore della speranza, cosa che nell’epoca della pandemia da Covid19 che da tempo ci attanaglia, potrebbe essere senza dubbio un valido argomento di paragone tra epoche. Più di lei, sull’onda del rimprovero di San Giovanni a Dante, è però delle leggende che vogliamo parlare.

Lo facciamo per la curiosità di scoprire se rispetto a queste sia o meno cambiato qualcosa dai tempi del Sommo Poeta. La storia porta con chiarezza e con forza alla nostra attenzione l’ambiguità del medioevo, dove l’onirico e la  fantasia, che il più delle volte danno conto di un mondo armonico, dove tutto scorre bene, si mescolano alla violenza anche nella sua forma più bruta. Da questa violenza, non potendo procedere in altro modo, l’uomo medioevale cerca di fuggire e per farlo s’inventa un mondo irreale, una sorta di rifugio, che però scontrandosi con la realtà gli dà sollievo solo per poco, poco tempo. Nel tentativo  di dare tenuta al suo bisogno egli va allora a inserire, a pieno titolo, l’irreale nella realtà, così da averlo a disposizione su basi più solide quando lo cerca e la fa  fino a fonderlo con la realtà stessa, dando così vita alla sublimazione dei suoi desideri, altrimenti irrealizzabili. Nascono storie di maghi, Santi, Profeti, luoghi misteriosi e fantastici e persino fonti documentali che attestano tutto questo.

La vita trova ulteriori e più forti ragioni sulle quali basarsi e anche sulle quali muoversi e continuare.

Anche il nostro tempo, se lo guardiamo bene, è un tempo distorto. Di questa distorsione, grazie alla tecnologia, al web, alla circolazione dei giornali, ecc., è certamente più facile accorgersi e rendersi conto rispetto al tempo in cui è vissuto Dante.

Nonostante questi aiuti, però, non è facile eliminare questa distorsione del reale. Perché oggi, come ieri, la razionalità non riesce a vincere completamente sul  bisogno di avere uno sfogo alle proprie ansie e alle proprie paure, alla necessità di chiarire fenomeni e accadimenti, di proteggersi. E allora le leggende vivono e continuano a vivere.

Questo, forse, perché in ogni tempo, come ha scritto il giornalista libanese Amin Maalouf, ifatti sono perituri, solo la leggenda resta, come l’anima dopo il corpo o come il profumo nella scia di una donna.

Alla prossima. Buon viaggio con la letteratura da A & D.

Del 06 Dicembre 2021

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